Cina - La Terra e la Storia



Geografia e popoli

La Cina è per grandezza la terza nazione del mondo, dopo la Comunità degli Stati Indipendenti (ex Unione Sovietica) e il Canada. Ha un'area di circa 9,6 milioni di kmq, ma per numero di abitanti è la più popolosa del mondo avendo superato il miliardo già nel 1982 e, nell'ultima stima del 2006, ha raggiunto 1,3 miliardi. Il territorio si estende dal centro alle coste orientali del continente asiatico per 5200 km e da nord a sud per 5500 km coprendo 4 ore in longitudine e 30° in latitudine con una grande varietà di climi e paesaggi. A ovest comprende la catena dell'Himalaya con la sua cima più alta del monte Everest (8848 m) che si trova al confine fra Tibet (Xizang), ora Regione Autonoma della Cina, e Nepal.
  La Cina ha un clima essenzialmente continentale con forti escursioni termiche. La parte orientale, che è la più popolata, ha due regioni climatiche. La Cina nord-orientale, sopra il 35° parallelo, ha un clima che nella parte più a nord (Manciuria e parte della Mongolia Interna) subisce l'influenza dei venti siberiani mentre a sud si fa temperato. A sud del 35° parallelo si passa alla zona subtropicale e monsonica e poi a quella tropicale da Guangzhou (Canton) in giù. La vasta area della Cina occidentale è dominata invece dall'aridità; a nord, la Mongolia Interna occidentale è occupata dal deserto del Gobi, più a ovest la grande provincia di Xinjiang, con il deserto del Taklamakan e imponenti catene montuose, più a sud l'altipiano del Tibet con quote di 4000-6000 m e clima montano, arido e freddo, con la valle del Brahmaputra a nord della catena himalayana. Dagli altipiani tibetani hanno origine i tre maggiori sistemi fluviali cinesi. Il primo è l'Huang He (Fiume Giallo) nella Cina del nord, lungo 5464 km, il cui nome deriva dalla gran massa di detriti che trasporta. Il secondo è il Chang Jiang (lungo fiume) nella Cina centrale, detto anche Yangtze Kiang (Fiume Azzurro), che è il maggiore fiume dell'Asia (6380 km) con il più grande bacino imbrifero e sbocca sul Mare Cinese Orientale a nord di Shanghai. Il terzo è lo Zhu Jiang (Fiume delle Perle) lungo 1930 km che sbocca con un delta vicino a Guangzhou (Canton) nel Mare Cinese Meridionale. Altri tre fiumi, solo in parte cinesi, sono il Mekong che, nascendo sempre nel Tibet, attraversa poi il Laos, la Cambogia e il Vietnam, dove ha il suo delta nel Mare Cinese Meridionale, il Bramhaputra che nasce dalla catena himalayana, segue una valle verso est e poi piega a sud entrando in India, infine l'Amur che per un lungo tratto segna il confine fra Russia e Cina.
  A est e a sud la Cina ha uno sviluppo di coste di 18000 km, a est confina con la Corea del Nord, a nord con Russia e Mongolia, a ovest con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan e Pakistan e a sud con India, Nepal, Buthan, Myanmar (Birmania), Laos e Vietnam.
In Cina si contano 56 gruppi etnici diversi, ma la maggioranza, per il 91,8%, è formata dagli Han, incrocio di popolazioni venute dal sud e dal nord. Le altre 55 etnie si possono dividere in due famiglie linguistiche: le altaiche che comprendono i Mongoli e gli Uigur, un'etnia turcofona, e quella sino-tibetana.
  La lingua più diffusa è il Mandarino e, dal 1979, il Governo Cinese ha stabilito la trascrizione fonetica della lingua in caratteri romani e la sua pronunzia secondo il sistema Pinyin che significa appunto "trascrizione fonetica". La lingua scritta in caratteri ideografici, che era la lingua letteraria dei classici e dei documenti ufficiali, è stata semplificata dal 1956 con 2238 caratteri e poi, nel 1977, con 853 caratteri.
  Il nome ufficiale della nazione è Repubblica Popolare Cinese (P.R.C.), proclamata il 1° ottobre 1949 da Mao Zedong, con capitale Beijing (Pechino). La nazione è divisa in 22 Province, 5 Regioni Autonome, 4 Municipalità (Beijing, Shanghai, Tianjin e Chongqing nel Sichuang) e 2 Regioni Amministrative Speciali (Hong Kong dal 1997 e Macao dal 1976) che dipendono direttamente dal governo centrale.
  La mappa della Cina divisa in province è riportata in figura. 

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NOME
CAPITALE
NOME
CAPITALE
Beijing (municipalità) Beijing (Pechino) Hunan (provincia) Changsha
Tianjin (municipalità) Tianjin Guangdong (provincia) GuangZhou (Canton)
Hebei (provincia) Shijiazhuang Guanxi (regione autonoma) Nanning
Shanxi (provincia) Taiyuan Hainan (provincia) Haikou
Mongolia interna (regione autonoma) Hohhot Chongqing (municipalità) Chongqing
Liaoining (provincia) Shenyang Sichuan (provincia) Chengdu
Jilin (provincia) Changchun Guizhou (provincia) Guiyang
Heilongjiang (provincia) Harbin Yunnan (provincia) Kunming
Shanghai (municipalità) Shanghai Xizang/Tibet (regione autonoma) Lhasa
Jiangsu (provincia) Nanjing (Nanchino) Shaanxi (provincia) Xi'an
Zhejiang (provincia) Hangzhou Gansu (provincia) Lanzhou
Anhui (provincia) Hefei Qinghai (provincia) Xining
Fujian (Provincia) Fuzhou Ningxia (regione autonoma) Uinchuan
Jiangxi (provincia) Nanchang Xinjiang (regione autonoma) Urumqi
Shandong (provincia) Jinan Hong Kong (regione amministrativa speciale) Hong Kong
Henan (provincia) ZhengZhou Macao (regione amministrativa speciale) Macao
Hubei (provincia) Wuhan

  La Bandiera nazionale ha un fondo rosso con una grande stella gialla a 5 punte, in alto a sinistra, e a fianco un arco di 4 stelle più piccole. La stella maggiore rappresenta il Partito comunista e le piccole sono le 4 classi che detengono il potere: i lavoratori delle città, i contadini, la piccola e la media borghesia. 
  Il Partito Comunista Cinese (CCP) nomina il Governo attraverso i suoi organi, costituiti dal Politburo, di 24 membri di cui 9 permanenti, dalla Segreteria, con a capo il Segretario Generale, e da due Commissioni, una Militare e una di Disciplina. I membri del Governo, fra cui Presidente, Premier e Ministri sono nominati dal Partito. 



DALLE ORIGINI ALL'IMPERO DI QIN

  La civiltà cinese, come quella dell'Egitto, Mesopotamia e India, ha avuto inizio nella valle di un grande fiume. Già 4000 anni prima della nostra era, il territorio dell'attuale Cina era popolato da un enorme numero di gruppi etnici diversi che nel corso del tempo cominciarono con il creare una forma di cultura unificata intorno alla valle del Fiume Giallo (Huang He), il più a nord dei grandi fiumi della Cina. A quel tempo il clima era più temperato, l'area coperta da foreste e le tribù neolitiche cominciarono a praticare l'agricoltura, seminarono il miglio e quindi il riso, addomesticarono animali, ma continuarono a dedicarsi anche alla caccia. Di questo periodo non ci sono resti archeologici importanti, ma fra il 2800 e il 2600 a.C. una civiltà cominciò a formarsi e a questo periodo si riferiscono i ricordi delle origini mitologiche della loro storia con tre individui leggendari cui si faceva risalire l'invenzione dell'agricoltura, della scrittura e delle arti; tre Eroi, o tre saggi Re, fra cui un mitico Imperatore Giallo. Un suo discendente fondò la prima dinastia cinese di Xia (pron: Scia) che, dal 2200 al 1700 a.C. circa, riuscì a controllare con opere imponenti le inondazioni del Fiume Giallo e creò una società agricola molto stratificata, che conosceva già il bronzo e regnava sulle attuali province di Shanxi e Henan tagliate dal Fiume Giallo. 

  Con la successiva dinastia, Shang (pron: Sciang), dal 1700 al 1066 a.C., inizia l'epoca storica con documenti scritti e resti archeologici di città nelle province di Hubei, Henan e Shandong, dalle rive del  fiume Yangtze al corso inferiore del Fiume Giallo; la capitale si spostò più volte e si fermò a Yin, presso l'attuale Anyang, nel nord di Henan. Numerosi scritti sono stati rinvenuti su ossa e carapaci di tartaruga scoperti per caso dagli archeologi all'inizio del 1900 per il commercio che i contadini facevano di esse usandole nelle medicine tradizionali. Si trattava di "ossa oracolari" con domande e risposte e i nomi dei re della dinastia scritti su superfici concave lavorate e sottoposte al fuoco che provocava fratture da cui si traeva la divinazione. La scrittura era agli inizi di tipo pittografico che rappresentava gli oggetti con la loro forma e in seguito si trasformò in ideografica. La maggior parte degli scritti di questo periodo è andata perduta perché si usavano per supporto strisce di bambù. Oltre alle scritte sulle ossa sono rimaste quelle sugli oggetti di bronzo, trovati nelle tombe reali in migliaia di esemplari. La tecnica del bronzo sembra sia arrivata in Cina verso il 2000 a.C., mille anni dopo la sua scoperta in Mesopotamia, e in epoca Shang gli oggetti di bronzo avevano una lavorazione raffinata ed erano destinati a scopi rituali. Il re era al vertice di una gerarchia militare con una classe sacerdotale istruita cui era affidata l'amministrazione e le pratiche di divinazione. Verso la fine della dinastia furono inventati i caratteri da stampa componibili, prima in argilla cotta al forno, poi in legno, bronzo o piombo. 

  Intorno al 1066 a.C., popolazioni dell'ovest, provenienti dalla valle del fiume Wei, nello Shaanxi, rovesciarono in breve il dominio degli Shang e fondarono la dinastia Zhou (pron: Cihou), che unificò sotto un solo governo, l'area più vasta estesa a ovest, fino alla provincia di Gansu, a sud fino a comprendere parte del corso del  fiume Yangtze, e a nord-est comprendente le province dello Shandong e del Liaoning. La cultura Zhou fece una sintesi della civiltà Shang e delle tradizioni marziali dei popoli del nord e dell'ovest. La dinastia ebbe due fasi, quella Occidentale fino al 770, che pose la sua capitale vicino all'odierna Xi'an (pron: Sian), nello Shaanxi, e quella Orientale che si spostò vicino all'attuale Luoyang, nell'Henan. Il periodo degli Zhou Orientali, dal 770 al 256, si divide nei due sotto periodi detti delle Primavere e Autunni, che finiscono nel 476, e degli Stati Combattenti che proseguono fino al 221. Nel primo si formò un gran numero di stati, aumentò la produzione agricola e la popolazione, comparvero gli attrezzi di ferro, si creò e sciolsero alleanze; fu un periodo d'incertezza ma anche di grande fermento culturale che fu detto delle "cento scuole". Nel secondo periodo si ruppe l'equilibrio fra gli stati e iniziarono le guerre per il predominio. Molti piccoli stati sparirono e rimasero a fronteggiarsi i 7 maggiori: Zhao (pron: Ciao), Han, Wei, Qin (pron: Cin), Chu (pron: Ciu), Yan, Qi (pron: Ci), fino al prevalere dello stato di Qin. In quest'ultimo periodo si svilupparono nuove tecniche belliche come l'uso della cavalleria, appresa dalle tribù del nord, dell'arco e dell'assedio. 

  Fra il V e il III secolo a.C., si ebbe la formazione della cultura cinese. Si cominciarono a tramandare i documenti storici, furono trascritti i classici e si formarono le scuole filosofiche cinesi che, sostituendo le vecchie credenze, diedero origine al Confucianesimo e al Taoismo. La cultura cinese fu raccolta in 5 grandi classici. I primi tre furono composti fra il 700 e il 600 a.C. e sono il Libro delle Mutazioni, che descrive le pratiche di divinazione risalenti all'epoca Shang, il Libro dei Documenti o della Storia, discorsi e leggi dell'antichità come modelli di saggezza per i governanti, il terzo è il Libro delle Odi che contiene 300 poemi del periodo Zhou. Gli altri due classici, di epoca più tarda fra il 600 e il 500, sono il Libro dei Riti con trattati di filosofia, rituali ed etichetta e infine gli Annali delle Primavere e degli Autunni e le cronache del Principato di Lu (attuale Shandong), patria di Confucio. La tradizione vuole che Confucio abbia contribuito a mettere mano, modificare, correggere, commentare e assiemare tutti questi classici che sono stati alla base dei comportamenti sociali e politici dei Cinesi. 
  Dal Libro delle Mutazioni derivò la spiegazione del funzionamento dell'intero universo e il principio universale di yin-yang, le due opposte forze che si alternano dominandosi vicendevolmente, dove yang è il principio maschile positivo (solare) e yin e quello femminile negativo (lunare) che spiegano l'alternarsi di salute e malattia, ricchezza e povertà, potere e sottomissione e ognuno non può durare in eterno, ma è destinato a cambiarsi nel suo opposto. Yin-yang è rappresentato da una doppia spirale, nera e bianca, e ognuna inizia, dove l'altra raggiunge il suo massimo e, con il puntino di colore opposto, indica il nascere della tendenza opposta. Il mondo e tutti gli affari umani sono governati dal Cielo (Tien). L'autorità dei governanti dipende da un mandato del Cielo affinché agiscano con saggezza e giustizia nell'interesse dei loro soggetti. Quando una Dinastia si corrompeva, il mandato decadeva ed essa era rovesciata dalla successiva. I Cinesi credevano inoltre che i loro antenati continuassero a vivere con loro e dovevano essere quindi sempre consultati, pregati e placati. 
  Secondo le fonti, Confucio visse fra il 551 e il 479 e fu il primo grande pensatore e educatore cinese; non era di famiglia aristocratica e non fu un leader religioso, ma le sue idee hanno influenzato il più gran numero di persone e di generazioni nelle civiltà dell'Asia dell'est, indipendentemente dalle religioni e dalle forme di governo e fino ai nostri giorni. Nacque nello Shandong dalla famiglia Kung e fu chiamato Kung Fu Tzu o Venerato Maestro Kung, latinizzato dai primi missionari europei in Confucio. Iniziò la sua carriera nell'amministrazione, ma poi cadde in disgrazia e fu allontanato e si dedicò all'insegnamento fondando una scuola. Il suo messaggio, influenzato dalle antiche tradizioni cinesi, era che uno stato ordinato e pacifico doveva essere fondato sulle virtù tradizionali che riflettevano l'ordine e le gerarchie del cielo e della terra e, per non cadere nell'anarchia, bisognava agire secondo precisi rituali. Gli uomini sono nati fondamentalmente buoni e potevano apprendere, tramite l'educazione, l'autocontrollo, la moderazione e la benevolenza perché il fine è un’ordinata e pacifica convivenza civile. 
  Meng Tzu (372-289 a.C.), latinizzato in Mencio, è il secondo saggio delle scuole filosofiche cinesi. Vissuto nel periodo degli Stati Combattenti, ebbe poco successo fra i sovrani feudali. Alle virtù indicate da Confucio aggiunse la gerarchia dei doveri che ogni uomo ha nell'organizzazione sociale in cui vive, ma ha anche il diritto di rivolta se altri non le rispettano e per questo fu ritenuto potenzialmente pericoloso. 
  Il Taoismo insegnato da Lao Tzu, forse contemporaneo, ma più vecchio di Confucio, è la seconda faccia della filosofia cinese, molto diversa, ma non contraddittoria, con il confucianesimo. Gli uomini possono seguirle entrambe. Il taoista rifugge gli affari mondani e si ritira nel suo mondo interiore. Il principio universale è il Tao: La Via, che non deve modificare il corso naturale delle cose, corrispondente al principio yin-yang. Anche il governo per seguirla non deve interferire con la vita delle persone. I confuciani invece vogliono introdurre l'ordine della natura nella vita dell'uomo e nella conduzione dello stato. Con il tempo il Taoismo assunse gli aspetti mistici di una religione con pratiche magiche e ascetiche all'interno di comunità monastiche. Fino all'inizio del XIV secolo d.C., il taoismo ebbe suoi rappresentanti nell'ambito dell'amministrazione pubblica, dopo non ebbe più ufficialità e rimase nel patrimonio culturale del popolo cinese. 
  Un altro sistema filosofico, destinato alla conduzione del governo, fu quello della scuola "legalista" iniziata nel III secolo e sviluppata da Han Fei Tzu che partiva da una convinzione opposta a quella di Confucio sulla natura umana. Gli uomini sono nati fondamentalmente depravati ed egoisti e possono essere corretti solo dalle leggi. La legge ha valore assoluto anche per l'imperatore e da sola assicura il governo dello stato. Il legalismo, nato durante il periodo degli Stati Combattenti, ebbe la sua prima applicazione con la successiva dinastia dei Qin. 

  Nel 246 a.C. Ying Zhang salì al trono dei Qin all'età di 13 anni e, entro il 221, riuscì a soggiogare gli altri 6 stati e per ultimo quello di Qi. Nel 221, si poté autoproclamare Shi Huangdi, o primo imperatore della dinastia Qin da cui derivò il nome di Cina. L'imperatore abolì le aristocrazie militari e divise il regno in 36 prefetture governate da amministratori di nomina imperiale. Furono standardizzati la scrittura, i pesi, le misure e le monete, introdotta la proprietà privata delle terre e imposte le tasse. Il governo totalitario e autocrate si fondò sul legalismo e furono messe al bando tutte le altre scuole filosofiche del periodo Zhou, mandando al rogo i libri tranne quelli della biblioteca imperiale e perseguitando quelli che li detenevano. Per assicurare la difesa del suo impero dalle scorrerie dei popoli nomadi della Mongolia, restaurò e completò con ingenti spese, in un'unica Grande Muraglia, le opere di difesa già erette sul confine nord dagli stati Qin, Zhao e Yan e le estese sulle frontiere settentrionali del Gansu, Ningxia, Shaanxi, Shanxi e Hebei, dal deserto del Gobi al mare, per 6350 km, impiegando 300000 uomini. Le armate dell'imperatore estesero il regno fino a comprendere parte della Corea a nord-est e il Vietnam a sud. Fu fondato un impero che aveva come maggioritaria l'etnia Han e fu l'inizio della storia della Cina. La spietata politica dell'imperatore gli alienò il favore del popolo e dell'aristocrazia e la dinastia non sopravvisse molto alla sua morte avvenuta nel 210. Nei 4 anni successivi rivolte contadine, ribellioni e congiure portarono alla caduta della dinastia. Nel 206 Liu Bang, capo di una rivolta contadina, deponeva l'ultimo sovrano dei Qin e nel 202 iniziava la dinastia Han che doveva durare quattro secoli. 



LE DINASTIE IMPERIALI

  Liu Bang stabilì la capitale a Chang'an, vicino a Xi'an, iniziò la dinastia degli Han Occidentali, che durò fin al 9 d.C., e raggiunse l'apice della sua potenza con Wu Di (pron: Uu Ti) fra il 140 e l'87 a.C., conosciuto come l'imperatore guerriero. Questo estese l'impero quasi sull'intero territorio della Cina attuale, dal Vietnam del Nord alla Corea del Nord e la Via della Seta portò i commerci con l'occidente fino all'Impero Romano. Attraverso la Via della Seta, arrivarono in Cina i primi monaci buddhisti. In questo periodo si ebbe anche l'invenzione della carta e della porcellana. All'inizio della nuova era, la Cina degli Han aveva 57 milioni di abitanti ed era lo stato più popoloso del mondo. Nella conduzione dello stato gli Han apparentemente ripudiarono il legalismo dei Qin, ma mantennero lo stato centralizzato con una forte burocrazia e adottarono le idee confuciane sulla necessità di governare secondo regole morali. I membri dell'amministrazione furono scelti mediante esami basati sui Cinque Classici, instaurando il criterio meritocratico e lo Stato Centralizzato Confuciano. Dopo Wu Di, lo stato entrò in crisi, si indebolì e si ebbero una serie di rivolte. Nel 25 d.C. iniziò la nuova dinastia degli Han Orientali (dal 25 al 220 d.C.) con capitale a Luoyang, ma la corte fu dominata dagli eunuchi e dai burocrati, vi furono molti periodi di reggenza con imperatori eletti ancora bambini. Nel 184 scoppiò la rivolta dei Turbanti Gialli, un movimento ispirato agli ideali taoisti che voleva l'abolizione della ricchezza e l'uguaglianza, e aveva raccolto un esercito di 350000 seguaci. I grandi proprietari terrieri, per sconfiggerli ricorsero a eserciti mercenari e i massacri che seguirono portarono l'impero al collasso. 
  Nel 220 finì la dinastia Han e si crearono tre regni indipendenti: Wei a nord, Shu a sud-ovest, e Wu a sud-est che durarono fino al 316. Il periodo fu tramandato dal Romanzo dei Tre Regni come un'epoca romantica, ma fu un periodo di guerre incessanti. Poi, dal IV al VI secolo (317-589), si ebbe il periodo delle Dinastie del Sud e del Nord. Da nord si ebbero continue invasioni di tribù mongole che rapidamente subivano un processo di sinizzazione e s'integravano adottando i costumi e la lingua cinese. Nel sud, con capitale Nanchino, si ebbero 5 dinastie e il progresso economico fu maggiore che nel nord. Il buddhismo, diffusosi nel I secolo d.C., fu accolto prima come un'altra forma di taoismo e nel IV secolo era ormai diffuso e integrato in tutta la Cina. Anche il taoismo si era trasformato verso la fine degli Han in una religione in forme panteistiche e morali e aveva ispirato sette segrete come quella dei Turbanti Gialli. 
  L'unificazione dei regni del Nord e del Sud si compì con il primo dei due imperatori della Dinastia Sui (581-618) che formò un governo centralizzato con capitale Chang'an, s'ispirò al buddhismo e al taoismo nella conduzione dello stato, restaurò la Grande Muraglia e iniziò la costruzione di un sistema di canali per il trasporto dei prodotti agricoli a Luoyang e nel nord. Questo fu l'inizio del Grande Canale della Cina. Il secondo imperatore condusse costose spedizioni contro la Manciuria e la Corea che furono disastrose e fu spodestato da Li Yuan, un generale ribelle. 

  Li Yuan fu il fondatore della dinastia Tang (618-907) che fu l'epoca d'oro dell'impero cinese, quando la sua capitale Chang'an divenne il punto d'incontro di tante razze e culture. Attraverso il commercio e i contatti con gli stranieri la Cina divenne cosmopolita; entrarono nuove religioni, come il cristianesimo nestoriano, il manicheismo e l'islam, fiorì l'arte, la letteratura e la poesia. Oltre al collegamento della Via della Seta, nel secolo VIII si sviluppò il commercio marittimo verso i paesi dell'Asia sud-orientale e nel IX secolo le navi cinesi si spinsero fino all'oceano Indiano e al golfo Persico commerciando in sete e ceramiche. Nel 751 i Cinesi furono sconfitti dai Turchi ai confini occidentali nella battaglia di Talas e questo segnò l'islamizzazione della provincia di Xinjiang. Da quest'avvenimento si fa risalire la diffusione nel mondo occidentale della tecnica cinese di fabbricazione della carta. Poco dopo, nel 763-64, anche i Tibetani arrivarono fino alla capitale Chang'an, ma dovettero in breve ritirarsi. Il buddhismo in Cina diventò potente con la diffusione dei suoi ricchi monasteri, ma per questo nel IX secolo subì pesanti persecuzioni da parte degli imperatori. Da questo momento l'impero cominciò a perdere la sua unità, il comandante militare delle province del nord si ribellò, la capitale fu occupata e poi ripresa ma a prezzo di grandi devastazioni. Fino al 907 la dinastia sopravvisse, ma le regioni di confine con le ribellioni si trasformarono in regni indipendenti. Dal 907 fino al 979, seguì quello che fu chiamato il periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Stati con la frammentazione dell'impero. Dal nord le tribù mongole Khitan si stabilirono in Manciuria estendendosi alle province di Hebei e Shanxi e misero la loro capitale a Pechino. Dal nome dei Khitan si pensa derivi il nome di Catai con cui fu conosciuta la Cina dai mercanti europei nel medioevo. 

  Nel 960 una nuova dinastia, quella dei Song, riunificò parzialmente l'impero e pose la capitale a Kaifeng, nell'Henan a est di Luoyang. Questo fu il periodo dei Song del Nord che durò fino al 1127, quando l'azione delle tribù mongole e tartare costrinse i Song ad abbandonate le loro province del nord e a spostare la capitale a Hangzhou, nella provincia di Zhejiang più a sud-est. Iniziò la dinastia dei Song del Sud che finì dopo un secolo e mezzo nel 1279, quando fu rovesciata dai Mongoli. 
  Il periodo Song è noto come il "Rinascimento Cinese". I Song non riuscirono a riprendere i territori perduti dai Tang e vissero sotto la continua minaccia delle tribù del nord, ma fu rafforzata l'autorità dell'imperatore sull'aristocrazia che non ebbe più potere come al tempo dei Tang e fu sostituita da una classe dirigente scelta mediante esami rigorosi fondati sui 5 Classici e nominata dall'imperatore. Nell'amministrazione tornò così in auge il Neo-Confucianesimo, dopo la parentesi dei Sui e dei Tang che avevano favorito buddhismo e taoismo. Nell'economia i Song svilupparono l'agricoltura, l'artigianato e i commerci che ripresero sulla Via della Seta e sul mare. Nel corso del secolo XI fu inventata la carta moneta con cui furono pagate anche le tasse. L'ingegneria navale fece grandi progressi e la polvere da sparo fu usata per scopi bellici per proiettili e bombe. Fu perfezionata la stampa con caratteri mobili noti già da più di 1000 anni e furono pubblicate opere letterarie, storiche e scientifiche. La società si urbanizzò facendo esplodere la popolazione delle città ma fattori sociali peggiorarono la condizione delle donne e iniziò l'uso della fasciatura dei piedi delle bambine per atrofizzarne la crescita. 

  Nel frattempo si preparavano gli avvenimenti che dovevano rovesciare le dinastie cinesi. Nella Mongolia esterna, oltre i confini, le disperse tribù nomadi erano unificate da Temujin che, nel 1206, era eletto Gengis Khan (Sovrano Universale). Questi riuscì a organizzare un esercito di non più di 120000 uomini che combattevano a cavallo con incredibile rapidità ed efficacia e iniziò la sua spietata marcia di conquista decimando le popolazioni che affrontava. Nel 1211 conquistò la Cina del nord già occupata dalla dinastia mongola Jin, poi si alleò con le tribù turche Uighur dello Xinjiang e occupò Bukara e Samarkanda, l'Iran, la Georgia e il Caucaso sconfiggendo gli eserciti russi di Kiev, arrivò infine in Europa fino in Polonia e ai confini con l'Ungheria. Alla sua morte (1227) il suo regno era 4 volte quello di Alessandro il Grande e 2 volte quello di Roma e gli sopravvisse per 200 anni. Fu diviso in 4 Khanati: il Grande Khanato di Mongolia, Cina del Nord e Corea, quello dell'Orda d'Oro che governava la Russia, quello della Persia e del Medio Oriente e quello dall'Asia Centrale. 

  Nel 1260 Kubilai Khan, nipote di Gengis Khan, fu nominato Gran Khan di Mongolia e Cina, spostò la capitale a Pechino che fu chiamata Khanbaliq, Città del Gran Khan, e adottò il nome dinastico di Yuan completando entro il 1279 la conquista dei Song del Sud. Nel 1246 anche il Tibet era stato annesso alla Cina. I Mongoli erano entrati in Cina come avidi conquistatori, ma lentamente Kubilai adottò nel governo strutture e ideologie cinesi e fu creato un potere centrale autocratico. La classe dirigente della burocrazia continuò a essere selezionata mediante esami, le terre non furono espropriate e si lasciò un'assoluta libertà religiosa. Furono potenziati i collegamenti stradali e completato il Grande Canale, i traffici con l'occidente s'intensificarono perché tutte le vie di comunicazione dell'Asia centrale erano controllate dai Mongoli. A Pechino fu costruito per l'imperatore il palazzo della dinastia il cui stile architettonico fu un misto di elementi arabi, mongoli e cinesi. La classe dominante mantenne tuttavia i suoi costumi mongoli e rifiutò di imparare la lingua cinese. Nel 1275 il mercante veneziano Marco Polo arrivò nella capitale dei Mongoli. Sotto Kubilai Khan ci fu anche il tentativo di invadere il Giappone nel 1274 con un'armata di 900 navi e 40000 uomini partita dalla Corea. L'armata sbarcò mettendo in serie difficoltà i Giapponesi, ma un'improvvisa tempesta distrusse 200 navi uccidendo 13000 soldati. I Cinesi tornarono in Corea e i Giapponesi attribuirono il fatto a un intervento soprannaturale chiamandolo Kamikaze, o Vento Divino. 
  Sotto Kubilai e il figlio, si ebbero sviluppo e sicurezza, ma i 6 successivi imperatori persero autorità, prima fra gli stessi Mongoli, che li accusavano di essere diventati troppo cinesi, e poi per il crescente malcontento dei cinesi che non avevano mai accettato pienamente il loro dominio. Ci furono anche inondazioni e carestie e una rivolta contadina capeggiata da Zhu, ex monaco buddhista di umile origine, si estese nella valle del fiume Yangtze e, nel 1368, prese Beijing segnando la cacciata dei Mongoli che ormai erano in decadenza in tutta l'Asia. 

  Zhu iniziò la dinastia dei Ming (1368-1644) con il nome di Hongwu e portò la capitale a Nanchino che allora aveva un altro nome. Hongwu tornò alle tradizioni rafforzando il sistema degli esami imperiali, frammentò il latifondo e vietò la schiavitù dei contadini. Durante il suo regno aumentò la disponibilità di cibo e la popolazione aumentò. Concentrò il potere nelle sue mani, ma dopo di lui ritornò l'influenza degli eunuchi nella corte e crebbero gli intrighi e la corruzione. Il terzo imperatore, Yong Le (1403-1434), spostò la capitale a Beijing (Pechino) chiamata da lui con questo nome che significa Capitale del Nord mentre la vecchia capitale fu chiamata da questo momento Nanjing che significa Capitale del Sud. Yong Yong Le fece sviluppare la flotta per promuovere spedizioni di esplorazione nei mari del sud e nell'oceano Indiano, arrivando fino alle coste dell'Africa orientale. L'ammiraglio imperiale Zheng He, eunuco musulmano, fra il 1405 e il 1433, partendo da Nanchino compì 7 spedizioni visitando 30 paesi, che poi spedirono ambasciatori in Cina con omaggi all'imperatore; forse arrivò fino al Capo di Buona Speranza, ma non ha fondamento la scoperta dell'America. Queste spedizioni erano promosse dalle élite commerciali e politiche ed erano invece contrastate dalle élite neo-confuciane che vedevano nei mercanti dei parassiti. La prima spedizione del 1405 era composta di 208 navi, tra militari e mercantili, e 28000 uomini e fu la più grande spedizione navale della storia. La nave ammiraglia era lunga 140 m mentre nel 1492 la nave di Cristoforo Colombo misurava solo 30 m. I Cinesi non avevano intenti di conquista, ma solo diplomatici e scientifici e a bordo si trovavano commercianti che portavano sete e ceramiche e riportavano spezie e legni pregiati. Queste spedizioni navali non ebbero però seguito, prevalsero le élite neo-confuciane e alla fine del XV secolo la flotta imperiale fu abbandonata. La rete commerciale cinese si era però espansa in India e nell'Asia sud-orientale. Nel 1406 la dinastia fece costruire a Beijing la Città Proibita, il Palazzo Imperiale, vicino al sito, dove sorgeva il Palazzo degli Yuan. Al centro, la Sala della Suprema Armonia era il suo edificio più alto. 
  Nel XVI secolo, le incursioni dei pirati giapponesi sulle coste, il tentativo dei Giapponesi di conquistare la Corea nel 1590 e le guerre con i Mongoli alla frontiera nord, indebolirono la dinastia. Nel 1557 i Portoghesi furono i primi europei a insediarsi in Cina ottenendo la base di Macao alla foce del Fiume delle Perle con il pagamento di un tributo. Da Macao entrò in Cina il Gesuita Matteo Ricci che, appresa la lingua e la cultura cinese, entrò in contatto con gli ambienti dei letterati e funzionari governativi trovando con loro un linguaggio comune, scrivendo trattati morali e filosofici e costruendo un osservatorio astronomico. Fece azioni di proselitismo convertendo al cristianesimo numerosi membri delle élite, ma non riuscì a parlare con l'imperatore che però lo elevò al rango di mandarino. Morì nel 1610 e l'imperatore gli concesse il terreno per la sua sepoltura. 
  Dopo la venuta di Matteo Ricci in Cina, il cristianesimo ebbe una certa diffusione per opera di missionari cattolici gesuiti che avevano convertito anche funzionari di rango elevato e, nel 1682, gli imperatori permisero la libera predicazione. Agli inizi del 1700, la Curia romana condannò i riti cinesi come sospetti di eresia e ciò provocò l'espulsione dei missionari da parte dell'imperatore. Anche i missionari protestanti, entrati al seguito dei mercanti europei, diffusero il cristianesimo, ma la classe dei mandarini diffidava in genere delle attività commerciali e religiose degli stranieri e li controllava. 
  La fine della dinastia Ming fu causata dalla crisi dell'economia e dall'aumento delle imposte. Una carestia nello Shaanxi nel 1627 fece esplodere una rivolta. Nel 1644 i ribelli occuparono Beijing e l'ultimo imperatore Ming si tolse la vita. Le truppe mancesi che erano state chiamate per sedare la rivolta, instaurarono una loro dinastia. 

  La dinastia Manciù dei Qing (pron: Cing) fu l'ultima dinastia imperiale prima della creazione della repubblica e durò dal 1644 al 1911. Dopo il suicidio dell'ultimo imperatore Ming, le truppe Manciù domarono la rivolta a Pechino e nelle regioni vicine e repressero le ultime resistenze dei Ming unificando il paese sotto di loro. Fu mantenuto il sistema autocratico tradizionale, 2/3 dei funzionari civili dell'amministrazione furono attribuiti ai Manciù e per i Cinesi divenne obbligatorio l'uso del codino per distinguersi dai dominatori. A metà del 1700 la dinastia aveva raggiunto l'apice della sua potenza con il pieno controllo della Manciuria, Mongolia, Tibet e Xinjiang, imponendo tributi a Nepal, Birmania (ora Myanmar), Corea e Vietnam del Nord e incorporando nel territorio metropolitano l'isola di Taiwan (Formosa), occupata da 39 anni dagli Olandesi. L'agricoltura fu sempre il perno dell'economia e la prosperità fece ancora aumentare la popolazione che a metà del 1800 sfiorava i 500 milioni, ma iniziarono i primi sintomi di crisi. La produzione alimentare non era più sufficiente, mentre i rapporti commerciali con l'esterno rimanevano improntati a una rigida chiusura basata sulla convinzione di autosufficienza, data la vastità e varietà del mercato interno. La penetrazione commerciale da parte degli europei diventava però sempre più forte, questi si erano concentrati a Macao e le navi straniere potevano ancorarsi in un porto vicino a Canton ma gli europei non potevano risiedere in Cina senza permesso. L'Inghilterra comprava grandi quantità di tè che pagava in argento, ma dal 1780 cominciò a esportare in Cina l'oppio indiano che si diffuse rapidamente mettendo in crisi l'economia cinese oltre a diffondere dipendenza alla droga e aumentare la corruzione. Nel 1839 le autorità cinesi sequestrarono e distrussero grandi quantitativi di oppio portati dalle navi inglesi all'ancora vicino a Canton e imposero severi controlli sul commercio inglese. Scoppiò la prima Guerra dell'Oppio (1839-42) che fu disastrosa per i Cinesi. Con la pace di Nanchino (agosto 1842) gli Inglesi ottennero libero accesso a 5 porti fra cui Canton e Shanghai ed ebbero riconosciuto il possesso dell'isoletta di Hong Kong che avevano conquistato durante la guerra. Poco dopo anche Francia e Stati Uniti riuscirono a imporre trattati simili. 
  A metà del 1800, dal 1849 al 1864, la Cina fu sconvolta dalla rivolta dei Taiping (Grande pace), di carattere economico, antidinastico e religioso-popolare d'ispirazione cristiana. I principi egualitari del cristianesimo avevano avuto presa fra i contadini, sempre primi a risentire delle ricorrenti crisi economiche, causa prima delle rivolte. I Taiping avevano come libro sacro una Bibbia tradotta in cinese e il capo della rivolta, Hong Xiuquan, si proclamava fratello di Gesù Cristo. La rivolta fu la più sanguinosa nella storia della Cina e in 15 anni si valuta a 20 milioni il numero totale di morti, più di quelli della prima guerra mondiale. 
  Il movimento Taiping si formò nella provincia del Guanxi, dove era maggiore la crisi sociale e più screditato il potere manciù a causa della prima Guerra dell'Oppio, poi si propagò verso il nord. I Taiping occuparono Nanchino, minacciando di prendere Shanghai, e dominarono la valle dello Yangtze. Mentre il governo imperiale era incapace a opporsi alla ribellione, scoppiava la seconda Guerra dell'Oppio (1856-60). Francia e Inghilterra non erano più soddisfatte del trattato di Nanchino e volevano avere accesso anche ai porti del nord e trattare direttamente con il governo di Pechino e non con i mandarini delle province. A seguito di alcuni incidenti, gli Inglesi distrussero la flotta cinese a Canton e occuparono la penisola di Kowloon di fronte a Hong Kong, poi le truppe anglo-francesi arrivarono a Pechino e saccheggiarono il Palazzo d'Estate portando in Europa le sue grandi ricchezze. Con il trattato di Pechino del 1860, 11 nuovi porti furono aperti agli europei, l'importazione dell'oppio fu legalizzata e a Pechino furono aperte missioni diplomatiche permanenti. Cattolici e missionari furono tollerati ed ebbero libertà di culto e di costruire chiese. Nel 1863 a Shanghai fu creata la zona delle Legazioni Internazionali, dove gli europei, e poi anche i Giapponesi, ebbero privilegi di extraterritorialità. Una volta assicurati questi privilegi, gli Europei non ebbero più ragione di rimanere neutrali nei riguardi dei ribelli Taiping e diedero il loro appoggio agli imperiali. Usando l'artiglieria navale lungo le vie d'acqua, l'inglese Charles Gordon distrusse le piazzeforti ribelli. Suzhou cadde nel 1863, Nanchino nel 1864 e più di 100000 ribelli furono massacrati dalle forze imperiali. La repressione continuò nel sud-ovest, dove i resti dei Taiping si erano rifugiati e spopolò le campagne, ma presso i contadini il prestigio della ribellione rimase a lungo vivo e acuì l'odio verso i Manciù. Charles Gordon, che aveva protestato per la repressione indiscriminata delle truppe imperiali, tornò in Inghilterra e da qui in Africa, dove difese Khartoum dall'assedio dei seguaci del Mahdi, e fu ucciso nel gennaio 1885 alla caduta della città. 
  Nei decenni successivi la Cina perse gli stati tributari del sud. L'Annam e il Tonchino passarono nell'orbita francese, la Birmania in quella degli Inglesi. I contrasti per il predominio sulla Corea fecero esplodere nel 1894 una breve guerra con il Giappone e la Cina dovette cedere l'isola di Taiwan e l'arcipelago delle Pescadores che rimasero al Giappone per i successivi 50 anni. La Russia acquistò diritti sulla Manciuria per costruirvi ferrovie e, dopo la guerra russo-giapponese del 1904-05, questi diritti furono trasferiti al Giappone. 
  Alla morte dell'ultimo imperatore nel 1861, regnava in Cina l'Imperatrice Ci Xi, come reggente di un successore ancora bambino, in una situazione di aperto contrasto fra il partito conservatore e il movimento riformatore che voleva trasformare la Cina in uno stato moderno. L'imperatrice e la corte si opponevano alle riforme e indirettamente appoggiarono il movimento xenofobo detto dagli Inglesi Boxers, che formavano una specie di società segreta i cui membri coltivavano arti marziali come il Kung-fu e usavano amuleti che dovevano renderli invulnerabili. I Boxers si proponevano di scacciare tutti gli stranieri e, nel 1899, cominciarono ad assalire le missioni cattoliche e protestanti considerate asservite agli stranieri. Nel 1900, assediarono a Pechino le legazioni straniere. Dopo 55 giorni di assedio, un corpo di spedizione delle potenze occidentali e del Giappone occupò Pechino e liberò le legazioni. Seguirono massacri e saccheggi e l'imperatrice, che era fuggita a Xi'an, dovette firmare la pace e impegnarsi a pagare un'enorme indennità garantita dai proventi delle dogane e da altre lucrose attività prese in gestione dagli europei. La crisi della dinastia aveva raggiunto l'apice. Ci Xi morì nel 1908 e rimaneva erede il piccolo Pu Yi, pronipote dell'imperatrice, che non governerà mai la Cina. 



DALLA CADUTA DELL'IMPERO ALLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

  Gli anni dal 1901 al 1911 furono gli ultimi della dinastia manciù che fece un estremo tentativo di varare un programma di riforme per l'istruzione, l'esercito e l'organizzazione dello stato. Intanto la Cina si era trasformata rapidamente in senso moderno sotto l'azione degli investimenti stranieri. La rete ferroviaria raggiungeva circa 10000 km, si era sviluppata la navigazione a vapore e lo sfruttamento delle miniere di carbone, erano nate imprese nazionali e miste con capitali stranieri. La società si era trasformata con le nuove generazioni venute a contatto con gli europei, educati in occidente, ma era cresciuto il sentimento di frustrazione nei riguardi degli stranieri e l'ostilità nei confronti della dinastia manciù incapace di difendere l'indipendenza del paese. 
  Fra i tanti riformisti e rivoluzionari si distinse Sun Yatsen, un medico laureatosi a Hong Kong che, nel 1894, si era dato alla politica in un circolo d'intellettuali decisi a rovesciare la dinastia manciù. Costretto ad abbandonare la Cina, andò in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone e qui descrisse il suo programma in tre principi: Indipendenza nazionale, Potere del popolo e Benessere del popolo; su questa base fondò il Kuomintang (Partito Nazionalista). La sua strategia era l'insurrezione armata e si ebbero 8 tentativi d'insurrezione, fra il 1907 e l'aprile del 1911, nel sud della Cina, nel Guanxi e nel Guangdong, dove lui era nato, ma furono tutti repressi. Il 10 ottobre un'altra rivolta fra le nuove forze armate iniziata a Wuhan, nella provincia di Hubei, si propagò rapidamente sotto la guida del generale Yuan Shikai. Il reggente manciù cedette e il nuovo governo rivoluzionario come prima mossa riconobbe tutti i trattati e gli impegni sottoscritti dai Manciù con gli stranieri. Le potenze straniere dichiarano la loro neutralità e a dicembre, si riunirono a Nanchino i delegati di tutte le province sotto la direzione di Sun Yatsen per la nomina del presidente. 
  Agli inizi del 1912 Sun Yatsen si fece da parte perché fosse nominato presidente della repubblica il generale Yuan Shikai, che era l'uomo forte riconosciuto dalle potenze straniere, e governo e parlamento s'insediarono a Pechino. Yuan, sentendosi forte, ruppe con il Kuomintang che controllava il centro-sud e nel 1913 mandò le truppe a occupare Nanchino. Sun Yatsen andò di nuovo in esilio in Giappone e Yuan tentò di restaurare la monarchia. In questa situazione caotica il Giappone tentò di imporre un suo protettorato sulla Cina (1915) con l'acquiescenza di Yuan, ma scoppiò la rivolta dei nazionalisti e la sua morte improvvisa nel 1916 sbloccò la situazione e fece tornare il parlamento. Nel nord il potere reale rimase, però nelle mani dei militari e la Cina si divise in due: nel sud il governo repubblicano di Canton con il Kuomintang di Sun Yatsen e nel nord il potere nelle mani dei "Signori della Guerra". Nel 1919 la Cina, che aveva partecipato nominalmente alla prima guerra mondiale, alla Conferenza di Versailles perse i suoi diritti sui privilegi concessi alla Germania nello Shandong perché trasferiti al Giappone. Il 4 maggio scoppiò una grande manifestazione di studenti a Pechino contro il Giappone e le nazioni che lo avevano sostenuto e la protesta si diffuse nelle grandi città portuali di Shanghai e Canton, dove iniziò il boicottaggio del commercio giapponese. Le proteste furono represse dal governo e dalle autorità straniere e nel 1921 la Cina fu divisa in zone d'influenza fra le potenze vincitrici. 
  Nel 1921 a Shanghai fu fondato il Partito Comunista Cinese, che aveva fra i suoi membri Mao Zedong e Zhou Enlai, e nel 1923 si formò un'alleanza con il Kuomintang di Sun Yatsen che cominciò a ricevere aiuti dalla Russia. Nel 1925 Sun Yatsen morì di cancro e il generale Chiang Kai-shek, altro membro del Kuomintang e capo delle forze armate del sud, prese la direzione del partito e si mosse alla conquista del nord prendendo Shanghai e poi Pechino. Nel 1928 Chiang Kai-shek, diventato ormai l'uomo più potente della Cina, spostò la capitale a Nanchino e ruppe l'alleanza con i comunisti che subirono una sanguinosa epurazione nel partito e nel paese. Mao Zedong per sfuggire alle persecuzioni si ritirò nella regione montagnosa dello Jianxi, dove fu costituita la Repubblica dei Soviet Cinesi con un'Armata Rossa di contadini attratti dal programma di riforma agraria che rompeva la loro millenaria dipendenza in una società dominata dalla morale confuciana dello status quo. Nel 1931 i Giapponesi invasero la Manciuria facendone un loro protettorato, il Man-chu-kuo, e vi misero a capo Pu Yi, l'ultimo imperatore manciù, penetrando subito dopo nel nord della Cina fino alla regione di Pechino. Nel frattempo, di fronte ai ripetuti tentativi di accerchiamento dei nazionalisti del Kuomintang, Mao decise di ritirarsi e, il 16 ottobre 1934, l'Armata Rossa comandata da Lin Biao (pron: Piao), iniziò la "Lunga Marcia" che durò 370 giorni e attraversò in un percorso tortuoso le province di Hunan, Guizhou, Yunnan, Sichuan, Gansu sempre inseguita, intercettata e bombardata dai nazionalisti, ma sostenuta dall'aiuto dalle popolazioni. Da 130000 si ridussero a meno di 20000 all'arrivo nello Shaanxi, dove si attestarono sulle rive del Fiume Giallo. La Lunga Marcia gettò le basi della popolarità del Partito Comunista Cinese e di Mao che da allora fu il capo riconosciuto. Dalla nuova base, dove poteva ricevere aiuti dall'Unione Sovietica, Mao decise di affrontare le truppe giapponesi che dal 1937, prendendo a pretesto un incidente, avevano iniziato la guerra contro la Cina continuata con la seconda guerra mondiale fino al 1945. La nuova strategia nazionale di Mao e Zhou Enlai trovò appoggio anche nel Kuomintang fra i sostenitori di una conciliazione in funzione antigiapponese e Chiang Kai-shek, nel dicembre del 1936, fu attirato a Xi'an in un agguato organizzato da Zhou Enlai e costretto a fare una tregua con i comunisti. Durante tutta la guerra contro i Giapponesi, Zhou Enlai, abile diplomatico, fu l'uomo di collegamento con Chiang Kai-shek fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945. Fu una strana collaborazione piena di diffidenze. I comunisti condussero un'efficace guerriglia, Chang Kai-shek, scacciato da Nanchino, dove i Giapponesi scatenarono massacri e violenze il cui ricordo è rimasto fino ad oggi, s'installò a Wuhan nell'Hubei, i Giapponesi controllavano la Manciuria, il nord, tutte le città costiere e le regioni economicamente più importanti usando e deportando i Cinesi per lavori forzati nelle fabbriche e nelle miniere. La guerra finì con la disfatta del Giappone e subito fallirono i tentativi di compromesso fra comunisti e nazionalisti. Nel 1946 ripresero le ostilità e le forze comuniste si trovarono in posizione di vantaggio soprattutto nel nord per il sostegno dell'Unione Sovietica che aveva occupato la Manciuria e per il forte appoggio popolare dei contadini. In questa campagna si distinse Deng Xiaoping, altro veterano della Lunga Marcia. Scacciato da Nanchino e dissoltosi il suo esercito, l'8 dicembre 1949 Chiang Kai-shek si ritirò con il suo governo e i resti del suo esercito a Taiwan tornata ai Cinesi, proclamando la Repubblica di Cina con capitale provvisoria Taipei. 
  Il 1° ottobre 1949, Mao Zedong proclamava a Pechino, tornata capitale, la Repubblica Popolare Cinese ed era eletto Presidente dall'Assemblea Nazionale, mentre Zhou Enlai era eletto Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri. Il governo Sovietico riconobbe subito la Repubblica Popolare. 



LA NUOVA CINA

  Nel decennio degli anni '50 la Cina iniziò un massiccio programma di ricostruzione economico e sociale. Fra le prime riforme furono quella agraria con la confisca dei latifondi e la distribuzione della terra ai contadini, ma la produzione agricola era paralizzata perché la maggioranza dei terreni più fertili era stata completamente danneggiata durante la guerra. Presto, entro il 1958, s'impose la collettivizzazione e la creazione delle comuni popolari. Venne poi la riforma del diritto di famiglia, con la parità dei diritti fra i coniugi e il divorzio, seguì la lotta contro l'analfabetismo promuovendo la semplificazione della scrittura cinese. La politica economica prese a modello quella sovietica con priorità all'industrializzazione. In campo internazionale la Cina portò avanti una politica di rivendicazioni per riconquistare gli antichi confini della Cina. Nel 1950 annesse lo Xinjiang (Turkestan orientale) e sostenne la Corea del Nord nella guerra scatenata contro la Corea del Sud bloccando, con la minaccia di un suo intervento diretto, la controffensiva degli USA che minacciavano di superare la linea di confine del 38° parallelo fra le due Coree. La guerra finì nel 1953 con un armistizio lasciando la status quo con grandi perdite da ambo le parti. Durante la guerra di Corea si ebbero intensi e ripetuti bombardamenti delle isole Quemoy e Matsù occupati da Taiwan, ma le minacce di attaccare l'isola non ebbero seguito per lo sbarramento della flotta americana. Sempre nel 1950 l'esercito cinese invase il Tibet (Xizang), già annesso alla Cina dai Mongoli nel 1246, e fu occupata Lhasa. Nel 1957 scoppiò una rivolta nel Tibet orientale che si estese a Lhasa nel 1959, ma fu subito repressa dall'esercito e il Dalai Lama fuggì in India, dove costituì il Governo Tibetano in esilio. 
  Nel 1958 Mao ruppe con il modello sovietico con il "grande balzo in avanti" per far crescere insieme agricoltura e piccola industria rurale e promosse la diffusione dei piccoli altiforni per la produzione dell'acciaio. Questo tentativo ebbe risultati disastrosi e fu abbandonato nel 1960 anche perché, in questo periodo, la siccità provocò una carestia e la morte di decine di milioni di persone. A seguito di questo fatto, nel '59 Mao lasciò la carica di Presidente dell'Assemblea Nazionale mantenendo la Presidenza del Partito Comunista. Intanto si erano deteriorati i rapporti con l'Unione Sovietica, dopo la destalinizzazione di Krusciov, che Mao accusò di revisionismo, e la Cina cominciò ad appoggiare i movimenti rivoluzionari in Asia, Africa e America Latina. Lo scisma portò al ritiro dell'assistenza tecnica da parte dell'URSS. Tuttavia nel '64 la Cina fece esplodere la sua prima bomba atomica, sviluppata con l'aiuto dell'URSS, e nel '67 fece esplodere la sua prima bomba termonucleare divenendo la 4° potenza atomica mondiale. 
  Mao, benché avesse perso influenza sul piano politico, manteneva il suo carisma sul piano ideologico verso le masse e, appoggiato dal Ministro della Difesa Lin Biao, che considerava il suo successore, lanciò nel 1966 la "rivoluzione culturale" affidando l'iniziativa a gruppi di giovani, dette Guardie Rosse ispirate dagli insegnamenti del "Libretto Rosso" di Mao diffuso in centinaia di milioni copie. Le Guardie Rosse instaurarono in tutta la Cina tribunali rivoluzionari creando un'anarchia politica e sociale che durò per buona parte del decennio 1960. Solo nel 1969 il Partito dichiarò chiusa la rivoluzione culturale che subì una repressione su larga scala, pur avendo ancora sostegni politici fino alla morte di Mao. 
  I rapporti con l'Urss erano sempre incrinati, la teoria di Breznev della Sovranità limitata e l'invasione della Cecoslovacchia erano visti dalla Cina come una minaccia. Nel 1967 si ebbero le manifestazioni delle Guardie Rosse contro l'ambasciata sovietica e 69 incidenti con violazioni della frontiera sovietica sull'Ussuri. Solo nel luglio del '70 i due paesi si scambiarono nuovi ambasciatori. 
  Nel 1971 Zhou Enlai, che aveva avuto sempre una funzione moderatrice, aprì i rapporti con gli Stati Uniti iniziando quella che fu chiamata la "Diplomazia del Ping-Pong" che ebbe il suo avvio con l'invito in Cina a un gruppo di sportivi americani per un torneo di ping-pong da tavolo. Il primo risultato fu la normalizzazione dei rapporti con l'America ed entro lo stesso anno la Cina comunista fu ammessa all'ONU, dove occupò il posto della Cina nazionalista di Taiwan. Seguì la visita di Nixon a Pechino del 1972. Nel frattempo era morto Lin Biao, in un incidente aereo in Mongolia in circostanze misteriose, e subito dopo cambiarono molti degli alti ufficiali dell'esercito. 
  Nel decennio 1970 accaddero gli avvenimenti che portarono a una svolta nella direzione del partito comunista cinese. Zhou Enlai, malato di cancro, designò come suo successore Deng Xiaoping; morì nel febbraio '76 e nel settembre dello stesso anno moriva Mao. Nella lotta per il potere c'erano i gruppi che sostenevano la rivoluzione culturale e, fra gli esponenti, la vedova di Mao, Jiang Qing, che con l'ala radicale avversavano Deng Xiaoping e costituirono quella che fu chiamata "la banda dei quattro". Questa fu accusata di preparare un colpo di stato e i suoi membri furono arrestati. Deng aveva ancora molti avversari, ma era un politico accorto, allievo di Zhou Enlai, e fece lentamente prevalere la sua linea politica nei successivi due anni. La rivoluzione culturale fu ripudiata e s'incoraggiò la critica agli eccessi che avevano portato a tante persecuzioni. Deng Xiaoping fu il creatore del nuovo capitalismo cinese, furono liberalizzati alcuni settori del mercato aprendoli agli investimenti stranieri, abolite le comuni popolari e create le zone economiche speciali. L'agricoltura privata fece crescere la produzione e il reddito delle campagne aumentò per tutti gli anni '80. Deng viaggiò molto e fu negli Stati Uniti nel '79, dove incontrò il presidente Carter. Migliorarono anche i rapporti cino-giapponesi e, nel 1984, con Margaret Thatcher fu firmato un accordo con la Gran Bretagna per la consegna di Hong Kong alla Cina nel 1997, quando sarebbe scaduto l'affitto di 99 anni dei Nuovi Territori, a sua volta la Cina si impegnò a mantenere per 50 anni a Hong Kong un'amministrazione speciale indipendente. 
  Le liberalizzazioni economiche avevano creato delle attese nelle correnti più riformiste che chiedevano maggiore democrazia nel partito. Fra questi c'era, oltre agli intellettuali e agli studenti, il vicesegretario del partito Hue Yaobang. Deng, liberale in economia, si opponeva a una liberalizzazione politica perché avrebbe portato all'instabilità sociale. Nel 1989 nell'Unione Sovietica Michail Gorbaciov aveva aperto all'Occidente con la "Perestroika" e la sua visita in Cina aveva creato entusiasmi fra gli studenti. In aprile migliaia di studenti avevano occupato piazza Tiananmen a Pechino protestando contro la corruzione e chiedendo democrazia, illudendosi che dopo la liberalizzazione del mercato si potesse aspirare alla democrazia. La morte di Hue Yaobang, licenziato da Deng, inasprì gli animi. In maggio la situazione si era fatta insostenibile e il 20 Deng impose l'introduzione della legge marziale. L'unico a opporsi nel Comitato centrale fu Zhao Ziyang, segretario generale del partito, che fino all'ultimo fu in piazza per cercare di convincere i manifestanti. Tra il 27 e il 28 l'esercito arrivò con i carri armati e spazzò la rivolta. Il governo parlò di 200 civili e alcune dozzine di militari uccisi, altre fonti da 800 a 3000 civili e altri 400 nella repressione successiva. Zhao Ziyang fu rimosso dai quadri politici e messo agli arresti; morì dopo 15 anni nel 2005, all'età di 85 anni. I fatti di piazza Tiananmen provocarono l'immediato isolamento internazionale della Cina. Deng ripartì con una seconda rivoluzione nell'industria aprendola all'economia di mercato, allo spirito di iniziativa della borghesia cinese e agli investimenti stranieri, e si circondò di una nuova generazione di tecnocrati, che avevano tutti sofferto durante la rivoluzione culturale, lanciando la Cina con il suo immenso potenziale umano nella sfida all'economia mondiale. Nel 1992 Deng si ritirò ufficialmente dalla scena politica, ma continuò a influenzare la politica fino alla sua morte avvenuta nel 1997. 
  Dopo il ritiro di Deng, la sua linea politica continuò sotto la presidenza di Jiang Zemin che aveva sostenuto la repressione del 1989 e guidò la Cina nella crescita economica tumultuosa di fine secolo. Sotto di lui, nel 1997, Hong Kong fu restituita alla Cina e seguì Macao nel 1999, furono anche riallacciati i rapporti politici con l'Occidente rimasti congelati dopo i fatti dell'89. Nel 2001 Pechino fu scelta come sede delle Olimpiadi del 2008. Nel 2003 fu eletto Presidente della Repubblica Hu Jintao, già designato da Deng come suo successore. 

  All'inizio del nuovo millennio la Cina ha raggiunto un miliardo e trecento milioni di abitanti e il suo prodotto interno lordo (PIL) ha superato quello dell'Europa. Nel dicembre del 2001 ha aderito al WTO (World Trade Organization) per il libero scambio commerciale nel mercato globale in una posizione non d'inferiorità ed è divenuto il secondo principale polo economico mondiale dopo gli Stati Uniti. 
  Tutte le città della Cina hanno avuto lo sviluppo dell'economia, anche le più lontane come Urumqi, capitale dello Xijiang, divenuta una selva di grattacieli e avvolta da una nebbia di smog nonostante i suoi mille metri di altezza. La Cina ha portato avanti anche un massiccio programma di sviluppo nelle infrastrutture di comunicazione: autostrade a ferrovie. Nel 2005 vi sono circa 1,6 milioni di km di strade asfaltate a due corsie. Dopo l'annessione del Tibet nel 1951, per assicurare il controllo del territorio, fu costruita l'autostrada per Lhasa attraverso le impervie montagne tibetane e fu estesa ai confini indiani, nepalesi e pachistani. L'antica Via della Seta è rinata come un'autostrada a quattro corsie e dovunque si vedono le antenne per i cellulari. Di recente è in costruzione una grande autostrada nella Mongolia interna che attraversa il deserto di Gobi, dove è stato scoperto il petrolio. Anche sullo sviluppo della rete ferroviaria la Cina ha compiuto un notevole sforzo nell'ultimo periodo dal 2001 al 2005 e tra l'altro sta per finire la costruzione della ferrovia del Qingzang che collegherà Pechino a Lhasa, chiamata il Treno del Cielo. Il tratto da Golmud a Lhasa è la strada ferroviaria più alta del mondo che raggiunge la quota di 5072 m superando il record di altitudine di 4800 m della ferrovia andina che collegava la Bolivia al Cile (ora non più in funzione). 

  La Cina è oggi la più grande nazione rimasta a regime comunista e, benché l'orientamento tecnocratico della sua classe politica abbia ormai accettato l'economia capitalista, essa non intende fare nessuna concessione ai principi della democrazia e dello stato di diritto. Cancellato il controllo statale dei mezzi di produzione e l'economia pianificata che assicurava in teoria a tutti lavoro e mezzi di sussistenza e assistenza, sono esplose le disuguaglianze fra città e le campagne che negli anni '80, con le prime liberalizzazioni, avevano goduto una situazione di privilegio, mentre la corruzione dei quadri locali impedisce ogni equa redistribuzione. Tuttavia lo sviluppo economico generalizzato ha scosso la società che oggi è più consapevole dei suoi diritti; reclami e proteste si levano da più parti tenuti a freno da una rigida censura estesa anche a internet e da una polizia e magistratura controllate in modo capillare dal partito che così, indirettamente, favorisce la corruzione. Adesso il sistema ha raggiunto un suo equilibrio perché l'economia prospera e la maggioranza vede nelle prospettive di lavoro e di guadagno una speranza di futuro migliore, ma nel frattempo si acuiscono gli effetti negativi delle scelte al vertice. 
  Tre sono i maggiori problemi che potranno avere effetti negativi nel prossimo futuro: l'invecchiamento della popolazione, l'inquinamento e la desertificazione del paese. 
  Il pericolo dell'esplosione demografica è stato affrontato con la legge sulla pianificazione familiare che consente, con poche eccezioni, un solo figlio a famiglia e questo ha drasticamente ridotto la natalità con la conseguenza di aumentare il rapporto maschi/femmine, essendo i primi tradizionalmente preferiti dalle coppie che ricorrono spesso ad aborti selettivi. Il lato negativo è un progressivo invecchiamento della popolazione che nei prossimi 20 anni potrà mettere in crisi l'agricoltura e il mercato del lavoro. 
  La Cina (con l'India) sta diventando il polo dell'inquinamento mondiale. L'esplosione dell'economia richiede un crescente aumento della produzione di energia e la maggior parte di questa si ottiene mediante l'uso del carbon fossile, di cui la Cina è ricca, e di combustibili fossili in genere. Oggi si stanno costruendo centrali a carbone al ritmo di una ogni settimana e questo ha reso la Cina, il maggiore emettitore di anidride carbonica nell'atmosfera accompagnato da accumulo di aerosoli che formano delle nebbie di smog fino a 3 km di altezza sulle aree di produzione. Beijing è una delle città più inquinate e questo sta destando preoccupazioni già per le Olimpiadi del 2008. 
  La penuria d'acqua è il terzo dei grandi problemi della Cina. Fin dal 1953 Mao Zedong aveva ventilato l'esigenza di trasferire acqua dal fiume Yangtze alle province più popolose e assetate del nord. Solo da poco però sono iniziati lavori per trasferire acqua potabile e per l'agricoltura nel nord fino a Beijing entro il 2008 con una serie di stazioni di pompaggio, serbatoi e dighe. L'agricoltura intensiva e l'industrializzazione hanno fatto abbassare le falde e il nord sta diventando arido. Anche il Fiume Giallo è stato abbastanza drenato e nella stagione secca si esaurisce prima di arrivare alla foce; lo Yangtze ha invece ancora un eccesso di portata che si riversa in mare e periodicamente ha provocato alluvioni a Wuhan, la più grande città della Cina centrale, nello Hubei. I progetti prevedono di derivare l'acqua del fiume Yangtze a monte e portarla con una stazione di pompaggio su un tratto del Grand Canal e poi nello Shandong. La necessità di controllare le inondazioni e di sfruttare la potenza idroelettrica potenziale dello Yangtze è stata alla base del grandioso progetto della Diga delle Tre Gole con una capacità di 22500 MW e un invaso di 193000 kmq che comporta però lo spostamento di almeno 1,4 milioni di persone dai loro insediamenti. Il progetto è stato approvato nel 1992, iniziato nel 1994 e ne è previsto il completamento nel 2009, ma è probabile un ritardo. Si tratta del più grande progetto idrogeologico del mondo, ma molti lo considerano un disastro per l'impatto sull'ambiente e sulla popolazione, ma la priorità del governo è lo sviluppo. Anche l'inquinamento dei fiumi e delle riserve d'acqua è un altro problema che richiede soluzione. Il sud della Cina possiede invece i 4/5 delle riserve idriche della nazione che provengono tutte dal Tibet e un altro progetto di più lungo termine (2050) prevede di trasferire parte di quest'acqua verso la Cina occidentale. 



IL VIAGGIO

  La documentazione del viaggio in Cina, descrizioni e fotografie, è stata raccolta in tempi diversi iniziando dal 1983 con il primo contatto nel mondo cinese a Hong Kong, allora ancora colonia inglese e porta della Cina. Il mese di agosto del 1983 è stato dedicato, oltre alla visita completa di Hong Kong, a un breve viaggio a Taiwan, la Cina separata, e a un giro turistico di tre giorni nella Cina Comunista, a Canton e Guilin, ambedue organizzati dall'Ufficio del Turismo Cinese di Hong Kong. L'anno dopo, nell'agosto 1984 sono entrato in Cina con un visto individuale rilasciato a Hong Kong, essendo ancora impossibile ottenerlo in Italia, e con un itinerario che iniziava a Shanghai e toccava Suzhou e Nanchino, quindi Pechino, Xi'an, Luoyang e infine Canton e ritorno da Hong Kong. La terza e ultima visita in Cina è stata fatta nel dicembre del 2005 in un viaggio di gruppo organizzato da Roma che ha sostato a Pechino, Xi'an, Guilin, Shanghai, Suzhou e ritorno da Shanghai, rivedendo luoghi che avevano subito in 20 anni sostanziali cambiamenti. 
  Le foto testimoniano generalmente lo stato più recente per le località visitate in due tempi diversi. Per ogni località è espressamente indicato in quali anni è stata visitata e nelle foto è indicato l'anno, quando il luogo è comune a due visite. 
  La descrizione che segue combina le esperienze di viaggio in tempi diversi negli stessi luoghi seguendo un itinerario virtuale che parte dalla capitale Pechino, si sposta nel nord-est a Shanghai, visita Suzhou e Nanchino, quindi si sposta al centro per visitare le antiche capitali di Xi'an e Luoyang e infine al sud con le ultime tappe di Guilin e Canton. A completamento, si dedicano gli ultimi due capitoli alla Hong Kong del 1983, ancora colonia inglese, e all'isola di Taiwan, la Cina ribelle, non più odiata, ma ricca di comuni tesori e tradizioni.



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