India - L'India e la sua civiltà




LE ORIGINI

 La civiltà e la cultura indiana hanno avuto origini nel III millennio a.C. con le comunità insediatesi nella valle dell'Indo e quelle delle regioni meridionali della penisola indiana, poi integratesi con popoli di diversa cultura migrati da paesi esterni. Per la sua posizione al centro dell'Asia, ha subito invasioni e influenze dalla Cina e dall'Europa. La penisola indiana ha, a nord, una barriera naturale di montagne costituita dalla grande catena himalaiana e, a sud, due grandi vallate alluvionali, quella dell'Indo a ovest e quella del Gange a est, aree agricole fertili, dove si sono sviluppati i primi nuclei della civiltà indiana e dove, specialmente da ovest, era aperta la strada alle migrazioni esterne. A sud si stende la grande penisola indiana con una catena di aspre montagne lungo la costa ovest e al centro un vasto altipiano chiamato Deccan che scende sulla costa est ricca di approdi favorevoli che hanno facilitato i contatti dal mare. Le più antiche popolazioni dell'India, contemporanee delle civiltà mesopotamiche dell'ovest, erano forse di lingua dravidica, ancora usata in India, e di famiglia, australoide, quella delle popolazioni indigene sparse nel sud-est dell'Asia e in Australia, i cui membri più puri si trovano ancora nelle zone centrali del Deccan e del sud della penisola. Gli abitanti del nord, sulla catena himalaiana, erano invece di razza e lingua tibetana, cinese e mongolica. La valle dell'Indo, nell'odierno Pakistan, è stata una delle prime regioni a conoscere l'urbanizzazione, poche centinaia di anni dopo lo sviluppo delle prime città della Mesopotamia, ma mentre le civiltà dell'Egitto, Mesopotamia e del Fiume Giallo in Cina durarono per millenni e trasferirono la propria alle culture che seguirono, la civiltà dell'Indo durò meno di un millennio. Iniziata nel 2500 a.C., cominciò a decadere nel 1700 e sparì con le migrazioni degli Arii. La civiltà dell'Indo ha affascinato gli archeologi che hanno scavato i siti di Harappa e Mohenjo-Daro e vi hanno trovato complessi sistemi di fognature e un gran numero di pozzi ma senza architetture monumentali di palazzi e templi, proprie della presenza di classi dominanti. Tra i manufatti si sono trovati vasi, sigilli e tavolette con un complesso sistema di simboli religiosi-politici che unificavano una società composita e multilingue, ma è controverso se questi simboli costituissero una scrittura e se questi popoli parlassero una lingua dravidica. Anche le tombe sono modeste e non c'è indicazione di un'organizzazione militare, ma si conoscevano il rame e il bronzo e si usavano coltelli, lance e punte di frecce. La civiltà di Harappa era urbana, mercantile e pacifica, e commerciava con la Mesopotamia, il sud dell'India, l'Afghanistan e la Persia. Le città erano sparse e non c'è prova di un governo centrale unificante. In agricoltura furono i primi a coltivare il cotone e per primi hanno prodotto stoffe. Gli archeologi dubitano che siano stati gli invasori Arii a distruggere la civiltà dell'Indo; questa si era ormai dispersa per fattori interni, forse a seguito di distruttive inondazioni dell'Indo. Ad ogni modo gli Arii, popolazioni nomadi euro-asiatiche originarie delle regioni steppose del Caspio, attraversando la Persia portarono armi di ferro ed erano dei conquistatori con una religione che rifletteva la loro natura guerriera, avevano divinità della tempesta e del cielo, guidati da un capo militare, o raja. Per questo si credevano superiori ai popoli soggiogati della valle dell'Indo di pelle più scura e la radice indo-europea del loro nome, "ar", significava nobile e quindi superiore; da qui le basi di un sistema sociale di caste stratificato. Gli Arii, penetrati dal nord-ovest, occuparono prima la valle dell'Indo, ma poi si concentrarono a est nella valle del Gange, dove le inondazioni erano meno pericolose. Gli Arii crearono la cultura dei Veda senza fondare città o uno stato, ma divisi in unità tribali, o jana, che si sparsero nel nord dell'India e nel Deccan dividendosi il territorio, dove formarono delle nazioni, o janapada. I territori in cui è divisa oggi l'India moderna, con culture e linguaggi separati, risalgono tutte agli janapada dell'India vedica. Dal 1700 al 1000 a.C. è il periodo Rig-vedico che trae il nome dal poema religioso del Rig Veda, la prima fonte della religione indo-europea con caratteristiche comuni a quella persiana sua contemporanea. I Rig Veda sono una collezione di oltre 1000 inni, che contengono la mitologia delle divinità hindu e dei riti, e furono composti fra il 1500 e il 900 a.C.. Per molte generazioni furono trasmesse per tradizione orale, poi furono scritte in vedico, una forma primitiva di sanscrito e, nel 300 a.C., nel sanscrito attuale. La teologia dei Veda fu poi sviluppata nelle Upanishads (dall'800 al 400 a.C.) che divennero la base dell'hinduismo. Nel periodo Rig-vedico c'erano solo due classi sociali: i nobili e le persone comuni cui si aggiunse la classe dei Dasas, o persone dalla pelle scura, formata dai popoli conquistati. Dopo il 1000 si formarono quattro rigide caste. In vetta stavano i preti, o Bramini, poi venivano i guerrieri (nobili), detti Kshatriya, poi i mercanti e artigiani (Vaishya) e infine i servi (Shudra). Questo sistema di caste, legittimato dalla religione, divenne inflessibile e non conobbe mobilità sociale. I Bramini dominarono tutti gli aspetti della vita sociale e iniziò l'era della grande letteratura eroica con i poemi epici del Mahabharata e del Ramayana. Il primo racconta in 110000 strofe (sette volte più grande dell'Iliade e dell'Odissea insieme) la grande lotta fra i Bharata, mitici regni hindu; il secondo, in 24000 strofe, il mito del dio Rama. I due poemi sono stati trascritti fra il 500 e il 200 a.C. e si trattava di miti e leggende vecchie di 5000 anni tramandate oralmente. Alla poesia lirica si aggiunse una cultura musicale di canzoni, danze e rappresentazioni visive. Entro il 200 a.C. si può affermare che la cultura indiana si era ormai formata e aveva un carattere rituale e meditativo-filosofico. Le divinità primitive degli Arii, cantati negli inni vedici, hanno molto in comune con quelli dei paesi indo-europei, dell'Iran e della Grecia. Varuna è il cielo che tutto contiene e richiama il dio greco Urano, Agni è il fuoco (radice latina ignis) che mette in contatto gli uomini con gli dei attraverso i sacrifici e protegge la famiglia; poi c'è Indra il dio guerriero che usa la folgore ed è simile a Zeus, Indra è anche il dio che regola la pioggia e i fenomeni atmosferici. I bramini svilupparono la religione vedica durante il primo millennio a.C. imponendo a ciascun uomo di adempiere il proprio destino (dharma) stabilito dalla classe di appartenenza e dall'ordine cosmico. Meriti e demeriti costituiscono il karma che determina il destino dei cicli di rinascita fino al raggiungimento della perfezione, quando l'individuo è riassorbito nel Brahman, il principio unico della creazione. Le divinità vediche finirono poi con il perdere d'importanza e si affermò la triade di Brahma, Vishnu e Shiva (Creatore, Conservatore e Distruttore-Rinnovatore). Il pantheon si arricchì con le incarnazioni (avatara) di Vishnu, fra cui Rama e Krishna, e innumerevoli altre divinità minori legate ai miti dei poemi epici Mahabharata e Ramayana e rappresentativi degli infiniti aspetti della divinità unica secondo la visione personale di ciascun credente. La religione induista fu la matrice su cui si formò l'identità culturale dell'India che si è conservata nei secoli resistendo anche all'impatto con la religione dei conquistatori musulmani. Nel VI secolo a.C. nacquero due nuove religioni rivali dell'Hinduismo: Buddhismo e Jainismo. Si tratta di due movimenti di carattere filosofico, che si svilupparono come reazione al ritualismo imposto dalla classe bramina nel periodo vedico, e nacquero e si diffusero nella classe dei ksatriya rigettando le rigide distinzioni di classe e poi si diffusero anche fra i membri della casta vaishya (commercianti e artigiani) che andavano acquistando peso con lo sviluppo economico. Gautama Siddharta, detto poi Buddha (l'Illuminato), nacque nel 563 a.C. circa, ai confini del Nepal, India nord-orientale, ed era principe in un territorio dravidico non conquistato dagli Arii. Impressionato dalla sofferenza della condizione umana, si dedicò prima all'ascetismo, quindi alla meditazione cercando la strada per sfuggire alla schiavitù del dolore. Raggiunta l'Illuminazione, iniziò la predicazione delle 4 verità e delle 8 pratiche per raggiungere il nirvana e quindi la fine dei cicli di rinascita. Non ci sono da seguire rituali e sacrifici e la strada è aperta a tutti. Dopo la sua morte, i suoi sermoni furono prima tramandati oralmente e poi scritti in un Canone in pali, lingua affine al sanscrito che fu usata nei primi testi buddhisti ed è ancora adoperata come lingua liturgica. Sorsero poi molte dispute sulle interpretazioni da dare agli insegnamenti del Buddha e da qui derivarono tre scuole principali. L'Hinayana (Piccolo veicolo) o Theravada (degli anziani), che è la scuola più vicina al rigore e alla semplicità originale e oggi è diffuso nello Sri Lanka, Birmania e Tailandia. Il Mahayana (Grande veicolo) introdusse delle creature superiori, i Bodhisatva, che aiutano gli uomini a raggiungere il nirvana ed è oggi diffuso in Giappone, Corea e Cina. L'ultimo è il Vajrayana (veicolo del diamante), sviluppatosi più tardi fra il VI e X secolo d.C., che si è affermato nel Tibet. Lo Jainismo, quasi contemporaneo del Buddhismo, fu predicato da Vardhamana nato nel 540 a.C. e soprannominato Jina (il vincitore) o Mahavira (il grande eroe) con significato etico. Il suo insegnamento prescrive un rigido ascetismo e la pratica dello yoga. L'universo è considerato eterno, non creato e ciclico. Il precetto di non violenza va applicato nei riguardi di tutti gli esseri viventi, compresi gli insetti. La reazione buddhista e jainista all'hinduismo dei bramini ha rafforzato nella formazione culturale indiana atteggiamenti eterodossi e di tolleranza, arrivando anche allo scetticismo e agnosticismo religioso, atteggiamenti che peraltro si ritrovano anche nella millenaria tradizione letteraria dei Veda. Un'altra antica comunità religiosa è quella dei Parsi che si rifà allo zoroastrismo predicato in Persia ed è contemporaneo del buddhismo con cui ha molti punti in comune. Al tempo della conquista musulmana del VII-VIII secolo i Parsi furono perseguitati in Persia ed emigrarono in India stanziandosi in prevalenza nel Gujarat. La comunità è molto limitata, ma oggi è fra le più ricche dell'India. I Parsi credono nella lotta fra i due principi del Bene e del Male, rispettano gli animali e si rifiutano di seppellire o bruciare i morti per non sporcare i tre elementi sacri della terra, dell'acqua e del fuoco, di conseguenza li espongono per decomporsi su torri aperte e poi depongono le ossa dentro tombe in muratura o scavate nella roccia. I REGNI INDIANI La dissoluzione degli Harappa aveva interrotto i traffici con la Mesopotamia che ripresero con gli Arii solo intorno al 700 a.C. e presto si svilupparono in modo sempre più dinamico. Nel 331 iniziò la fulminea conquista dell'oriente da parte di Alessandro di Macedonia che, dopo la Persia e la Battriana, arrivò sulle rive dell'Indo. I Greci pensavano di arrivare alla fine del mondo sulle rive del grande oceano, ma furono atterriti dai grandi spazi di là dall'Indo e dai numerosi popoli sconosciuti che li abitavano, e nel 327 indussero Alessandro a ritirarsi. Il tentativo d'invasione dei Greci diede lo spunto al primo grande condottiero della storia indiana, Chandragupta Maurya, che regnò dal 321 al 297 a.C. dalla capitale Patna nel Bihar, per unificare il regno del nord dell'India iniziando dal bacino del Gange e spingendosi a occidente. Conquistò l'intera valle dell'Indo e le regioni montagnose del nord-ovest, fra cui il Gandhara, sconfiggendo i seleuciti, successori di Alessandro. Il figlio di Chandragupta estese le conquiste verso il Deccan occupando un terzo della penisola indiana e poi il Bangladesh a nord-est. Nel 272 a.C. salì al trono Ashoka, il primo re di cui si conosce abbastanza perché con lui cominciò a essere usata la scrittura per tramandare gli editti e gli avvenimenti del regno. Ashoka iniziò un'aggressiva campagna di conquista delle regioni dravidiche del sud e di quelle del nord. Le crudeltà della guerra e della conquista ebbero però un forte impatto sull'animo di Ashoka che, reagendo anche agli abusi di potere dei bramini, vide nel movimento buddhista una forma religiosa capace di portare la concordia fra gli uomini. Ashoka divenne vegetariano, rinunziò alla guerra e cercò di costruire uno stato basato sui principi del buddhismo, compatibilmente con le esigenze del potere. L'influenza di Ashoka sulla cultura indiana fu profonda e con lui si diffusero la tolleranza religiosa, il rispetto della vita di tutti gli esseri viventi e le abitudini vegetariane, tutti ideali buddhisti. Sotto il suo regno, il Buddhismo si diffuse fuori dai confini dell'India, in Birmania, Sri Lanka, Tibet e Nepal e da qui in Cina, in Corea e in Giappone. Verso occidente si diffuse anche in Persia, Mesopotamia, Siria e Israele, ma con meno successo. La scrittura ebbe un forte incremento con la diffusione dei testi sacri del Buddhismo che favorì nel suo radicamento fuori dall'India mentre in India, con il ritorno dell'influenza dei bramini nel IV secolo d.C. e poi con l'affermarsi dell'Islam, il Buddhismo sparì come religione organizzata. Ashoka fu l'ultimo dei grandi re della dinastia Maurya. Morì nel 232 a.C., i suoi successori furono meno capaci e l'ultimo della dinastia fu assassinato nel 184 a.C.. Finita la dinastia Maurya, l'India si divise, il Deccan ritornò alle dinastie locali di origine dravidica; nel Kalinga (Orissa), conquistato da Ashoka, s'impose la dinastia dei Chedi e l'estremo sud fu dominato dai Chola. Il nord rimase più a lungo diviso e, nel 48 d.C., da occidente penetrarono i Kushan, una tribù nomade di origine cinese, che si espansero nel nord dell'India fino ai territori orientali. La dinastia Kushan raggiunse il suo apice nel II secolo, commerciò con l'impero romano e riportò in apice il buddhismo. Nel 220 morì l'ultimo dei Kushan e ritornò un periodo di decadenza e di lotte fra potentati. Nel 320, con un matrimonio politico fra i clan più potenti, iniziò la dinastia Gupta con l'incoronazione di Chandragupta I che riportò la capitale a Patna e governò seguendo i principi di Ashoka. La dinastia continuò con il figlio e poi il nipote Chandragupta II (376-415) che estese il regno fino al Deccan occidentale e sotto di lui iniziò l'età più creativa della cultura indiana. Del periodo Gupta sono i dipinti e le sculture delle grotte di Ajanta considerati fra i migliori lavori dell'arte indiana. Nel 455 dal nord-ovest arrivarono gli Hung-nu, le tribù unne che si erano spinte anche in Europa; sono prima arginate, ma nel 500, quando finisce la dinastia Gupta, si spingeranno fino alla valle del Gange, ma saranno infine respinti o assorbiti. L'India rimase divisa in piccoli potentati. La dinastia rajaputa dei Chandella al centro-nord costruì i templi di Khajuraho e nell'estremo sud-est si dividevano il potere i Pandya, i Chola e i Pallava.

LE DINASTIE MUSULMANE

Dal 712, a nord-ovest dell'India si andava consolidando la presenza islamica dei turchi-afgani che finì con il dominare l'Afghanistan e si spinse fino alla città di Lahore, oggi nel Pakistan. Nel 1192 le truppe del sultano di Ghur sconfissero a Tarain l'alleanza dei clan rajput indiani e si spinsero fino a Delhi, capitale dei rajput, e fino alla valle del Gange. Le province indiane furono affidate al condottiero schiavo Qutb-ud-Din e a Delhi iniziò la dinastia degli Schiavi Turchi. Seguirono altre dinastie: quella dei Khalji, che iniziarono una campagna di espansione arrivando fino all'estremo sud dell'India, e nel 1320 la dinastia dei Tughlug durante la quale i Mongoli di Tamerlano (Timur-i-lang o Timur lo zoppo) saccheggiarono Delhi nel 1398 massacrando 100000 abitanti. Seguì un periodo di anarchia fino al 1414, poi s'insediarono a Delhi la dinastia Sayyd e, nel 1451, la dinastia dei Lodi. Sotto Sikandar Lodi (1489-1517) il sultanato si estese dal Panjab al Bengala e il mecenatismo fece fiorire l'arte e la cultura. Delhi, dalla prima capitale della dinastia rajput al periodo dei sultanati, aveva visto la fondazione di cinque città, ma nel 1504 i Lodi spostarono la capitale ad Agra e fu riorganizzata l'amministrazione mettendo le basi del futuro assetto dell'impero moghul. Durante la dinastia Lodi si diffuse nel Panjab una nuova religione che voleva conciliare hinduismo e islamismo in una forma di sincretismo. Il fondatore fu Nanak e i suoi seguaci furono detti Sikh (discepoli), rifiutavano la divisione in caste, ogni formalismo e fanatismo e la rappresentazione della divinità. Perseguitati più tardi dai moghul, si organizzarono militarmente e formarono una comunità omogenea con una sola lingua e uno stile di vita proprio. Dopo la morte di Sikandar, il potere s'indebolì e crollò con l'arrivo di Babur, discendente da Tamerlano per parte di padre e da Gengis Khan per parte di madre. Babur nel 1526 conquistò Delhi e fondò la dinastia moghul (mongola, pronuncia: mughal) che rimarrà al potere per tre secoli e mezzo, dall'inizio del 1500 a metà del 1800. Agli inizi la nuova dinastia subì l'influenza afgana e iraniana con diversi rovesciamenti di potere, e di questo periodo è la sesta capitale Delhi poi, nel 1556, salì al trono Akbar all'età di 13 anni e in breve consolidò la sua autorità e ingrandì i confini del regno, dal Bengala all'India centrale, ponendo la sua capitale ad Agra. Il regno di Akbar, il cui nome significa Grande, fu l'epoca d'oro dell'impero; nella sua corte promosse il dialogo fra tutte le religioni: musulmana, cristiana, ebraica, jainista e parsi. Fu un periodo di pace e di tolleranza. Nel 1569 successe il figlio Jahangir, intenditore d'arte, ma si interessò poco del governo; seguì il figlio Shah Jahan nel 1592, che estese l'impero fino al Deccan ed è rimasto famoso per il mausoleo Taj Mahal costruito per la moglie morta di parto. Nel 1639 riportò la capitale a Delhi e costruì la settima città con il Forte Rosso e un'imponente moschea. Ammalatosi, fu esautorato dal figlio Aurangzeb che prevalse sui suoi fratelli in una feroce lotta per la successione. Aurangzeb fu un abile condottiero e iniziò una serie di sanguinose campagne di conquista che portarono l'impero alla sua massima estensione, ma con lui cessò la tolleranza religiosa e la fioritura delle arti. Alla sua morte lo stato era dissanguato dalle spese di guerra e i suoi successori si dimostrarono incapaci. Le popolazioni Maratha del Deccan occidentale si ribellarono e arrivarono alle porte di Delhi, ma il colpo di grazia all'impero moghul fu dato dallo Shah di Persia Nadir che nel 1739 assediò Delhi, la prese e la saccheggiò facendo 30000 vittime e, quando si ritirò, portò a Teheran il Trono del Pavone che era il simbolo del potere moghul e i tesori del bottino caricarono una carovana di 10000 cammelli, elefanti e cavalli. Il potere moghul si disgregò; nel nord si formò una confederazione di principati ereditari hindu, sotto la guida dei maharaja (i grandi re), e di regioni musulmane sotto i navab (governatori) in un mosaico di stati in equilibrio precario fra alleanze e conflitti su cui avranno buon gioco le potenze europee che già avevano creato in India le loro basi commerciali. Nel 1498 il portoghese Vasco de Gama fu il primo a toccare le coste occidentali dell'India nel porto di Calicut (Kerala). Nel 1510, i Portoghesi fondarono Goa più a nord che divenne la loro base principale. Nella costa est, a sud di Madras (ora Chennai), si formarono fondaci portoghesi poi olandesi, inglesi e francesi (Pondichery), ma l'insediamento chiave fu quello degli Inglesi della East India Company che nel 1690 ottennero l'enclave di Calcutta. L'enclave divenne presto ricca e fiorente, ma fu attaccata da un navab del Bengala che espugnò il forte Williams massacrando gli inglesi. L'anno dopo (1757) le forze inglesi, provenienti da Madras, sbaragliarono quelle del navab nella battaglia di Plassey che segnò l'affermazione del potere della Compagnia sul fragile equilibrio dei potentati locali pronti ad appoggiare la nuova potenza per imporsi sui loro rivali. In concomitanza con la Guerra dei Sette Anni in Europa del 1756-63, gli Inglesi affrontarono in India i Francesi che controllavano gran parte delle regioni meridionali e, con la pace di Parigi (1763), lasciarono ai Francesi solo 5 stabilimenti con l'obbligo di non fortificarli. Intanto la Compagnia si era trasformata da commerciale in coloniale con una politica d'interventi diretti nei conflitti interni dei principati indiani facendosi delegare poteri dall'imperatore come quello di esazione delle tasse sui titoli di proprietà della terra e di reclutare forze militari. Nel sud sottomisero i raja del Mysore in quattro campagne durate più di 30 anni fino al 1799, neutralizzando le ultime interferenze francesi. Nel 1803 gli Inglesi installarono a Delhi un loro Residente presso l'Imperatore. Seguirono le guerre contro la confederazione hindu dei Maratha del Deccan, dal 1803 al 1818 e il controllo sul Rajastan nel nord-ovest e dei Sikh. L'influenza del Residente inglese sulla politica e l'amministrazione dell'impero si rafforzò sempre più; i quadri burocratici furono educati in Inghilterra, s'iniziò la costruzione di una moderna rete ferroviaria e telegrafica. La Compagnia delle Indie Orientali controllava ormai tutto il commercio e l'economia dell'India. Lo sfruttamento fu centrato sull'esportazione del cotone indiano acquistato con le tasse imposte alle popolazioni e imponendo i manufatti inglesi sul mercato locale. L'economia contadina fu rivoluzionata; l'imposizione delle tasse fondiarie, da pagare in denaro senza dilazione, portò all'indebitamento la maggioranza dei piccoli contadini, abituati al baratto, e quindi a subire la confisca della terra che finiva nelle mani di speculatori. I contadini abbandonarono la terra e l'agricoltura ebbe un tracollo. Vi furono carestie e rivolte, ma i navab e le truppe inglesi tennero in pugno la situazione. Il malcontento si diffuse fra le truppe indigene (sepoy) inquadrate nella Compagnia e nel 1857 scoppiò la rivolta dell'armata del Bengala. La scintilla, si disse, fu la voce circolata fra le truppe che le nuove cartucce in dotazione fossero unte con grasso di vacca e di porco, come insulto ai sentimenti religiosi di hindu e musulmani. Delhi fu occupata dagli insorti, il vecchio imperatore diede il suo avallo alla rivolta, ma l'insurrezione si estese poco negli altri stati dell'India e gli Inglesi ebbero il sopravvento entro un anno. L'imperatore, compromesso, fu dichiarato decaduto e mandato in esilio, il governo inglese sciolse la Compagnia delle Indie Orientali e il potere passò alla corona britannica impersonata dalla regina Vittoria che divenne imperatrice delle Indie. L'India fu governata da un Viceré con sede a Calcutta e iniziò il British Raj, il dominio coloniale.

LA NASCITA DELLA NAZIONE INDIANA

Alla vecchia India cancellata ai vertici dalla politica e dalle armi, a fine 1800 si andò sostituendo l'India di una classe media più moderna, educata in Inghilterra, che cominciò ad acquistare coscienza di sé rimanendo però sempre radicata alla sua antica identità culturale. Il processo fu rapido anche per merito di alcune personalità autorevoli come lo scrittore Rabindranath Tagore (Nobel per la letteratura nel 1915) e il filosofo Aurobindo, ambedue di Calcutta, insieme con alcune intraprendenti famiglie come quelle dei Tata e dei Birla che misero le basi di veri imperi industriali privati. Si creò una coscienza civile e politica e fu il rinascimento dell'India. Nel 1885 a Bombay (ora Mumbai) fu fondato L'Indian National Congress che cominciò con il chiedere riforme, riduzione delle tasse e accesso alle cariche direttive nell'Amministrazione. I risultati furono scarsi e ben presto il Congresso si divise nelle due fazioni, la moderata e la radicale. Nel 1914, l'India fu coinvolta nella Prima Guerra Mondiale con un pesante impegno di truppe sui fronti europei e di spese di guerra e si ebbero più di 100000 morti. Gli Inglesi promisero un inizio di autogoverno, ma i metodi autoritari fecero crescere la protesta. Nel 1915, nella scena politica comparve Gandhi, un avvocato formatosi a Londra che, tornato dal Sudafrica, dove aveva difeso operai e contadini della colonia indiana, aderì al movimento dell'Hind Swaray (Autonomia Indiana) del quale divenne presto il leader indiscusso. Gandhi fu il padre della nazione indiana e fu chiamato Mahatma, la Grande Anima, impersonò lo spirito più autentico dell'hinduismo improntato alla tolleranza e alla non violenza, ma unito ai principi democratici d'ispirazione europea. Il suo fu un metodo originale di lotta: il boicottaggio pacifico e non violento che si affermi con la forza morale delle idee. Dopo il massacro di scioperanti da parte dell'esercito, il 13 aprile 1919 ad Amritsar, con 379 morti e più di 2000 feriti, decise questa strategia nel suo eremo (ashram) di Ahmadabad e iniziò la sua opera di propaganda capillare. Voleva interrompere la dipendenza dall'Inghilterra per i manufatti di cotone e promosse una campagna per la filatura e la tessitura del cotone per far risorgere l'artigianato. Dopo l'Indipendenza, a ricordo di ciò, sulla bandiera nazionale indiana sarà riprodotta la ruota per la filatura (charka). Nel 1930, con un'azione clamorosa boicottò il monopolio del sale imposto dagli Inglesi con la Marcia del Sale di Dandy. Da Ahmadabad Gandhi iniziò una marcia di 200 miglia per raggiungere il mare presso Dandy, a nord di Bombay, e, davanti a un'enorme folla che si era unita a lui, raccolse un pugno di sale facendo evaporare un po' di acqua marina. L'azione ebbe risonanza mondiale e Gandhi fu arrestato, ma poi liberato. Fu infine convocato a Londra per discutere su una nuova costituzione da dare all'India, ma le trattative fallirono. Cominciarono ad acuirsi i contrasti con la Lega Musulmana e il suo capo Alì Jinnah che non accettavano una nazione indiana unita, dove i musulmani sarebbero stati una minoranza. La Seconda Guerra Mondiale interruppe ogni trattativa, ma nel frattempo le posizioni si radicalizzarono. Nel 1947, finita la guerra e ormai decisa l'indipendenza dell'India, Lord Mountbatten ebbe l'incarico di provvedere al passaggio dei poteri, ma costatò che la spartizione dell'India era ormai inevitabile e fu creato lo stato indipendente del Pakistan (la Terra dei Puri) diviso però in due parti, la più grande a occidente e la più piccola (Pakistan Orientale) sul delta del Gange, a 1700 km di distanza. Il 15 agosto fu la data dell'Indipendenza, ma segnò un momento tragico. Una marea di 15 milioni di persone attraversò le nuove frontiere nei due sensi, fuggendo dall'India e dal Pakistan, fra episodi di violenza inaudita, con un bagno di sangue che costò più di mezzo milione di morti. La situazione era sfuggita di mano a tutti e il 30 gennaio 1948 Gandhi, che aveva cercato invano di pacificare gli animi, fu vittima di un giovane bramino fanatico. Il governo della nuova India era ormai nelle mani del Partito del Congresso guidato da Jawaharlal Nehru che aveva lottato con Gandhi fin dagli inizi e proveniva da una ricca famiglia bramina del Kashmir. L'India si schierò con i paesi non allineati e l'economia fu diretta dallo stato con piani quinquennali sulla produzione agricola e industriale. Nel 1962, in una guerra di confine con la Cina, l'India dovette ritirarsi. Nel 1964 morì Nehru e gli successe Shastri che dovette affrontare il primo conflitto con il Pakistan, provocato dalla questione non risolta del Kashmir. Questa regione era a maggioranza musulmana, ma all'atto della divisione, il Maharaja hindu aveva scelto l'India e questo aveva lasciato una situazione esplosiva. La guerra andò a favore degli Indiani che vinsero e avanzarono su Lahore finché la pace fu imposta dall'ONU. Morto anche Shastri nel 1966, salì al potere la figlia di Nehru, Indira Gandhi, che non aveva però nessuna parentela con il Mahatma. Indira iniziò una politica di riforme abolendo i privilegi dei Maharaja e promuovendo l'alfabetizzazione e il controllo delle nascite. Nel 1971 la rivolta nel Pakistan Orientale del movimento indipendentista contro il governo centrale e i massicci esodi verso l'India, diedero il pretesto per un attacco al Pakistan Orientale che capitolò e si formò lo stato indipendente del Bangladesh. Nel 1975 Indira, di fronte alla crisi economica e agli scioperi, sospese i diritti costituzionali, ma alle elezioni del 1977 fu sconfitta dal partito dell'opposizione. Due anni dopo però l'opposizione si sfaldò e Indira fu di nuovo eletta nel 1980. La situazione interna era sempre esplosiva; nel 1984 un gruppo di Sikh fanatici occupò il tempio d'Oro di Amritsar chiedendo uno stato indipendente e Indira mandò l'esercito che massacrò gli insorti. Pochi mesi dopo Indira fu assassinata da due guardie del corpo Sikh. Il Congresso designò Rajiv Gandhi, figlio di Indira, ma il suo governo era debole, i disordini e le accuse di corruzione lo portarono alla sconfitta nelle elezioni del 1989 e salirono al potere i fondamentalisti hindu del partito BJP (Bharatiya Janata Party) che però non durarono e si arrivò alle elezioni anticipate del 1991. Durante la campagna elettorale nel Tamil Nadu, sud-est dell'India, Rajiv Gandhi fu assassinato da estremisti tamil. Il Partito del Congresso vinse ancora le elezioni e durò per tutti i 5 anni, ma s'inasprirono i conflitti religiosi fra fanatici hindu e musulmani. Scoppiò il caso della moschea di Ayodhya, nell'Uttar Pradesh fra il Gange e il confine con il Nepal. La moschea era stata costruita al tempo del primo re Moghul Babur nel 1528, ma gli attivisti del BJP ritenevano si trovasse sul luogo della nascita del dio Rama. Nel 1992 una folla fanatica rase al suolo la moschea e negli scontri con i musulmani si ebbero circa 2000 morti. La magistratura per risolvere la contesa ordinò un'indagine archeologica che trovò resti di costruzioni hindu del X secolo sotto la moschea e dopo di ciò tutti i governi hanno temporeggiato perché nessuna delle parti era disposta a cedere. Nelle elezioni del 1998 tornò al governo il partito BJP che nella primavera del 1998 autorizzò 5 test nucleari nel deserto del Rajastan facendo entrare l'India fra le potenze nucleari. Per reazione anche il Pakistan, nel giugno dello stesso anno eseguì 6 test nucleari arroventando i rapporti internazionali. L'India fu sottoposta a sanzioni economiche e aumentò la tensione con il Pakistan dopo un attacco terroristico al Parlamento indiano e le violenze religiose dei fondamentalisti indiani contro i musulmani. Le elezioni del maggio 2004 hanno riportato al potere il Partito del Congresso che ha proposto come premier Sonia Gandhi, la moglie italiana di Rajiv Gandhi, divenuta presidente del partito, ma la violenta opposizione di gran parte della classe politica, perché straniera, la indusse a rinunziare e designare in sua vece Manmohan Singh, un professore di economia, già ministro in un precedente governo. Con il nuovo governo sono ora in netto miglioramento i rapporti internazionali con gli USA e i vicini, compresi Pakistan e Cina.

L'INDIA OGGI

   L'India è oggi la più grande democrazia del continente asiatico e la più popolosa nel mondo con una forma di governo federale e un sistema parlamentare di tipo inglese. La Repubblica indiana nasce il 26 gennaio 1950, data della promulgazione della sua Costituzione. Il territorio è diviso in 25 Stati e 7 Territori amministrati direttamente dal governo centrale. 


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  Il Parlamento è diviso in due Camere: l'Assemblea del Popolo, i cui membri sono eletti a suffragio universale, e l'Assemblea degli Stati, i cui membri sono eletti dai singoli Stati. Il Presidente della Repubblica è eletto ogni 5 anni dalle Camere riunite ed ha funzioni rappresentative. Il Primo Ministro è il leader del partito che ha ottenuto la maggioranza ed è nominato dal Presidente della Repubblica.
  La forma democratica ha facilmente attecchito in India ed ha dimostrato di avere salde radici perché fondata su una millenaria cultura della società indiana di tolleranza delle idee e di discussione pubblica. A differenza di quanto successo in altri paesi asiatici e dell'Africa dopo la fine del colonialismo, la nuova India non ha sofferto complessi d'inferiorità e di vittimismo e in India è stata piena l'accettazione dei governi eletti da parte di tutti i partiti politici e anche da parte delle forze armate che non hanno mai interferito nella politica. La Costituzione indiana ha avuto inoltre una formulazione laica mettendo in primo piano la neutralità dello stato nei riguardi delle diverse religioni. Le tragiche conseguenze della partizione sono state assorbite e l'India ha il 14% di popolazione musulmana che ha optato di rimanere in India (gli hinduisti sono l'80%), e in termini numerici rappresenta la terza popolazione musulmana nel mondo dopo Indonesia e Pakistan, solo di poco inferiore a quella del Pakistan. L'India democratica e aconfessionale è oggi come un laboratorio che si confronta con tutti gli altri regimi illiberali del continente asiatico e, nel tempo, il suo successo potrebbe avere un effetto trainante anche se difficilmente esportabile in paesi con radici storiche e culturali troppo diverse.
  In India non sono mancati le crisi e i momenti difficili. Indira Gandhi nel 1975 ha sospeso i diritti costituzionali di fronte a un'emergenza, ma la reazione dell'elettorato in quell'occasione è stata molto negativa e Indira fu sconfitta alle elezioni del 1977. L'opposizione al partito del Congresso si è andata rafforzando nel tempo e il partito BJP (Bharatyia Janata Party) è andato al governo due volte fra il 1998 e il 2004. Il BJP è l'espressione del movimento Hindutva (Qualità dell'hinduismo), una formazione hindu militante relativamente piccola e localmente forte nello stato del Maharashtra, che afferma l'identità dell'hinduismo religioso. Le vittorie elettorali del BJP, tuttavia, sono state possibili solo con la formazione di un'alleanza con altri partiti di opposizione, in maggioranza laici.
  Nel 2004 la popolazione dell'India è valutata a 1,1 miliardi su una superficie di 3,27 milioni di kmq; era di 600 milioni nel 1974 ed è diventata ora circa il 18% della popolazione mondiale, seconda solo alla Cina. Il 70% degli abitanti vive in 570000 villaggi con un'economia ancora agricola e il resto in più di 200 città piccole e grandi. La società indiana soffre dei forti dislivelli economici, propri dei paesi in via di sviluppo e si distingue per la sua composizione etnica e linguistica eterogenea e per la sua struttura sociale ancora influenzata dalla divisione in caste. La popolazione appartiene a due maggiori famiglie linguistiche, la indo-ariana per il 74% e la dravidica per il 24% e vi sono due linguaggi nativi: il sanscrito e il tamil. Si possono riconoscere però circa 130 etnie e lingue diverse, ma non c'è unità culturale su questa base e l'appartenenza a una casta è un legame maggiore della razza e della lingua. Oggi vi sono 18 linguaggi riconosciuti, fra cui L'Hindi, divenuta lingua nazionale, e l'Inglese. Le leggi hanno vietato ogni discriminazione di casta, particolarmente quella degli "intoccabili" (dalit) che sono circa 140 milioni, e nella pubblica amministrazione è applicato seriamente il criterio di riservare una percentuale di assunzioni alle caste inferiori, ma la società rimane sempre condizionata da esse che fanno parte della sua cultura religiosa. L'hinduismo è l'unica grande religione mondiale ad affermare che gli uomini non nascono uguali e non possono avere gli stessi diritti.
  Al momento dell'Indipendenza il nuovo governo si è trovato a combattere la povertà, l'ignoranza, le malattie e le diseguaglianze sociali e dopo quasi 60 anni la strada è ancora lunga. Nell'istruzione si è ancora lontani dall'alfabetizzazione universale: i maschi sono al 75% e le donne al 50%. La speranza di vita alla nascita è passata da 30 a 64 anni con tassi di mortalità molto diversi fra stati, classi sociali e fra città e campagna, dove l'assistenza medica rimane insufficiente. Le carestie che devastavano le popolazioni, fra cui l'ultima del 1942 nel Bengala che costò 3 milioni di morti, dopo l'indipendenza sono state debellate con politiche protettive economiche e con l'ammasso di scorte straordinarie, ma nel paese è diffusa la fame endemica e la denutrizione fra i bambini e le donne e un indiano su tre vive con meno di un dollaro il giorno. La spinta democratica e i movimenti femminili hanno favorito la lotta alla disuguaglianza fra i sessi, ma i progressi sono confinati a fasce sociali ristrette nelle quali è notevole il numero di donne che hanno raggiunto posizioni direttive. Al contrario di molti paesi occidentali l'India, come anche il Pakistan e il Bangladesh, ha avuto anche primi ministri donne. Le disuguaglianze in India raggiungono effetti negativi rilevanti nelle combinazioni più sfavorevoli di classe, sesso e casta che riducono drasticamente le opportunità e sono la causa dei tassi di mortalità più elevata. Così l'India è rimasta piena di contraddizioni con arretratezza e modernità che si sovrappongono. L'India dei villaggi e quella delle città sono ancora divise da un solco profondo dal punto di vista del progresso economico e sociale; la scuola e l'industrializzazione hanno favorito la seconda più che la prima e rimangono due mondi diversi. Anche le città hanno visto approfondirsi con l'urbanizzazione le differenze fra ricchi e poveri, provocate dallo sviluppo tecnologico e consumistico del mondo moderno e in esse convivono, non diversamente da tante altre nazioni, le bidonvilles abitate da quelli che sono fuggiti alla miseria delle campagne, e i quartieri di élite, dove ogni tanto esplodono con violenza inaspettata contrasti politico-religiosi. Tuttavia, nonostante l'occidentalizzazione esteriore delle città, l'identità culturale indiana è rimasta radicata e ciò è dimostrato dal fatto che sono di produzione indiana le forme più popolari e diffuse di musica, cinema e letteratura.

  L'espansione economica in India è iniziata negli anni '80-'90 trainata da alcune grandi famiglie d'industriali come quella dei Tata di religione parsi, che già prima dell'indipendenza aveva promosso la creazione di una grande industria nazionale del ferro e dell'acciaio con capitali indiani e quella dei Birla provenienti dal Rajasthan. L'India ha reso capillare la sua rete stradale e sta sviluppando ora una nuova rete di 4500 km di autostrade interstatali a 4 e 6 corsie che costituiscono il Quadrilatero d'oro per collegare New Delhi, Calcutta, Chennai (Madras) e Mumbai (Bombay). Questo sta trainando il mercato dell'automobile e poi l'industria automobilistica nazionale. I Tata hanno avuto anche il merito di promuovere l'istruzione superiore, prima ancora dell'Indipendenza, fondando l'Indian Institute of Science e precedendo Nehru che negli anni '50 creò poi i grandi politecnici. Oggi ogni anno dalle università indiane escono 350000 laureati e la crescente disponibilità di personale qualificato, la diffusa conoscenza dell'inglese e il basso costo del lavoro hanno reso l'India appetibile per la delocalizzazione di attività di servizi, dai call center alle analisi finanziarie e legali, agli studi di architettura, trasferiti qui dall'America e dall'Europa con lo sviluppo delle comunicazioni e dell'informatica. Oggi l'Indian Institute of Science seleziona i migliori talenti per l'industria nazionale del software e dell'elettronica che hanno in Bangalore, nel sud, un centro di eccellenza. Con una sua precisa fisionomia l'India insegue l'esempio delle altre Tigri asiatiche, fra cui il Giappone e la Cina, e, come le grandi potenze, ha conquistato una posizione non secondaria nei poli industriali del nucleare e dello spaziale.


 

IL VIAGGIO

   L'itinerario descritto nei capitoli successivi mette insieme i luoghi visitati nei viaggi del 1980 e del 1981 (India settentrionale e meridionale) con quelli, limitati all'India settentrionale, visitati alla fine del 2004 dopo oltre 20 anni. Si possono mettere così in parte in risalto i cambiamenti avvenuti nel frattempo. Le foto testimoniano, per le località comuni, generalmente lo stato più recente. Per ogni località è espressamente indicato in quali anni è stata visitata e nelle foto, quando il luogo è comune a due viaggi, è indicato l'anno.
  L'itinerario è diviso in due parti dedicate rispettivamente all'India settentrionale, e a quella meridionale. L'India settentrionale inizia con la capitale Delhi, cuore dell'India storica, dai primi regni rajput allo stato moderno, quindi ci si sposta nel Rajasthan, la grande regione occidentale di maggiore attrazione turistica, visitandone le città più importanti quindi, tornando verso est, il percorso tocca antiche capitali moghul e principati, i centri religiosi di Khajuraho e Varanasi e si finisce nel Bengala Occidentale, a Calcutta.
  La visita dell'India meridionale inizia nel 1980 dallo stato del Maharashtra partendo dalla città di Bombay (oggi Mumbai), già allora megalopoli di 7 milioni di abitanti. Vicino alla città e verso l'interno dello stato, si scoprono poi autentici capolavori dell'antica arte indiana nei templi rupestri dell'isola di Elephanta e in quelli di Ellora e Ajanta.
  L'itinerario del 1981 si svolge nello stato del Tamil Nadu, nell'estremo sud-est dell'India, con la sua ricca storia e la fantastica architettura dei suoi templi dravidici, e con esso finisce la nostra scoperta dell'India.




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