Egitto - Prima Giornata e l'Area Sud-Occidentale


STORIA DELL'OASI

L’oasi di el-Faiyum è una vasta depressione del deserto occidentale egiziano, a ovest del Nilo e circa 100 km a sud-ovest del Cairo, che si estende per circa 65 km, da est a ovest, e 50 km da nord a sud, irrigata dalle acque di rami del Nilo che hanno reso fertili vaste zone. Un tempo le inondazioni del Nilo (circa 70000 anni fa) avevano creato un grande lago, al centro della depressione di 44 m sotto il livello del mare, noto agli antichi come lago Moeris e oggi con il nome arabo di Qarun. Secondo Erodoto (V sec. a.C.) il lago copriva i tre quarti dell’intera area con una superficie di 2000 kmq. La zona era ricca di flora e fauna e vi erano molti coccodrilli venerati come divinità di nome Sobek, rimasta preminente nel pantheon locale. Oggi il lago è rimasto sulla zona nord, ridotto a un decimo della sua superficie iniziale, in origine di acqua dolce è diventato salato per l’evaporazione. I faraoni dell’Antico Regno (2650-2190 a.C.), dalla III alla VI dinastia, usarono l’oasi come riserva di caccia e quelli del Medio Regno (2130-1778 a.C.), delle XI e XII dinastie e in particolare Amenemhat III, ebbero la loro capitale sulle rive del lago, regolarono le acque con dighe di protezione e ne fecero una zona fertile e ricca. Con le dinastie successive, che spostarono altrove la capitale, la regione prosperò ancora e divenne una delle più ricche dell’Egitto. Dall’inizio del Nuovo Regno (1570), cominciò a essere trascurata e decadde per mancanza di manutenzione nella regolazione delle acque. Solo dal III secolo a.C., con i Tolomei, s’installarono i veterani greci e ritornò la prosperità, estendendo l’irrigazione su una superficie sempre più vasta. Durante l’amministrazione romana, l’oasi di el-Faiyum divenne il granaio dell’impero romano. Dopo sei secoli, dal III sec d.C., con la decadenza amministrativa dell’impero romano, iniziò l’abbandono delle terre e progressivamente il deserto ricoprì le zone coltivate. La diffusione del cristianesimo in Egitto ha lasciato nella zona di el-Faiyum 13 monasteri e 25 chiese, rimasti attivi fino al XIII secolo nonostante l’affermazione della civiltà islamica. Da allora non si sono più formati luoghi che hanno acquistato interesse archeologico. 

In tempi moderni, i primi scavi estensivi sono cominciati a el-Faiyum all’inizio del 1800 promossi dai consoli francesi e inglesi con lo scopo di trovare documenti, specie papiri e per raccogliere gli oggetti di maggior valore. Le prime indagini a el-Faiyum furono opera di Giovanni Battista Belzoni, un egittologo padovano, durante la sua spedizione del 1819. Missioni sistematiche si sono avute nella seconda metà del 1800 e dal 1900 fino alle più recenti condotte dalle università di Bologna, Lecce, Pisa, Messina e Siena. 
L’oasi di el-Faiyum offre un numero rilevante di siti archeologici da visitare, che coprono l’intero periodo storico, dal Medio Regno alla conquista araba. Vi si trovano due piramidi del Medio Regno, come quella di el-Lahun di Sesostri II (1800 a.C.) e quella di Hawara di Amenemhat III, ambedue della XII dinastia e numerosi centri originati nel Medio Regno, che si sono rinnovati nel periodo tolemaico romano. Fra questi, sono Bakchias e la città carovaniera Madinat Dimai del periodo tolemaico-romano a nord del lago Qarun, la città di Dionysias di età augustea a Qasr Qarun, a ovest del lago e la città di Karanis tolemaica romana a Kom Aushim, a est del lago. Dovunque si sono trovati papiri greci e latini e altri documenti sul cristianesimo copto. Dagli scavi nelle necropoli tolemaiche romane è venuta la scoperta dei celebri ritratti di el-Faiyum applicati sulla parte superiore dei sarcofagi che rappresentavano con grande realismo le effigi dei morti, dipinte su tavolette lignee con la tecnica dell’encausto (cera fusa) o a tempera. Questi dipinti sostituirono le maschere funerarie dei sarcofagi faraonici. I dipinti erano stati eseguiti certamente, quando le persone erano ancora in vita e sono fra i migliori esempi della pittura antica. 
Un luogo d’interesse paleontologico è ilWadi al-Hitan (Valle della Balene), in un’area protetta a sud-ovest dell’oasi dove, circa 12 anni fa, si è scoperto uno dei più importanti depositi fossili del deserto occidentale egiziano, con scheletri di balene e altri animali marini estinti (Archeoceti) che vivevano in quest’area occupata dal mare Tetide, 40 milioni di anni fa.

L'AREA SUD-OCCIDENTALE

 

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Helnan Auberge Al Fayoum.

 

La visita inizia il mattino di mercoledì 30 dicembre lasciando Helnan Auberge Al Fayoum noto una volta come Auberge du Lac, edificio costruito al tempo di re Faruq I (1920-1952), che lo aveva usato come residenza di caccia nell’Oasi. Si viaggia a bordo di fuori strada 4 x 4 scortate da una macchina della polizia egiziana, che sempre accompagna i turisti. Ci si dirige verso sud-est al sito archeologico di Madinat Madi, dove dal 1935 gli scavi hanno scoperto un tempio di culto del Medio Regno (2130-1778) molto raro in Egitto poi circondato dagli ampliamenti del periodo Tolemaico-Romano. Il tragitto dura circa 2 ore, attraversando villaggi, zone coltivate e palmeti, lungo la rete dei recenti canali d’irrigazione che negli ultimi decenni hanno riportato l’oasi di el-Faiyum a essere di nuovo il giardino dell’Egitto. 

OASI EL-FAIYUM - VERSO MADINAT MADI

A sinistra, canale d'irrigazione.
A destra, una fattoria lungo un canale.
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Il sito archeologico è posto 30 km a sud-ovest della capitale dell’oasi, Madinat el-Faiyum ed è stato scavato per la prima volta nel 1935-39 dall’egittologo Italiano Achille Vogliano, che trovò, all’interno di un tempio tolemaico-romano, un edificio di culto della XII dinastia del faraone Amenemhat II, costruito intorno al 1860 a.C. e dedicato alla dea Cobra, che era quella delle messi e dei granai, in occasione dell’opera di sviluppo agricolo della regione promossa dal faraone. Gli scavi si interruppero a causa della guerra, ripresero nel 1967, e sono continuati con le missioni del 1998 e l’ultima del 2004 che prosegue ancora. La città scoperta risale alla III dinastia ed è stata chiamata Madinat Madi (Città del passato). Oggi si trova a 2 km dal villaggio di Abu Gandir. Completamente ricoperta dalla sabbia, vi è stata portata alla luce una lunga strada processionale incassata fra alte mura e orientata da sud a nord con una successione di porte. Al centro della strada si susseguono una serie di edifici con statue di leoni, guardiani della via, una sfinge e resti di case su un lato. 

AREA ARCHEOLOGICA DI MADINAT MADI

A sinistra, strada processionale con statue di leoni.
A destra, successione di porte.
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AREA ARCHEOLOGICA DI MADINAT MADI

A sinistra, sfinge e leone.
A destra, resti di case su un lato.
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Pilone con scolpita una gamba.
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Sala colonnata del Tempio A.

 

Sul pilone d’ingresso di un tempio di architettura faraonica si vede scolpita la gamba del dio o del faraone, segue un atrio con un altare e si prosegue fino al tempio più antico, quello del Medio Regno, detto Tempio A, costituito da una sala colonnata che conserva una colonna a fascio di papiri e un santuario costituito da tre celle con iscrizioni in geroglifici e la figura del dio coccodrillo Sobek mancante della testa. 

Sul lato nord di questo tempio, e stato costruito, con orientamento opposto, un tempio tolemaico, detto Tempio B. 
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Nel Tempio A il dio Sobek senza la testa.
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Il Tempio B.

Oltre l’estremità nord del viale si trova vasto piazzale del periodo romano, dove si tenevano riunioni e feste e un profondo scavo con una scala, forse una piscina per purificazioni. 

A est del viale, nel corso della missione delle università di Pisa e Messina nel 1998, è stato scoperto il Tempio C, orientato est-ovest e dedicato al culto dei coccodrilli. In una buca sono state trovate più di 30 uova di coccodrillo in diversi stadi di crescita degli embrioni. Si è pensato che si trattasse di un allevamento di coccodrilli sacri che poi erano venduti e infine mummificati. 
Finita la visita di Madinat Madi alle ore 12 circa, si risale a nord-ovest fino all’ingresso di una vasta area protetta, detta Wadi el-Rayan Protected Area (WRPA), a sud ovest del lago Qarun. Qui comincia un’altra depressione, dove si sono concentrate le acque di esubero delle nuove irrigazioni realizzate negli ultimi 10 anni, formando altri due laghi, divenuti progressivamente salati. Si passa accanto a uno di questi e quindi si prende una pista del deserto verso ovest, lunga 34 km, per raggiungere Wadi el-Hitan uno dei luoghi più interessanti del deserto occidentale dell’Egitto, scoperto circa 12 anni fa e inserito dall’UNESCO fra i patrimoni dell’umanità.  

VERSO OVEST PER WADI EL-HITAN

A sinistra, si attraversa l'Area Protetta WRPA e il lago salato.
A destra, la lunga pista attraverso il deserto per Wadi el-Hitan.
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Si tratta di un’area d’interesse geologico e paleontologico che, 40 milioni di anni fa, era occupata dal mare con tratti di costa. Il ritiro del mare ha lasciato scheletri di creature marine, in particolare balene di specie estinte (Archeoceti), interessanti per la storia della loro evoluzione, e vegetazione fossilizzata che cresceva lungo le rive o è stata trascinata qui dalle inondazioni del Nilo. Lungo il tragitto si osservano strane formazioni di arenaria sagomate dall’erosione eolica. 
Alle 13:30 circa, si arriva davanti all’area recintata di Wadi el-Hitan, detta anche la Valle delle Balene, con parcheggio e un semplice luogo di ristoro, dove si consuma il pranzo al sacco e si riposa prima della visita. 

WADI EL-HITAN O VALLE DELLE BALENE

A sinistra, arrivo a Wadi el-Hitan.
A destra, parcheggio e luogo di ristoro.
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Cartello all'ingresso dell'area dei reperti.

 

Un cartello avverte che il luogo è ricco di fossili di balene vissute 40-42 milioni di anni fa, di specie che rappresentano una fase dell’evoluzione di quelle moderne. Nella zona sono state individuate più di 400 scheletri di balene e vacche di mare. Si entra a piedi nella zona recintata, dove è vietato l’ingresso alle macchine, e si segue un percorso per vedere i reperti con una guida locale.  
Nella prima piazzola, sito n. 1, sono esposte la mascella inferiore e le vertebre di una balena Basilosaurus e più avanti si trova la spina dorsale di una balena. Intorno si trovano formazioni di arenaria sagomate dal vento a pan di zucchero e, lungo il percorso, si fanno notare resti di formazioni coralline dei fondali del mare. 

VALLE DELLE BALENE - SITO N. 1

A sinistra, mascella e vertebre di una balena Basilisaurus.
A destra, spina dorsale della balena.
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VALLE DELLE BALENE

A sinistra, formazioni di arenaria a pan di zucchero.
A destra, formazioni coralline dei fondali marini.
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Nella piazzola n. 2 ci sono la testa di una balena Dorudon atrox e parte della colonna vertebrale con gli anelli ben conservati. Nel sito n. 3 si vedono i resti di un Pesce sega a denti corti con parte della sega.  Le formazioni di arenaria dei dintorni sono imponenti ed anche bizzarre, per gli strani disegni che ha prodotto il vento che, secondo la guida, richiama le forme della scrittura araba. Molte di queste formazioni presentano delle lunghe stratificazioni scure che sono interpretate come depositi di legnami. portati in certi periodi dalle alluvioni e fossilizzatisi. 

VALLE DELLE BALENE

A sinistra, testa di una balena Durodon atrox.
A destra, spina dorsale della stessa balena con gli anelli distinti.
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VALLE DELLE BALENE

A sinistra, nel sito n. 3 terminazione di un Pesce sega.
A destra, formazioni di arenaria con disegni simili alla scrittura araba.
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Si giunge a un rialzo del terreno con altre strane formazioni descritte come radici di mangrovie fossilizzate che indicano come la zona fosse una volta una linea di costa di area tropicale con ricca vegetazione e clima stabile per centinaia di migliaia di anni. Le vacche di mare, da cui sono discesi i dugonghi, vivevano in queste rive, profonde non più di 3 m e ricche di vegetazione, e si cibavano delle foglie di mangrovie. 

VALLE DELLE BALENE

A sinistra, formazioni di mangrovie fossilizzate su una linea di costa.
A destra, notare la scritta: Mangrovie fossilizzate.
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I luoghi lungo le coste sono gli ecosistemi più ricchi di luce e vita e sono quelli, dove è avvenuta l’evoluzione delle balene che, per essere dei mammiferi che respirano aria, erano in origine animali terrestri. Durante l’Eocene, 55 milioni di anni fa, la temperatura dei continenti è cresciuta molto rapidamente e i mammiferi hanno trovato nell’acqua, lungo le coste, un ambiente più favorevole, ricco di cibo e sono diventati anfibi e poi animali marini. Le balene Basilosaurus, trovate qui numerose, mostrano in modo evidente i cambiamenti evolutivi in corso nel passaggio alla vita marina. Gli scheletri mostrano ancora la presenza di arti anteriori e posteriori con ginocchi e dita, ma gli arti erano lunghi meno di un metro e non potevano sostenere l’animale che era lungo circa 18 m e doveva pesare parecchie tonnellate. Il Basilosaurus, quindi, era ormai adattato alla vita negli oceani. 
Proseguendo la visita, in un altro sito, il n. 6, si vede un ammasso di legni fossilizzati e corrosi dalle teredini (molluschi marini). S’incontra ancora uno scheletro di Basilosaurus abbastanza completo e quello di un cucciolo di Dorudon atrox con la spina dorsale incurvata in un blocco di arenaria (sito n. 11). L’ultimo scheletro è quello del carapace di una tartaruga marina. 

VALLE DELLE BALENE

A sinistra, sito n. 6: legni fossilizzati corrosi dalle teredini.
A destra, scheletro di Basilosaurus quasi completo.
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VALLE DELLE BALENE

A sinistra, sito n. 11: scheletro di Durodon atrox cucciolo.
A destra, carapace fossilizzato di una tartaruga marina.
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Questa valle si è creata fra 40 e 37 milioni di anni fa, quando si formarono i depositi di sabbia e argilla del mare Tetide e gli animali, incluse le balene, vi lasciarono i loro scheletri che si trasformarono negli attuali fossili. Poi il livello del Tetide si abbassò e sparì, i depositi furono esposti al vento e alla pioggia e l’erosione ha scoperto i fossili. 
Si lascia la Valle delle Balene alle 16:00 circa e si ripercorre la pista del deserto fino alla zona dei due laghi salati per sostare al Centro Visitatori del WRPA, dove i due laghi, il Superiore e l’Inferiore, si congiungono con una cascata. Ci sono un piccolo bar e la spiaggia dei pescatori sulla riva del lago Inferiore. La pesca è ammessa solo in certi mesi dell’anno. In questo periodo la pesca è vietata e le barche sono tirate a secco con tutte le loro attrezzature. 

WADI EL-HITAN PROTECTED AREA

A sinistra, cascata fra Lago Superiore e Inferiore.
A destra, lago Inferiore e spiaggia dei pescatori.
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WADI EL-HITAN PROTECTED AREA

Due foto delle barche da pesca sulla spiaggia.
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  Si attende il tramonto e si osserva la luna piena prima del ritorno.

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Dopo il tramonto, una Luna piena.

 


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