Groenlandia - Kangerlussuaq: Porta della Groenlandia


Si arriva all'aeroporto di Kangerlussuaq, con un volo da Copenaghen, il 28 giugno 2000. La città il cui nome significa “il lungo Fjord” si trova, infatti, all’estremità di un fjord di 170 km, antica valle glaciale. Il centro è nato nel 1942 come base aerea USA, detta US Sonderstrom chiusa nel 1992, e ora è utilizzato come lo scalo più importante per i collegamenti aerei internazionali. L’abitato gravita intorno all’aeroporto e vi vivono meno di 400 persone, vi sono alberghi e uffici turistici e buone strade di accesso che la collegano con Sisimiut, la seconda città della Groenlandia sulla costa occidentale. Il centro si trova poco sopra il circolo polare, ma la linea di rilievi a nord impedisce la visione del sole di mezzanotte. Il clima è più freddo di quello delle città sulla costa, perché più all’interno e a soli 25 km dall’inlandsis, ma l’aeroporto è ben protetto dall’orografia del fjord.

 

AEROPORTO DI KANGERLUSSUAQ

A sinistra, arrivo all'aeroporto.
A destra, Aerostazione.

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All’arrivo si ha il primo vero contatto con il mondo della Groenlandia. Gli Inuit (il cui nome significa “uomini”) si riconoscono per il loro aspetto somatico affine ai mongoli da cui provengono, volti rotondi e occhi a mandorla, popoli migrati dall’Asia attraverso l’Alaska e il nord del Canada. Uno sguardo ai negozi dell’aeroporto che accolgono il turista dà una panoramica dei prodotti locali in cui predominano i manufatti di pelle di renna e di foca. Fra gli oggetti di artigianato il più curioso è il tupilak (pron. dubilak), piccola scultura generalmente di corno di renna, ossa di animali o altri materiali, oggi solo oggetto di fantasia ma per la tradizione locale oggetto magico dai poteri malefici. Il suo scopo era di uccidere i nemici trasferendogli poteri magici e quindi lasciandolo sul mare perché trovasse da solo la vittima, ma il maleficio poteva tramutarsi in un boomerang se la persona designata aveva poteri maggiori e allora il tupilak sarebbe tornato per uccidere il suo costruttore.

 

I DINTORNI

Nel pomeriggio, con la guida locale, si fa un'escursione nei dintorni di Kangerlussuaq. L’area è di grande interesse naturistico, paesaggi rocciosi, in apparenza aridi ma ricoperti d’estate da una colorata vegetazione artica. Una ricca fauna abita la zona. Vi sono circa 4000 buoi muschiati che vivono allo stato selvatico, isolati e in branchi e sono cacciati per la loro carne; se ne uccidono circa 600 l’anno. Un maschio adulto può pesare fino a 300 kg ed ha delle corna imponenti, un misto di quelle dell’ariete e del bue. Molte sono le renne selvatiche, le volpi artiche e le lepri alpine, ma il loro numero oscilla in dipendenza delle condizioni climatiche invernali che, se molto rigide, possono ridurne il tasso di sopravvivenza. 
Dal centro di Kangerlussuaq una rete di strade conduce negli immediati dintorni ad alcuni punti panoramici. A sud del centro abitato un ponticello attraversa il corso d’acqua che sbocca sul fjord, la strada costeggia la testa del fjord qui scarsamente profondo, poi raggiunge il lago Ferguson, una riserva d’acqua dolce alimentata dalle nevi invernali, da cui parte l’acquedotto ancora in uso costruito dagli Americani per le esigenze della base. A metà strada, da un piccolo rilievo chiamato Black Ridge, l’occhio può spaziare sul fjord e sui laghi sparsi nella valle. 
Durante il percorso non è difficile scorgere in lontananza renne artiche e buoi muschiati, ma il vederli da vicino è questione di fortuna.

 

DINTORNI DI KANGERLUSSUAQ

A sinistra, panorama dal Black Ridge.
A destra, una volpe artica.

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DINTORNI DI KANGERLUSSUAQ

A sinistra, renne selvatiche lontane.
A destra, una renna da vicino.

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DINTORNI DI KANGERLUSSUAQ

A sinistra, buoi muschiati lontani.
A destra, un bue muschiato.

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S'incontrano i resti delle antenne di una stazione radio e parabole di ponti radio, impianti abbandonati della vecchia base americana. Su un’altra collina più a est detta Tacan, altro punto elevato di osservazione, si trovava la stazione TACAN (Tactical Air Navigation) in UHF che forniva direzione e distanza ai transponditori di bordo dei velivoli.

 

ESCURSIONE ALL’ICECAP.

Il giorno dopo, 29 giugno, la guida ha organizzato un'altra escursione 25 km a est di Kangerlussuaq, dove si trovano le propaggini dell’inlandsis, o icecap. Qui si può osservare la fronte alta 70 m di un ghiacciaio che si muove con una velocità di circa 26 m l’anno. Per raggiungerlo s'impiega poco meno di un’ora e si percorre prima una buona strada sterrata che si trasforma poi in una pista irregolare interrotta da un tratto sabbioso. Infine da un’altura compare a distanza il ghiacciaio con avanti l’ammasso delle morene; una pista porta sul bordo della valle e si accosta l'estremità del ghiacciaio.

 

IL GHIACCIAIO RUSSEL

A sinistra, vista del ghiacciaio.
A destra, un'estremità del ghiacciaio fra le morene.

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Il ghiaccio è qui vecchio di 46000 anni ed è oggetto di studi da parte dei glaciologi, le piste di accesso sono state tracciate e mantenute dalle varie spedizioni. 
La pista prosegue lungo il fianco della parete di ghiaccio e si può assistere allo spettacolo naturale impressionante del suo moto lento e incessante che è tradito dai rumori sordi o violenti come scoppi che si sprigionano dalla massa accompagnati a volte da crolli di blocchi e pareti di ghiaccio sui bordi.

IL GHIACCIAIO RUSSEL

A sinistra, la parete laterale del ghiacciaio.
A destra, la parete più da vicino.

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