India - L'India dei Templi: Khajuraho e Varanasi (Benares)


 Khajuraho, nello stato del Madhya Pradesh, e Varanasi, nello stato dell'Uttar Pradesh, hanno la più alta concentrazione di templi e di luoghi sacri dell'India. 
  La dinastia rajput dei Chandella, che si diceva discendente da una divinità lunare, aveva Khajuraho come capitale e si era affermata all'inizio del X secolo costruendo 85 templi di cui sono rimasti solo 22. Occupata dal sultanato di Delhi all'inizio del 1300, la capitale decadde, ma per la sua posizione decentrata non subì sistematiche distruzioni da parte dei musulmani e nel tempo fu ricoperta dalla giungla. Fu riscoperta dagli Inglesi nel 1838 e riportata alla luce dagli archeologi negli scavi del 1906 e del 1923. 
  Varanasi è la città santa dell'India, sulla riva sinistra del Gange, dove i pellegrini affluiscono durante tutto l'anno per bagnarsi nelle sue acque e venerare Shiva che qui ha la sua dimora ed è invocato per porre fine al ciclo delle incarnazioni. Lungo le rive del fiume si susseguono le gradinate, i ghat, dove si scende per le abluzioni del mattino, quando il sole sorge dalla riva destra e dopo il tramonto, quando si tengono le cerimonie religiose. Sulle rive si fa la cremazione dei cadaveri e i resti sono abbandonati nelle sue acque. Per gli Hindu, il fiume è una divinità femminile, la Madre Ganga che scende dall'Himalaya, dimora degli dei, e porta vita e prosperità a tutta la valle per 2700 km fino al golfo del Bengala. Si ritiene che vi siano 1500 templi a Varanasi e la maggior parte sono dedicati a Shiva, altri sono dedicati a Durga, moglie di Shiva, identificata anche come Parvati e Kali. 
  Varanasi è stata anche sacra a Buddha perché nel sobborgo di Sarnath ha tenuto il suo primo discorso dopo l'Illuminazione illustrando a 5 monaci che lo seguivano le regole della sua dottrina.

I TEMPLI DI KHAJURAHO (2004)

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Tempio di Parshvaneth.
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Basamento del tempio di Parshvaneth.

 

  Khajuraho è il nome di un antico villaggio ai piedi dei monti Vindhya, dove abbondavano una volta le palme da dattero (khajur) e, la zona archeologica vicino a piccoli laghi, comprende due principali gruppi di templi, il gruppo orientale, con alcuni templi dedicati alla comunità jain, e il gruppo occidentale, più numeroso, di architettura hindu. 
  Fra i templi jain, due sono particolarmente interessanti. Il primo è il tempio di Parshvaneth del X secolo che originariamente era dedicato a Shiva ed ha molte raffigurazioni di divinità hindu. 

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Statua del profeta Mahavira.

 

  Il tempio è in arenaria, ha un basamento in tre registri con pannelli scolpiti con grande eleganza rappresentanti divinità in atteggiamenti quotidiani e senza scene di erotismo perché la religione jain si rifaceva all'ascetismo braminico dei veda. Il tempio è sormontato da una grande torre (shikhara) circondata da innumerevoli repliche più piccole della stessa. 

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Tempio di Adinath.

 

  La struttura a torre è la rappresentazione simbolica della montagna cosmica al centro dell'universo: il monte Kailasha dell'Himalaya. C'è anche la statua del profeta Mahavira, fondatore dello jainismo nel VI secolo a.C., raffigurato nudo. 
  Vicino si trova l'altro tempio, quello di Adinath, simile ma di proporzioni ridotte, anche questo con una shikhara straordinariamente cesellata. 

  Il gruppo occidentale, su un'area più vasta, comprende invece numerosi templi hinduisti che hanno però struttura architettonica e tecnica di decorazione simile e sono stati perfettamente restaurati. 
  Questi templi sono divenuti famosi per le loro scene erotiche. 

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Particolari del Tempio di
Lakshmana.

 

  Il tempio di Lakshmana Vishnu è dedicato a Brahma, Shiva e Lakshmi, moglie di Vishnu ed è il tempio più antico, datato da un'iscrizione al 954. Comprende un tempio centrale circondato da quattro tempietti minori. La cella del santuario, preceduta da un vestibolo sotto la torre centrale, è quasi spoglia e custodisce l'immagine della divinità principale. 

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Tempio di Lakshmana Vishnu.

 

  L'esterno, invece, si contrappone per la varietà e la ricchezza delle scene scolpite, dove uomini, divinità, creature soprannaturali e animali si mescolano in modo caotico frutto di una raffinata ispirazione artistica. Fra i soggetti hanno particolare risalto le scene erotiche che richiamano il trattato del Kama Sutra (che in sanscrito significa "aforismi sull'amore"), il più antico testo indiano sul comportamento sessuale umano scritto da Vatsyayana, vissuto fra il I e il VI secolo d.C., probabilmente nel periodo Gupta. Nella foto a destra due scene con Vishnu in alto e Shiva in basso. 

TEMPIO DI LAKSHMANA VISHNU

A sinistra, scena di elefanti in collisione.
A destra, scena con particolari erotici.
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  Il tempio Kandariya-Mahadeva dedicato a Shiva è l'edificio templare più grande e superbo di Khajuraho. La sua shikhara (torre) è più alta di 30 m ed è formata da 84 repliche più piccole di se stessa. 

TEMPIO DI KANDARIYA-MAHADEVA

A sinistra, vista complessiva del tempio.
Al centro, la grande shikhara alta 30,5 m che si ripete in innumerevoli repliche in scala.
A destra, la ricca decorazione di sculture in tre ordini dalla base con musici, danzatori, devoti e scene erotiche.
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  A destra del Kandariya-Mahadeva c'è il tempio di Jagadambi dedicato al culto di Parvati e Kali. L'ultimo tempio è di Vishvanatha, strutturalmente simile ma più semplice del Kandariya che si trova a nord del Lakshmana. 

ALTRI DUE TEMPLI DEL GRUPPO OCCIDENTALE

A sinistra, Tempio di Jagadambi dedicato a Parvati e Kali, mogli di Shiva.
A destra, Tempio di Vishvanatha.
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VARANASI (1980 e 2004)

  Il nome della città è la composizione di Varuna e Asi, i nomi di due affluenti del Gange che sboccano il primo a nord e il secondo a sud dell'abitato. Gli Inglesi deformarono il nome in Benares, ma con l'Indipendenza si è tornati al nome originale. I primi insediamenti della città risalgono al 1000 a.C., nel VI-V secolo a.C. era già un centro di culto e Buddha vi diffuse la sua dottrina. Con Ashoka (III secolo a.C.) divenne il centro più importante del buddhismo e così rimase sotto i Kushana (I-III secolo d.C.). Con i Gupta (IV-VI secolo d.C.) ritorna a dominare il brahmanesimo e diviene la città santa di Shiva e dei riti di purificazione nel Gange. I musulmani la devastarono nel secolo XI e fu conquistata da Qutb ud-Din nel 1194. Poi vennero i Moghul e la città prosperò con le sue industrie tessili. La decadenza dei Mughul fece tornare i raja hindu, ma il dominio inglese ebbe l'effetto di deprimere l'economia del tessile. Oggi Varanasi, che ha circa un milione di abitanti, è un importante centro agricolo ed è famosa per le sue industrie di broccati di seta e per i sari delle donne indiane che qui sono forse i più belli dell'India. Ogni anno, 3-400 mila pellegrini affluiscono da ogni parte dell'India e molti fanno il loro pellegrinaggio a piedi. 

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Sarnath - Edicola del Buddha (foto 1980).
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Colonna di Ashoka (foto 1980).

 

  La visita di Varanasi nel 1980 è iniziata dal suo sobborgo di Sarnath, a 10 km dal centro, uno dei più importanti luoghi sacri del buddhismo, dove Siddharta, dopo l'Illuminazione, aveva pronunziato il suo primo sermone e fondato la prima comunità di monaci. 
  Una piccola edicola e una targa descrivono questo luogo e l'albero, che fa ombra al tempietto, è il pipal, un Ficus religiosa sacro, venerato sia dagli hindu sia dai buddhisti. 

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Panorama di Sarnath dalla collina dello Stupa
(foto 1980).

 

  Così Sarnath divenne luogo di pellegrinaggio del mondo buddhista sotto la dinastia dei Maurya con Ashoka e poi sotto la dinastia dei Kushana e dei Gupta, dal IV secolo a.C. fino al VI d.C.. Nel piccolo museo di Sarnath si conserva anche la famosa colonna di Ashoka, o Capitello dei Leoni, trovata proprio a Sarnath sopra una delle colonne, dove si affiggevano gli editti dell'imperatore. Il capitello è formato da 4 leoni su un fiore di loto capovolto, il tutto scolpito su un blocco di arenaria levigata con estrema perfezione. Questo capitello è diventato il simbolo dell'India indipendente dopo il 1947 e si trova riprodotto nelle monete indiane. 
  Su una collina da cui si domina il sobborgo c'è uno stupa, tipico monumento buddhista a torre come luogo di reliquie o meditazioni, eretto quinel 1588 dall'imperatore moghul Akbar, anche lui affascinato dal culto buddhista. 

  La visita del vecchio centro di Varanasi, sulla riva ovest del Gange dietro i ghat, è difficile senza una guida per il labirinto di strade e le difficoltà di orientamento. Il centro è il quartiere di Chowk dal nome di uno dei bazar più animati, dove si trova anche il Tempio d'Oro o tempio di Vishvanatha dedicato a Shiva che però è inaccessibile ai non hindu e di cui si possono vedere solo le cupole ricoperte di rame dorato. Questo è il santuario più sacro fra quelli di Varanasi ed era già celebre 2000 anni fa; è stato restaurato più volte e il tempio che si vede oggi è stato ricostruito nel 1777 dopo essere stato distrutto dall'imperatore Aurangzeb per erigere al suo posto una moschea riutilizzandone i materiali. Con la decadenza dell'impero Moghul, il tempio fu ricostruito davanti alla moschea. Molto più a sud si trova il Tempio di Durga, la moglie di Shiva identificata con Parvati e Kali. Durga è una divinità terribile distruttrice di demoni e il tempio è della fine del 1800 nello stile tradizionale dei templi del nord. Si trova sulle rive di un bacino, dove si specchia; l'acqua proviene dal Gange ed è quindi sacra. 

TEMPLI DI VARANASI (Foto 1980)

A sinistra, il Tempio D'Oro o di Vishnavatha.
A destra, Tempio di Durga che si specchia sull'acqua.
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Università di Varanasi (foto 1980).

 

  Ancora più a sud, oltre il fiume Asi, si trova la zona dell'Università, una delle più famose dell'India, moderna erede di una tradizione di secoli, quando Varanasi era il più grande centro intellettuale del mondo indiano.L'Università copre un'area di 450 ettari ed è soprattutto un centro di cultura e arte orientale e uno dei maggiori centri d'insegnamento del sanscrito.  

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Tempio Bharatmata (foto 2004).

 

  Un altro tempio moderno, costruito nel decennio 1940 e inaugurato dal mahatma Gandhi, è quello dedicato alla Madre-India (Bharatmata) che divenne il ritrovo dei membri del partito indipendentista. All'interno, sul pavimento, si trova un'enorme carta in rilievo dell'India realizzata in blocchi di marmo. Il tempio si trova sul lato nord-ovest della città vecchia non lontano dalla ferrovia e dal quartiere degli alberghi. 
  La città vecchia lascia un'impressione caotica e i monumenti, a parte la loro origine, sono tutti di costruzione abbastanza recente, ma il fascino della città sta tutto nello spettacolo offerto dai ghat, le gradinate che scendono sulla riva sinistra del Gange. In tutte le ore del giorno e specialmente il mattino, quando sorge il sole dalla riva opposta, e al tramonto, quando hanno luogo le cerimonie del culto del Gange con l'offerta di luci sulle acque, si assiste all'affluenza dei pellegrini. 
  Il luogo delle cerimonie è il Dashswamedh Ghat che a sera si raggiunge con i rickshaw a pedali condotti abilmente nel traffico caotico. Lungo una fila di altari rivolti verso il fiume, i sacerdoti compiono il rituale dell'avati invocando Shiva e il Gange e lasciando sul fiume delle lucerne galleggianti; non manca la vacca sacra accovacciata sui gradini del ghat.  

TRASFERIMENTO AL DASHSWAMEDH GHAT (Foto 2004)

A sinistra, una strada affollata e un tempio.
A destra, una mucca accovacciata sui gradini del Ghat.
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DASHSWAMEDH GHAT - CERIMONIA DELL'AVATI (Foto 2004)

Sacerdoti sugli altari di fronte al Gange.
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  Il giorno dopo, prima dell'alba si torna al Dashswamedh Ghat, il più centrale e il più sacro, dove si sale su una delle numerose barche che attendono i turisti. Il percorso completo risale il fiume fino alla confluenza con l'Asi, poi si scende il fiume fino al punto più a nord e si torna infine al punto d'imbarco che si trova circa a metàpercorso. Così si osservano dal fiume tutti i ghat e i riti del bagno di purificazione mattutino dei fedeli mentre il sole sorge dalla riva opposta. I pellegrini devono bagnarsi durante la giornata in almeno 5 dei principali ghat e portano con loro delle piccole anfore, dove raccolgono l'acqua del Gange per altri riti di purificazione. Lo sviluppo dei ghat lungo la riva è di circa 5 km fra gli sbocchi dei due affluenti del Varuna e dell'Asi e vi si trovano circa 60 ghat costruiti dai maharaja insieme con i loro palazzi per avere una dimora, dove passare i loro ultimi giorni vicino alle acque sacre del Gange. Generalmente il percorso viene limitato ai ghat più importanti a sud e a nord del Dashswamedh Ghat. 
  Lasciato il Dashswamedh Ghat si procede controcorrente verso sud e si passa per il ghat Alalya ai piedi di un imponente palazzo costruito da Alalya Bai, di un reame hindu con capitale Indore, fra il 1767 e il 1795. 


LUNGO I GHAT (Foto 2004)

A sinistra, il Dashswamedh Ghat, dove si trovano gli altari delle cerimonie notturne e ci s'imbarca per la visita ai ghat.
A destra, il ghat Alalya dal nome del palazzo.
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Ranamahal Ghat (foto 2004).
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Pellegrino al Rana Ghat
(foto 1980).

 

  Si passa per il Ranamahal Ghat con il palazzo del maharaja (rana) di Udaipur, luogo frequentato anche dai musulmani, quindi sotto il Raja Ghat ai piedi della residenza di un principe maratha del XIX secolo. Questo ghat è chiamato anche Dhobi Ghat perché qui durante il giorno vi lavorano i dhobi, i pulitori di panni, che li battono con ritmo cadenzato e, usando l'acqua sacra del Gange, li purificano. Qui si vedono spesso i sari stesi ad asciugare. 

 

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Raja Ghat (foto 2004).

 

  Il percorso controcorrente generalmente finisce al Kedar Ghat, uno dei più importanti, dove si trova il tempio di Shiva signore di Kedarnath con la facciata a bande rosse e bianche. 
  Il nome di Kedarnath è di una montagna dell'Himalaya, uno dei 12 luoghi di culto del dio sparsi nell'India fra i quali si annovera anche il Tempio d'Oro di Varanasi. 
  Di questo Ghat si presentano due foto riprese rispettivamente a dicembre del 2004 e ad agosto 1980. 
  Si può notare come nella seconda il livello del fiume è molto più alto e copre gran parte delle gradinate, infatti, da giugno a ottobre è l'epoca dei monsoni, il fiume è più gonfio e la corrente più forte. 

KEDAR GHAT

A sinistra, il Kedar Ghat con il tempio di Shiva a bande colorate (foto 2004).
A destra, altra foto del Kedar Ghat nell'agosto 1980 con il fiume in piena e una grande affluenza di pellegrini (foto 1980).
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  Si torna indietro scendendo sul filo della corrente e si ripassa davanti al Dashswamedh Ghat, quindi più a nord si incontra il Man Mandir Ghat, dove si trova il più antico palazzo di Varanasi costruito nel 1600 da Man Singh I, raja di Amber, e poi restaurato nel 1700 da Jai Singh II che vi costruì uno dei suoi 5 osservatori astronomici. L'Osservatorio è l'edificio circolare che si distingue sul terrazzo e il palazzo domina il Gange con le sue magnifiche balconate. Segue il Lalita Ghat, dove si trova un edificio nepalese a forma di pagoda a due piani che custodisce un'immagine di Shiva come signore degli animali. Il Nepal è uno stato indipendente l'unico, dove la religione ufficiale è l'hinduismo.  

LUNGO I GHAT VERSO VALLE (Foto 2004)

A sinistra, il Man Mandir Ghat con l'osservatorio astronomico di Jai Singh II.
A destra, il Lalita Ghat con l'edificio-tempio nepalese.
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  L'ultimo ghat che si raggiunge, che è anche il più importante e sacro della città, è il Manikarnika dove si eseguono le cremazioni. La cremazione è molto importante nel rituale hindu perché serve a disintegrare il corpo nei suoi 5 elementi: terra, acqua, fuoco, aria ed etere e facilita la liberazione dell'anima; i corpi quindi devono essere cremati subito dopo la morte perché non subiscano la decomposizione. Una buona cremazione richiede 4 ore e una grande quantità di legna. Se non ci si può permettere di pagare una sufficiente quantità di legna, la cremazione finisce prima e il cadavere, non completamente bruciato, è ugualmente affidato alle acque del Gange. 

IL MANIKARNIKA GHAT DOVE AVVENGONO LE CREMAZIONI (Foto 2004)

Il Ghat è sempre avvolto dai fumi delle pire, si vedono le fiamme e le barche cariche di legna.
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