India - A Sud di Chennai


A sud di Chennai fino a Madurai, fra la costa e l'interno, vi sono luoghi di grande interesse artistico, capolavori dell'arte dravidica, centri religiosi e santuari oggetto di grande venerazione da parte dei pellegrini, complessi templari scolpiti nella roccia, centri fortificati e luoghi storici, come Pondichery che fu sede della Compagnia francese delle Indie Orientali e possedimento francese fino al 1954. 

L'itinerario tocca prima la cittadina di Kanchipuram, antica capitale dei Pallava e città santa dell'India; ci si sposta verso il mare al santuario rupestre di Tirukalikundram ai cui piedi si trova un grande tempio dedicato a Shiva, si raggiunge poi la vicina costa a Mahabalipuram, dove si possono ammirare famosi bassorilievi dell'arte Pallava scolpiti sulla roccia. Scendendo a sud e all'interno, si visita il centro fortificato di Gingee, roccaforte della dinastia hindu Vijayanagar e sempre punto nevralgico per tutte le potenze che si sono avvicendate nella zona. Pondichery, l'antica colonia francese sul mare, è una tappa d'obbligo e infine, più a sud, si visita a Chidambaram il grandioso Santuario di Shiva Nataraja. 

KANCHIPURAM

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Tempio Ekambareshvara.
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Tempio Ekambareshvara
Mandapa di Nandi.

Circa 71 km a sud-ovest di Chennai, Kanchipuram è una delle più antiche città dell'India meridionale. Buddhismo, jainismo e hinduismo ne fecero un centro religioso rinomato fin dai tempi del dominio di Ashoka (III secolo a.C.). Dalla fine del III secolo d.C. la città fu capitale della dinastia dei Pallava ed ebbe il suo apogeo nei secoli VII e VIII, quando ebbe intensi scambi commerciali con l'Indonesia e la Cina e si arricchì di templi dedicati a Vishnu e Shiva. Nel XIII secolo prevalsero i Chola e nel XIV secolo subentrarono i Vijayanagar finché nel 1565 passò sotto il dominio dei nayaks (governatori) musulmani e poi degli inglesi. 

I templi sono concentrati nella parte centrale della città e il più importante è l'Ekambareshvara mandir costruito nel 1500 dai sovrani Vijayanagar, su uno precedente di epoca pallava e chola, ed è dedicato al culto shivaita. All'interno sono un bacino centrale e una sala colonnata; in un cortile c'è un albero di mango cui si attribuisce un'età millenaria ed è oggetto di grande venerazione perché la tradizione ne fa il luogo del matrimonio fra Shiva e Parvati. 
Un altro tempio importante è il Vadaraja mandir; si trova nella zona sud-orientale della città, è dedicato a Vishnu come Signore del Mondo (Vadaraja) e fu ricostruito dai raja di Vijayanagar. Nella foto si vede una delle due torri d'ingresso (gopuram) alta 30 m e un padiglione a pilastri (mandapa) che copre la statua di Nandi, cavalcatura di Shiva. Il tempio comprende una sala con 96 colonne scolpite e due bacini sacri.

SANTUARIO RUPESTRE TIRUKALIKUNDRAM

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Tirukalikundram - Santuario.

 

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Tirukalikundram - Tempio di Shiva.

Circa 50 km a est di Kanchipuram si trova una collina alta 150 m sede del Santuario di Tirukalikundram. Il nome significa "Collina dei nibbi sacri" perché ogni mattina due nibbi vengono a prendere il cibo dalle mani di un prete bramino e, secondo la tradizione, sono la reincarnazione di due saggi che ogni giorno si fermano qui nel loro volo da Varanasi al santuario di Rama, sul mare a sud-est di Madurai, percorrendo ogni volta 1600 km. 

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Tirukalikundram - Tempio di Shiva.

Per raggiungere la vetta della collina rocciosa di forma piramidale si passa attraverso un ingresso monumentale e si sale una scalinata di circa 1000 gradini che porta alla cima, dove si trova il santuario. 

Lungo il percorso, a metà altezza dalla cima, come si vede nelle due foto a destra, si può osservare ai piedi della collina il villaggio e il grande tempio dedicato a Shiva. 
Il tempio è del 1500 ed ha la classica struttura dei templi dravidici con pianta regolare e con più recinti e bacini sacri e ai lati sorgono i monumentali ingressi a torre (gopuram) carichi di sculture.

MAHABALIPURAM

Sulla costa del Coromandel, a 60 km da Chennai e 66 da Kanchipuram, Mahabalipuram è oggi un semplice villaggio, ma vi si trovano i maggiori capolavori dell'arte pallava e, dal 1984, è stato dichiarato all'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Mahabalipuram è citata dall'astronomo e geografo Tolomeo nel II secolo d.C. come centro di commerci con l'occidente europeo, da cui provengono molte delle monete romane trovate, e con la Cina. Al tempo dei Pallava era un porto importante da cui si diffusero i commerci e la civiltà indiana verso il sud est asiatico, a Sumatra, Giava e in Cambogia. Nel periodo di massimo splendore (VII-VIII secolo) furono realizzati i templi scolpiti nella roccia e i grandi bassorilievi con i temi della mitologia brahminica. Anche il nome del porto che significa "città del grande Bali" richiama un mito vishnuita secondo il quale il gigante Bali aveva raggiunto il dominio dei tre regni del cielo, della terra e degli inferi. Vishnu era allora intervenuto con la sua quinta incarnazione nella forma di un nano. In questa forma chiese e ottenne da Bali il possesso di un terreno che egli potesse coprire solo con tre passi. Acquistando allora dimensioni gigantesche, Vishnu coprì con tre passi i tre regni spodestando Bali. 
Il capolavoro di Mahabalipuram si trova lungo la strada, un po' all'interno, in un'area di bassi rilievi granitici su cui sono stati scolpiti templi rupestri e bassorilievi. Si tratta di un gigantesco bassorilievo su uno sperone di granito di circa 27x9 m che rappresenta il mito della discesa del fiume Gange sulla terra, tema legato al culto di Shiva che frenò con i suoi capelli la catastrofica caduta delle acque dal cielo. Gli ignoti artisti, che scolpirono il rilievo fra il 600 e il 630 sotto i Pallava, sfruttarono la conformazione della roccia, divisa quasi in due da una spaccatura naturale, per rappresentare il sacro fiume e, ai due lati, una miriade di personaggi che si muovono verso di lui: dei, dee, asceti, guerrieri, esseri mitici e animali, fra cui un gruppo di giganteschi elefanti. La roccia è orientata verso est e il mattino è illuminata dal sole nascente. Durante i temporali, lungo la fenditura, scorre il flusso dell'acqua piovana e va a riempire il bacino sottostante. 
Poco più a sud si trova un grande padiglione dedicato a Krishna, incarnazione di Vishnu, preceduto da colonne scolpite che porta nel fondo un altro grande bassorilievo con la storia di Krishna che, sollevando il monte Govardhana come un ombrello, salva dal diluvio i pastori e le vacche della montagna. 

I TEMPLI RUPESTRI DI MAHABALIPURAM

A sinistra, il bassorilievo con il mito del Gange.
A destra, il Padiglione di Krishna.
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A est, lungo la riva del mare, si trova un tempio consacrato a Shiva costruito pure dai Pallava il cui stile influenzò l'arte della Cambogia e di Giava. Al centro è una grande torre piramidale a più ripiani preceduta da una più piccola e un gran numero di sculture intorno, consunte dalle intemperie, che raffigurano in maggioranza il toro Nandi, cavalcatura di Shiva. 
Nella zona più a sud in un recinto, si trovano cinque templi, ricavati da blocchi di granito su un'altura a ovest del villaggio, che furono scolpiti durante il VII secolo. I templi hanno la forma di carri da processione (ratha) come quelli di legno che erano portati nelle città durante le grandi cerimonie. Insieme a un grande elefante, quattro templi sono dedicati ai cinque fratelli Pandava, i mitici eroi del Mahabharata, dei quali due, essendo gemelli, ne occupano uno solo. Il quinto tempio è dedicato alla loro comune sposa ed è nascosto dietro quello in fondo sulla destra della foto con il tetto spiovente a capanna. 

I TEMPLI RUPESTRI DI MAHABALIPURAM

A sinistra, tempio di Shiva sulla riva del mare.
A destra, le cinque ratha, uno è nascosto dal tempio con il tetto a capanna.
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LA FORTEZZA DI GINGEE

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Gingee e la Fortezza.
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Collina di Rajagiri.

Sulla strada per Pondichery, deviando a ovest verso l'interno e a 150 km da Chennai si arriva a Gingee, un'immensa fortezza formata da tre colline pietrose (giri) fortificate e collegate da muraglie di granito ancora conservate. Il luogo fu fortificato dai Chola nel secolo XI, poi i re hindu di Vijayanagar v'installarono un governatore (nayak) i cui discendenti si dichiararono indipendenti e infine caddero sotto il controllo dell'impero Moghul. Nel 1750 i Francesi se ne impadronirono con un colpo di mano distruggendo la fama d'imprendibilità della fortezza. Gli Inglesi sostituirono i Francesi nel 1761, ma durante le guerre del Mysore il sultano Haidar Ali e poi il figlio Tippu Sahib ne fecero il centro della resistenza. Gli Inglesi la ripresero dopo la morte di Tippu Sahib (Sultan) nel 1799.  

La collina più alta (216 m) è quella di Rajagiri circondata da muraglie e da un bastione, dove si apre la porta di accesso. A metà della collina si trova un tempio dedicato alla dea della saggezza, Sarasvati, e sulla sommità un tempio dedicato a Shiva. Ai piedi della collina le muraglie formano un ampio cortile dominato da una torre alta 30 m detta Kayana Mahal (palazzo dell'accoglienza). La seconda collina che fa parte del complesso, detta Krishnagiri, ha una lunga scala per raggiungere la sommità, dove si trovano una moschea, vari palazzi e caserme. Una terza collina, Panamalai, si trova a 3 km di distanza ed ha alla sommità un tempio di Shiva del secolo VIII. 

GINGEE

A sinistra, il Kalyana Mahal nel recinto della fortezza.
A destra, la collina di Krishnagiri.
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PONDICHERY

I Francesi acquistarono nel 1683 il territorio di Pondichery dal nayak di Gingee per farne la sede della Compagnia Francese delle Indie Orientali, che era stata creata da Colbert nel 1664. Insieme con altri tre piccoli possedimenti nell'India del sud, costituì il punto di forza della colonia francese per circa tre secoli ma subì alterne vicende. Fu prima occupata per breve tempo dagli Olandesi, poi presero Madras agli Inglesi, nel 1746, ma infine si arresero agli Inglesi nel 1761. Da allora Pondichery perse ogni influenza politica, mantenendo il suo carattere cosmopolita e commerciale. Durante la lotta per l'indipendenza indiana, vi si rifugiò Aurobindo Ghosh (1872-1950), filosofo e mistico bengalese,  che vi fondò un ashram (ritiro), ancora oggi centro di attività culturali e sociali. Nel 1954 tutti i possedimenti francesi furono ceduti all'Unione Indiana. 
La città coloniale, con il lungomare sul lato orientale, è divisa da quella indiana da un canale, il cui tracciato va da sud a nord. A sud-ovest si trovano i Giardini Botanici creati dai Francesi nel 1826. Trascurando gli edifici coloniali, qualche interesse ha la visita dell'Ashram di Aurobindo nel cui giardino si trova la sua tomba sempre ricoperta di fiori. Aurobindo fu il primo a chiedere, dalle pagine del giornale da lui diretto, l'indipendenza completa dell'India e non più l'autonomia. 
 

PONDICHERY

A sinistra, il Giardino Botanico.
A destra, l'Ashram di Aurobindo.
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IL SANTUARIO DI CHIDAMBARAM

Chidambaram si trova 65 km a sud di Pondichery e 280 km da Chennai in una fertile area agricola, non lontana dal mare, ricca di palmizi e risaie. La città fu dai tempi più antichi centro religioso importante dedicato al culto di Shiva Nataraja cioè "re della danza". Secondo una tradizione, alcuni santi eremiti avrebbero assistito qui alla danza divina. Un tempio sarebbe stato fondato fra il II e il V secolo da un re Chola dopo essere stato guarito dalla lebbra bagnandosi nell'acqua sacra di un bacino. Iniziarono allora le feste rituali in onore di Shiva, che fecero di Chidambaram un santuario famoso. Nel VII secolo era già un grande centro religioso shivaita sotto i Pallava. Fra il 907 e il 1310 divenne capitale della dinastia Chola e raggiunse il suo apogeo. Prevalsero poi i Pandya di Madurai e venne l'invasione musulmana, infine i sovrani hindu di Vijanagar espugnarono la città e la tennero nella seconda metà del 1300 introducendo il culto di Vishnu accanto a quello di Shiva. 
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Gopuram Est.
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La Sala della Danza.

 

Il tempio di Shiva Nataraja è oggi una vera cittadella religiosa costituita da quattro cinte murarie concentriche con porte di accesso sormontate da alte torri piramidali (gopuram) a più piani sovraccariche di sculture che superano i 40 m di altezza. La prima cinta, preceduta da un fossato, è la più recente, costruita nel 1600, i gopuram si trovano sulla seconda cinta ai quattro punti cardinali; all'interno della terza cinta, a sud ovest, si trova la Sala della Danza (Nritta Sabha) su una piattaforma sopraelevata con colonne finemente scolpite. Il tutto ha la forma di un carro processionale (ratha) e fu costruito intorno al 1100. 
A nord si trova un grande bacino lustrale di 103x58 m circondato da colonnati e gradinate per scendere alle acque. 
Sulla sinistra sorge il tempio dedicato a Parvati, la sposa di Shiva, detto Shivakami. Colonne e soffitti sono decorati e colorati e si possono ammirare numerosi bassorilievi.  

TEMPIO DI SHIVA NATARAJA

A sinistra, il Bacino lustrale con il tempio di Parvati (Shivakami).
A destra, bassorilievo con Parvati e Shiva che danzano.
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Sul bacino domina la mole del gopuram nord, il più tardo, eretto dai Vijanagar agli inizi del 1500. Osservando da vicino la torre si notano, accanto alle finestre centrali, le statue gigantesche dei Dvarapala, i demoni guardiani delle porte che tengono lontani gli spiriti maligni. La torre è stata recentemente restaurata e colorata. 

TEMPIO DI SHIVA NATARAJA

A sinistra, il Bacino lustrale e il Gopuram nord.
A destra, particolare del Gopuram nord con i demoni guardiani ai lati delle finestre.
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Tempio di Shiva.

All'interno del quarto recinto si trova la parte più sacra del santuario, non accessibile ai non hindu, costituita da due edifici, collegati e con il tetto ricoperto da lamine di rame dorato, che sono considerati la dimora del dio. Qui la tradizione vuole che Shiva abbia danzato davanti ai suoi devoti. La danza cosmica di Shiva Nataraja che crea e distrugge l'universo è stata rappresentata nella statuaria dei Pallava e dei Chola e poi riprodotta in gran copia negli oggetti di artigianato venduti in tutti i bazar indiani. Il dio è rappresentato retto dalla gamba destra leggermente flessa che schiaccia un omino, simbolo dell'ignoranza umana, e la gamba sinistra sollevata. Il dio ha quattro braccia con le due più esterne che reggono, nella mano destra un tamburello che scandisce la danza e nella mano sinistra la fiamma che distrugge l'universo, le altre due braccia più interne fanno con le mani gesti simbolici ed è circondato da un cerchio fiammeggiante che lo racchiude in una cornice. 

 

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