Cina - Il Nord-Est: Suzhou


La città di Suzhou (pron. Suciou) si trova nella parte più meridionale della provincia dello Jiangsu con capitale Nanjing, nel bacino dello Yangtze, 80 km circa a est di Shanghai e lungo la strada e la linea ferroviaria per Nanjing. Marco Polo la visitònel 1276, la chiamò Sugiu e la descrisse come la città dai 6000 ponti di pietra, circondata e attraversata da una rete di canali naturali e artificiali collegati a ovest al Canale Imperiale che comunica con il nord della Cina. La città è una delle più antiche e caratteristiche della Cina, considerata la Venezia cinese, e il suo nome, che significa "ricca di acque", le è stato dato nel 589, con la dinastia Sui, quando appunto fu iniziata la costruzione del Canale Imperiale. 
  Suzhou ha più di 3000 anni di storia e nel VI secolo a.C. fu capitale dell'antico regno di Wu durante il periodo delle Primavere e degli Autunni. A quel tempo si diceva che avesse 16 porte, 8 verso la terra e 8 verso i canali. Dopo perse ogni ruolo politico, ma per la sua posizione rimase sempre un importante centro commerciale. I Sui le assegnarono il nome e sotto i Tang (618-907) prese sviluppo l'industria della seta che divenne la sua fonte di ricchezza insieme alle manifatture tessili. In epoca imperiale divenne luogo di soggiorno e riposo dei ricchi funzionari e vi si diffuse l'arte dei giardini che a Suzhou raggiunsero la loro massima espressione artistica. Fu occupata dai ribelli Taiping, dal 1860 al 1863, ma dopo che Charles Gordon ebbe distrutto le sue fortificazioni, subì un brutale massacro da parte delle truppe imperiali. Alla fine del secolo divenne concessione giapponese. 
  Suzhou aveva 700 mila abitanti nel 1984, ora ha raggiunto i due milioni nell'area centrale ed è fra le maggiori zone industriali della Cina. Ha diversificato la sua produzione nella meccanica, nella chimica e nell'elettronica oltre a rimanere la capitale della seta e a potenziare la sua produzione di riso nell'agricoltura.

IL CENTRO STORICO

  Il centro storico dell'antica città ha una pianta rettangolare, con il suo lato più lungo orientato approssimativamente da sud a nord, ed è circondata da canali che costituivano il fossato delle antiche mura di epoca Tang. Vi sono molti resti di mura e la città mostra ancora la sua antica grandezza ed eleganza. Dei 6000 ponti di Marco Polo ne sono rimasti 300 e molti canali sono stati interrati; le case sono basse e molte in legno specie lungo i canali. Nel 1984 il traffico lungo le strade era ancora dominato dalle biciclette. 

IL TRAFFICO E LE MURA DI SUZHOU (Foto 1984)

A sinistra, una via di Suzhou nel 1984 invasa dalle biciclette.
A destra, antico tratto delle mura.
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Tempio del Nord (foto 1984).
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Pagoda a 9 piani (foto 1984).

 

  Fra i monumenti più antichi rimasti c'è la Pagoda del Tempio del Nord costruita nel IV secolo per una comunità buddhista, nel periodo dei Tre Regni, quando era risorto il regno di Wu. La pagoda nelle forme attuali fu poi ricostruita durante la dinastia dei Song del sud (1127-1279), restaurata dai Qing e riparata di recente. Il tempio ha un padiglione d'ingresso con tetto a tegole e un bel giardino, dove sorge la pagoda a 9 piani e spioventi, dai cui angoli pendono campanelli che suonano al soffio del vento per scacciare gli spiriti maligni. La pagoda porta sulla cima un lungo puntale di bronzo che ha la forma dell'ombrello buddhista. 
  Suzhou è rinomata per i suoi giardini e nel 1997 l'UNESCO ne ha inserito 4 nella lista del Patrimonio dell'Umanità. 
  Il giardino (yuan) in Cina è un'opera di pura fantasia e l'arte di crearli è come quella di un pittore e di un poeta. Il suo scopo è quello creare un rifugio spirituale all'uomo immergendolo nella natura lontano dalla vita sociale. A fondamento dell'arte del giardino sta quindi la filosofia taoista che insegna l'armonia con la natura, la contemplazione e la meditazione. Il giardino nel suo apparente disordine deve portare a scoprire, dietro ogni angolo del percorso, orizzonti sempre diversi concentrando in spazi ristretti tutta la varietà della natura. Il giardino si contrappone alla casa che, nelle sue forme geometriche e ordinate, è invece il simbolo della filosofia confuciana e pone a fondamento riti e doveri nei rapporti umani. Pur essendo opposti, confucianesimo e taoismo sono visti come complementari e sono accettati e praticati insieme (principio dello ying e yiang). 

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Il Wangshi yuan (foto 1984).
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Montagna di rocce
(foto 1984).

 

  Molti giardini si trovano all'interno del centro storico e fra questi se ne visitano due, ambedue dichiarati Patrimonio dell'Umanità.  
  Il Giardino del Maestro delle Reti, o Wangshi yuan, si trova nella zona sud-est del centro storico ed è uno dei più piccoli di Suzhou, circa 4000 mq, ma è un vero gioiello nel suo genere ed è un esempio di come si possa concentrare in poco spazio una grande varietà di scenari. Fu costruito da un funzionario della corte Song, nel 1140 dopo il suo ritiro, e lo chiamò "Ritiro del Pescatore". In seguito passò più volte di proprietà e finì in rovina. Nel 1770 fu restaurato da un altro funzionario che gli assegnò il nome attuale. 

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Mosaico di pietre (foto 1984).

 

  Le prime due foto mostrano i padiglioni che si specchiano su un laghetto e un insieme di rocce naturali combinate artificialmente come una scultura; sono dette montagne e in genere hanno la funzione di paravento per nascondere paesaggi da scoprire girandovi intorno. La terza foto è un mosaico di pietre davanti a un ingresso, motivo ornamentale comune nei giardini. 
  Il Giardino dell'Umile Amministratore, o Zhuoheng yuan, si trova nella zona nord-orientale del centro, non lontana dal Tempio del Nord, ed è il più bello e il più grande di Suzhou, misurando 5 ettari di cui i tre quinti sono occupati da laghi. Fu costruito durante la dinastia Ming in 16 anni, dal 1509, dall'ispettore imperiale Wang Xianchen, dopo il suo ritiro dalla vita pubblica, e l'idea gli venne dal saggio di uno scrittore Jin, Pan Yua, che riteneva il giardinaggio compito di un uomo umile. Il giardino è stato chiamato anche "del Politico di Insuccesso" interpretando l'attributo di umile alla sua insoddisfatta ambizione. Dopo la morte di Wang, il figlio perdette il giardino al gioco e fu poi acquistato da un pittore che vi apportò nuove migliorie. Ha subito un completo restauro nel 1953 e poi di recente. Si entra dal lato est in una grande area sistemata a parco con rocce e padiglioni. La parte centrale è occupata da un grande lago con isole connesse da passaggi e ponticelli. Gli edifici si specchiano nelle acque fra rocce e collinette. Nella parte occidentale sono un altro lago e il Padiglione delle anatre Mandarine, arredato in epoca Qing, e infine un giardino bonsai. 

IL GIARDINO DELL'UMILE AMMINISTRATORE (Foto 2005)

A sinistra, una montagna di rocce che chiude la visuale.
A destra, il Padiglione della Sorgente Celeste all'interno del quale si trova un pozzo, dove ci si specchia.
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IL GIARDINO DELL'UMILE AMMINISTRATORE (Foto 2005)

A sinistra, un paesaggio fra acque e ponticelli.
A destra, un padiglione su una collina che si specchia nel lago.
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IL GIARDINO DELL'UMILE AMMINISTRATORE (Foto 1984)

A sinistra, un passaggio coperto.
A destra, un percorso su ponticelli a zig-zag fra piante di loto.
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  Prima di lasciare il centro della città si fa una visita a una fabbrica di seta, la più tradizionale delle attività di Suzhou. La seta era conosciuta dai Cinesi da tempi molto antichi e i primi reperti sono del tardo neolitico fra il 3300 e il 2200 a.C., scoperti vicino al lago Tai non lontano da Suzhou. I tessuti di seta erano destinati alle classi elevate, ma se ne ritrova poco nelle tombe più antiche per la facile deperibilità del materiale. Tessuti e materia grezza furono importati in occidente lungo la via della seta, i Romani la conobbero dopo la loro spedizione contro i Parti del 53 a.C. e da allora divennero i maggiori importatori. Plinio il Vecchio ne parla nella sua Storia Naturale, ma riteneva che fosse estratta dal mondo vegetale. Bisanzio fu a lungo il punto di tramite del commercio fra oriente e occidente, ma le interruzioni, provocate da motivi politici, indussero l'imperatore Giustiniano a cercare di scoprire il segreto della fabbricazione e si dice che inviasse nel 552 due monaci in Cina per carpirlo. Questi riportarono le uova del baco da seta e da allora ne fu introdotto l'allevamento. La tecnica di produzione si diffuse nel medioevo per opera della civiltà araba in Persia e in Siria, in Sicilia e Spagna e poi in tutta l'Europa. 
  La foto seguente mostra una macchina filatrice che realizza i fili di seta torcendo insieme quelli estratti da un certo numero di bozzoli per ottenere la consistenza e la resistenza voluta. 

FABBRICA DI SETA - MACCHINA FILATRICE (Foto 2005)

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  La seta è prodotta dal bruco del Baco da seta che emette una sostanza viscosa in forma di filamento unico e continuo che solidifica all'aria. Il filamento è deposto a forma di 8 creando un bozzolo. I bozzoli sono essiccati a caldo per uccidere la crisalide che, uscendo, lo distruggerebbe, poi viene estratto il capo filo e se ne uniscono 8-10 per essere ritorti nella filatrice.

I CANALI E LA COLLINA DELLA TIGRE

  Un giro su un battello lungo i canali permette di rivivere in parte l'antica atmosfera della città e dei suoi traffici di merci sulle vie d'acqua. 

  S'inizia percorrendo un tratto del Canale Imperiale, largo in media 30 m e profondo 2-3 m, e si osservano gli eleganti ponti che lo attraversano. Si entra quindi nella rete cittadina dei canali, fra case e pagode, e nei quartieri più popolari con case di legno e piccoli ponti ad arco. 

I PONTI SUL CANALE IMPERIALE (Foto 2005)

A sinistra, un elegante ponte a tre archi.
A destra, un altro ponte a cinque archi.
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LUNGO IL CANALE IMPERIALE E L'ABITATO (Foto 2005)

A sinistra, una piccola pagoda fra case moderne.
A destra, una diramazione verso la città vecchia.
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LUNGO I CANALI DELLA CITTÀ VECCHIA (Foto 2005)

A sinistra, case di legno e muratura.
A destra, un ponte ad arco di nuova costruzione.
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LUNGO I CANALI DELLA CITTÀ VECCHIA (Foto 2005)

A sinistra, un antico ponte ad arco.
A destra, vista del canale dal ponte precedente.
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  Il battello finisce il suo percorso all'ingresso della Collina della Tigre nella periferia nord-ovest, 3 km circa dal centro. La collina è artificiale e alta 36 m, circondata da un parco con tutti gli elementi più tradizionali dei giardini cinesi come rocce, acque, piante, una pagoda e un corredo di numerose leggende. Anche questo parco è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità.  

LA COLLINA DELLA TIGRE (Foto 2005)

A sinistra, l'ingresso della Collina della Tigre.
A destra, inizia il Giardino dei Bonsai.
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Giardino dei Bonsai dall'alto (foto 2005).
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Un cipresso di 700 anni (foto 2005).

 

  Una sezione del parco, a destra dell'ingresso, è dedicata a una collezione detta dei 10000 Bonsai e la foto a sinistra mostra una panoramica dall'alto. Vi sono diversi esemplari datati, come un cipresso di 700 anni, che è il più vecchio del giardino, e un altro di 400 anni. 
  L'arte dei bonsai ha origine in Cina, dove è documentata dal VI secolo e diventò molto popolare dall'epoca Ming. L'ideogramma cinese "pun-sai" significa "piante in vaso" e l'ideogramma giapponese bon-sai ha un significato simile.  

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Un altro bonsai di 400 anni (foto 2005).

 

  In Giappone la tecnica arrivò portatavi dai monaci buddisti ed è documentata dal XIII secolo. 
  Si sale sulla collina della Tigre che per la tradizione è stata costruita 2500 anni fa dal figlio del re Helu, del regno di Wu, che era morto nel 473 a.C., ucciso con una freccia dal re di Yue, nel periodo denominato delle Primavere e degli Autunni. Il corpo del re fu sotterrato sotto la collina, ma la tomba non è stata mai trovata. Secondo una leggenda, dopo la sua sepoltura, una tigre bianca venne ad accucciarsi per tre giorni come per sorvegliarla, da cui il nome. 

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Pagoda sulla collina (foto 1984).

 

Sulla sommità della collina sorge una pagoda a pianta esagonale costruita nel 961 d.C. che, per il cedimento del terreno, nel corso dei secoli si è inclinata in modo sensibile. 
  In origine la pagoda aveva 6 piani, ma nel XVII secolo fu aggiunto un piano e una cuspide e la sua altezza complessiva è di 46 m. Recentemente sono state rinforzate le fondazioni per bloccare i cedimenti, ma è rimasta sempre chiusa al pubblico. 

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Lo Stagno dei Loti (foto 1984).

 

  Oltre alla leggenda della tigre, altre sono state associate a molte pietre del luogo. Una pietra spaccata è quella che il re di Wu ha diviso provando la sua spada. Un'altra pietra è detta il "cuscino del monaco" perché vi si riposò un monaco famoso. Una terza pietra di grandi dimensioni con strane macchie rosse, che si evidenziano con la pioggia, ricorda il sangue di 1000 uomini uccisi, dopo aver costruito la tomba del re, per non rivelarne il segreto. 
  L'ultima foto a sinistra mostra lo Stagno dei Loti: una fossa che era luogo tradizionale di sepoltura. 

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