Libia - Tripolitania: Leptis Magna


Leptis Magna, circa 120 km a est di Tripoli è il sito romano più spettacolare e imponente della Libia. In origine fu un approdo commerciale fenicio e poi punico con il nome di Lbq trascritto come Lepcis. Fin dagli inizi la città fu punto di arrivo dei commerci carovanieri con il Sudan e l'Africa subsahariana e vi arrivavano schiavi, merci preziose, e in epoca romana anche animali per i giochi del circo, intorno aveva inoltre un territorio fertile e una florida agricoltura specializzata nella coltura dell'ulivo. Dal I secolo a.C. la città romana fu in piena espansione. Nei primi anni dell'impero subì scorrerie da parte delle popolazioni dell'interno, i Garamanti, che poi furono sconfitti dal console Lucio Balbo. Con Settimio Severo, il primo imperatore africano nato proprio a Leptis Magna, la città fu completamente rinnovata e la popolazione raggiunse i 60-80000 abitanti. La decadenza arrivò nel IV secolo dopo il terremoto del 365, per alluvioni e per l'interramento del porto sull'estuario dell'uadi Lebda. Nel V secolo vennero i Vandali poi si ebbe una ripresa con i Bizantini nel VI secolo, ma la città si ridusse a un quartiere vicino al mare difeso da una cinta di mura dalle turbolente tribù berbere. La città fu abbandonata con l'invasione araba, le rovine furono ricoperte dalla sabbia e così preservate fino ai primi scavi iniziati a cavallo fra il 1600 e il 1700 dal console di Francia a Tripoli, Claude Lemaire, che spedì in Francia un gran numero di colonne e rilievi marmorei della Via Colonnata e del Foro Severiano. L'esplorazione sistematica fu iniziata dagli Italiani dopo la prima guerra mondiale. 
  Il sito archeologico inizia con l'Arco di Settimio Severo all'incrocio fra il decumaus maximum, che collegava la città con l'interno, e il cardo maximus che l'attraversava in direzione del mare. 

 

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Arco di Settimio Severo. - Fronte sud.
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Arco di Settimio Severo - Lato est.

 

  L'arco fu eretto nel 203 d.C. per la visita dell'imperatore nella sua città natale; ha forma quadrata su quattro pilastri, posto all'incrocio fra due strade principali. Su tutti e quattro i lati vi sono due colonne corinzie e un timpano spezzato. I pilastri hanno all'esterno, decorazioni di marmo a motivi vegetali e, all'interno, rilievi i cui originali si trovano ora nel museo annesso al sito. Il restauro dell'arco, iniziato negli anni '30 dagli Italiani, prosegue ancora. 
  Superato l'arco si trovano sulla destra i grandiosi resti delle Terme di Adriano vicino al corso dell'uadi Lebda da cui prelevavano l'acqua. Dall'ingresso si accede alla natatio, una grande piscina scoperta circondata su tre lati da un portico con colonne corinzie in breccia rosa, da qui si passava agli altri ambienti, il frigidarium, il tepidarium e il calidarium. 
  A nord delle Terme si trova la grande palestra, un piazzale di forma ovale circondato da un portico a colonne e, all'estremità, una fontana monumentale, o Nymphaeum, semicircolare. 

 

LEPTIS MAGNA - LE TERME

A sinistra, la Natatio delle Terme di Adriano.
A destra, il Nymphaeum a esedra della Palestra.
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  Dalla Palestra, vicino al Nymphaeum, inizia la Via Colonnata, lunga circa 400 m e larga 21, che conduce al porto. 
  La strada, simile a quelle che si trovano nelle città romane in Giordania e Siria, era una volta fiancheggiata da portici tutti crollati per i terremoti e dei quali quasi nulla è rimasto essendo stato quasi tutto asportato.  

 

LEPTIS MAGNA - ROVINE DELLA VIA COLONNATA

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  Delle 125 colonne di marmo cipollino che reggevano le arcate dei portici ne è rimasta una sola davanti ai resti delle tabernae. Altre tre colonne rimangono adagiate vicino al porto e dimenticate dai Francesi al tempo del console Lemaire.

 

  Dalle tabernae, a sinistra della Via Colonnata, si passa al Foro Severiano con il tempio della Gens Septimia, di cui però rimane solo un podio in rovina. 
  Il Foro è una grande piazza di 100 x 60 m circondata da portici a colonne, ma le colonne sono sparite e una parte del portico con le arcate è stata poggiata sui capitelli. 

 

LEPTIS MAGNA - FORO SEVERIANO

A sinistra, vista del Foro; a destra il Portico poggiato sui capitelli.
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Foro Severiano - Testa di Nereide.
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Porta di accesso alla Basilica Severiana.

 

  Negli spazi fra gli archi del portico si trovano, disposti alternativamente, dei medaglioni con teste di Gorgoni e Nereidi. 
  L'area del Foro è ingombra di resti architettonici caduti e interessanti sono i capitelli decorati con foglie di acanto e di loto. Dal Foro Severiano si passa per una porta alla Basilica che ha avuto come modello la basilica Ulpia del foro Traiano di Roma. 

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Basilica Severiana - Abside nord-ovest.

 

 

Si tratta di un'aula rettangolare chiusa alle due estremità da due absidi a semicupola e divisa in tre navate da due file di colonne. Ai lati di ciascuna abside vi sono  due pilastri  dalla ricchissima decorazione con tralci di vite e figure di animali e divinità. Al tempo di Giustiniano la basilica fu trasformata in chiesa e l'altare fu posto nell'abside nord occidentale. 

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Stele con iscrizioni latine e neopuniche.

 

Alla fine della via Colonnata si è nella zona del porto ormai completamente interrato. Le banchine del porto si trovavano sulle rive dell'uadi Lebda che qui formava un estuario. 

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Area del porto nell'estuario dell'uadi Lebda.

 

  Al tempo di Nerone il porto era stato riprogettato e protetto da una lingua di terra e all'estremità posto un faro, poi al tempo dei Severi era stata creata una diga a monte del fiume per ridurre i detriti dal fiume, ma l'insabbiamento proseguì dal mare e finì con interrare definitivamente il porto alla fine del III secolo. La zona del porto è anche la più antica perché abitata fin dal periodo punico e c'è un'iscrizione in caratteri latini e neopunici. 

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Porta Bizantina.

 

  A occidente del porto c'è anche l'antico Foro, dove la città romana si sovrappose a quella punica, e fu monumentalizzato al tempo di Augusto; vi sono i resti di tre templi dedicati a Liber Pater, a Giove e ad Augusto. Quando la città fu ripresa dai Bizantini nel 533, questa parte insieme al porto fu cinta di mura per difendersi dagli attacchi delle tribù berbere. Il cardo maximus arrivava qua ed è rimasta la porta bizantina con le fortificazioni.  

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Arco di Traiano e dietro, quello di Tiberio.

 

  Percorrendo poi il cardo maximus in direzione dell'Arco di Settimio Severo s'incontrano due archi onorari, il primo quello di Tiberio eretto nel 35-36, il secondo quello di Traiano quadrifronte in corrispondenza di un incrocio, eretto nel 109-110 d.C. forse in occasione del riconoscimento di colonia della città. 
  Sul lato destro del cardo si trova il grande Mercato di età augustea costruito da un ricco cittadino, Annibale Rufo, come ricorda un'iscrizione, ma poi abbellito e ricoperto di marmi in epoca severiana. 

 

LEPTIS MAGNA - IL MERCATO

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  Il Mercato è una grande corte rettangolare porticata, circondata da botteghe, all'interno della quale si trovano due padiglioni circolari circondati da un portico ottagonale, dove erano disposti i banchi di vendita.

 

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Mercato - Banchi del pesce.
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Mercato - Unità di misura.

 

  Sul lato sud del mercato si trovano le basi marmoree dei banchi del pesce decorate con coppie di delfini. 
  Fra i due padiglioni è esposta inoltre la tavola in pietra, dove sono incise le unità di misura di lunghezza ufficiali valide nel III secolo: sono dall'alto: il braccio punico (51,5 cm), il piede romano (29,6 cm) e il braccio tolemaico (52,5 cm). Qui è esposta una copia e l'originale si trova nel Museo. 
  Vicino al Mercato è il Teatro, che domina la città e il mare e anche questo fu donato dallo stesso Annibale Rufo che fece costruire il Mercato. 
  Costruito nei primi anni del primo millennio questo è uno dei primi teatri romani in muratura e sorge su una zona prima occupata da una necropoli punica. La cavea è semicircolare, per la parte bassa sfrutta un pendio naturale e poi è sorretta da sostruzioni. 
  Il frons scenae ha tre esedre con tre ordini di colonne, ma è rimasto solo il primo. 

 

LEPTIS MAGNA - IL TEATRO

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  Durante il regno di Antonino Pio, le colonne, prima in calcare, furono sostituite con quelle in marmo e tutta la scena fu rivestita di marmo.

 

LEPTIS MAGNA - IL TEATRO

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  L'orchestra, semicircolare come la cavea, ha una serie di basse gradinate, dove erano posti i sedili delle autorità e una balaustra separa questa parte dal resto della cavea. Il teatro era ricco di statue e molte sono state portate nel Museo.

 

  Fuori dalla città, circa 10 km a ovest e vicino al mare, si trovano i resti di un anfiteatro e uno stadio, ormai poco visibile, unico in muratura in Libia e uno dei più grandi perché misura 450 x 100 m. 

 

LEPTIS MAGNA - ANFITEATRO

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  L'anfiteatro fu costruito nel 56 d.C. all'epoca di Nerone, sfruttò una cava di pietra vicino al mare e per questo è tutto incassato e non ci sono strutture emergenti; poteva contenere 16000 spettatori.

 

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Triade Capitolina dell'Arco di Settimio Severo.
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Statua di Serapide.

 

  Il Museo, che si trova vicino all'ingresso della zona archeologica, è uno dei più interessanti della Libia e contiene una preziosa collezione di oggetti provenienti da scavi anche in località distanti da Leptis Magna. 
  Si comincia con i corredi funerari trovati nell'area del cimitero punico dove sorge il teatro, ceramiche attiche, oggetti provenienti dall'Etruria, urne cinerarie, iscrizioni in punico e latino. Vi sono poi i rilievi originali dell'arco di Settimio Severo, fra cui una scena di sacrificio e una triade capitolina in cui Giove e Giunone hanno le sembianze di Settimio Severo e della moglie Giulia Domna. Tra le numerose statue, molte delle quali provenienti dal Teatro, c'è quella di Serapide con accanto, il cane Cerbero. Vi sono 11 bellissime urne cinerarie e moltissime monete facenti parte di un tesoretto di più di 100000 pezzi, forse nascosto dai militari. 

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Vasi da urne cinerarie.

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