Le Svalbard - Geografia e storia


  L’arcipelago delle Svalbard, noto una volta come Spitsbergen dal nome della sua isola maggiore, si trova circa 500 km a nord della costa norvegese e dalla città di Tromso ed è compreso fra 74° e 81° di latitudine nord e fra 10° e 35° di longitudine est, includendo anche la più meridionale isola degli Orsi (Bjornoya). Oltre a Spitsbergen, comprende la Terra del Nord-Est (Nordaustlandet), l’isola di Edge (Edgeoya), l’isola di Barents (Barentsoya), l’isola Bianca (Kvitoya), il piccolo arcipelago del Re Carlo (Kong Karls Land) e molte altre isole minori. Pochi sono i centri abitati e i più importanti, muniti di aeroporto, sono la capitale Longyearbyen, Ny Alesund, oggi centro di ricerca, e Sveagruva, oggi ancora centro minerario. L’arcipelago si trova tutto sopra il circolo polare artico e la sua notte artica è completa dal 28 ottobre al 14 febbraio mentre ha il sole di mezzanotte dal 20 aprile al 20 agosto. La superficie complessiva dell’arcipelago è di circa 63000 kmq e il 60% è coperto da ghiacciai che sono particolarmente estesi nel nord-est. Nonostante la sua latitudine, il clima è mitigato dall’influenza della Corrente del Golfo, un ramo della quale lambisce ancora la costa occidentale dello Spitsbergen, e qui i fiord sono liberi dai ghiacci per la maggior parte dell’anno, mentre la costa orientale è più fredda perché investita dalle correnti artiche che vengono dalla Siberia. Queste correnti trasportano tronchi di legno che escono dalle foci dei fiumi siberiani e finiscono nelle spiagge delle isole (legno spiaggiato). Questo materiale ha sempre rappresentato una risorsa per i cacciatori e gli antichi abitanti che con essi costruivano case e ricoveri.
  Dal punto di vista geologico le Svalbard sono molto interessanti perché è una delle rare aree della terra dove affiorano rocce di tutte le epoche, dal Precambriano, un miliardo di anni fa, al Quaternario fino ai nostri giorni. La prima crosta più antica, dal Precambriano alla fine del Siluriano, 400 milioni di anni fa in pieno Paleozoico, è rimasta a lungo sotto il mare, si sono sovrapposte le sedimentazioni delle epoche successive ed ha subito processi di metamorfismo per effetto del calore e della pressione. Le Svalbard fanno parte della placca europea comprendente il complesso della Caledonia, Scozia e Norvegia, che 400 miliardi di anni fa, nel Siluriano, venne in collisione con la costa est della Groenlandia. In seguito la situazione rimase stazionaria fino alla transizione fra Cretaceo e Terziario, 65 milioni di anni fa quando, vari segmenti della placca europea e per prima la Norvegia, cominciarono a staccarsi formando il mare norvegese, poi, quando in pieno Terziario 40 milioni di anni fa, si aprì l’Atlantico con la grande frattura che formò l’Islanda, le Svalbard iniziarono a staccarsi dalla Groenlandia. Tutta la placca europea si trovava molto più a sud, in regioni tropicali. Nel periodo del Devoniano e Carbonifero le Svalbard erano emerse e vi erano pianure alluvionali; alcuni giacimenti di carbone sono di questo periodo. Nel Mesozoico le Svalbard si trovavano in zona temperata, fra 45 e 60 gradi nord, ed era avvenuta l’estinzione delle trilobiti alla fine del Permiano. Del Triassico sono le numerose impronte di dinosauri, in particolare quelli dell’Iguanodonte, dinosauro erbivoro del Cretaceo di 130 milioni di anni fa. I giacimenti di carbone sfruttati nelle Svalbard si sono originati in massima parte nel Terziario.
  La scoperta dell’arcipelago è storicamente attribuita all’olandese William Barents che, nella sua terza e tragica spedizione alla ricerca di un passaggio a nord-est per raggiungere la Cina, nel maggio 1596 sbarcò e prese possesso dell’isola chiamandola Spitsbergen (montagna a picco) per le cime aguzze della sua parte nord-occidentale. L’arcipelago doveva però essere noto forse prima ai Pomoni, navigatori siberiani, che nel 1500, per pescare e cacciare, si erano spinti fino alle isole di Francesco Giuseppe e poi sulla costa est della Groenlandia ed è quindi difficile che non abbiano incontrato queste terre. I Norvegesi però rivendicano una loro priorità perché negli annali islandesi del 1094 era menzionata una terra chiamata Svalbard, parola norvegese per "terra dalle coste fredde", che si trovava a 4 giorni di navigazione dall’Islanda. Per questo Svalbard fu il nome che diedero i Norvegesi all’arcipelago dopo il 1920.

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Mappa generale delle Svalbard.

 

  Dopo la scoperta di Barents, intorno alle Svalbard si svolse su larga scala la caccia alle balene durante tutto il 1600 e i cacciatori (trapper) svernarono sulle sue coste sempre più numerosi per cacciare orsi, foche e trichechi fino a tutto il 1800. La caccia fu spietata fino a ridurre drasticamente la fauna. Nel 1767 una nave portò via 2200 trichechi uccisi. Dalla fine del 1800 l’isola di Spitsbergen fu preferita come base di partenza per spedizioni polari. All’inizio del 1900 l’estrazione del carbone divenne l’attività economica prevalente. Nel 1906 l’americano John M. Longyear creò un centro minerario sulla costa meridionale dell'Isfjorden, al centro dell’isola Spitsbergen, che fu detto Longyear City. Nel 1916 il tutto fu venduto alla società norvegese Store Norske Spitsbergen Kullkompani (SNSK) e vi furono aperte fino a 7 miniere, ma di queste oggi solo una è attiva. Sono state prodotte fino a 400000 tonnellate di carbone l’anno. Dopo la prima guerra mondiale, poiché l’arcipelago era da qualche tempo oggetto di rivendicazione da parte di Norvegia, Svezia, Danimarca e Russia, con un accordo internazionale firmato a Parigi nel 1920 fra 42 stati, si stabilì di assegnare il governo delle isole alla Norvegia, ma tutti i firmatari avevano uguali diritti di crearvi attività economiche e di ricerca nel rispetto di alcune regole che garantivano la conservazione dell’ambiente. Il trattato entrò in vigore nel 1925 e Longyear City divenne Longyearbyen (byen significa città in norvegese), capitale dell’arcipelago, e vi s'insediò un governatore eletto dal parlamento norvegese. Durante la seconda guerra mondiale le Svalbard si trovavano nella rotta dei convogli alleati per il rifornimento dell’URSS e gli Inglesi le occuparono nel 1941, ma le popolazioni furono evacuate. I Tedeschi incendiarono Longyearbyen e installarono nell’isola stazioni meteo e radio. Infine dopo la guerra, l’arcipelago tornò alla Norvegia. Ridotta ormai l’attività mineraria, molte nazioni investirono in attività di ricerca impiantando stazioni scientifiche, si svilupparono le infrastrutture per i servizi e le scuole e fu creata un’università aperta agli stranieri con facoltà di Geologia, Biologia, Geofisica e Tecnologie artiche. Ora vi è un centinaio di studenti di tutte le nazionalità. Alla fine degli anni ‘80 le isole si aprirono anche al turismo. Oggi gli abitanti sono circa 3500, ma sono anche molto variabili. Sono considerati residenti quelli che rimangono in media almeno 6 mesi l’anno. I residenti hanno una tassazione ridotta e l’isola è anche porto franco. 




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