Le Svalbard - Ny Alesund e il Nord-Ovest


L'imbarco è la sera del 1° agosto e nella notte la Polar Star lascia il porto di Longyearbyen. Usciti dall’Isfjorden, si sale verso nord, a ovest della lunga isola di Prins Karls Forland, e, nella tarda mattinata del giorno dopo, si raggiunge la prima tappa: la piccola città di Ny Alesund nel Kongsfjorden (la Baia del Re).

ARRIVO AL PORTO DI NY ALESUND

A sinistra, il porto. 
A destra, la Polar Star attraccata al molo.

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NY ALESUND E LE IMPRESE POLARI

Nato come piccolo villaggio minerario, Ny Alesund è divenuto famoso per essere stato scelto come base di partenza di numerose spedizioni polari. Fu scelto per primo da Roald Engelbret Amundsen (1872-1928) nel 1925 per raggiungere il polo nord con due idrovolanti Dornier-Wal che potevano posarsi sia nell’acqua sia sulla neve; erano stati costruiti in Italia e muniti di due motori Rolls Royce da 360 CV. La spedizione fu finanziata da Lincoln Ellsworth, ingegnere e miliardario americano interessato alle esplorazioni polari. I due aerei partirono il 21 maggio 1925 con a bordo Amundsen, Ellsworth e altri quattro fra piloti e meccanici, ma dopo aver raggiunto quasi gli 88° di latitudine nord, il peggioramento delle condizioni meteorologiche costrinse a ritornare. Scesi sulla banchisa per fare osservazioni e per una perdita di olio, uno dei due velivoli rimase danneggiato e, dopo tre settimane necessarie a preparare la pista di decollo, tutti ripartirono con il velivolo rimasto, raggiunsero le coste nord-est delle Svalbard e furono raccolti da una baleniera e ricondotti alla Baia del Re, dove erano già stati dati per dispersi. Non era la prima volta che Amundsen affrontava l’Artico con un aereo, lo aveva già fatto dopo la prima guerra mondiale, quando aveva imbarcato sulla nave Maud un piccolo aereo con cui, sull’esempio di Nansen, voleva raggiungere il polo tentando prima di farsi trascinare dalla deriva dei ghiacci dall’estremo est a nord dell’Alaska. Era il 1921 e anche allora aveva fallito, ma da quel momento aveva adottato il mezzo aereo per le sue successive spedizioni. Sempre finanziato da Ellsworth, Amundsen acquistò, anche questa volta in Italia, un dirigibile a struttura semirigida che chiamò Norge, progettato dall’ingegnere Umberto Nobile, e con questo partì da Roma il 7 maggio 1926 e raggiunge Ny Alesund. Il Norge era comandato dallo stesso Nobile e aveva un equipaggio in gran parte italiano. A Ny Alesund c’era già l’esploratore americano Richard Evelyn Byrd pronto a partire per il polo nord con un monoplano Fokker e un compagno, Floyd Bennet. Byrd partì il 9 maggio e ritornò dopo circa 15 ore e mezzo dichiarando di aver sorvolato il Polo, ma qualcuno rimane scettico. Due giorni dopo, l’11 maggio partì il Norge e, dopo 16 ore e 40 minuti arrivò al Polo, scese a quota 200 m e lanciò le tre bandiere, norvegese, americana e italiana, quindi proseguì, attraversando l’Artico verso l’Alaska. Non fu avvistata nessuna terra durante il percorso dimostrando che l’Artico era un mare libero. Dopo 72 ore dalla partenza, il Norge scese a Teller in Alaska sul mare di Bering. L’impresa fu un successo, ma i rapporti fra Amundsen e Nobile si guastarono per motivi nazionalistici. 

Nobile, divenuto generale del Genio Aeronautico, decise di proseguire nelle ricerche scientifiche nell’Artico e, nonostante l’opposizione del ministro dell’aeronautica Italo Balbo, che sosteneva l’uso degli aerei, costruì un altro dirigibile che chiamò Italia. Fece un programma di ricerche e vi parteciparono tre noti scienziati: Aldo Pontremoli, dipartimento di Fisica, università di Milano, il cecoslovacco Frantisek Beounek, Istituto del Radio di Praga, e lo svedese Fin Malmgren, geofisico e meteorologo dell’università di Uppsala. Nel 1928, con il dirigibile Italia raggiunse Ny Alesund, dove lo attendeva una nave appoggio, la Città di Milano. Fece una prima ricognizione verso le isole siberiane poi, il 24 maggio, partì per il Polo che raggiunse senza difficoltà, ma il forte vento impedì la discesa sul pack. Nobile fece cadere la bandiera italiana e una croce di quercia datagli dal Papa e decise il ritorno alle 2:20 del 25 maggio. Il vento portò fuori rotta il dirigibile e una bufera di neve lo appesantirono facendogli perdere rapidamente quota. Il dirigibile urtò contro la banchisa e la navicella rovesciò parte del carico con Nobile e nove membri della spedizione, uno dei quali morì nella caduta. Alleggerita, Italia fu trascinata via dal vento con altri sei uomini e non sarà più ritrovata. Gli scampati avevano una tenda, la famosa Tenda Rossa, viveri e una radio danneggiata salvata dal marconista Biagi. Si trovavano a 60 miglia marine a nord della Terra di Nord-Est ma Nobile e un meccanico avevano una gamba fratturata. Dalla radio, riparata dal marconista, si ricevevano le stazioni europee che parlavano della perdita di Italia, ma nessuno rispose ai ripetuti SOS. Il primo giugno tre uomini, Zappi, Mariano e lo svedese Malmgren, lasciarono l’accampamento per raggiungere la costa e cercare soccorsi. Il 3 giugno un radioamatore russo raccolse il segnale di SOS e da allora iniziò un regolare contatto e sei paesi iniziarono l’opera di ricerca con 18 navi, 22 aerei e 1500 uomini. Anche l’URSS partecipò e inviò due rompighiaccio, il Malyghin e il Krassin, ma ognuno faceva per sé e voleva essere il primo come in una gara sportiva. L’Italia partecipò anche con un reparto di alpini del capitano Gennaro Sora che si portò sulle coste della Terra di Nord Est cercando di incontrare i tre che avevano lasciato la Tenda Rossa. Questi luoghi fino a quel momento inesplorati hanno conservato da allora molti nomi italiani. Anche Amundsen volle subito partecipare ma, rifiutato dal governo italiano per i precedenti dissapori, accettò dalla Francia un bimotore Latham 47, un biplano con le ali di legno destinato ai voli transatlantici, ma poco adatto ai voli artici. Partì da Tromso con il capitano Guilbaud e quattro uomini il 18 giugno, ma sparì senza lasciare traccia. La Tenda Rossa fu infine localizzata, a 80° 30’ N e 28° 4’ E, e fu possibile lanciare provviste. Il 24 giugno un pilota svedese, Einar Lundborg, con un monomotore Fokker munito di sci, avvistata la Tenda Rossa, riuscì a posarsi sul pack. Poteva portare a bordo una sola persona e non accettò nessuno tranne Nobile che acconsentì a partire per contribuire all’opera di salvataggio. Lundborg ritornò ancora per recuperare l’altro ferito, ma l’aereo si danneggiò e il pilota si aggiunse agli altri naufraghi. Finalmente il 10 luglio il piccolo aereo Junker del rompighiaccio Krassin avvistò sulla banchisa Zappi e Mariano e tre giorni dopo furono recuperati dal Krassin; Malmgren invece era morto congelato. La sera dello stesso giorno furono salvati infine, anche gli altri naufraghi della Tenda Rossa. L’impresa era terminata con la morte di 17 persone, otto del dirigibile Italia fra cui i due scienziati, Pontremoli e Malmgren, sei nel tentativo di Amundsen e altri tre italiani precipitati in Francia con un aereo mentre tornavano dalle ultime ricerche nell’Artico. Seguì un lungo strascico di polemiche e Nobile, sottoposto a una commissione d'inchiesta, che fu a lui sfavorevole, si dimise dall’impiego e dal grado; fu riabilitato solo dopo la seconda guerra mondiale e morì nel 1978. 

Oggi Ny Alesund è l’abitato più a nord del mondo (78° 50’ N), conserva tutti i ricordi storici del suo passato ed è diventato un importante centro di ricerca internazionale con impianti per l’analisi dell’atmosfera e dello strato di ozono, e per studi in geologia, biologia e dei ghiacciai. Vicino al porto ci sono un gruppo di abitazioni e negozi e l’ufficio postale più settentrionale della terra, c’è la casa abitata da Amundsen e davanti il suo busto e alcuni edifici sono centri di ricerca. Gli impianti di misura si trovano nei dintorni e sui monti vicini. Più lontano si trova il monumento ai caduti della spedizione del dirigibile Italia e il terreno dove sorge il monumento è stato donato all’Italia dal governo norvegese. Nella piana a sud est dell’abitato c’è l’antico luogo di atterraggio dei dirigibili e il pilone di acciaio costruito dagli Italiani per il Norge e usato poi dall’Italia. Sul pilone c’è una targa che ricorda l’impresa del Norge del 1926 con Amundsen. Ellesworth e Nobile. 

NY ALESUND - MEMORIE DELLE IMPRESE POLARI

A sinistra, Busto di Amundsen, primo trasvolatore del polo.
Al centro, Monumento ai caduti della spedizione Italia di Nobile. 
A destra, il pilone d'acciaio cui si ancoravano i dirigibili Norge e Italia.

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Targa alle imprese polari.

L’ISOLA DEI DANESI E L’IMPRESA DI ANDRÉE

Dopo la visita di Ny Alesund, la Polar Star riprende il mare dirigendosi ancora a nord verso l’isola dei Danesi (Danskoya) e a sera si ferma davanti alla Baia Virgo (Virgohamna). L’isola si trova quasi all’estremità nord-occidentale di Spitzbergen, in un panorama di rocce e ghiacciai. Tutta questa parte delle Svalbard è geologicamente molto antica, rimontando al Proterozoico, più di un miliardo di anni fa, e le rocce sono molto metamorfosate, gneiss e graniti. L’isola fu usata nel 1600 come base dai cacciatori di balene e nel 1888 fu scelta per svernare da un inglese, lord Arnold Pike, che vi costruì una solida casa di legno di cui rimangono ancora dei resti. 
La baia ha preso il nome dalla nave che vi portò nell’estate del 1896 l’ingegnere svedese Salomon August Andrée nel suo primo tentativo di raggiungere il Polo mediante un pallone aerostatico a idrogeno. La baia fu scelta perché protetta dai venti da un anfiteatro di picchi. Il pallone, chiamato Ornen, Aquila in svedese, aveva una capacità di 5500 mc ed era stato costruito a Parigi, aveva una rete intorno tirando la quale si potevano staccare le incrostazioni di ghiaccio, una vela per controllare il volo e trascinava una catena che doveva stabilizzare la quota a circa 200 m. L’idrogeno fu prodotto sul posto con acido solforico e frammenti di ferro. Andrée aveva ottenuto il finanziamento dal re di Svezia e da Alfred Nobel, l’inventore della dinamite, e aveva due compagni: il fotografo Nils Strindberg e l’ingegnere meccanico Knut Hjalmar Fraenkel. Strindberg aveva portato delle macchine fotografiche speciali con magazzini e lenti intercambiabili e la possibilità di marcare nelle foto l’orientamento. Il tentativo del 1896 fallì perché i venti furono sempre contrari e si dovette sgonfiare il pallone e tornare in Svezia. Riuscito a far finanziare un secondo tentativo, Andrée tornò l’anno dopo e partì l’11 luglio con i suoi due compagni. 
  Non si ebbe più notizia di loro fino a quando, 30 anni dopo, il 6 agosto 1930, i resti del loro ultimo accampamento furono trovati dall’equipaggio della nave norvegese Bratvaag nell’Isola Bianca (Kvitoya), all’estremità orientale delle Svalbard. 

ARRIVO A DANSKOYA

A sinistra, ghiacciai e antiche rocce dell'isola.
A destra, si scende a terra con i battelli Zodiac.

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Monumento ad August Andrée

Dalle note di viaggio, le foto e le lettere trovate nell'accampamento, si è potuta ricostruire la loro tragedia. Dopo la partenza, il pallone fu colto dalla nebbia, seguì una rotta irregolare e infine, appesantito da una crosta di ghiaccio, dovette essere abbandonato sul pack a circa 83° N e 30° E. I tre si diressero allora verso le isole di Francesco Giuseppe con una marcia faticosa e, a fine ottobre, raggiunsero spossati la piccola Isola Bianca dove morirono di stenti. 

Dall’Isola dei Danesi cercò di partire per il Polo il giornalista statunitense Walter Wellman nel 1907 e nel 1909 con il piccolo dirigibile America, ma ambedue le volte fallì poco dopo la partenza. 

Durante le ricerche dei dispersi del dirigibile Italia, la nave Città di Milano si portò nella baia Virgo per entrare in contatto radio con la tenda Rossa.

Alle 22:00 circa, si scende a terra per osservare i resti della spedizione di Andrée conservati come monumenti storici e lo sono anche molti frammenti dei vasi di coccio che contenevano l’acido solforico per la produzione dell’idrogeno, resti di uno shelter e dell’edificio di protezione per il pallone. 
C’è anche un tabellone con la storia del luogo e il monumento ad Andrée in blocchi di pietra con sopra un’ancora. 


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