La penisola antartica - L'Antartico, Geografia e Storia



  L’Antartide è l’area più vasta e selvaggia della terra ora preservata nel suo stato originale in grazia di accordi internazionali che l’hanno dichiarata Riserva Naturale e destinata solo alle ricerche scientifiche e a un limitato utilizzo turistico da parte di compagnie che organizzano brevi crociere durante la stagione estiva.
  Tutte le attività in Antartide sono regolate dagli accordi dell’Antarctic Treaty del 1959 firmato da 12 nazioni e ratificato nel 1961 da 40 stati (oggi sono 43). Il successivo Protocollo del 1991 ha stabilito procedure e obblighi per la protezione dell’ambiente e di tutto l’ecosistema. Il Protocollo si applica a tutte le attività governative e non governative e al turismo e impegna i governi firmatari e l'International Association of Antarctica Tour Operators (IAATO) cui fanno riferimento le compagnie turistiche. La protezione è estesa anche ai resti degli edifici di eredità storica, rifugi e basi dei balenieri, e di quanto lasciato durante il periodo eroico dell’esplorazione antartica 1901-1916. 
  L’Antartide è il sesto continente della terra e copre una superficie di circa 13,8 milioni di kmq, in massima parte compresa entro il circolo polare antartico sotto i 66° 33’ S, ed è coperto da una coltre di ghiaccio permanente con uno spessore medio di 2000 m. Solo il 2% del terreno è visibile nelle cime delle montagne e lungo le coste. Il territorio è diviso in due parti; la più grande, o Antartide orientale, di forma semicircolare, occupa più di 180° di longitudine e la parte più piccola, o Antartide occidentale che si affaccia fra l’Atlantico e il Pacifico, fra il Mare di Weddell e il Mare di Ross, comprende la penisola Antartica sotto la Terra del Fuoco. Il continente è un grande altopiano fra 2500 e 3500 m di altezza e lo stesso Polo Sud si trova a 2800 m, la vetta più alta è Monte Markham di 4672 m sul bordo del Mare di Ross e vicino c’è anche un vulcano attivo, l’Erebus alto 3794 m. 
  Molta della storia tettonica dell’Antartide, specie di quello occidentale, è ancora incerta per le difficoltà di eseguire rilievi sui fondali dei bacini perennemente coperti da ghiacci. Benché oggi l’Antartide nel suo complesso si comporti come una singola placca rigida, durante il Mesozoico e gran parte del Cenozoico era costituito da quattro o più placche e, nel tardo Cretaceo, circa 83 milioni di anni fa, anche la Nuova Zelanda faceva parte dell’Antartide occidentale. L’Antartide orientale è un gigantesco complesso di rocce metamorfosate che hanno avuto origine nel Precambriano e primo Paleozoico fin da 3800 milioni di anni fa. L’Antartide occidentale è più giovane e, fra Cretaceo e Terziario (70-60 milioni di anni fa), ha avuto una grande attività vulcanica proseguita fino a 35 milioni di anni fa. All’inizio del Mesozoico (200 milioni di anni fa) l’Antartide faceva parte del supercontinente Pangea e si è staccato dal complesso Africa e America del Sud insieme a India e Australia. Il posizionamento al Polo Sud del continente, con il distacco definitivo da Australia e Tasmania e l’approfondimento dello stretto di Drake, è avvenuto fra 34 e 20 milioni di anni fa provocando la formazione di una corrente circumantartica, spinta dai venti, che ha isolato il continente ed ha favorito il graduale deposito di ghiacci. Oggi l’Antartide è il continente più freddo e all’interno si raggiungono temperature minime da -40 a -70 °C, in agosto, e da -15 a -45 °C, in febbraio; si crea inoltre un sistema di venti perché l’aria, densa e fredda dell’interno, si muove verso le coste accelerando e si solleva producendo nuvolosità. Il moto della terra spinge i venti da ovest a est nell’oceano Antartico. L’Antartide è anche il continente più arido, come un deserto, e all’interno le precipitazioni sono meno di 5 cm l'anno, poco più del deserto del Sahara. L’accumulo della cappa di ghiaccio ha richiesto, infatti, milioni di anni cominciando da 14 milioni di anni fa. Maggiori sono invece le precipitazioni lungo le coste. Durante l’inverno l’acqua del mare congela e forma uno strato di ghiaccio da 1 a 3 m di spessore che si estende fino a 100-200 km dalla costa. In estate il ghiaccio si scioglie e si spezza e lungo le coste rimane il pack che copre vaste aree. Le maggiori concentrazioni permanenti si hanno nel mare di Weddell e nel mare di Ross ai lati della Penisola Antartica. L’oceano che circonda l’Antartide, fra i 49° e i 55° di latitudine sud, incontra un rapido abbassamento di temperatura detta linea di convergenza antartica che rappresenta il confine fra le acque degli oceani, relativamente più calde, e quelle fredde dall’Antartide. Qui c’è il rimescolamento delle acque, si possono formare banchi di nebbia e si sviluppa una ricca varietà biologica con plancton, pesci e uccelli. La vita marina è molto ricca intorno all’Antartide con la più alta produttività del mondo. Un indice è la densità del fitoplancton e dello zooplancton sulla superficie delle acque. La catena alimentare ha alla base una ricca varietà di piccoli crostacei (krill) e cefalopodi (squid) che sono l’alimento base di pesci e balene, e di tutta la varietà di mammiferi pinnipedi come foche, leoni ed elefanti di mare che popolano le coste. Ci sono infine gli uccelli fra i quali i pinguini che sono i più adatti alla vita acquatica e sono tipici dell’emisfero australe dove si trovano 17 specie diverse. Di queste, i più comuni nell’Antartico sono i pinguini Imperatore, gli Adelia, i Chinstrap e i Gentoo. La vegetazione è costituita da licheni che crescono sulle rocce, ma solo in una fascia di 150 km dalle coste. 
  L’Antartide si può considerare un sistema isolato dal resto del pianeta. Non ci sono correnti marine né atmosferiche che lo collegano direttamente con le regioni settentrionali accelerando gli scambi, questi avvengono molto lentamente solo per diffusione a lungo periodo. Sia la temperatura sia l’inquinamento, che si misurano in Antartide, rappresentano quindi dei valori mediati di ciò che succede nel resto del mondo. 


SCOPERTA ED ESPLORAZIONE

  I geografi greci, iniziando dai pitagorici, sapevano che la Terra era una sfera e, per ragioni di simmetria, supponevano che nell’emisfero meridionale dovevano trovarsi masse di terra per bilanciare quelle del nord. Si parlò quindi fino al Rinascimento di una Terra Australis Incognita, un continente dell’estremo sud. Arktos, la costellazione dell’Orsa che aveva dato il nome alle regioni artiche, portò i Greci a coniare il termine Antarktos per designare il continente del sud che divenne l’Antartico. Nel 1497 il portoghese Vasco de Gama doppiò il Capo di Nuova Speranza all’estremo sud dell’Africa, la risalì a est e non vide terre più a sud. Nel 1520 Ferdinando Magellano, altro portoghese, attraversando lo stretto che porta il suo nome a sud dell’America meridionale e proseguendo per l’Oceano Pacifico, pensò di aver visto un’estremità della Terra Incognita, ma nel 1578 l’inglese Francis Drake girando intorno a Capo Horn dimostrò che la Terra del Fuoco era parte dell’America Meridionale. Nel 1599 un navigatore olandese che, doppiando Capo Horn, fu spinto dalla tempesta circa 500 km a sud, riferì di aver visto montagne coperte di neve. Si deve arrivare al 1700, con i viaggi del capitano inglese James Cook, per un’esplorazione più scientifica dei mari australi fino a latitudini molto basse. Nel primo viaggio (1768-1772) scoprì la Nuova Zelanda, nel secondo viaggio (1772-1775) circumnavigò il continente antartico spingendosi anche sotto il circolo polare senza scoprire nessun continente per la nuvolosità dei mari e si convinse che, anche se ci fosse più a sud, non sarebbe stato abitabile e di nessuna utilità. Scoprì l’arcipelago delle Sandwich del Sud e l’isola della Georgia Australe e i suoi rapporti fecero notare la presenza di un gran numero di animali da pelliccia. Negli anni che seguirono, balenieri e cacciatori, attratti da queste ricchezze, in breve decimarono foche e pinguini facendo base nella Georgia Australe e nella Nuova Zelanda e furono i nuovi esploratori del sud. Furono scoperte le Shetland del Sud vicino alla Penisola Antartica ed anche queste spogliate della loro fauna. Molti probabilmente scoprirono le coste del continente, ma tennero segreta la notizia per non svelare i loro luoghi di pesca. 
  Alla fine, la scoperta del Continente Antartico, riconosciuta nel 1820, fu disputata da tre navigatori. Il più attendibile è stato considerato l’Ammiraglio russo Thaddeus von Bellingshausen inviato dallo zar Alessandro I che, partendo dall’Australia e seguendo le orme di Cook, circumnavigò l’Antartide a latitudini più basse del suo predecessore e si rese conto della presenza di un grande continente. Gli altri due furono l’inglese Edward Bransfield e l’americano Nathaniel Palmer che probabilmente videro le coste dalla Penisola Antartica. Nel 1823 l’inglese James Weddell entrò profondamente fino a 74° 15’ S nel mare che prese il suo nome. Ricominciarono le spedizioni scientifiche con il francese Dumont d’Urville inviato da Luigi Filippo. D’Urville, con le due navi l’Astrolabe e la Zélée, nel 1840 scese fino a 63° 27’ S, esplorò la costa della Terra di Graham nella Penisola Antartica e fu il primo a osservare i pinguini di Adelia che chiamò con il nome della moglie. Nel 1841 l’inglese James Clark Ross, già famoso esploratore dell’Artico (nel 1829 aveva localizzato con lo zio John la posizione del polo nord magnetico nella penisola di Boothie, con le navi Erebus e Terror) arrivò a 77° 10’ S in una baia (McMurdo) ai cui piedi trovò un vulcano attivo che chiamò Erebus e fu poi fermato dalla barriera di ghiaccio alta 50 m e lunga 800 km che occupa la grande insenatura detta ora Mare di Ross. La spedizione di Ross durò tre anni e fu ricca di risultati scientifici.
  Nella seconda metà del 1800 non mancarono gli esploratori dell’Antartico, ma la maggior parte degli sforzi è stata concentrata nell’Artico. Alla fine del secolo la spedizione più interessante fu quella di Adrian De Gerlache, ufficiale della marina belga, che a bordo della Belgica, esplorò parte della terra di Graham nella Penisola Antartica e fu il primo a svernare nell’Antartide nel 1898 con la nave alla deriva imprigionata nel ghiaccio e si liberò solo nel marzo dell’anno successivo. La corsa al Polo Sud ricominciò con il 1900 e il primo fu Robert Falcon Scott della Royal Navy che nel 1901 con la Discovery sbarcò nella baia di McMurdo con due compagni, Wilson e Shackleton, vi passò un inverno facendo ricerche e, usando cani con slitte, raggiunse gli 82° S. Il primo tentativo per raggiungere il Polo Sud ed anche il polo magnetico fu fatto da Ernest Shackleton, il compagno di Scott, che, nel 1907 con la nave Nimrod e dopo alcuni tentativi, sbarcò a McMurdo e affrontò l’altipiano antartico con tre compagni. Invece dei cani da slitta aveva scelto i pony della Manciuria che potevano trainare carichi maggiori, ma questi non fecero buona prova; sei su dieci morirono e gli uomini dovettero trainare le slitte. Comunque nel gennaio 1909 la spedizione arrivò a 180 km dal Polo prima di invertire la marcia, tutti stremati dalla fatica e per la mancanza di viveri. Furono raccolti fortunosamente dalla Nimrod il cui secondo, David, aveva compiuto con successo l’esplorazione della Terra Vittoria con la determinazione del Polo Magnetico e l’impresa fu considerata un successo. Scott, in concorrenza con Shackleton decise di preparare la spedizione al Polo Sud e all’inizio del 1911 pose una base nell’isola di Ross di fronte a McMurdo con la baleniera Terra Nova e si attrezzò con cani e cavalli mongoli, ma fu avvertito che anche il norvegese Amundsen affrontava la stessa sfida rinunziando al Polo Nord raggiunto nel 1910 da Peary e Cook. Una settimana dopo che Scott era sbarcato, il 14 febbraio 1911, Amundsen arrivò con la Fram, la nave di Nansen, alla Baia delle Balene per svernare sulla banchisa di Ross. Ambedue svernarono preparando l’impresa e il 20 ottobre Amundsen partì con 4 compagni, 3 slitte e 36 cani. Non senza difficoltà nell’attraversamento dei ghiacciai, il 14 dicembre arrivarono al Polo e lasciarono una bandiera norvegese e un messaggio per Scott. Il ritorno fu più rapido e il 25 gennaio 1912 erano di nuovo alla base. Scott ebbe più difficoltà, i pony affondavano nella neve e traspirando si coprivano di ghiaccio e si dovette abbatterli, i cani sono invece più resistenti perché traspirano attraverso la bocca. Scott era accompagnato da diverse squadre che erano rimandate indietro man mano che si procedeva e lasciavano dei depositi. Per l’ultimo balzo scelse quattro compagni e raggiunse la meta il 17 gennaio 1912, 33 giorni dopo Amundsen con l’amara sorpresa di trovare la bandiera norvegese. Nel ritorno li colse un tempo orribile, due morirono per una caduta e un congelamento; Scott e gli altri due, bloccati dalla tormenta, morirono in una tenda poco distanti da un deposito. I corpi furono trovati otto mesi dopo. Shackleton decise di dare una rivincita agli Inglesi progettando un attraversamento del continente passando per il Polo Sud, partendo dal Mare di Weddell e arrivando al Mare di Ross, quasi 3000 km in 4 mesi. Benché fosse scoppiata la Prima Guerra Mondiale, ebbe il permesso dell’Ammiragliato e, con la nave Endurance ai primi del novembre 1914 sbarcò nella Georgia Australe aspettando che la banchisa si ritirasse. Avventuratisi nel pack, la nave andò alla deriva e il 19 gennaio 1915 era ormai imprigionata dai ghiacci con il rischio di essere schiacciata. La nave fu abbandonata il 27 ottobre e affondò poco dopo, l’equipaggio si divise su tre baleniere e andò alla deriva procedendo verso nord-ovest, in parte facendosi portare dai ghiacci e in parte navigando. Passarono 5 mesi, dal novembre 1915 all’aprile 1916, e il 13 arrivarono all’isola dell’Elefante, a nord della Penisola Antartica. L’inverno era vicino e Shackleton decise di raggiungere la Georgia Australe abitata dai balenieri per chiedere un aiuto, lasciando gli altri a svernare. Con 5 compagni, fra cui il comandante dell’Endurance e la baleneria più grande, affrontò una traversata di 1280 km per raggiungere la Georgia. La meta fu raggiunta, ma sbarcarono a sud dell’isola sul lato opposto al centro abitato in una zona deserta e montagnosa. Tre rimasero sul posto, Shackleton e altri due con provviste per tre giorni attraversarono i monti per raggiungere la stazione baleniera e ottennero gli aiuti per recuperare i tre compagni ed organizzare una spedizione di soccorso all’isola dell’Elefante. Si dovettero fare, però tre tentativi e, solo il 30 agosto, Shackleton fu di ritorno con tutti i compagni a bordo di un rimorchiatore cileno. 
  Con Shackleton finì l’era eroica dell’esplorazione antartica dimostrando quanto poco poteva trasformare un successo in una tragedia. 


L'ERA DELLE RICERCHE INTERNAZIONALI

  La collaborazione internazionale per le ricerche nelle regioni polari iniziò con il primo International Polar Year (IPY) 1882-83 con 12 nazioni e 14 basi polari in maggioranza artiche per lo studio del clima e del magnetismo. Il secondo IPY fu tenuto nel 1932-33, dopo 50 anni, e si ritenne troppo lungo questo intervallo dati i progressi scientifici. Si suggerì di riprendere la collaborazione nel 1950, in occasione dell’International Geophysical Year (IGY) puntando sull’Antartide, e 12 nazioni fra cui Stati Uniti e Unione Sovietica si accordarono per installare stazioni scientifiche permanenti in Antartico. Gli Stati Uniti costruirono la base Scott-Amundsen al polo sud geografico e l’Unione Sovietica creò la base Vostok nel polo sud magnetico. Seguirono gli accordi dell’Antarctic Treaty del 1959 e il successivo Protocollo del 1991. 
  L’Antartico è diventato il luogo privilegiato per l’osservazione del buco dell’ozono che si è pericolosamente allargato dal 1976, individuando le cause nelle emissioni dei gas di clorofluorocarbonio emessi dall’uomo, e per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico perché qui si può misurare, mediante il carotaggio del ghiaccio, la concentrazione media nel tempo dei gas serra e di tutte le sostanze inquinanti emesse dall’inizio dell’era industriale. 
  Per l’altitudine e la quasi assenza di nuvolosità e di vapore acqueo al suo interno, l’Antartide è anche un luogo favorevole alle osservazioni astronomiche. 
  I cacciatori di meteoriti hanno inoltre scoperto che l’Antartide è un luogo favorevole alla loro ricerca perché quelli che cadono in ampie aree, per il movimento dei ghiacciai finiscono con il concentrarsi in zone limitate di ghiaccio blu, il più compatto e antico, dove sono più facilmente individuabili perché mancano altre rocce e si conservano bene. Fra i tanti sono stati individuati alcuni di origine lunare e di Marte per la composizione isotopica dei gas inclusi. Nel 1984 fu trovato il famoso meteorite noto come ALH84001, proveniente da Marte che ha suscitato grande interesse perché alcune microscopiche strutture sono state supposte di origine batterica. 




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