Siria - Il Deserto e Palmira


Da Homs, in direzione est, la strada attraversa l'altopiano desertico. Qui le precipitazioni sono molto rare e consentono solo una magra vegetazione per il pascolo di pecore e capre. Il deserto siriano è formato da pianure pietrose e, nelle depressioni, dove convergono i wadi, si possono trovare delle oasi, come quella di Palmira, divenute tappe obbligate delle vie carovaniere, che dalla Mesopotamia portavano al Mediterraneo. Palmira si trova a 150 km da Homs e, dopo di essa, la strada prosegue verso est e raggiunge, dopo 225 km, la valle dell'Eufrate.  

 

PALMIRA

Palmira è certo la principale attrazione della Siria. I suoi resti monumentali testimoniano della grandezza della città nota dal secondo millennio a.C. e punto di transito della Via della Seta dall'estremo oriente, quindi sempre ricca per i dazi che imponeva. Il nome semitico della città era Tadmor (città dei datteri); nel I secolo d.C. i Romani arrivarono fino all'oasi e ne fecero uno stato cuscinetto per controllare i Parti, assegnandole il nome di Palmira (città delle palme) e lasciandole una notevole indipendenza. Adriano la visitò nel 130 d.C. e la dichiarò "indipendente", Caracalla, figlio di Settimio Severo e di Giulia Domna, principessa siriana, nel 212 la fece colonia e la ricostruì lasciando l'impronta romana. Dopo aver respinto un attacco dei Parti, Odenato di Palmira ebbe dai Romani il titolo di "dux orientalis", ma alla sua morte, forse assassinato, la moglie Zenobia assunse il potere in nome del figlio ancora giovane, e dichiarò la sua indipendenza da Roma facendo coniare monete con il proprio volto e nominando Augusto il figlio. Di fronte a questa sfida l'imperatore Aureliano intervenne nel 271 assediando la città e condusse prigioniera Zenobia a Roma. Dopo un'altra rivolta, nel 273 Aureliano distrusse la città massacrandone gli abitanti. Dopo, Palmira rimase un semplice avamposto romano e fu fortificato da Diocleziano e Giustiniano. Nel 634 fu presa dai musulmani, nel 1089 fu devastata da un terremoto e finì ricoperta dalla sabbia. Fu riscoperta da due mercanti inglesi nel 1678, ma gli scavi iniziarono solo nel 1924. 

Palmira si trova in una valle ricca di acqua ed è una grande oasi in mezzo al deserto. La città moderna si è sviluppata soprattutto a ovest delle rovine, queste occupano circa 50 ettari e sono state ampiamente scavate e restaurate. 

 

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Palmira - Santuario di Bel - Cortile porticato.
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Santuario di Bel - Colonne del portico occidentale.
Si comincia la visita dal complesso più a est che è il santuario di Bel, da identificarsi con la divinità fenicia Baal. Il santuario occupava un ampio cortile di circa 200 m di lato circondato da un muro alto 15 m e un doppio colonnato su tre lati, mentre il lato occidentale, quello dell'ingresso, aveva una sola fila di colonne ma più alta. 
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Tempio di Bel, fronte occidentale.
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Tempio di Bel, lato nord.
Al centro del cortile era il tempio principale circondato da colonne con l'ingresso monumentale, sul lato lungo ovest e un po' fuori asse. Il tempio fu trasformato in chiesa nel 333 e in moschea nel 636 e questo ne ha permessa la conservazione. Dall'ingresso del Santuario partiva la Via Colonnata che costituiva l'arteria principale della città. 
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Via Colonnata e arco Trionfale.
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Arco Trionfale all'inizio della Via Colonnata.
Il primo tratto di raccordo è andato perduto perché vi passa la moderna strada asfaltata, è stato invece restaurato il tratto che, piegando verso nord-ovest, parte da un arco trionfale e prosegue per circa 700 m fino all'estremità della città. La sede centrale della strada non fu mai lastricata, mentre lo sono i portici laterali. 

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Primo tratto della Via Colonnata da ovest.

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Tempio di Nabo a sud della Via Colonnata.
Nel primo tratto, le colonne sulla strada portano, a due terzi dell'altezza, una piccola mensola che serviva a sostenere le statue di cittadini importanti. Sul lato meridionale della strada, dopo l'arco trionfale, si trovano in successione verso ovest le colonne del tempio di Nabo del I secolo a.C., il Teatro e l'Agorà. 

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Il Teatro.

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Agorà.
Il Teatro è stato ben restaurato, ma ha un aspetto troppo nuovo, l'Agorà era il luogo dei dibattiti politici e del mercato, era formato da un cortile porticato 84 x 71 m e in ogni lato vi sono dediche a diverse categorie di funzionari, senatori, militari e commercianti, ma mancano le statue.  

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Via Colonnata e Tetrapylon.

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Tempio di Bel Shamin.
A un terzo della Via Colonnata, all'altezza dell'Agorà, si trova il Tetrapylon, quattro gruppi di quattro colonne posti simmetricamente ai lati della strada con pesanti architravi alla sommità. Al centro di ciascun gruppo era collocata la statua di un personaggio importante, forse anche quello di Zenobia, ma nessuna è stata ritrovata. Il Tetrapylon è stato completamente ricostruito, ma solo una delle colonne è stata ricavata dai resti di granito trovati, forse provenienti da Assuan, in Egitto. 
Dal Tetrapylon, seguendo una strada verso nord, si raggiunge il tempio di Bel-Shamin dedicato al dio delle tempeste e delle piogge, anche questo era un dio fenicio come quello di Bel, ma il suo culto si diffuse tardi, con i Romani. Nel tempio si trova un'iscrizione del tempo di Adriano con le lodi del funzionario che aveva finanziato la sua costruzione. Le sei colonne del vestibolo portano le solite mensole che dovevano reggere delle statue che mancano, come sempre. Anche questo tempio fu trasformato in chiesa nel V secolo e così si è salvato dalle spoliazioni. 

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Il Castello arabo visto dalla strada Colonnata.

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Area funeraria di Palmira - Tomba di Elahbel.
Tornati sulla Via Colonnata, oltre il Tetrapylon si vede in distanza, verso nord-ovest, una collina che ha sulla sommità le rovine di un castello arabo del 1600. Prima di raggiungere il castello si passa per la "Valle delle Tombe", una vasta necropoli a sud del castello e a ovest della città romana, dove si trovano un gran numero di sepolcri di forma ed epoche diverse. 

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Castello arabo Qala'at Ibn Maan.

Le tombe più tipiche della cultura palmarena sono quelle a forma di torre a base quadrata, dove le bare erano poste all'interno su più livelli; alcune tombe erano a forma di casa e altre ipogee. 
In genere si tratta di tombe di famiglia, ma i loculi potevano essere anche affittati. La tomba più bella è quella di Elahbel, costruita nel 103 d.C. e ben restaurata; è una torre a quattro piani che poteva accogliere anche 300 sarcofagi. All'interno gli spazi sono ripartiti da lesene, il fondo della prima stanza doveva essere occupato dal capostipite della famiglia. 
Lasciata la necropoli si sale al castello arabo su un rilievo di 150 m. Le rovine sono abbastanza imponenti, il castello è circondato da un fossato attraversato da un ponte. I resti non hanno niente d'interessante, ma dall'alto si gode un magnifico panorama di Palmira, dell'oasi e della necropoli. 
 

PANORAMA DI PALMIRA E DELL'OASI

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Prima di lasciare Palmira si può visitare il piccolo museo aperto nel 1961 che si trova vicino al tempio di Bel. Vi sono tre sale e una galleria ed è dedicato alla preistoria, ai reperti archeologici e al folklore. Si trovano la ricostruzione di una grotta preistorica, un plastico del santuario di Bel, un certo numero di statue che dovevano essere poste sulle mensole delle colonne, statue di divinità, fra cui quella di Allat identificabile con Atena, mosaici da abitazioni private, oggetti in bronzo, monete romane e una di Zenobia. Vi sono molti oggetti provenienti dalle tombe, fra cui signacoli, bassorilievi e resti di tessuti delle mummie. 

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