Messico - Il Messico dalle origini a oggi



  Il Messico di oggi è erede di due grandi culture: quella autoctona mesoamericana, degli altipiani messicani e delle terre basse meridionali, che forgiò le popolazioni indigene, e quella europea ispanica che nel 1500 si scontrò in modo violento con la prima e apparentemente la annientò con la Conquista. L'impero azteco e la sua civiltà scomparirono, come erano scomparse le precedenti civiltà, compresa quella dei Maya più a sud che, nonostante la grande evoluzione sociale raggiunta, erano sempre civiltà neolitiche che lavoravano la pietra con la pietra e non usarono mai la ruota, perché non avevano animali da traino. Seguirono tre secoli di dominazione spagnola in cui si formò un nuovo popolo di meticci (mestizos) e di oriundi europei. Poi con l'indipendenza, nacque una nazione d'impronta europea nell'organizzazione e in economia, ma con una cultura che, accanto all'eredità dell'epoca coloniale, ha mantenuto le antiche tradizioni dei popoli originari. Il Messico è ricchissimo dei resti archeologici delle civiltà precolombiane e insieme conserva i tesori d'arte del barocco coloniale, ambedue in gran numero dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità. Dall'agricoltura indigena messicana provengono specie vegetali prima sconosciute in Europa come il mais, il fagiolo e la zucca, l'avogado, la patata dolce, il pomodoro e il cacao e, fra gli animali domestici, il tacchino. Il Messico copre un'area geografica che passa dal clima temperato a quello tropicale e offre una grande varietà di ecosistemi, dalle distese desertiche alle foreste pluviali; vi sono montagne e vulcani attivi, un grande sviluppo costiero, di circa 10000 km sul lato del Pacifico e del Mar dei Caraibi, ed ha grandi riserve minerarie e giacimenti petroliferi. Il Messico è ora la più popolosa nazione di lingua spagnola del mondo, con 98 milioni di abitanti su circa due milioni di kmq (sei volte l'Italia), e la sua capitale, Città del Messico, è una megalopoli con una popolazione di circa 22 milioni di abitanti.
 

 

LA STORIA

  La storia del Messico si può dividere in tre fasi. La prima è quella preispanica, che si può fare partire dal 1800 a.C. e vede lo sviluppo delle culture mesoamericane, negli altipiani e nelle terre basse tropicali, fino al prevalere degli Aztechi e al rapido estendersi del loro impero, dal 1300 fino al 1521. Questa è la data della distruzione della capitale Tenochtitlán per opera degli Spagnoli di Cortés. Segue il periodo coloniale, durato circa tre secoli, dal 1521 al 1813, data della dichiarazione d'indipendenza e della creazione dello stato del Messico. Nella terza fase, fino ai giorni nostri, si assiste all'evoluzione dello stato moderno. 

  Si suppone che circa 3800 anni fa le bande nomadi di cacciatori raccoglitori, arrivati in Mesoamerica, diventarono stanziali, a seguito della domesticazione e della coltivazione delle piante e si formarono delle città autonome. L'evoluzione culturale accelerò e si misero le basi per lo sviluppo dei primi centri di potere. Gli insediamenti più antichi sono quelli degli Olmechi, sulle coste del Golfo del Messico, nelle foreste basse di Veracruz e del Tabasco e nei centri di La Venta, Tres Zapotes e S. Lorenzo. Si sa poco di essi, l'arte olmeca ci ha lasciato delle teste colossali di basalto, immagini di governanti, con copricapo come elmi e i tratti del volto negroidi, oggetti in giada e pietre dure che testimoniano scambi commerciali con paesi anche lontani. Gli Olmechi ebbero inoltre profonda influenza culturale su altri popoli confinanti, Maya e Zapotechi. Siamo in un periodo definito preclassico, che arriva fino al 200 d.C.. La Venta fu il primo centro cerimoniale e il dio giaguaro degli Olmechi fu poi adottato dalle culture successive. La civiltà Olmeca sparì bruscamente nel 400 a.C., dopo la distruzione di La Venta. 
  In modo indipendente si svilupparono Zapotechi e Maya, rispettivamente nelle aree di Oaxaca, a Mont Albán, e nello Yucatán. A Mont Albán si nota un miglioramento delle tecniche agricole e si assiste al sorgere del centro cerimoniale più importante di tutta la regione con costruzioni in pietra. Dagli Olmechi e dai Maya, gli Zapotechi appresero la scrittura e le conoscenze astronomiche. 
  Anche se la cronologia dei Maya, secondo il loro calendario risale al 3214 a.C., le prime culture maya risalgono a poco prima del secondo millennio a.C., quando cominciò la coltivazione di mais, cotone, gomma e cacao e l'allevamento di tacchini e api. Di data più tarda sono i primi insediamenti stabili e la civiltà urbana si sviluppò solo nel successivo periodo classico. 
Il periodo Classico, che si fa andare dal 200 all'800 della nostra epoca, è il periodo di maggior sviluppo dei popoli mesoamericani, con società molto stratificate e teocratiche, controllate da un'elite sacerdotale e sostenute da una florida agricoltura e da una vasta rete di interscambi commerciali. Mont Albán raggiunse il suo apogeo fra il 500 e il 750. Poi le tribù mixteche provenienti dal nord occuparono il posto degli Zapotechi, integrandosi, e Mont Albán si andò trasformando in un'area sacra cimiteriale. Intanto, a nord della regione del lago di Texcoco, la città di Teotihuacán, fondata nel 150 a.C., divenne un grande centro religioso, fra il 400 e il 750, e la sua influenza si estese a tutto il Mesoamerica; contava circa 200000 abitanti e manteneva contatti commerciali con Mont Albán ed i Maya. I sovrani erano divinizzati dopo la morte e le loro maggiori divinità erano il dio del fuoco e il dio della pioggia. Teotihuacán decadde e fu abbandonata nel 700 circa e, fino al 1000, ci fu un periodo di transizione con migrazioni delle popolazioni Chichimeche, dal nord verso il sud, e un riassetto territoriale e politico. Fra i nuovi popoli, i clan militari toltechi fondarono, alla fine del 700, la città di Tollán, odierna Tula, che occupò il posto di Teotihuacán come centro culturale e religioso. Un personaggio leggendario, Ce Acatl Topiltzin, prese il potere ed introdusse il culto di Quetzalcoatl, il Serpente piumato, a cui fu poi identificato. Secondo una leggenda azteca, il re Ca Acatl avrebbe lasciato Tollán promettendo di ritornare e gli Aztechi erano ancora in attesa del suo ritorno, quando arrivò Cortés e ciò li indusse ad accoglierlo come una divinità. 

  Nel periodo Classico i Maya si diffusero nell'ampia zona tropicale che comprende tutta la penisola dello Yucatán, il Guatemala, il Belize, El Salvador e l'Honduras. Qui si svilupparono numerose città stato, ognuna con un centro religioso e di potere, intorno cui gravitava un'ampia zona agricola, dove viveva e lavorava la popolazione. L'élite sacerdotale raggiunse profonde conoscenze astronomiche e matematiche, scoprì lo zero, ancora ignoto ai popoli del vecchio mondo, e creò una scrittura simbolica e un calendario molto elaborato capace di datare avvenimenti anche remoti. Notevoli furono le opere pubbliche come strade lastricate, lavori di canalizzazione e irrigazione. Nello Yucatán fu fondata Chichén Itzá da parte delle tribù Itzá, poi sorsero Palenque, Bonampak, Tulum e Kabah. Nel 692 Chichén Itzá fu inspiegabilmente abbandonata, forse a seguito di un periodo di siccità. 
  Il periodo Postclassico si fa andare dal 900 fino alla conquista spagnola del 1521. Nel 987 Chichén Itzá fu rioccupata e ricostruita dai Toltechi, migrati da Tollán, che riunificarono le disperse popolazioni maya. I Maya-Toltechi costituirono la lega di Mayapán (1007-1204) fra tre città confederate, Chichén Itzá, Mayapán e Uxmal. Mayapán accrebbe la sua egemonia sulla lega e sui centri dello Yucatán settentrionale, infine fu distrutta nel 1441 e si assistette al progressivo abbandono delle città dello Yucatán per una serie di calamità. La civiltà maya si era già esaurita, quando gli Spagnoli arrivarono nello Yucatán nel 1518. 

  Alla fine del 1200 una nuova tribù guerriera di lingua nahua, che si diceva provenisse dall'Aztlan nel Messico nord-occidentale e si chiamava Aztechi-Méxica, arrivò sulle isole del lago di Texcoco nell'altopiano centrale messicano, la valle dell'Anahuac, e qui, nel 1325, fondò la sua capitale, México-Tenochtitlán. In 200 anni gli Aztechi crearono un grande impero rendendo tributarie 317 città fino al Guatemala. Gli Aztechi erano guerrieri, agricoltori e commercianti; relegati inizialmente nelle poche isole della laguna, ingrandirono le terre coltivabili creando delle isole galleggianti di tronchi e di giunchi ricoperti di terra su cui coltivavano mais, fagioli e meloni. Questi giardini galleggianti, detti chinampa, finivano con il fissarsi con le radici al fondo del lago, creando un sistema continuo di isole e di canali, interconnesso da ponti e da strade. Gli Aztechi regolarono le acque dei laghi separando con dighe le acque dolci, alimentate dai monti vicini, dalle acque salate del Texcoco e costruirono un acquedotto. Queste dighe collegavano anche la città alla terraferma con grandi strade rialzate. All'arrivo degli Spagnoli la città doveva avere circa 300000 abitanti. 
  La società azteca era articolata in forma gerarchica, al vertice stava il re e i due sacerdoti principali, quello del dio del sole e della guerra, Huitzilopochtli, e quello del dio della pioggia, Tlaloc. Poi venivano i nobili, i liberi, i contadini e gli schiavi. Molto considerati erano i commercianti perché, con i loro viaggi e i contatti con altri popoli, divenivano informatori del re e gettavano le basi per le sue strategie di conquista. Dagli oggetti ritrovati si deduce che i legami commerciali arrivavano dall'Arizona, a nord, al Nicaragua, a sud. 
  Il mito della creazione degli Aztechi era basato sulla nascita del sole dal sacrificio di una divinità che aveva dato inizio all'era attuale; le ere precedenti erano finite in un cataclisma e anche l'ultima, quella del quinto sole, era destinata a perire come le altre. Gli uomini erano tenuti a sostenere la vita del sole mediante sacrifici di sangue. Alla fine di ogni secolo azteco, ogni 52 anni, il popolo attendeva con terrore l'alba del nuovo giorno e il ritorno del sole. Da qui l'esigenza di sacrifici umani cruenti. 

  Quando nel 1919 Fernand Cortés, proveniente da Cuba, sbarcò nel golfo del Messico e fondò un primo insediamento che chiamò Veracruz, sull'impero Azteco regnava Montezuma II ormai informato dell'arrivo di stranieri. Il suo atteggiamento fu ambiguo, condizionato dalla leggenda del promesso ritorno di Quetzalcoatl; inviò ambasciatori e doni, ma si rifiutò di incontrarlo. Cortés, a sua volta informato dalla diffusa ostilità agli Aztechi dei popoli soggetti, si fece alleate le tribù Totonache della vicina Campoala e, lasciata una piccola guarnigione a Veracruz, mosse verso l'altopiano con 400 fanti, 15 cavalli e 7 cannoni, ma anche 1500 alleati totonachi e 1000 portatori. Salendo sull'altopiano, si avvicinarono allo stato di Tlaxcala le cui tribù erano da tempo in guerra con gli Aztechi, ma furono accolti in modo ostile e dovettero sostenere diverse battaglie. La superiorità delle armi spagnole fu però decisiva e i capi accettarono l'alleanza offerta da Cortés. Nella loro capitale Tlaxcala Cortés ricevette un'altra ambasceria di Montezuma, che ora lo invitava nella sua capitale, e quindi riprese l'avanzata. Passò per Cholula, in territorio azteco, dove sventò un complotto e distrusse la città, quindi si diresse direttamente alla volta di Tenochtitlán attraverso la sierra, accanto ai due vulcani Popocatépetl (la montagna che fuma) e Iztaecihuatl (la donna bianca), dal profilo di una donna distesa. L'8 novembre del 1919 avanzò sulla diga che, attraverso il lago di Texcoco, arrivava al cuore della città. Gli Spagnoli e i suoi alleati, ormai in numero di 7000, furono accolti con manifestazioni di amicizia. La vista della grandezza e della ricchezza della città lasciò stupiti gli Spagnoli che la paragonarono a Siviglia e Cordoba, per le strade larghe e diritte, i canali, i ponti, l'acquedotto, gli edifici e i mercati affollati di gente e di mercanzie. Sentendosi minacciato all'interno di una città così grande, Cortés, con un colpo di mano, sequestrò l'imperatore che, da quel momento, fu alla sua mercè, inoltre riuscì ad ottenere rinforzi da Cuba e li portò a Tenochtitlán, dove nel frattempo era scoppiata la rivolta della popolazione. Montezuma fu ferito durante i tumulti e morì poco dopo e gli Spagnoli, in difficoltà, decisero di evacuare. La ritirata fu disastrosa perché i ponti della diga erano stati tagliati e gli Aztechi, guidati ora dal fratello di Montezuma, Cuitlahuac, li assalivano dai fianchi. Questa fu la "noche triste" degli Spagnoli che, con i loro alleati, furono ridotti a un terzo. I tlascalani si erano però mantenuti fedeli all'alleanza e si aggiunsero altre popolazioni insofferenti degli Aztechi. In breve tutta la regione, da Veracruz ai vulcani, fu sotto il controllo degli Spagnoli, rinforzati da altri contingenti provenienti da Cuba. Intanto Cuitlahuac era morto di vaiolo e gli era succeduto il nipote Cuauhtémoc deciso a resistere. Cortés allora iniziò i piani per distruggere la capitale azteca. Fece costruire dei brigantini, con parti da assemblare, per attraversare la laguna e, nel maggio del 1521, strinse l'assedio distruggendo l'acquedotto. I brigantini furono l'arma vincente, perché sbaragliarono facilmente le flottiglie dei guerrieri che presidiavano il lago e i canali, e gli Spagnoli occuparono saldamente le vie di accesso alla capitale. L'assedio durò tre mesi e la lotta sostenuta fu sanguinosa, la città fu distrutta casa per casa, i canali riempiti con le macerie e i templi incendiati. La battaglia finì il 13 agosto 1521 giorno di S. Ippolito, che per questo oggi è patrono del Messico, e con essa l'impero dei Méxica. Cuauhtémoc fu preso prigioniero e giustiziato nel 1525 con l'accusa di cospirazione. 

  Il Messico divenne colonia spagnola con il nome di Nuova Spagna e Cortés ne divenne governatore e capitano generale nel 1522. Si formarono degli insediamenti urbani sul modello castigliano. Gli indigeni furono in maggioranza assegnati come manodopera gratuita nelle encomiendas (concessioni di territorio) dei coloni. Cominciarono ad arrivare dalla Spagna i francescani (1523), poi i domenicani (1526), gli agostiniani (1533) e anche i gesuiti nel nord-ovest. Iniziò la conversione forzata degli indigeni che assimilarono però solo gli aspetti esteriori del cristianesimo. Furono bruciati tutti i documenti sacri e le tracce delle antiche pratiche religiose, perdendo un enorme patrimonio culturale. Solo alla fine del 1700, i ritrovamenti archeologici e l'interpretazione dei pochi codici rimasti ha permesso di ricostruire a ritroso la storia della popolazioni del Mesoamerica. La colonizzazione fu accompagnata dallo sterminio dei nativi, già decimati dal vaiolo portato dagli Spagnoli. Alcuni religiosi, fra cui Bartolomé de Las Casas, cercarono di alleviare lo stato di schiavitù creato dalle encomiendas, ma queste durarono fino al 1729. Cortés finì di essere governatore nel 1528 e nel 1535 fu installato il primo viceré. Mentre gli indigeni diminuivano riducendosi a meno di 2 milioni, gli Spagnoli immigrati diventavano 57000 nel 1570 e si formava una società fortemente stratificata con al vertice i criollos, i bianchi nati in colonia, con haciendas, dove i proprietari bianchi avevano un dominio assoluto sui nativi, ma con un potere centrale dominato dai viceré che frenava lo sviluppo con l'oppressione fiscale e il protezionismo commerciale. I criollos, che erano culturalmente sviluppati, erano sempre più insofferenti al dominio spagnolo, ma sotto di loro cresceva lo scontento della folla dei meticci sempre più numerosi e dei poveri sfruttati di tutte le razze. 

  Nel 1700, le guerre di successione in Europa e la crisi economica della Spagna aumentarono l'oppressione fiscale sulle colonie e poi, sull'esempio della rivoluzione americana e di quella francese, cominciarono le prime sommosse. Il Messico fu però l'unico paese dell'America Latina, dove la rivolta iniziò per opera dei ceti più poveri e non dell'aristocrazia creola. Nel 1810 un prete del basso clero, Miguel Hidalgo y Castilla, dalla cittadina di Dolores Hidalgo, guidò i peones e instaurò un governo popolare a Guadalajara sopprimendo la schiavitù e fu il primo appello all'indipendenza (el Grito de Dolores), ma la rivolta presto si esaurì; poco dopo però, nella Sierra Madre del Sud, i nativi, guidati da José Maria Morelos, proclamarono l'indipendenza nel 1813. Presto l'aristocrazia creola prese l'iniziativa, il generale Agustin de Iturbide costrinse al rimpatrio l'ultimo viceré e, il 27 settembre del 1821, proclamò l'indipendenza dalla Spagna e promulgò una costituzione federale sul modello degli Stati Uniti. Iturbide, vista la debolezza dello stato centrale, l'anno dopo con un colpo di stato abrogò la costituzione e si proclamò Imperatore, ma diede l'avvio, nei successivi 30 anni, a una successione di colpi di stato e di dittature personali. Si affermò la personalità del generale Antonio Lopez de Santa Anna cui si deve l'abolizione formale della schiavitù. Mentre era al potere, avvenne nel 1836 la secessione del Texas cui seguì la guerra con gli Stati Uniti (1846-48) che finì disastrosamente con l'invasione del Messico e l'occupazione di Città del Messico da parte dell'esercito degli Stati Uniti. La fine della guerra segnò anche la perdita del Nuovo Messico e della California settentrionale. Santa Anna fu rovesciato, nella lotta che seguì fra conservatori e liberali, e nacque il movimento della Riforma che ebbe i suoi ispiratori in Benito Juárez e Ignacio Comonfort. Nel 1857 fu promulgata una nuova costituzione che stabiliva la laicizzazione dello stato e la riforma agraria e, dopo una lunga resistenza dei conservatori, il Congresso nominò nel 1861 Presidente costituzionale Benito Juárez, primo uomo di pura razza indigena a raggiungere una tale carica. Il grave deficit finanziario indusse il governo a sospendere il pagamento del debito estero e a questo punto i governi europei decisero di intervenire, per iniziativa di Napoleone III. Fu nominato Imperatore del Messico l'arciduca Massimiliano d'Asburgo che, sostenuto dalle truppe francesi, sbarcò a Veracruz e occupò Città del Messico. Massimiliano incontrò un'accanita opposizione, sia da parte dei conservatori per la sua politica liberale, sia da parte dei liberali che lo consideravano un invasore e, quando nel 1866 Napoleone III ritirò il suo appoggio militare, l'opposizione ebbe il sopravvento e Massimiliano, alla sua capitolazione a Querétaro nel 1867, fu fucilato dopo un giudizio sommario. Le armi repubblicane avevano combattuto agli ordini del generale Porfirio Diaz e questi fu nominato Presidente dopo la morte di Juárez. Dal 1867 al 1910, il Messico fu sotto la guida politica di Porfirio Diaz che rafforzò il potere centrale, risanò l'economia favorendo gli investimenti esteri e portò a termine la costruzione di una moderna rete ferroviaria di 19000 km. Il monopolio politico di Diaz aveva favorito però solo l'oligarchia fondiaria e mineraria del paese, lasciando irrisolti i problemi dei peones, del proletariato urbano e l'asservimento degli indigeni. In vista delle nuove elezioni del 1910 l'opposizione fece sentire la sua voce nella persona del suo concorrente, Francisco Madero, che divenne Presidente nel 1911, ma si dimostrò debole. A questo punto scoppiò la rivolta di Emiliano Zapata, nello stato centrale di Morelos, che impose la questione agraria con un appello nazionale. Intanto Madero fu sostituito nel 1913 dal colpo di stato del generale Victoriano Huerta e poco dopo assassinato. Scoppiò un'altra rivolta popolare negli stati meridionali di Durango e Chihuahua guidata da Pancio Villa che, nonostante le sue origini contadine, si dimostrò grande stratega. Huerta fu sconfitto e abbandonò il paese, Villa e Zapata nel novembre del 1914 entrarono trionfalmente a Città del Messico, ma il potere finì nelle mani di Venustiano Cárranza, già oppositore costituzionale di Huerta, forte del sostegno degli Stati Uniti. La guerra era finita, ma il paese non era ancora pacificato ed era allo stremo. Erano scoppiate epidemie e in totale i morti furono circa un milione. Zapata e Villa, ritiratisi a vita privata, moriranno rispettivamente nel 1919 e nel 1923, uccisi a tradimento dai loro oppositori. Cárranza promulgò nel 1917 una nuova costituzione, rimasta valida fino ad oggi, che abolì i rapporti servili, impose regole al lavoro e riaffermò la separazione dello stato dalla chiesa. L'economia del paese restava, però, sempre dominata dagli Stati Uniti. Una svolta si ebbe nel 1934 con la presidenza di Lazzaro Cárdenas che accentuò il contenuto sociale, dando impulso alla riforma agraria, distribuì 18 milioni di ettari alle comunità indigene, nazionalizzò le ferrovie e l'industria petrolifera e fondò il Partido Revolucionario Mexicano (PRM). Sotto di lui fu accolto Trotzkij come rifugiato politico. 

  Durante la seconda guerra mondiale il Messico fu alleato degli angloamericani e il dopoguerra vide lo sviluppo dell'economia e l'industrializzazione del paese. La popolazione era passata, da 15 milioni al tempo della rivoluzione, a 34 milioni, ma il partito dominante era sempre lo stesso e aveva assunto il nome di Partido Rivolucionario Institucional (PRI). Il potere presidenziale divenne quasi dispotico riducendo i poteri degli stati federali. La prima crisi del regime fu provocata dal movimento studentesco nell'autunno del 1968, quando la protesta portò a occupazioni e barricate e la polizia rispose con il massacro del 3 ottobre a Piazza delle Tre Culture di Città del Messico, a pochi giorni dall'apertura delle Olimpiadi, sparando dagli elicotteri e dagli edifici. Il presidente Ordaz fece marcia indietro rilasciando gli arrestati, ma i fatti ebbero risonanza in tutto il mondo e le Olimpiadi messicane, iniziate regolarmente il 12 ottobre, furono occasioni di violente contestazioni specie dei neri americani contro l'apartheid. 
  La presidenza di Luis Echeverría (1970-76) accentuò l'intervento statale con investimenti e sussidi cercando il consenso, ma fece triplicare il deficit e ne seguì la svalutazione del peso e l'inflazione. Fortunatamente la scoperta di grandi giacimenti petroliferi rovesciò la situazione economica sotto la nuova presidenza di José Lopez Portillo (1976-82), ma il paese entrò in un vortice di spese, investimenti e debiti e, quando dal 1981, il prezzo del petrolio calò, sopravvenne una crisi pesante con una nuova svalutazione e un debito estero fuori controllo. Nelle successive elezioni, il PRI continuò a mantenere il potere per mancanza di alternative, la politica economica però cambiò radicalmente tuttavia, nonostante la firma dell'accordo del Libero Scambio fra Messico Stati Uniti e Canada (NAFTA), la situazione restava critica ancora nel 1992 e i problemi sociali si fecero più acuti. Nel Chiapas, uno degli stati più poveri del paese, il NAFTA acuì la crisi agricola e, all'inizio del 1994, fra gli indigeni di S. Cristobal de Las Casas, scoppiò una rivolta armata che s'ispirava a Emiliano Zapata; fu creato l'EZNL (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) e gli zapatisti occuparono città e fattorie. Il governo riprese subito il controllo delle città, ma la guerriglia è rimasta endemica. Nelle ultime elezioni del 2 luglio 2000, per la prima volta dopo 71 anni, il PRI è stato battuto da una coalizione guidata dal partito di opposizione PAN (Partido de Action Nacional) ed è stato eletto Presidente Vicente Fox Quesada. Il nuovo presidente ha ritirato le truppe dal Chiapas e nel 2001 sono stati ratificati gli accordi per una pacificazione. Nel settembre 2003, si è tenuta a Cancún la conferenza del WTO (World Trade Organization) per affrontare molti punti controversi sulla liberalizzazione degli scambi commerciali fra gli stati aderenti, ma è finita con un nulla di fatto senza trovare nessun consenso.

 

IL VIAGGIO

  L'itinerario descritto nel seguito riunisce e integra i luoghi visitati in occasione dei due viaggi effettuati nell'agosto 1978 e alla fine del 2003, distanziati da più di 25 anni, durante i quali si sono verificati molti cambiamenti. Le foto testimoniano, dove possibile, lo stato più recente (2003), tranne che per i luoghi visitati esclusivamente nel 1978, come il sito archeologico di Tula, diverse cittadine intorno a Città del Messico e alcuni siti archeologici in terra Maya. Per ogni località però, è espressamente indicato in quali anni è stata visitata e in aggiunta, quando il luogo è comune ai due viaggi, è indicato se una foto è del 1978. 

  Il viaggio nell'agosto 1978 è stato organizzato in modo autonomo, con le agenzie locali, nelle due tappe successive di Città del Messico e Mérida ed ha avuto una durata di circa 20 giorni. Il viaggio del 2003 è stato organizzato per un gruppo di iscritti all'Associazione Culturale Itinera di Roma, dal 28 novembre al 9 dicembre. 
  L'itinerario qui descritto, inizia da Città del Messico, tappa obbligata in ambedue i viaggi, si visitano poi i due principali siti archeologici precolombiani Teotihuacán e Tula e quindi alcune cittadine dell'altopiano messicano come Tepotzotlán, Toluca, Cuernavaca, Taxco e Puebla passando per il Parco dei Vulcani e la città di Cholula con i resti della sua grande piramide. Si scende poi a sud nello stato di Oaxaca con la capitale omonima, altra città coloniale, e vicino si ammirano i siti archeologici di Mont Albán e Mitla. La seconda parte del percorso è dedicata alle regioni messicane di civiltà Maya: il Chiapas e la penisola dello Yucatán. Il Chiapas è una regione tropicale, ricca di fiumi e foreste e affascinante per natura e abitanti di antiche tradizioni; qui s'incontra Palenque, il sito archeologico maya più famoso del Messico. Nella penisola dello Yucatán, con capitale Mérida, si visitano numerosi siti maya, i due più importanti e noti, come Uxmal e Chichén Itzá, e altri due non meno interessanti come Kabah e Dzibilchaltun. L'ultima tappa è Cancún, nello stato di Quintana Roo, sul lato orientale della penisola dello Yucatán, famoso luogo di vacanze balneari sulla riviera corallina.



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