Messico - Città del Messico


CAPITOLO 2 - CITTÀ DEL MESSICO (1978 E 2003)

Città del Messico è una megalopoli di 22 milioni di abitanti posta su un altopiano a 2240 m di quota fra due catene di monti. Sul lato est si sollevano due vulcani: il Popocatépetl e l'Iztaccihuatl di oltre 5000 m, il centro della città giace in gran parte sul fondo disseccato di un antico sistema di laghi, il più grande dei quali era Texcoco sui cui isolotti era sorta México-Tenochtitlán, l'antica capitale degli Aztechi. Solo nella parte meridionale della città rimane ora una rete di canali, ultime tracce dell'antico lago di Xochimilco. Sorgendo su una superficie formata essenzialmente da materiali di riporto, il centro della città subisce ancora un lento sprofondamento, di circa 3 cm/anno, che rende necessari continui restauri e lavori di consolidamento. Città del Messico occupa ora un'estensione di circa 40 km, da nord a sud, e di 30 km, da est a ovest, superficie che costituisce il Distrito Federal (D.F.) della Repubblica del Messico. 
Il Centro Storico gravita intorno a Plaza de la Constitutión e si allunga a ovest, fino all'Alameda Central, il più antico parco della città sfiorato dal Paseo de la Reforma. Questa è un'arteria lunga circa 12 km, da nord-est e sud-ovest, che incrocia l'Avenida Insurgentes, l'arteria longitudinale più lunga, di circa 42 km. A sud-ovest, il Paseo de la Reforma raggiunge il bosco di Chapultepec, la più grande area verde della città, residenza estiva dei viceré, poi scuola militare nel 1841 e residenza Imperiale di Massimiliano d'Asburgo; qui si trova anche il Museo Nazionale di Antropologia. Sul lato nord-est del Paseo de la Reforma si trova la Basilica di Guadalupe, il più famoso centro di culto delle popolazioni indigene, dedicato alla Vergine di Guadalupe. 
A sud, l'Avenida Insurgentes raggiunge la Città Universitaria, un immenso campus di 300 ettari con zone sportive, giardini e i grandi edifici delle facoltà costruite nel decennio 1950. Più a sud, oltre la Circumvallazione Sud, c'è l'area archeologica di Cuicuilco, ricoperta dall'eruzione del vulcano Xitle nel 200 a.C. circa, dove è stato trovato un grande centro cerimoniale del periodo Preclassico. Proseguendo la Circumvallazione Sud verso est e poi scendendo più a sud, si arriva al villaggio lacustre di Xochimilco, resto di un'antica laguna d'acqua dolce di epoca azteca, popolare luogo di attrazione per i fine settimana. 
Lo sviluppo industriale degli ultimi decenni ha fatto sorgere intorno alla città più di 40000 industrie manifatturiere molto diversificate, molte con capitale straniero, che forniscono oltre la metà della produzione industriale del paese e occupano più del 60% della manodopera del settore. Da questa concentrazione nascono il grave inquinamento della città e il tentativo di decentrare le produzioni. 
Il sistema di trasporti interno è molto capillare e la rete metropolitana, iniziata nel 1969 e in gran parte di superficie, contribuisce a snellite il grave problema del traffico.

 

IL CENTRO STORICO

Il cuore della città è la Plaza de la Constitutión, la grande piazza chiamata popolarmente Zócalo da quando, nel 1843, si costruì lo zoccolo di un monumento all'Indipendenza poi non più innalzato e, per analogia, Zócalo è chiamata la piazza principale di tutte le città coloniali del Messico. 

 

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Plaza de la Constitutión - Cattedrale.
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Facciata del Sagrario.

 

Nel periodo coloniale era detta Plaza Real, centro religioso e del potere intorno cui si sviluppò la città. Questa piazza era anche il centro dell'antica capitale azteca, luogo del mercato (tiangui) e vicino ai grandi templi dell'area sacra, il Teocalli.
Sul lato nord della piazza c'è la Cattedrale metropolitana, iniziata nel 1573, per sostituire la prima modesta chiesa eretta da Cortés dopo la conquista, e completata alla fine del 1700. Lo stile è barocco nella facciata e neo-classico nel coronamento e nelle due torri di gusto francese. Sul lato destro della cattedrale sorge il Sagrario, la chiesa, dove erano conservati gli oggetti liturgici, i tesori e gli archivi dell'Arcivescovo.

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Interno della Cattedrale.

 

La facciata del Sagrario è decorata con una profusione di ornamenti nello stile churrigueresco diffuso dall'architetto e scultore spagnolo Benito Churriguera (1665-1725), capostipite di una dinastia di architetti barocchi catalani, che esportarono lo stile in America Latina.

L'interno della cattedrale è grandioso, a tre navate separate da fasci di colonne scanalate, ma davanti all'ingresso principale e prima che inizi la navata centrale, sorge la Cappella del Perdono consacrata nel 1737, con un altare in mogano completamente rivestito di lamine d'oro.

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Cattedrale - Cappella del Perdono.


Sul lato est della piazza, sorge il Palacio Nacional, oggi sede del governo della Repubblica degli Stati Uniti del Messico con tutti gli uffici annessi. Il luogo dove sorge, è quello della reggia di Montezuma, ricostruita da Cortés dal 1523 e poi divenuta la residenza dei viceré spagnoli dal 1562. Il palazzo ha subito un gran numero di ricostruzioni, nell'ultima del 1927, fu aggiunto un altro piano. La facciata fronteggia la piazza per più di 200 m, scandita da file di finestre e balconi e tutta costruita in pietra vulcanica locale detta tezontle. Ci sono tre ingressi monumentali, a destra quello riservato al Presidente della Repubblica, al centro quello principale per i visitatori e le cerimonie, quello di sinistra fu aggiunto nel 1950. Dall'ingresso centrale si accede al cortile principale con tre ordini di arcate e una fontana centrale. Questo cortile esisteva già nel primo palazzo costruito da Cortés e nel 1526 vi si tenne la prima corrida in onore del ritorno di Cortés dalla spedizione in Honduras.

 

PALACIO NACIONAL

A sinistra, la grande facciata su Plaza de la Constitutión (foto 1978).
A destra, il cortile principale (foto 1878).
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Storia del Messico di Diego Rivera
(foto 1978).

 

Uno scalone monumentale porta ai piani superiori e ai loggiati sul cortile; le pareti dello scalone e del primo loggiato sono state affrescate dal pittore messicano Diego Rivera (1886-1957). 
Le scene sullo scalone ripercorrono la storia del Messico, dalla conquista alla rivoluzione per l'indipendenza e dalla costituzione del 1847 fino ai giorni nostri. 
In basso ci sono le scene della conquista, l'aquila con il serpente nel becco simboleggia la fondazione della capitale azteca. 
Poi ci sono le scene della colonizzazione spagnola e dell'Inquisizione con gli autodafé. 
Gli episodi più recenti della storia sono dipinti sotto le arcate; nella più grande ci sono le scene della guerra d'indipendenza messicana (1810-21), nell'arco a sinistra la rivoluzione agraria e di Madero.  
Alle pareti del loggiato, al primo piano, c'è una serie di riquadri, dove sono rappresentate le civiltà preispaniche, cominciando da una ricostruzione della capitale México- Tenochtitlán e le attività agricole e di artigianato delle varie popolazioni.

 

PALACIO NACIONAL - DIPINTI SULLE PARETI DEL PRIMO LOGGIATO

A sinistra, una ricostruzione della capitale México- Tenochtitlán.
A destra, la civiltà dei Totonachi e la loro capitale Totonacapan.
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Oltre l'angolo nord-est dello Zócalo, si trova un grande plastico della capitale azteca al centro dei laghi e con le due grandi strade rialzate fra loro perpendicolari, che la collegavano alla terraferma. Più avanti si trovano gli scavi del Tempio Mayor, la grande piramide che portava sulla sommità i templi del dio del sole e della guerra, Huitzilopochtli, e del dio della pioggia, Tlaloc. Il tempio era all'incrocio fra le due grandi strade ed era considerato il centro dell'universo. I primi resti del tempio furono trovati nel 1913-14 e i primi scavi sistematici sono quelli del 1978 che hanno portato al ritrovamento di numerosi oggetti di valore. L'orientamento del tempio era verso ponente.

 

A sinistra, plastico della capitale Mexico-Tenochtitlán.
A destra, scavi del Tempio Mayor di Mexico-Tenochtitlán.
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Monumento alla fondazione
di Tenochtitlán (foto1978).
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Torre Latino-Americana.

 

Vicino all'angolo sud-est della piazza, dove sbocca l'Avenida Pino Suarez, quasi sull'antico tracciato della strada rialzata sud della capitale azteca, si trova il monumento che ricorda la leggenda della fondazione di Tenochtitlán sul luogo dove fu vista un'aquila su un cactus che divorava un serpente. Per gli Aztechi il cactus rappresentava la terra, l'aquila l'aria e il serpente l'acqua, simboli della natura e dalla vita, e questo è diventato il simbolo del Messico che si trova nella bandiera nazionale.  
Sulla Pino Suarez più a sud, si trova la chiesa di Gesù Nazzareno, una volta associata all'ospedale omonimo, che fu il primo fondato da Cortés nel luogo del suo primo incontro con l'imperatore Moctezuma II, in questa chiesa sono finite nel 1794 le spoglie di Cortés traslate dalla Spagna nel 1562. 

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Lo Zócalo dalla Torre
Latino-Americana (foto 1978).

 

 

A ovest dello Zócalo, all'incrocio fra via Francisco Madero e l'Avenida Lazaro Cárdenas, si solleva la Torre Latino- Americana, un grattacielo di 47 piani con una piattaforma panoramica al 42° piano, da cui si può godere un'ampia vista della città.  
Verso est si vede lo Zócalo con l'Avenida Francisco Madero e, a ovest, il Parco Alameda Central, creato nel 1592 dal viceré e destinato a un mercato. 
Dal 1571 divenne luogo degli autodafe del tribunale dell'Inquisizione e vi si bruciavano in pubblico gli eretici. 
Nel 1900, durante la dittatura di Porfirio Diaz, sul lato est del parco fu costruito il Palazzo delle Belle Arti, un imponente edificio di marmo sede del teatro Nazionale con una capacità di 3500 posti. 
Sul lato opposto dell'Avenida Cárdenas, la strada che costeggia il Teatro, si trova l'edificio della Posta Centrale (Correos Central) di gusto eclettico innalzato all'inizio del 1900 in forme gotico-veneziane e del plateresco spagnolo.

 

VISTA DALL'ALTO DELLA TORRE LATINO-AMERICANA

A sinistra, il Parco Alameda Central (foto1978).
A destra, il Teatro Nazionale (foto 1978).
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PARCO CHAPULTEPEC E MUSEO DI ANTROPOLOGIA

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A ovest del parco Alameda passa la maggiore arteria della capitale, il Paseo della Reforma, iniziata dall'imperatore Massimiliano d'Austria per collegare la sua residenza, del Castello di Chapultepec, con la sede del governo al Palazzo Nazionale. 
L'arteria fu poi completata prolungandola verso nord-est all'inizio del 1900, ispirandola agli Champs Elysée di Parigi, ed è interrotta da piazze circolari con al centro monumenti commemorativi dedicati a personaggi importanti: dall'ultimo sovrano Azteco, Cuauhtémoc (foto a sinistra del 1978), a Cristoforo Colombo. 
Dopo aver incrociato l'Avenida de los Insurgentes, il Paseo de la Reforma giunge, a sud-ovest, al grande parco di Chapultepec che si estende intorno a una collina per circa 400 ettari, con laghi artificiali e grandi zone alberate. 
Il parco ha origine al tempo degli Aztechi e da qui partiva l'acquedotto che alimentava la capitale Tenochtitlán. Il nome di Chapultepec significa "cavalletta" in lingua nahuatl. Sulla collina esistevano un tempio azteco e la residenza estiva dell'imperatore che fu usata anche da Cortés dopo la conquista, i viceré vi costruirono un palazzo nel 1785. 
Dopo l'Indipendenza fu trasformato in scuola militare e qui i cadetti resistettero accanitamente agli attacchi dell'esercito statunitense durante l'invasione del 1847. In memoria fu innalzato un monumento a "Los Niños Heroes" con sei colonne terminanti a punta. 
L'imperatore Massimiliano d'Asburgo fece costruire accanto la sua residenza, l'Alcazar, con giardini all'italiana, completato dopo la sua caduta e usato dai governanti del paese. 
Dalla terrazza dell'Alcazar si ha un ampio panorama sulla città, sul parco e, nelle giornate limpide, si possono vedere verso sud-est i due vulcani Popocatépetl e Iztaccihuatl.

 

PARCO CHAPULTEPEC

A sinistra, il Castello di Chapultepec, antica Scuola Militare (foto1978).
A destra, panorama della città dalla terrazza dell'Alcazar (foto1978).
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Patio del Museo Nazionale di Antropologia.

Nel parco di Chapultepec si trovano uno zoo, campi sportivi e diversi musei, fra questi il più importante è certamente il Museo Nazionale di Antropologia, costruito dal 1963 al 1964 in soli 19 mesi, e subito inaugurato. Occupa un'area di 45000 mq, ed espone una collezione ricchissima con una presentazione impeccabile. Il grande patio d'ingresso è protetto in parte da un ampio ombrello piano sorretto da una colonna con rilievi, circondata da un velo di pioggia che cade dall'alto. Si comincia sulla destra con la storia della migrazione umana nell'America del nord, attraverso lo stretto di Bering durante le ultime glaciazioni. Si passa poi allo sviluppo delle civiltà mesoamericane, cominciando dal periodo preclassico con una raccolta di statuette e vasi da corredi funerari, fra cui quelli provenienti dall'area di Cuicuilco, ricoperta dalla lava del vulcano Title nel 200 a.C.. Segue la Sala di Teotihuacán, con la ricostruzione della facciata del tempio di Quetzalcoatl nei suoi colori originali, ricostruiti dagli archeologi, e le maschere del dio della pioggia e del serpente piumato Quetzalcoatl. Fra i ritrovamenti più caratteristici sono le maschere funerarie di argilla o di pietra vulcanica ricoperte da un mosaico in tessere di turchese e conchiglie rosse. Nella sala dei Toltechi, è riprodotta una delle colonne a forma di guerriero, che reggevano il tempio di Tula, e steli di pietra scolpite con rappresentazioni simboliche. Segue la Sala dei Méxica al cui ingresso è un monolito di basalto a forma di giaguaro, che porta, scavato sul dorso, un recipiente cerimoniale detto Cuauhxicalli. 


MUSEO NAZIONALE DI ANTROPOLOGIA

A sinistra, Sala di Teotihuacán e ricostruzione del Tempio di Quetzalcoatl.
A destra, Sala dei Méxica e monolito Cuauhxicalli.
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Pietra del Sole o Calendario Azteco.
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Colori originari della Pietra del Sole
(foto1978).

 

Il reperto più importante della sala Méxica è la Pietra del Sole o Calendario Azteco, monolito circolare di basalto ritrovato nel 1790 nella Plaza Mayor di Città del Messico, durante i lavori di restauro della cattedrale. Al centro c'è la maschera del sole (Tonatiuh) con la bocca spalancata, come a chiedere il sangue dei sacrifici, e intorno i glifi dei quattro soli che, secondo la cosmogonia azteca, hanno preceduto quello attuale e che rappresentano il Giaguaro, il Fuoco, la Pioggia e il Vento, cioè i cataclismi che hanno distrutto i precedenti universi. Sul bordo esterno, ci sono i corpi di due serpenti le cui teste si fronteggiano in basso. 

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Diadema di piume di Montezuma
(foto1978).
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Testa colossale olmeca
(foto1978).

 

Quando fu trovato, il disco era tutto colorato ed ha perso i colori per essere stato lasciato lungo tempo alle intemperie; il suo aspetto originario si può vedere nella ricostruzione fatta dagli archeologi. 
Un altro oggetto interessante è la copia del diadema di piume di quetzal usato dagli imperatori aztechi. L'originale, che si trova oggi nel Museum für Völkerkunde di Vienna, è quello donato da Montezuma a Cortés, quando sbarcò a Veracruz. Il diadema fu inviato in Europa, rimase a lungo dimenticato a Innsbruck finché, quattro secoli dopo, è stato riscoperto e riconosciuto come una delle ultime opere d'arte degli Aztechi sopravvissute per puro caso. 

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Maschera di giada di Pakal.

 

Seguono poi le sale di Oaxaca e del Golfo del Messico. Nella prima vi sono testimonianze della cultura zapoteca e mixteca di Mont Albán, steli, statuette e ceramiche, nella seconda ci sono esemplari delle colossali teste olmeche del periodo preclassico (1200-900 a.C.) trovate a La Venta, Tres Zapotes e S. Lorenzo, negli stati di Veracruz e del Tabasco. 

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Campeche - Tempio di Hochob (foto1978).

 

L'ultima sala è quella dei Maya, la civiltà diffusasi in più di 400000 kmq nel sud-est del Messico e nei vicini stati dell'America Centrale, dal 1500 a.C., nel preclassico, fino alla loro scomparsa, prima dell'arrivo degli Spagnoli. Dalla tomba di Pakal, a Palenque (Chiapas), proviene la maschera di giada di questo re trovata nel Tempio delle Iscrizioni. Nel giardino accanto alla sala si trova la ricostruzione del tempio di Hochob nello stato di Campeche. L'edificio è un esempio dello stile Chenes, della fine dell'epoca Classica (600-900 d.C.), da cui è derivato lo stile Puuc dello Yucatán. La facciata è completamente decorata con pietre assiemate come pezzi di un mosaico; la porta che ha in alto la maschera di Chaac, il dio Maya della pioggia, sembra una bocca spalancata.  
Quello che è qui mostrato è solo una minima parte dei tesori esposti nel museo la cui visita richiederebbe un tempo molto superiore a quello che gli può dedicare un normale visitatore. 

Riprendendo il Paseo de la Reforma verso nord-est, si costeggia Piazza delle Tre Culture, il Tlatelolco della capitale azteca, dove si teneva il più grande e ricco mercato della città e c'era un importante centro cerimoniale, in parte riportato alla luce dagli archeologi. La piazza, oltre a queste rovine preispaniche, conserva anche le testimonianze del periodo coloniale, chiesa e convento francescano, e un complesso di edifici moderni, ma è stata fortemente danneggiata dal terremoto del 1985. Piazza delle Tre Culture è rimasta tristemente famosa per il massacro del 3 ottobre 1969, pochi giorni prima dell'apertura delle Olimpiadi. 

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Santuario della Madonna di Guadalupe.

 

Ancora più avanti sul Paseo de la Reforma si arriva al Santuario della Madonna di Guadalupe, nei quartieri settentrionali della città. La Vergine dalla pelle scura, apparsa il 9 dicembre 1531 a un povero indigeno di nome Juan Diego, divenne subito oggetto di venerazione da parte della popolazione indigena e meticcia che vide in lei il simbolo della sua identità. Nel 1810 fu presa come emblema nella prima rivolta di Miguel Hidalgo nella città di Dolores. 
La basilica antica fu eretta, fra il 1695 e il 1709, con una grande cupola centrale e due torri campanarie. Nel 1976 fu inaugurato accanto, il nuovo santuario con la Basilica Nuova di cemento, acciaio e legno. L'immagine della Madonna, apparsa nel fazzoletto di Juan Diego, si trova ora appesa nella nuova Basilica e i fedeli passano davanti, su un nastro trasportatore. Sulla vicina collina di Eltepeyac, è sorta un'altra cappella sul luogo dove, secondo la tradizione, Juan Diego raccolse le rose in un fazzoletto, dove comparve l'immagine della Madonna. 
Sulla grande piazza del santuario si tengono di frequente danze tradizionali azteche, a ricordo del culto che in questo stesso luogo era dedicato alla madre degli dei, Tonantain.

 

SANTUARIO DELLA MADONNA DI GUADALUPE

A sinistra, collina di Eltepeyac e Cappella delle Rose. 
A destra, danze azteche sulla piazza del Santuario.
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I quartieri meridionali di Città del Messico si raggiungono dall'Avenida Insurgentes. Il primo quartiere, spostato sulla sinistra, è quello di Coyocan, circa 10 km dal centro cittadino, che in lingua nahuatl significa luogo dei coyotes, dove, al tempo degli Aztechi, abitava una tribù chichimeca loro tributaria. Qui Cortés mise il suo quartier generale durante l'assedio della capitale e, dopo la conquista, vi fece costruire la sua residenza. 
Circa 4 km più a sud di Coyocan, si attraversa la Città Universitaria con accanto, i centri sportivi. Qui c'erano campi di lava, formatisi 2200 anni fa durante l'eruzione del vulcano Xitle, e tutti gli edifici sono stati costruiti con pietra vulcanica. L'Università di Città del Messico è la più antica del continente americano, perché fu fondata e inaugurata nel 1553 per autorizzazione del re di Spagna Filippo II, in un palazzo vicino alla Cattedrale. In seguito la sede fu spostata più volte e, nel 1800 dopo l'indipendenza, fu chiusa e riaperta più volte. Nel 1910 fu aperta definitivamente con il nome di Università Nazionale del Messico e le fu data ampia autonomia. L'area attuale le fu assegnata nel 1946 e i lavori terminarono nel 1955. 
Gli edifici dell'università sono opera di architetti e artisti messicani. Nella facoltà di medicina, che è una delle più frequentate, c'è il Mosaico della Razza, opera di Francisco Eppens Huelguera. Al centro è un triplo volto simboleggiante la fusione della razza spagnola (profilo di destra) con quella indigena (profilo di sinistra) che hanno prodotto il volto centrale dei nuovi messicani. 
Un altro edificio imponente è quello della Biblioteca Centrale che è un enorme prisma rettangolare di 10 piani posato su un basamento di altri due piani. Le pareti del prisma sono ricoperte da mosaici di pietra colorata naturale, eseguiti da Juan O'Gorman. Vi è rappresentata una sintesi della storia del Messico: preispanica, coloniale e moderna.

 

CITTÀ UNIVERSITARIA

A sinistra, Mosaico della Razza alla Facoltà di Medicina (foto1978).
A destra, la Biblioteca Centrale (foto 1978).
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Vicino all'area universitaria sono i centri sportivi costruiti per le Olimpiadi del 1968, fra cui la Piscina Olimpica e lo Stadio da 80000 spettatori con i muri esterni inclinati, come le piramidi precolombiane, e decorati da Diego Rivera con soggetti ispirati alla storia degli sport del Messico.

 

CITTÀ UNIVERSITARIA - CENTRI SPORTIVI

A sinistra, Piscina Olimpica (foto 1978).
A destra, lo Stadio (foto 1978)
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Proseguendo sull'Avenida Insurgentes ancora per 3,5 km, appena superata la Circumvallazione sud, si trova la zona archeologica di Cuicuilco, il monumento più antico della valle del Messico. Si suppone che i primi insediamenti rimontino al periodo preclassico e si trovavano sulla riva occidentale del lago di Texcoco. La città si sviluppò nel 600 a.C. e aveva un grande tempio piramide alto 18 m a pianta circolare, con un diametro di 135 m e quattro livelli. La città fu distrutta dall'eruzione del vulcano Xitle che la ricoprì con 8 metri di lava. Per riportare alla luce i resti del tempio è stato necessario fare saltare con gli esplosivi la lava che lo ricopriva; si è poi ricostruita la forma della piramide. Al centro è stato trovato un altare ellittico.

 

ZONA ARCHEOLOGICA DI CUICUILCO

A sinistra, ricostruzione della piramide (foto 1978). 
A destra, altare ellittico (foto 1978).
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Il quartiere meridionale più lontano è Xochimilco, a 28 km dal centro. In lingua nahuatl Xochimilco significa "luogo dei campi di fiori" e indicava i famosi chinampa, le isole artificiali galleggianti, dove gli abitatori dei laghi coltivavano fiori e ortaggi. La cittadina di Xochimilco fu creata dalle tribù tolteche dopo la caduta della loro capitale Tula. Poi s'insediarono delle tribù chichimeche e infine la città passò sotto il dominio degli Aztechi. 

 
Xochimilco - Barche sui canali.

 

A quel tempo il lago di Xochimilco era molto grande, come quello di Chalco più a est, era di acqua dolce, perché vi affluivano acque dai vicini vulcani coperti di neve, e comunicava a nord con il grande lago salato di Texcoco. 
Oggi è rimasta una limitata rete di canali fra isole ormai ben ancorate al fondo del lago, dove si coltivano legumi e fiori e dove si trova un mercato molto frequentato. Il luogo è diventato centro di distrazioni per i cittadini e per i turisti, nei fine settimana e nel tempo libero. Vi sono sempre flottiglie di barche a fondo piatto, mosse dai barcaioli spingendo sul fondo con lunghe pertiche, dove si mangia e si ascoltano le orchestrine ambulanti dei mariachis, una tradizione nata durante l'intervento francese in Messico (1861-67). Allora era diventato di moda fra la borghesia francofila chiamare queste orchestrine per le feste e soprattutto nelle cerimonie nuziali, infatti, il nome di mariachis è una corruzione della parola francese "mariage". I mariachis vestono in nero con pantaloni attillati ornati con chincaglierie di metallo bianco, una giacchetta corta, anche questa ornata con molta fantasia, stivali a tacco alto e un sombrero. In pieno centro di Città del Messico queste orchestrine si ritrovano a suonare tutte le sere in piazza Garibaldi. 

 

XOCHIMILCO

A sinistra, orchestrina di Mariachis.
A destra, venditori di fiori.
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