Messico - Lo Stato di Oaxaca


Lo stato di Oaxaca rappresenta una regione di transizione fra gli altipiani del nord e le terre basse a sud dell'istmo di Tehuantepec. Giace fra la grande catena della Sierra Madre del Sud a occidente, lungo la costa del Pacifico, e lo stato di Veracruz che lo separa del Golfo del Messico; vi si trovano diverse fertili vallate con un'altitudine media di 1550 m. 
  La maggioranza della popolazione è di origine indigena, Zapotechi e Mixtechi che hanno conservato gelosamente idiomi e tradizioni. Essi sono gli eredi di un'antica civiltà che ha lasciato le sue orme nei siti archeologici di Mont Albán e Mitla e che ha abitato tutta la regione prima di essere conquistata dagli Aztechi nella seconda metà del 1400. Nel 1521 la regione fu conquistata dagli Spagnoli guidati da Diego de Ordaz, che creò un luogo fortificato, divenuto poi città con il nome di Oaxaca da un toponimo azteco che significa “vicino al luogo delle acacie”. Cortés fu poi nominato da Carlo V Marchese della Valle di Oaxaca e ottenne una grande concessione territoriale, rimasta proprietà dei suoi discendenti fino alla Rivoluzione. Durante la Rivoluzione fu occupata da José Maria Morelos, ma fu ripresa dai realisti e non ebbe parte di rilievo. Nello stato di Oaxaca è nato, nel 1806, Benito Juárez, ispiratore della Riforma, avvocato e uomo politico di origine zapoteca e primo presidente costituzionale. Anche Porfirio Diaz, presidente dopo Juárez, era dello stato di Oaxaca e, durante la resistenza antifrancese, organizzò le bande di guerriglieri e comandò poi l'armata della Riforma sostenendo Benito Juárez.

 

OAXACA CITTÀ COLONIALE (SOLO 2003)

 

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Chiesa di S. Domenico - Facciata.
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Chiesa di S. Domenico - Interno.

 

  Durante la dominazione spagnola, Oaxaca divenne una grande città tipicamente coloniale ed ha mantenuto questa fisionomia fino ai nostri giorni, con le sue strade ortogonali, le case basse con inferriate alle porte e alle finestre e le facciate in due colori. 
  I Domenicani, fra la fine del 1500 e l'inizio del 1600, vi fondarono un convento con una chiesa che costituisce oggi il complesso più importante della città dal punto di vista artistico e storico. 
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S. Domenico - Cappella del Rosario.

 


  Con l'abolizione degli ordini religiosi del 1857, il monastero divenne una caserma e la chiesa, una stalla. 
  Quando il complesso fu restaurato nella seconda metà del 1900, mancando i disegni, furono prese a modello costruzioni similari. 


Museo della città di Oaxaca.

 

  Oggi il convento è museo dello stato di Oaxaca con collezioni etnografiche e i tesori provenienti dagli scavi di Mont Albán.  
  La chiesa, dedicata al fondatore dell'ordine domenicano, S. Domingo de Guzman, ha una facciata barocca in tre ordini, con statue di santi domenicani dentro nicchie, ed è affiancata da due torri laterali alte 35 m con cupole coperte da azulejos. 
  L'interno a croce latina ha una ricca decorazione a stucchi e, dietro l'altare, il fondo della navata è ricco di dorature ed ha statue e dipinti originali. 
  Sul fianco destro della chiesa c'è la Cappella del Rosario del 1700, anche questa restaurata e sfavillante di ori. 
  In una casa coloniale del 1600, in calle Morelos, si trova il museo cittadino dedicato all'arte preispanica e intitolato al pittore messicano Rufino Tamayo, che aveva donato le sue collezioni alla città di Oaxaca dove era nato. 
  Pittoresco è il mercato coperto che occupa il piano terreno di diversi edifici, ricco dei prodotti di artigianato della regione intorno ad Oaxaca. 
  Qui si possono incontrare le diverse etnie della regione.

 

MONT ALBÁN

 

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Mont Albán - Albero Casanata.

 

  Il sito archeologico di Mont Albán si trova circa 10 km a ovest della città di Oaxaca, in una posizione dominante su tre valli e sopra un massiccio roccioso alto circa 400 m. Sulla sua vasta spianata artificiale, di 300 x 200 m, si concentra il grande centro cerimoniale che ebbe il suo massimo splendore nella seconda metà del primo millennio della nostra era. Altre costruzioni si distribuiscono nei terrazzamenti predisposti intorno; la città abitata si stendeva anche intorno alla collina su 40 kmq. Il nome di Mont Albán fu dato dagli Spagnoli perché il monte era coperto da alberi con fiori bianchi come campanule detti Casanata. 
  I primi scavi e restauri furono compiuti dall'archeologo messicano Alfonso Caso dal 1931 al 1953 e, dagli studi sulle architetture, tombe e ceramiche, fu ricostruita la storia del sito. L'origine di Mont Albán è datata al VII secolo a.C. con i primi insediamenti e le prime costruzioni; questa fu la sua prima fase. Dal II secolo a.C. al II d.C. c'è la seconda fase, dove compaiono strutture architettoniche influenzate dalla civiltà olmeca. Il terzo periodo arriva fino all'inizio della decadenza, nel 750, ed è caratterizzato da una reciproca influenza con la civiltà teotihuacana; di questo periodo sono la maggior parte delle strutture rimaste. Nel periodo IV prevale la cultura mixteca e le testimonianze sono solo nelle tombe, quando i Mixtechi cominciarono a usare la zona come area cimiteriale, dove seppellivano i loro re. Nelle tombe sono stati trovati corredi funerari con ricchi gioielli. I Mixtechi erano artigiani abili nella lavorazione dei metalli preziosi, nella fabbricazione di gioielli con giada e turchesi, nei mosaici e nelle ceramiche. 

  S'inizia la visita dalla piattaforma nord, la struttura maggiore, da cui si ha una prima visione complessiva della Gran Piazza salendo su una piramide detta Edificio E. Sulla piattaforma nord la struttura più caratteristica è il “patio sprofondato” di forma quadrata a un livello di 4,7 m più basso. Al centro della Gran Piazza c'è un blocco di tre edifici, detti I, H, e G con tre piattaforme che dovevano sostenere dei templi. 

 

MONT ALBÁN - VISTA DALLA PIATTAFORMA NORD

A sinistra, vista dall'Edificio E del Patio Sprofondato e in fondo la Gran Piazza.
A destra, la Gran Piazza con gli edifici centrali.
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  Quasi sullo stesso asse ma isolato, è l'edificio J, unico con pianta pentagonale e una forma a freccia rivolta verso sud-ovest, che è stato interpretato come osservatorio astronomico. All'estremità meridionale della piazza c'è la piattaforma sud, solo parzialmente esplorata, di 140 m di lato e una monumentale scalinata.

 

MONT ALBÁN - VISTA CENTRALE DELLA GRAN PIAZZA

A sinistra, il blocco degli edifici centrali, in fondo la Piattaforma sud.
A destra, l'Osservatorio (Edificio J) con la sua punta orientata.
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  L'edificio J, considerato il primo Osservatorio astronomico del Mesoamerica, fu costruito durante la seconda fase di Mont Albán, vi sono stati riconosciuti allineamenti con la Croce del sud e le Pleiadi e, sulle pareti verticali dello sperone, sono scolpiti dei glifi che rappresentano forse i luoghi conquistati dagli Zapotechi nella seconda fase. 
  Sui lati est e ovest della Gran Piazza c'è poi una serie di edifici. 

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Edificio del Gioco della Palla.

 

  L'edificio più importante sul lato est, poco visibile dalla piattaforma nord essendo in basso, è quello del Gioco della Palla, con la caratteristica pianta a doppio T. Il corridoio centrale è limitato ai lati da due strutture a pareti inclinate. Non ci sono prove che il gioco fosse associato a sacrifici umani, come in area Maya, e non ci sono gli anelli di pietra che furono introdotti poi dai Toltechi. 
  Sul lato ovest della piazza, il secondo edificio da nord è detto dei Danzanti con un grande basamento costruito in due epoche diverse. La parte più antica rimonta alla prima fase di Mont Albán e di questo periodo sono le numerose lastre di pietra su cui sono scolpite figure umane nude in strane posizioni, che furono all'inizio interpretate come danzatori. Il loro vero significato è sconosciuto, ma sembrano più esseri deformi o malati e il tempio potrebbe essere stato un luogo di cura. I tratti del viso sono negroidi come quelli delle rappresentazioni olmeche. In molti rilievi si trovano pittogrammi e glifi del calendario Maya che testimoniano l'antichità della scrittura e numerazione in Mont Albán. Durante la seconda ricostruzione del basamento alcuni di questi rilievi furono usati nei gradini della scala. 

TEMPIO DEI DANZATORI - RILIEVI SU PIETRA DI FIGURE UMANE DEFORMI

L'ultimo rilievo a destra si trova nei gradini dell'attuale basamento.
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  Fuori dalla piattaforma del centro cerimoniale sono state scoperte un centinaio di tombe di personaggi importanti del periodo mixteco, fra queste, la più importante è la tomba 7, scoperta inviolata nel 1932. Nel suo interno è stato trovato un vero tesoro di maschere e pettorali d'oro, perle, giade, turchesi e ambre che si trova ora nel Museo Regionale di Oaxaca.

 

 

MITLA

 

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S. Maria di Tule - Il Cipresso Gigante.
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Tavola descrittiva del Cipresso.

 

  Oaxaca è attraversata dalla Panamericana, la grande via di comunicazione che percorre il continente Americano dall'Alaska alla punta estrema dell'America meridionale. Questo tratto, proveniente da Città del Messico, scende poi verso Tehuantepec, cittadina sull'istmo omonimo in piena zona tropicale. Uscendo da Oaxaca, dopo 10 km verso sud, si passa per S. Maria del Tule, dove si trova un gigantesco cipresso la cui età è stimata a circa 2000 anni. Il suo nome scientifico è Taxodium Mexicanum, alto 42 m, ha un tronco con un diametro di 14 m ed è una specie divenuta ormai rara. L'albero si trova all'interno di un recinto insieme con una chiesa del tempo coloniale. 
  A 44 km, una deviazione porta al sito archeologico di Mitla, luogo sacro fra i più enigmatici e affascinanti della regione. I resti archeologici datano dal 200 d.C. fino all'arrivo degli Spagnoli e furono occuparti dagli Zapotechi prima, poi dai Mixtechi e infine di nuovo dagli Zapotechi. Gli Aztechi chiamarono il luogo Mitlan, che in lingua nahuatl significa “luogo dei morti”, e gli Spagnoli lo trasformarono in Mitla. Non era un luogo cerimoniale e vi si trova una sola piramide, oggi in cattivo stato, che può essere identificata come tempio. Tutti gli altri palazzi erano luoghi di riposo o abitazioni di sacerdoti e aree cimiteriali. Un primo complesso è stato utilizzato dagli Spagnoli per costruirvi una chiesa e sono rimaste delle mura con caratteristiche decorazioni a mosaico di pietre disposte a incastro a formare intricati motivi geometrici che si ritrovano in varianti diverse in tutte le altre costruzioni. 

MITLA

A sinistra, la chiesa coloniale costruita dagli Spagnoli.
A destra, uno dei muri del palazzo originale mixteco con la caratteristica decorazione a rilievo.
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  La struttura principale è detta "Edificio delle Colonne". Sul lato nord di una corte rettangolare c'è un edificio preceduto da una gradinata e, attraverso un triplice ingresso, si entra in una galleria 38 x 7 m, divisa da una fila di 6 colonne monolitiche di pietra vulcanica che reggevano il soffitto ligneo, ora mancante. Da qui uno stretto passaggio comunica con un patio interno scoperto circondato da stanze. In queste stanze dovevano ritirarsi i sacerdoti in meditazione. Le pareti interne ed esterne sono in gran parte decorate a incastro con vari motivi geometrici. 

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MITLA - EDIFICIO DELLE COLONNE

A sinistra, particolare dei muri esterni decorati. 
A destra, la facciata principale del palazzo che dà sulla corte rettangolare.
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MITLA - INTERNO DELL'EDIFICIO DELLE COLONNE

A sinistra, la galleria con le colonne monolitiche. 
A destra, il patio interno.
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  Adiacente all'Edificio delle Colonne è l'Edificio delle Tombe, anche questo con un cortile circondato da edifici e due ipogei, resi accessibili dagli archeologi, che si aprono sul lato nord e est. La foto mostra l'edificio nord e, ai piedi, l'apertura dell'ipogeo. 

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Edificio delle Tombe.

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