Madagascar - L'estremo sud e la riserva di Berenty


Dall'aeroporto di Toliara si prende il volo per Tolanaro, estremo sud-est dell'isola, dove inizia la costa dell'Oceano Indiano. Tolanaro è stata a lungo conosciuta come Fort Dauphin, perché fondata dai Francesi nel 1643, in un primo tentativo di colonizzazione dell'isola. In quell'anno, il navigatore francese Jaques Pronis prese possesso dell'isola in nome di Luigi XIII e fondò Fort Dauphin in onore del Delfino di Francia. La colonia fu abbandonata nel 1674, dopo il massacro dei coloni per opera degli indigeni e più tardi la città fu annessa al regno dei Merina, sotto il re Radama I (1810-1828). 

Oltre al porto, si vede ben poco di Fort Dauphin e inizia subito il trasferimento in auto per la Riserva Naturale di Berenty che dista circa 90 km. 

TOLANARO (FORT DAUPHIN)

 

A sinistra, il porto. 
A destra, la spiaggia.

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Si attraversa una catena montuosa costiera, in direzione ovest, con la sua ricca vegetazione tropicale e si ha modo di osservare molte piante tipiche del Madagascar. Una è il cosiddetto Albero del Viaggiatore, una palma dalla forma a ventaglio divenuto simbolo dell'isola. Il suo nome deriva da una particolarità delle sue foglie che, seccandosi, si accartocciano, raccolgono l'acqua piovana e costituiscono una preziosa riserva per i viaggiatori. Il suo nome botanico è Ravenala madagascariensis. Un'altra pianta caratteristica è la Nepenthes madagascariensis, considerata carnivora, le cui foglie formano un'urna conica con coperchio che raccoglie l'acqua piovana e attira gli insetti facendoli annegare, tuttavia non è ancora chiaro se la pianta tragga nutrimento da questi insetti. 

FLORA DEL MADAGASCAR

A sinistra, l'Albero del Viaggiatore. 
A destra, la Nepenthes madascariensis.

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Tomba Antanosy
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Sculture di una tomba

 

A circa 16 km da Tolanaro, presso il villaggio di Amboasary, s'incontra l'antico cimitero Antanosy con le tradizionali sculture funerarie in legno. L'origine di questa tradizione è tipicamente indonesiana ed è rimasta radicata nelle tribù malgasce che avevano il culto degli antenati. 

Dopo Antanosy, la strada piega verso nord e si attraversa la boscaglia. Si vedono diverse specie di baobab, albero tipico della savana africana ma, mentre in Africa s'incontra una sola specie, l'Andasonia digitata, in Madagascar vi sono sette specie diverse. 

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Baobab giovane
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Adansonia grandidieri

 

Il baobab ha un caratteristico tronco rigonfio a bottiglia con, all'interno, una polpa ricca d'acqua e spesso i pastori ne abbattono qualcuno per alimentare con questa polpa gli animali durante la stagione secca. La scorza è usata anche per fabbricare corde, i frutti hanno una polpa farinosa e i semi forniscono un olio apprezzato. 
Con l'aumento della popolazione, le foreste del Madagascar vanno incontro al progressivo disboscamento perché il legno è il materiale principale, sia per le abitazioni sia per le esigenze della combustione. S'incontrano venditori di carbone di legna per gli abitanti dei villaggi.  
Sostando nella foresta si scopre un camaleonte, insettivoro oviparo con la coda prensile, lento ma abile arrampicatore che cattura gli insetti proiettando la lingua che ha lunghissima e ricoperta di una sostanza vischiosa. La sua caratteristica più nota è la capacità di cambiare colore per mimetizzarsi nell'ambiente e in funzione del suo stato di eccitazione. Il camaleonte nella foto è il Chamaeleo verrucosus che può superare, con la coda, i 50 cm. Vi sono 32 specie di Chamaeleo, originarie dell'Africa dell'Est, ma i due terzi di questi si trovano in Madagascar, fra cui il più grande (68 cm) e il più piccolo (10 cm). 

 

NELLA FORESTA

A sinistra, venditori di carbone. 
A destra, Camaeleo verrucosus.

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Si arriva nella valle del fiume Mandrare che segna il confine nord della Riserva Privata di Berenty, forse quella meglio tenuta nel Madagascar. 

RISERVA BERENTY

Il fiume Mandrare segue il confine nord della Riserva

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La Riserva è stata creata nel 1936 da un francese, Henri De Heaulme, che si era trapiantato da molto tempo nella regione e aveva impiantato una vasta piantagione di sisal, la fibra dell'agave per l'industria dei cordami. Con la Riserva di circa 250 ettari, si è preservata buona parte delle restanti foreste del Madagascar, dette a galleria, dove prevalgono i tamarindi. Berenty è stata aperta ai turisti all'inizio del decennio 1980 e, da allora, è stata una delle più visitate. La Riserva, ancora amministrata dalla famiglia De Heaulme, ha un centro visitatori e la foresta offre la possibilità di osservare da vicino molte specie di lemuri. 
I lemuri catta, che sono i più socievoli, si vedono ogni mattina al centro visitatori, dove accorrono a frotte per la distribuzione di frutta. Gli altri lemuri non si spostano più di poche centinaia di metri dal luogo del loro insediamento abituale. 
Si arriva nella valle del fiume Mandrare che segna il confine nord della Riserva Privata di Berenty. 

 

RISERVA BERENTY

Lemuri catta al centro visitatori

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RISERVA BERENTY

Lemuri catta al centro visitatori

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Una zona della riserva, ai margini della foresta, è adibita a parco botanico, dove si trova una ricca collezione di piante grasse.  

PARCO BOTANICO

A sinistra, ingresso al parco botanico. 
A destra, collezione di piante grasse.

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In un altro recinto della riserva è raccolta una numerosa colonia di tartarughe giganti della specie Geochelone radiata, dal dorso quasi sferico con striature gialle a raggiera che partono da più punti, ben evidenti sullo sfondo nero del carapace. 

COLONIA DI TARTARUGHE

A sinistra, un gruppo di Geochelone radiata.
A destra, due tartarughe da vicino con le striature radiali gialle sul carapace.

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Scena con i due catta
 

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Il catta tira il filo con le banane

 

Seguendo un percorso indicato nella mappa, si fa una passeggiata nella foresta che porta alla scoperta di varie specie di lemuri e di altri animali. 
Si ha modo di assistere anche a una dimostrazione della perspicacia dei Lemuri catta. Appendendo delle banane a una corda, legata al ramo di un albero, il lemure, dopo alcuni tentativi infruttuosi di raggiungerle a volo, saltando fra i rami, sale fino a quello dove sono legate e tira la fune con le mani fino ad afferrarle. 

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Lemure fulvus

 

Nelle due foto in alto, vi sono due catta, quello più in alto è il protagonista e il secondo osserva. Nella foto a sinistra, il catta in alto è sul ramo cui sono legate le banane, che però non si vedono. Nella foto a destra, il catta sta tirando il filo con appese le banane, ambedue ben visibili. 

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Lemure fulvus

 

Altri lemuri che si scoprono fra gli alberi, sono il Lemure fulvus e quello propithecus. La specie fulvus è la più diffusa, di colore dal bruno al grigio, ha una taglia medio piccola, circa 50 cm di lunghezza e pesa fino a 3 kg. Il propithecus, simile a un orsetto, è più grande del catta, vive in gruppi familiari e raramente lascia gli alberi. Se ne trovano numerosi nella foresta. 

LEMURI PROPITHECUS

Isolati e in gruppi sugli alberi.

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LEMURI PROPITHECUS

Isolati e in gruppi sugli alberi.

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Al centro della riserva, sugli alberi, si trovano anche numerose colonie di pipistrelli del genere Pteropus rufus che è di origine asiatica e non si trova in Africa. Di giorno rimangono appesi per i piedi in gruppi ai rami orizzontali. Si nutrono di frutti e di piccoli mammiferi o uccelli. Gli indigeni apprezzano la loro carne grassa. 

COLONIE DI PIPISTRELLI

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Proseguendo la passeggiata nella foresta si può scoprire sui tronchi qualche termitaio di forma sferica e, in vicinanza del fiume, gli aironi si fermano sui rami più alti. 

ALTRI PARTICOLARI NELLA FORESTA

A sinistra, un termitaio su un ramo.
A destra, un airone.

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Usciti dalla Riserva, vicino al villaggio di Berenty, si trova la fabbrica di sisal che rappresenta, insieme alle miniere, l'attività economica principale della regione. La fabbrica, creata dalla famiglia De Heaulme, è ancora di loro proprietà ed è gestita da due cugini, Henri e Alain, che provvedono anche al mantenimento della Riserva naturale. Un capannone contiene i macchinari per l'estrazione della fibra dalle piante di agave, pressandole mediante rulli che frantumano la parte vegetale molle. 

FABBRICA DI SISAL

A sinistra, il capannone della Fabbrica. 
A destra, i macchinari.

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Le fibre, una volta estratte, sono fatte asciugare all'aperto, quindi portate in altri capannoni dove sono selezionate, lucidate e confezionate in grossi pacchi per la spedizione. La zona coltivata a sisal, una specie di agave, occupa circa 4000 ettari. La pianta di sisal vive circa 20 anni, dopo fiorisce e muore e deve essere ripiantata. Le piante giovani sono pronte per il primo taglio dopo cinque anni. Le foglie tagliate vengono disposte in mucchi lungo la strada e questi raccolti dagli autocarri che li portano in fabbrica. 

FABBRICA DI SISAL

A sinistra, le fibre stese ad asciugare. 
A destra, la raccolta dell'agave nella piantagione.

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VINANIBE E LA LAGUNA DI ANDRIAMBE

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Vinanibe, sul lago di Andriambe.

 

Il giorno dopo, lasciato Berenty, si torna a Tolanaro (Fort Dauphin) e da qui si raggiunge il villaggio di Vinatube, 30 km a ovest, sulle rive del lago Andriambe. Il lago è in realtà una laguna, separata dal mare da una sottile striscia di sabbia che è sommersa durante l'alta marea. La laguna è costellata di isolette, dove vivono gruppi di pescatori ed è popolata da anatre e aironi. Da Vinatube, con una piroga, si raggiunge una di queste isole, dove nel 1504, è avvenuto il primo tentativo di insediamento europeo da parte dei Portoghesi e per questo è stata chiamata Isola dei Portoghesi. Il 10 agosto del 1500, infatti, il Madagascar era stato avvistato dal navigatore portoghese Diego Diaz che l'aveva chiamato Isola di San Lorenzo. 
Nell'isolotto dei Portoghesi si trovano ancora resti di un forte che può considerarsi la prima costruzione europea e in pietra del Madagascar. Il tentativo di creare una colonia finì nel 1527, quando i Portoghesi furono massacrati dagli indigeni. In seguito, i resti dei coloni furono raccolti in due fosse comuni e le lapidi si trovano ora vicino all'attuale villaggio di pescatori dell'isola. La piccola comunità dell'isola vive di pesca, agricoltura e delle offerte dei turisti che visitano il posto. 

ISOLA DEI PORTOGHESI

A sinistra, villaggio e tombe dei Portoghesi.
A destra, piccoli suonatori.

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Nel pomeriggio, con la piroga si arriva fino al cordone di sabbia che separa la laguna dall'oceano Indiano. Con le alte maree l'oceano tracima il cordone e invade la laguna ma, durante la stagione delle piogge, il livello della laguna può superare quello dell'oceano e tracimare in senso opposto il cordone di sabbia. 

LAGUNA DEI PORTOGHESI E L'OCEANO

A sinistra, una piroga della laguna.
A destra, l'Oceano Indiano dal cordone di sabbia.

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A sera si ritorna a Tolanaro per pernottare.


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