Madagascar - L'Isola di Sainte Marie


Il mattino del 23, si lascia la riserva e si riprende il treno alla stazione di Andranokoditra proseguendo verso nord fino alla città di Toamasina. La città, dove termina la linea ferroviaria, si trova a 58 km dalla stazione di partenza, con 8 fermate intermedie e il treno impiega un'ora e mezza. 
Toamasina, nota come Tamatave nel periodo coloniale, è la capitale della provincia omonima ed ha il più grande porto del Madagascar. Ha più di 60000 abitanti (alla fine del secolo ha superato i 200000) ed è collegata alla capitale per strada, ferrovia e tramite un aeroporto. La città ha avuto una storia agitata; nella seconda metà del 1600, fu un covo di pirati che si erano trasferiti qui dalle Antille. Il famoso William Kidd fu tra questi. Nel 1700, i re di Tamatave furono pirati o discendenti di pirati che avevano sposato principesse del luogo. L'ultimo re fu Jean René, un meticcio francese, che nel 1817 si sottomise a Radama I, primo re del Madagascar, e rimase come governatore della costa orientale. 
Si pernotta in città e, nel pomeriggio, si fa una breve visita fino al porto. 

TOAMASINA

A sinistra, Avenue de l'Indépendance. 
A destra, il Porto.

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La mattina dopo, 24 agosto, si va in aeroporto e, con un piccolo bimotore, avviene il trasferimento all'isola di Sainte Marie, 140 km a nord e 40 km al largo della costa orientale del Madagascar. Il volo dura 50 minuti e si atterra nel piccolo aeroporto dell'isola, circa 13 km dal capoluogo, Ambodifotatra, l'unico agglomerato urbano di una certa importanza con 1300 abitanti dei 13000 totali dell'isola. Qui si trovano gli  edifici più antichi, fra cui la chiesa del 1857, con annesso il cimitero degli europei e dei musulmani, e un vecchio forte, la cui costruzione risale al 1753, che ora appartiene all'esercito. Davanti alla rada si trova un isolotto, collegato con una diga di terra, dove una volta approdavano le navi della Compagnia delle Indie Orientali e ora vi approda il battello che fa servizio con Toamasina. 

TRASFERIMENTO ALL'ISOLA DI SAINTE MARIE

A sinistra, decollo dall'aeroporto di Toamasina.
A destra, una vista di Ambodifotatra dall'isolotto di Madama.

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Spiaggia di La Crique.

 

L'isola di Sainte Marie è lunga e stretta, 65 km per 5, con una superficie di 180 kmq, orientata approssimativamente da sud a nord. C'è una sola strada che segue la costa ovest e collega l'aeroporto, posto all'estremità sud, con il capoluogo e prosegue fino all'estremità nord. Dopo l'occupazione francese del Madagascar del 1895 e la promulgazione delle leggi speciali del 1901, per reprimere le ribellioni, l'isola di Sainte Marie fu destinata a luogo di deportazione fino al 1957. I deportati furono usati per la costruzione di strade, del campo di aviazione e per i lavori agricoli; raggiunsero il numero di circa 1000 nel 1947. 

L'albergo, dove si rimarrà per quattro notti, si trova sul lato ovest dell'isola, 17 km circa a nord del capoluogo, di fronte a una bella spiaggia con file di palme e si chiama La Crique (piccola baia in francese). La baia è frequentata da barche a vela di turisti che spesso sostano alla fonda. 

L'albergo, come tutti quelli dell'isola, è attrezzato con piccoli bungalow costruiti in legno e con rivestimenti vegetali (falafa).  

GIRO DELL'ISOLA

Nonostante le sue dimensioni, l'isola abbonda di acqua perché è battuta tutto l'anno dagli alisei e il suo totale pluviometrico è di 3000-3500 mm di pioggia per anno, si trova, infatti, nel percorso dei cicloni tropicali dell'oceano Indiano. I mesi meno piovosi sono quelli da settembre a dicembre. 
Nel pomeriggio s'inizia l'esplorazione dell'isola partendo dall'albergo in direzione di Ambodifotatra. A circa metà strada, vicino al villaggio di Lamanona, si può osservare una piccola cascata che si dice sia la più grande dell'isola. S'incontrano di frequente anche qui i serpenti Menarana (Leiheterodon madascariensis) mentre attraversano la strada.  

ISOLA DI SAINTE MARIE

A sinistra, la cascata più importante dell'isola.
A destra, un serpente Menarana attraversa la strada.

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Il più antico cimitero dell'isola è a nord del capoluogo, vicino alla strada, e le tombe più antiche, in gran parte ricoperte dall'erba, sono del XIX secolo. Sulla costa orientale dell'isola, che qui è abbastanza vicina, si trova l'Ile Aux Forbans, un promontorio accessibile con la bassa marea che conserva il cimitero dei pirati. Questo posto, alla fine del 1700, era un ritrovo dei pirati che avevano fatto dell'isola di Sainte Marie il loro rifugio sicuro. La tomba in miglior stato è quella di un certo Pierre Chartier, un francese nato nel 1788 e morto qui nel 1834. 

 

ISOLA DI SAINTE MARIE

A sinistra, cimitero del capoluogo, antiche tombe.
A destra, Cimitero dei pirati (aux Forbans) e tomba di Pierre Chartier.

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Villaggio di contadini.

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Pestatura della manioca.

 

Il giorno dopo, 25 agosto, si lascia l'albergo seguendo una pista che attraversa l'isola, che qui ha quasi la sua massima larghezza (5 km). S'incontra un piccolo villaggio di contadini che coltivano il riso, le patate dolci e la manioca. La manioca è una radice a tubero commestibile, molto diffusa nelle regioni tropicali, ed è uno degli alimenti principali delle popolazioni africane. Dal tubero, con la pestatura, si ottiene una fecola, nota come cassava o tapioca che si può cucinare in vari modi. La manioca esiste in due varietà, quella dolce che si può mangiare cruda e quella amara che è tossica perché contiene cianoglicosidi che sono rimossi tenendola in acqua a fermentare o per cottura o arrostita. Nel villaggio si assiste alla battitura della manioca in un mortaio di legno per la preparazione della tapioca.  
Si raggiunge il punto più alto della pista, una collina che domina il versante orientale dell'isola, dove si vede una laguna e, oltre, una lunga e stretta penisola coperta dalla foresta pluviale di Ampanihy. Si scende la collina fino alla laguna che si attraversa con una piroga e si raggiunge la baia di Ampanihy sull'oceano Indiano. La sabbia è bianca e corallina perché Sainte Marie è circondata da una barriera corallina sulla costa est e intorno alle punte sud e nord. 

VERSANTE ORIENTALE DELL'ISOLA

A sinistra, vista della laguna e della penisola di Ampanihy.
A destra, la spiaggia di Ampanihy e la foresta pluviale.

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Il giorno dopo, 26 agosto, si rimane nel versante occidentale, verso nord, esplorando l'interno. Vi sono risaie e un villaggio attraversato da un ruscello. Si rivedono numerosi gli Alberi del Viaggiatore (Ravenala madascariensis) con la loro bella forma a ventaglio.  

VERSANTE OCCIDENTALE DELL'ISOLA

A sinistra, risaie.
A destra, villaggio lungo un corso d'acqua.

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VERSANTE OCCIDENTALE DELL'ISOLA

Alberi del Viaggiatore (Ravenala madascariensis).

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  L'ultimo giorno, 27 agosto, si riposa sulla spiaggia e si affitta una bicicletta per arrivare fino a Ambodifotatra.  

  Il 28 agosto si lascia l'isola. Nella tarda mattinata si va in aeroporto ad attendere il bimotore che collega l'isola con Antananarivo. Il volo dura poco meno di un'ora.

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Arrivo del volo per Antananarivo.

 

ULTIMA SOSTA AD ANTANANARIVO E RITORNO

Si pernotta nella capitale la sera del 28 e del 29 sfruttando le due ultime giornate, inclusa la mattina del 30, per completare la visita della città e dei dintorni. La sera del 30, si parte in volo per Zurigo da dove, la mattina dopo, si prosegue per Roma. 

 

FINE MADAGASCAR




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