Tanzania - Territorio e Storia



  La Tanzania, ufficialmente Repubblica Unita di Tanzania, è uno stato dell'Africa orientale, con una superficie di 945000 kmq, circa tre volte l'Italia, bagnato a est dall'Oceano Indiano. Confina a nord con Kenya e Uganda, con cui ha in comune il Lago Vittoria, a ovest con Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), da cui la separa il Lago Tanganica, e a sud, con Zambia, Malawi, da cui è divisa anche dal Lago Niassa, e Mozambico. Posta sotto il tropico del Cancro, ha un clima caldo e umido a est, lungo l'Oceano Indiano, e secco all'interno, montuosa a nord-est, dove si trova il Kilimangiaro, la montagna più alta dell'Africa (5895 m) e il monte Meru (4566 m), ambedue vulcani. L'altitudine degrada poi rapidamente verso i confini occidentali, dove si trova la fossa tettonica della Rift Valley con la regione dei Grandi Laghi con il Vittoria, che è il più grande lago dell'Africa, il Tanganica, considerato il secondo lago più antico e più profondo del mondo, dopo il Baikal in Siberia, e il Niassa. Non vi sono fiumi importanti, uno spartiacque, da nord a sud, divide quelli diretti verso l'oceano Indiano da quelli diretti verso la Rift Valley. 
  La capitale legislativa è Dodoma e quella amministrativa Dar es Salaam che è anche il porto principale e il centro commerciale e industriale maggiore; da qui partono i maggiori collegamenti ferroviari. Il primo verso la regione dei grandi laghi che passa per Dodoma e Tabora e da qui si divide in due rami, uno fino a Kigoma sul lago Tanganica e l'altro fino a Mwanza sul lago Vittoria. Il secondo collegamento arriva in Zambia nella regione delle miniere di rame e poi a Lusaka. La Tanzania è famosa per le sue aree naturali. Il 10% della superficie è costituito da Parchi Nazionali e Riserve e, in totale, il 25% della superficie è destinato alla conservazione della fauna selvatica e ospita il 20% dei grandi mammiferi dell'Africa. La Tanzania è tuttavia uno dei paesi più poveri dell'Africa, solo il 4% della superficie è coltivabile ed è concentrato sulla costa e nella zona dei Grandi Laghi. La zona centrale è relativamente arida e poco abitata. 
  La popolazione, 20 milioni circa nel 1989, si è raddoppiata nel 2010 ed è costituita da più di 100 differenti gruppi etnici, in maggioranza di origine bantu. Ha una grande diversità linguistica e culturale perché, dai primi secoli del primo millennio, commerciati arabi e persiani, nel cosiddetto periodo shirazi (dalla regione persiana di Shiraz), vennero a contatto con le città stato della costa e dell'interno e nacquero la lingua e la cultura swahili che si estesero a tutta l'Africa orientale. Arabi e persiani alimentarono un flusso commerciale di avorio, oro e altri beni fino all'India e alla Cina e questa cultura cosmopolita è rimasta a fondamento della sua identità nazionale. Oggi le lingue ufficiali sono l'inglese e lo swahili e sono praticate numerosissime lingue locali. 

  Si può dire che la storia della Tanzania comincia con l'origine dell'uomo, perché questo è uno dei luoghi d'Africa dove sono stati trovati alcuni fra i più importanti resti fossili dei primi uomini. L'Olduvai Gorge, nel nord-ovest del paese, è ben nota nella paleoantropologia e nella storia dell'origine dell'uomo in Africa. In tempi più recenti, la Tanzania è stata anche un punto focale nella scoperta, esplorazione e colonizzazione dell'Africa. 
  I Portoghesi furono i primi a doppiare il Capo di Buona Speranza con Bartolomeo Diaz nel 1488 e, con Vasco De Gama, esplorarono la costa orientale dell'Africa nel 1498, prima di raggiungere l'India l'anno successivo. I Portoghesi cercarono di imporre con la forza delle armi il loro dominio sulle città stato della costa, ma non riuscirono a creare stabili insediamenti e, con le loro razzie, portarono alla rovina la rete commerciale esistente. Nel XVII secolo il sultanato di Oman scacciò gradualmente i portoghesi dalla costa. Nella prima metà del 1800 la Tanzania diventò il crocevia per la penetrazione nell'Africa subsahariana, prima per opera dei mercanti arabi che, alla ricerca di avorio e schiavi, la attraversarono nel 1824, arrivando poi fino al Lago Tanganica e alla riva nord-occidentale del Lago Vittoria, in Uganda. Nel 1861, la formazione di un potente sultanato nell'isola di Zanzibar, che poi strinse buoni rapporti con gli europei, divenne punto di partenza per gli esploratori tedeschi e britannici che entrarono dalla costa orientale della Tanzania. Il missionario ed esploratore tedesco Johannes Rebmann, insieme al suo amico Ludwig Kapf, appresero dalle popolazioni locali della presenza di una montagna coperta d'argento (Kilimansharo) e, nell'aprile 1848, Rebmann la vide e si rese conto che, nonostante la latitudine, era ricoperta di neve. Nel 1949 Kapf scoprì il monte Kenya, seconda montagna dell'Africa (5199 m). Rebmann e Kapf entrarono poi nella regione dei Grandi Laghi e scoprirono anche il monte Meru. L'esploratore britannico Richard Francis Burton, che padroneggiava numerose lingue orientali, fra cui l'arabo, il persiano e l'indostano e aveva fatto anche un pellegrinaggio alla Mecca, rischioso per i non musulmani, nel 1854, compì una difficile missione di esplorazione in Somalia insieme al capitano John Hanning Speke raggiungendo la capitale proibita di Harrar. In seguito, partendo da Zanzibar nel 1856 e per conto del ministero degli esteri britannico e dalla Società Geografica, i due intrapresero la ricerca delle sorgenti del Nilo. Nel 1820 si era scoperto che dei due rami del Nilo, Azzurro e Bianco, quest'ultimo aveva le sorgenti più a sud. Nel febbraio del 1858 i due scoprirono il Lago Tanganica. Burton si convinse che in questo lago dovessero trovarsi le sorgenti, mentre Speke voleva cercare prima a nord, dove altre informazioni indicavano la presenza di un lago più grande. I due si divisero e Speke trovò il lago a luglio e lo chiamò Vittoria in onore della regina d'Inghilterra. Tornati in patria, i due sostennero tesi contrastanti e Speke propose una nuova spedizione per raggiungere la prova definitiva. Nell'ottobre 1860, Speke tornò a Zanzibar e, insieme con James Augustus Grant ex ufficiale delle Indie, organizzò la spedizione. Nel luglio del 1862 scoprì le cascate che dal lago Vittoria alimentano il Nilo e comunicò di aver risolto il problema. In realtà a Londra Burton sollevò altri dubbi, dopo la scoperta che anche i laghi Alberto e Edoardo alimentavano il Nilo Bianco. Speke morì in un incidente di caccia nel settembre 1864, tutto si fermò e si rimase in attesa della prossima spedizione affidata al Dott. Livingstone nella regione dei laghi Vittoria e Tanganica. Questi, partito da Zanzibar nel 1866, per tre anni esplorò la zona dei laghi Malawi e Tanganica e il corso del Lualaba a ovest, supponendo che raggiungesse il lago Alberto e fosse quindi la sorgente più meridionale del Nilo. Non diede più notizie di sé e fu dato per disperso. Il direttore del New York Herald inviò alla sua ricerca il giornalista Henry Morton Stanley che, partendo da Zanzibar nel 1871 e seguendo le sue tracce, lo rintracciò a Ujiji sulle rive del Tanganica. I due, esplorando il lago, scoprirono che non c'era nessun emissario. Stanley tornò a Zanzibar per comunicare il ritrovamento di Livingstone e questi continuò la ricerca delle sorgenti del Lualaba fino in Zambia, dove morì di malaria nel 1873. Stanley decise allora di proseguire la sua opera, finanziato dal Daily Telegraph e dal New York Herald. Nel 1874 andò a Zanzibar e preparò accuratamente la spedizione. Il suo primo proposito era di scoprire se le cascate dal lago Vittoria scoperte da Speke erano l'unico emissario del lago, se dal lago Tanganica uscisse un altro fiume che potesse arrivare al Nilo o se potesse esserlo il fiume Lualaba, seguito da Livingstone. Nel febbraio del 1875 Stanley arrivò al lago Vittoria, dove montò un battello smontabile che aveva portato con sé per costeggiare il lago. Dovette superare molte difficoltà per le malattie e l'ostilità degli indigeni che decimarono il suo seguito. Chiese protezione al re di Buganda e se lo fece amico poi completò il periplo del lago e, sul lato occidentale, ritrovò il fiume Kagera che s'immette nel lago. Nell'estate del 1876 compì il periplo del Tanganica e non trovò nessun emissario confermando le tesi di Speke. A Stanley rimase da scoprire dove finiva il Lualaba e, seguendolo, si convinse che si trattava del corso superiore del fiume Congo, ma decise di seguirlo fino alla foce a rischio della vita. Dopo tre anni dall'inizio della spedizione, nell'agosto del 1877, Stanley arrivò nell'Oceano Atlantico. Lo racconterà nel suo famoso libro: "Attraverso il Continente Nero". 
  La conclusione fu che il Nilo Bianco, il ramo più meridionale, nasce dalle cascate Rippon a nord del Lago Vittoria, ma questo ha un affluente principale, il Kagera che nasce dal Burundi e costituisce la sorgente più meridionale. Tuttavia, come lo stesso Stanley scoprì più tardi, la grande massa d'acqua che alimenta il Nilo proviene dalle acque dei laghi Alberto e Vittoria alimentati dalle piogge del massiccio del Ruvenzori (per gli indigeni "colui che fa le piogge") e dai suoi ghiacciai. 

  La storia coloniale dell'attuale Tanzania cominciò alla fine del XIX secolo, quando la spartizione dell'Africa era già iniziata. Il canale di Suez, inaugurato nel novembre 1869, apparteneva per il 44% all'Egitto e il resto ad azionisti francesi. Nel 1875, il sovrano d'Egitto, Ismail Pascia, essendo indebitato, vendette la sua quota all'Inghilterra che, durante una serie di disordini nella zona del canale, scoppiati nel 1881, mandò le sue truppe per proteggere la libertà di navigazione e instaurò un protettorato di fatto. Nel frattempo, Leopoldo II, sovrano del Belgio, stava creando nel bacino del Congo una colonia personale, dove anche la Francia aveva i suoi interessi. Il cancelliere tedesco Otto von Bismarck intervenne in veste di mediatore e anche per proteggere gli interessi della Germania su territori africani non ancora rivendicati da altre potenze e dove si trovavano gli insediamenti commerciali tedeschi creati dall'esploratore Karl Peters che, nel 1984, aveva fatto firmare alcuni trattati dai capi locali. Nel 1884, organizzò a Berlino una conferenza cui invitò tutte le potenze interessate. La conferenza si aprì il 15 novembre e durò tre mesi; doveva definire le regole da rispettare per prendere possesso delle colonie africane e per la libertà di navigazione e di commercio sui grandi fiumi, come il Congo e il Niger. Con la conferenza di Berlino del 1895 nacque in Africa l'impero coloniale tedesco costituito dal Kamerum, dalla Namibia e dai territori dell'attuale Tanzania, Ruanda e Burundi, che costituirono l'Africa Orientale Tedesca con capitale Bagamoyo, antico porto arabo, 75 km a nord di Dar es Salaam. Nel 1891, la capitale fu spostata a Dar es Salaam il cui porto era adatto alle navi a vapore. Conseguenza importante della conferenza di Berlino fu il riconoscimento dello Stato Libero del Congo, possedimento personale di Leopoldo II, e si stabilì che i paesi coloniali dovevano dimostrare di avere il controllo del territorio su cui accampavano diritti. Da questo momento si accelerò la corsa all'Africa e la strategia dei colonialisti fu di fare firmare ai capi delle nazioni indigene trattati con cui cedevano la loro sovranità senza rendersi conto delle conseguenze. In seguito alle rivolte degli abitanti, gli stati coloniali rispondevano con la forza delle armi per dimostrare di saperle controllare. Nell'Africa Orientale Tedesca l'amministrazione costruì infrastrutture fra cui ferrovie e strade e una serie di fortini per controllare la popolazione e introdusse nuovi tipi e tecniche di coltivazione come il cotone facendo largo uso del lavoro forzato cui seguirono diversi tentativi di rivolta. Il primo tentativo fu nel 1891 da parte del capo Mkwawa degli Hehe che iniziò una guerriglia e fu sconfitto nel 1898. Nel 1905, dopo una carestia, uno dei capi della rivolta che coinvolse il popolo Ngoni, convinse i suoi seguaci di avere una medicina capace di trasformare i proiettili dei nemici in acqua (maji in swahili). Gli indigeni andarono incontro a un massacro di fronte alle mitragliatrici che erano in dotazione ai reparti coloniali indigeni (askari) e alle truppe regolari. La rivolta si esaurì nel 1907 e fu detta dei Maji Maji. Gli indigeni che morirono, nei combattimenti o per fame, furono stimati a circa 120000. Non si ebbero altre rivolte fino alla prima guerra mondiale. 
  Dopo lo scoppio della guerra, il confine fra possedimenti inglesi e tedeschi in Africa divenne linea del fronte. Lo Stato Maggiore prussiano aveva mandato in Africa il colonnello Paul Emil von Lettow-Vorbeck di un'antica famiglia prussiana, che aveva già avuto esperienze in Cina al tempo dei Boxer e in Africa contro gli Ottentotti. Aveva il compito di tenere impegnati il maggior numero di forze britanniche con solo 3000 soldati tedeschi e 14000 askari scarsamente addestrati e senza speranza di ottenere rifornimenti dalla madrepatria, essendo circondati da paesi ostili. La fiducia era stata ben riposta perché Lettow-Vorbeck affrontò l'incarico con rara capacità e intelligenza. Prima che la guerra iniziasse, il colonnello aveva percorso il paese e raccolto tutte le informazioni, utili a una guerra di logoramento, sulle risorse del luogo e sulle malattie. Acquisì la conoscenza del terreno e seppe sfruttare la capacità dei suoi askari di sopravvivere con quello che trovavano lungo la strada. Resistette quattro anni sempre imbattuto e gli inglesi furono costretti ad avvicendare, in più riprese, più di 300000 uomini e molti generali. Di fronte alla superiorità numerica delle forze inglesi, adottò la tattica della guerriglia attaccando le linee ferroviarie, i forti e le comunicazioni con incursioni in Kenya e Rhodesia. Quando l'incrociatore tedesco Königsberg, di base a Dar es Salaam, fu affondato dagli inglesi nel 1916 alla foce del fiume Rufigi, il colonnello soccorse l'equipaggio e recuperò i cannoni che furono usati poi in terraferma. Nell'ottobre 1917 inflisse pesanti perdite agli inglesi nella battaglia di Mahiwa poi, sfuggendo sempre all'inseguimento, fece un'incursione in Mozambico e quindi in Rhodesia. Vinse l'ultima battaglia a Kasama il 13 novembre 1918, due giorni dopo la resa della Germania agli Alleati. Quando ebbe la certezza della fine delle ostilità, ancora imbattuto, si presentò al campo nemico ed ebbe l'onore delle armi. Tornato in patria, fu promosso generale maggiore, ebbe la Croce al Merito e sfilò sotto la porta di Brandeburgo con il suo contingente, unico a non essersi mai arreso, ma ad aver vinto e invaso territori nemici. Partecipò alla vita politica nella Repubblica di Weimar e si oppose ai nazisti, Hitler lo rispettò e non fu più chiamato in servizio. Morì nel 1964. 
  Dopo la fine della Grande Guerra, su mandato della Lega delle Nazioni, i territori dell'Africa Orientale Tedesca furono divisi fra il Belgio, che ebbe Ruanda e Burundi, e il Regno Unito che ebbe il resto dell'area continentale detta Tanganika. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Unite trasformarono il mandato in amministrazione fiduciaria sotto controllo britannico, nel 1946. Negli anni successivi, iniziò il graduale passaggio verso l'autonomia e l'indipendenza. Nel 1954, Julius K. Nyerere, un insegnante educato a livello universitario in Scozia, fondò un partito politico, il Tanganyika African National Union (TANU). Il 9 dicembre del 1961, la nuova nazione ottenne l'indipendenza e si formò un governo, con Nyerere primo ministro e i rappresentanti eletti del TANU e con una nuova costituzione. Nel 1963 anche Zanzibar ottenne l'indipendenza e, subito dopo, un colpo di stato rovesciò il Sultanato. I due stati si riunirono in un solo stato federale, cambiando nome in Repubblica Unita di Tanzania. Zanzibar mantenne un'ampia autonomia con proprio parlamento e presidente, che fu anche vicepresidente dell'Unione. Subito dopo l'indipendenza, Julius Nyerere, insieme a Kenya e Uganda, pure indipendenti, creò la East African Community per unificare le economie dei tre paesi, mettendo in comune il sistema delle comunicazioni, rendendo convertibili le monete e assicurando la libertà di movimento. L'unione ebbe però subito vita difficile e si sciolse nel 1977 per le differenze politiche sempre più accentuate fra Tanzania socialista, Kenya capitalista e Uganda nel pieno caos della dittatura militare di Idi Amin. In Tanzania, la costituzione del 1965 confermò il monopartitismo, già di fatto nel paese, in agricoltura Nyerere diede un'impostazione collettivistica con l'unione dei villaggi e, in politica estera sostenne il movimento panafricano insieme a Kaunda dello Zambia e Mugabe dello Zimbabwe. Nel 1978, promosse la guerra contro il dittatore Idi Amin dell'Uganda che finì in esilio. Alla fine della guerra, con la crisi del petrolio del decennio 1970, l'economia del paese entrò in crisi. Nel 1985, Nyerere abbandonò il potere, pur rimanendo a capo del partito per altri 5 anni, e gli successe il presidente Ali Hassan Mwinyi. 
  Il nuovo presidente introdusse vaste riforme, il multipartitismo e, in economia, fece una politica più liberale. Le successive elezioni riconfermarono il partito e, dopo quelle del 2001, si ebbero scontri con gli indipendentisti di Zanzibar. 
  Anche in Tanzania si è diffusa l'epidemia HIV/AIDS dalla fine del decennio 1970 e, dopo il censimento del 1997, è cresciuta in prevalenza nelle aree rurali, superando in alcune zone il 10%. 


 

IL VIAGGIO

  La visita in Tanzania è stata organizzata in modo autonomo secondo una bozza di itinerario e la prenotazione dei voli con la prima tappa alla città principale di Dar es Salaam, per visitarla e organizzare le tappe successive. Un secondo volo era previsto per la città di Arusha, centro dei Parchi Nazionali del nord-ovest, dove sarebbe stato facile trovare un'agenzia per organizzare la visita individuale dei principali parchi nell'area. 
  Dopo la visita di Dar es Salaam, quella al parco Mikumi, nel sud del paese, è stata il primo contatto con la natura e la ricca fauna, della Tanzania. L'isola di Zanzibar è stata la terza tappa e si sono visitati i luoghi storici del sultanato arabo e del commercio degli schiavi apprezzando il fascino di un'isola tropicale con la sua vegetazione e le sue spiagge. Arusha è il centro più importante nel nord-ovest del paese per la storia e l'economia agricola e turistica, e si trova al centro della Rift Valley fra vulcani e laghi. Qui è iniziato il percorso attraverso sei fra i più importanti parchi del paese, un'esperienza unica nel suo genere. I primi due parchi sono stati il Tarangire e il Lago Manyara, nelle prime due giornate. Il terzo giorno è stato dedicato alla Riserva di Ngorongoro di più di 8000 kmq che include la caldera di un vulcano popolata di fauna selvatica. Inclusa in questa riserva, è la Gola di Olduvai, famosa per i ritrovamenti di fossili umani. Dopo quattro giorni in questa riserva, che è certo la più impressionante, è seguito l'ingresso nel Serengeti, il più grande Parco Nazionale della Tanzania, luogo delle grandi migrazioni di erbivori che seguono lo spostamento delle piogge. Dopo tre giorni e mezzo, uscendo dall'estremità ovest, si è giunti al lago Vittoria e Mwanza, il suo porto principale, dove dominano le attività quotidiane del commercio e dell'agricoltura con scarso interesse per il turismo. Dopo due giorni di sosta, è iniziato il ritorno ad Arusha, riattraversando rapidamente i parchi in un giorno e mezzo. Da ultimo si sono visitati due piccoli siti nelle vicinanze di Arusha, un piccolo zoo per la riabilitazione di animali abbandonati o feriti e un parco di ambiente montano fra laghi e crateri. 




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