Tanzania - L'Isola di Zanzibar


 

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Arrivo dell'aliscafo

  

Il mattino del 4 agosto, si lascia di nuovo l'Hotel Kilimanjaro per il trasferimento all'isola di Zanzibar che, da meno di un anno è stata collegata a Dar es Salaam con un servizio giornaliero di aliscafo, proprietà di una compagnia norvegese. Il percorso dura 50 minuti e si paga in dollari (33 US$). L'isola di Zanzibar, Unguja è il nome locale, si trova a nord del porto di Dar es Salaam e a 40 km dalla costa africana, la sua superficie è di 945 kmq. Fa parte di un arcipelago cui appartiene l'isola di Pemba, 50 km più a nord e altre isole minori. L'isola di Zanzibar è di forma allungata, misura circa 90 km da nord a sud con pochi rilievi che non superano i 160 m. 
Arabi e Persiani, nei primi secoli del primo millennio, avevano occupato le isole e la costa dell'Africa orientale. Dopo un breve tentativo di colonizzazione da parte dei Portoghesi, nel 1668, Zanzibar divenne parte del sultanato di Oman come centro di un fiorente traffico di avorio, spezie e schiavi e, nel 1840, vi fu portata anche la capitale. Nel 1861 avvenne una secessione nella dinastia regnante e fu creato il sultanato indipendente di Zanzibar. Aumentò l'influenza degli europei, inglesi e tedeschi, sul sultanato e, nel 1890, un trattato fra tedeschi e inglesi assegnò Zanzibar alla zona di influenza britannica come protettorato. Sette anni dopo, gli Inglesi, impegnati nella lotta alla schiavitù, imposero al sultano l'abolizione, ma il commercio di schiavi, anche se illegale, proseguì ancora per molti anni, specie con l'oriente arabo. Dopo l'indipendenza del Tanganica, nel 1961, anche Zanzibar, in previsione della sua indipendenza, ebbe le elezioni dei rappresentanti delle varie etnie. La maggioranza della popolazione dell'arcipelago era di origine africana bantu e persiana shirazi, rappresentati dall'Afro-Shirazi Party (ASP), mentre gli arabi, che detenevano il potere con il sultanato, erano una minoranza. Quando, alla fine del 1963 gli Inglesi concessero l'indipendenza al sultanato, esplose il conflitto fra maggioranza e minoranza e, nel gennaio 1964, appena un mese dopo, una sanguinosa rivolta rovesciò il sultano. Gli arabi furono espropriati ed espulsi. Pochi mesi dopo, l'ASP accettò l'offerta di unione con il Tanganica e, il 26 aprile del 1964 fu firmato l'atto formale di creazione della Repubblica Unita di Tanzania. 
  Il porto della capitale dell'isola, che si chiama pure Zanzibar, è affollato dalle caratteristiche imbarcazioni arabe, i dhow, con vela triangolare sorretta da un pennone. Oggi sono usati solo per piccoli commerci e per la pesca che avviene di notte; una volta invece sostenevano tutto il traffico commerciale del sultanato, compresa la tratta degli schiavi. 

PORTO DI ZANZIBAR

A sinistra, i dhow ancorati ai moli.
A destra, panoramica del porto.

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PORTO DI ZANZIBAR

A sinistra, i caratteristici dhow con la vela triangolare.
A destra, i dhow partano a sera per la pesca.

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La capitale dell'isola, che è anche la città maggiore dell'arcipelago, ha mantenuto il suo patrimonio di antichi edifici che, dopo l'indipendenza sono stati destinati a scopi di pubblica utilità, per conservarli. Le costruzioni più antiche sono le fortificazioni, come un forte costruito in origine dai Portoghesi che si erano impadroniti dell'isola nel 1503 e il Forte Arabo, costruito durante il sultanato omanita, poi destinato a casa degli orfani e ora in abbandono. 

 

FORTIFICAZIONI

A sinistra, l'antico forte portoghese del 1500.
A destra, il Forte Arabo costruito dagli omaniti.

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Gli edifici più importanti, concentrati nella città vecchia, sono l'antica residenza del sultano, oggi Palazzo del governo, e il Palazzo delle meraviglie (Beit el-Ajaib), il più grande edificio della città che si affaccia sul mare e che durante il protettorato è stato la sede del residente inglese. 

I PALAZZI

A sinistra, l'antica residenza del sultano. 
A destra, il Palazzo delle meraviglie.

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Antico Dispensario

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Porta scolpita

 

C'è ancora un magnifico edificio dalla bellissima facciata di legno lavorato, oggi piuttosto rovinato per l'incuria, che era l'antico dispensario delle medicine gratuite per i poveri. Negli edifici privati dei ricchi mercanti, si trovano ancora molte decorazioni di tradizione araba, fra queste, una caratteristica di Zanzibar erano le porte di legno scolpito per l'ingresso di ogni casa importante (un esempio nella foto a destra), che erano costruite e sistemate nella loro posizione prima di cominciare la costruzione dell'edificio. In alto sulla porta, era spesso scolpito il monogramma del proprietario in caratteri arabi o una frase del Corano. Le decorazioni sulla porta erano di derivazione egiziana o assira: rosette, palme, catene, il loto (potenza), il pesce (fertilità), l'incenso (ricchezza). 
Luoghi storici sono quelli del mercato degli schiavi. L'area occupata dal grande mercato, dopo la sua chiusura avvenuta nel 1873, fu utilizzata per costruirvi la Cattedrale anglicana e intorno sono stati conservati alcuni vecchi edifici oggi adibiti a ospedali e scuole. Si possono visitare ancora alcuni sotterranei, dove erano ammassati gli schiavi in condizioni inumane. Gli schiavi erano rastrellati dai mercanti arabi all'interno del continente africano, fino alle rive del lago Tanganica, ed erano concentrati nei porti della costa, specie a Bagamoyo, 75 km a nord di Dar es Salaam; da qui erano trasportati con i dhow a Zanzibar. Circa 50000 schiavi passavano ogni anno per questo mercato. Anche dopo l'abolizione della schiavitù, decretata nel 1897, il commercio illegale continuò a lungo e, vicino la spiaggia di Mangapwani, 15 km a nord della capitale, si trova l'ingresso di una grotta usata per nascondervi gli schiavi portati nell'isola. 

I LUOGHI  DELLA SCHIAVITÙ

A sinistra, la cattedrale e i luoghi del mercato degli schiavi.
A destra, grotta degli schiavi presso la spiaggia di Mangapwani, al tempo della tratta illegale.

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Altri edifici e luoghi storici sono quelli connessi alla storia dell'esplorazione del continente africano, come la casa di Livingstone che fu messa a disposizione dell'esploratore dal sultano Seyyid Majid nel 1866, mentre preparava la sua ultima spedizione. Oggi la casa di Livingstone è diventata sede centrale dello Zanzibar Tourist Corporation. Da Zanzibar partì anche Henry Morton Stanley nel 1871 nel suo viaggio alla ricerca di Livingstone e nel 1874, per il suo secondo viaggio avente come obiettivo l'esplorazione del bacino del fiume Congo. 
L'isola ha un magnifico sviluppo di spiagge incontaminate ed è circondata da una barriera corallina più estesa sul lato est, verso l'oceano Indiano. Le maree raggiungono i 4 metri di altezza e, nella fase di bassa, sono messe a nudo larghe distese del fondo corallino. La cintura corallina protegge le spiagge dalle onde dell'oceano. 
Le spiagge e la ricca vegetazione tropicale rappresentano oggi la maggiore attrazione per il turismo. Nel passato, la produzione e l'esportazione delle spezie è stata una fonte di ricchezza per l'arcipelago che ha avuto un primato nella produzione dei chiodi di garofano. Basta uscire dalla città, che ci si trova immersi nella foresta tropicale e fra le abitazioni contadine ancora costruite con metodi primitivi: le mura con un graticcio di rami riempito di fango e argilla e i tetti spioventi ricoperti di paglia. 

FUORI CITTÀ

A sinistra, la foresta tropicale.
A destra, case tradizionali dei contadini.

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In riserva protetta è stata trasformata la piccola isola di Changuu, posta a soli 6 km dal porto di Zanzibar, dove vive una numerosa colonia di tartarughe giganti. L'isola lunga circa 800 m e larga 200, era stata usata per lungo tempo dagli arabi come luogo di detenzione degli schiavi ribelli e poi come prigione centrale. Dopo l'indipendenza era stata usata come stazione quarantenale per le persone affette da malattie infettive. 

L'ISOLA DI CHANGUU

A sinistra, vista dell'isola al largo del porto.
A destra, una delle tartarughe giganti della riserva.

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L'ISOLA DI CHANGUU

Tartarughe giganti da vicino.

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La visita a Zanzibar finisce il pomeriggio del giorno 9 agosto, quando si riprende l'aliscafo per tornare a Dar es Salaam. Il giorno dopo si parte in aereo per Arusha, nel nord-ovest del paese, al confine con il Kenya.

 

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