Tanzania - Riserva Nazionale di Ngorongoro


La strada che esce dal Parco Nazionale del Lago Manyara e va a nord, porta alla Riserva Naturale di Ngorongoro, confinante a nord-ovest con il Serengeti. Questa zona era una volta parte integrante del Parco Nazionale Serengeti, ma la presenza dei pastori Masai, che si trovavano qui da lungo tempo con le loro abitazioni e i loro armenti, creava un conflitto risolto con la creazione di questa Riserva Naturale nel 1959, interdetta solo alle coltivazioni. L'area copre 8288 kmq e la sua altitudine varia da 1350 a 3600 m, vi sono vaste pianure, montagne vulcaniche, crateri fra cui quello famoso del Ngorongoro, che ha assegnato il nome a tutta la zona, e la ben nota Olduvai Gorge, dove sono stati trovati tanti resti dell'uomo preistorico.  
Si attraversa l'ingresso della Riserva Naturale, dopo le normali formalità di registrazione, e si prosegue verso il cratere Ngorongoro che è l'enorme caldera di un vulcano spento, collassata circa 2 milioni di anni, fa e trasformatasi fino ad oggi nella più spettacolare riserva faunistica dell'Africa, occupata da una savana, da laghi di soda (carbonato di sodio) e con una popolazione di circa 45000 animali. La caldera occupa un'area di 265 kmq, di forma quasi ellittica con assi di 19 e 16 km, profonda 610 m dal bordo del cratere che si trova a quota 2300 m. La strada si arrampica sul bordo del vulcano coperto da densi boschi e, sulla sommità, si trovano i lodge per i turisti e i punti panoramici da cui si può ammirare il fondo del cratere. Si arriva a destinazione nel tardo pomeriggio del 13 agosto e si rimarrà al Wildlife Lodge per tre notti fino al mattino del 16 agosto. 
Il mattino dopo, 14 agosto, si vede il fondo della caldera con il lago Magadi e la coltre di nebbia che copre le pendici nord-orientali. Durante il giorno, la nebbia è spazzata dall'aria calda che si sprigiona dalla savana. 

NGORONGORO CONSERVATION AREA

A sinistra, ingresso alla riserva protetta. 
A destra, vista del cratere Ngorongoro.

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La visita inizia con la discesa nel fondo della caldera per una strada ripida e disagiata percorribile solo da robusti fuoristrada a bassa velocità usando le marce ridotte. C'è una strada per scendere e una per salire e s'impiega circa mezz'ora. In basso si apre una grande pianura e, verso oriente, dove scende la nebbia del mattino, si vedono un'impressionante numero di gnu, zebre e altre antilopi raccolte in lunghe file che hanno trascorso la notte nella savana. Si attraversa la pianura, in direzione del grande lago Magadi e s'incontrano ancora gruppi di gnu e zebre che iniziano a pascolare. Si riconosce un gruppo di alcelafi (Alcelaphus buselaphus), hartebeest in inglese, grandi antilopi africane alte 120-140 cm sul dorso e pesanti fino a 200 kg. Hanno grosse corna ricurve e variamente ripiegate, presenti in ambedue i sessi. Infine si fotografa una gazzella di Thomson (Gazella thomsonii) isolata, che si distingue per la caratteristica striscia nera sul fianco. 

 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, branchi di gnu e zebre che hanno trascorso la notte nella savana.
A destra, gruppi di gnu e zebre che iniziano a pascolare.

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NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, un branco di alcelafi (hartebeest).
A destra, una gazzella Thomson isolata.

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Si giunge infine alle rive del lago Magali, il più vasto nel fondo del cratere, che raccoglie la maggior parte delle acque piovane ricche di carbonato di sodio e soda caustica provenienti dalle ceneri vulcaniche. In queste acque alcaline crescono in abbondanza alghe azzurro-verdi, nutrimento dei fenicotteri che si concentrano nelle sue acque. 

CRATERE NGORONGORO: LAGO MAGALI

Fenicotteri.

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Intorno al lago si vedono altri uccelli e animali fra cui un airone dalla testa nera in volo, che tiene il collo arretrato, due oche egiziane, una coppia di avvoltoi dalla testa bianca e una iena macchiata (Drocuta crocuta). Si tratta di un animale massiccio della grandezza di un lupo di forme goffe, con il collo lungo e proteso. Sgraziato nel movimento, con la coda fra le gambe, è un forte camminatore, mangia di tutto, anche carogne, e caccia da solo. 

 

CRATERE NGORONGORO: LAGO MAGALI

A sinistra, un airone che durante il volo tiene il collo retratto.
A destra, due oche egiziane.

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CRATERE NGORONGORO: LAGO MAGALI

A sinistra, una coppia di avvoltoi dalla testa bianca.
A destra, una iena macchiata.

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Si torna nella savana e s'incontra un gruppo di leonesse e cuccioli che si affollano intorno alla carcassa di una zebra, più avanti tre leonesse riposano guardinghe. Le ultime foto sono di un'altra iena macchiata in cammino e di un magnifico rinoceronte nero che compare da dietro un avvallamento seguito da un altro. Il rinoceronte nero (Diceros bicornis) è la specie più piccola del genere Diceros, lungo circa 3,5 m dal muso alla coda e alto sul dorso 160 cm, pesa fra 1000 e 2500 kg. Brucatore erbivoro, ha il labbro prensile e si nutre di foglie, germogli e rami. 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, leonesse e cuccioli intorno alla carcassa di una zebra.
A destra, tre leonesse che riposano.

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NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, una iena in cammino.
A destra, un rinoceronte nero seguito da un altro.

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Nel tardo pomeriggio si torna al Wildlife Lodge risalendo il bordo del cratere e, nel percorso si riprende ancora il panorama del cratere. 

CRATERE NGORONGORO

Panorama salendo sul bordo del cratere.

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Famiglia masai.

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Bordo del cratere, lato ovest.

Il giorno dopo, 15 agosto, è ancora dedicato al cratere del Ngorongoro. 
Si scende per la solita strada e, durante la discesa, s'incontra un gruppo di Masai nelle loro vesti tradizionali. Questi hanno le loro tende e il loro bestiame fuori dal cratere e scendono solo per farsi fotografare dai turisti dietro compenso e per vendere i loro ornamenti fatti di perline. Arrivati in fondo al cratere, si fotografa la ripida scarpata del bordo sul lato ovest, sgombra di nebbia, e si riprende l'esplorazione della savana. 
Un gruppo di gnu è ancora accovacciato fra l'erba nella posizione in cui hanno passato la notte. Anche una leonessa è ancora accovacciata ma in atteggiamento vigile. 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, branco di gnu accovacciati. 
A destra, una leonessa in atteggiamento vigile.

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Si prosegue nella savana e, fra i tanti animali, si affianca una leonessa in movimento. Avvicinandosi alla zona dei laghi, si scopre un elefante, semi sommerso dalle erbe, che sta pascolando. Si raggiunge poi un lago, dove sostano immersi degli ippopotami. Sulla vegetazione della riva sono fermi numerosi ibis della specie ardeola che spesso accompagnano grossi mammiferi, come bufali, elefanti e ippopotami, su cui si poggiano per cibarsi degli insetti che li molestano. 

 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, leonessa in movimento.
A destra, un elefante che pascola immerso fra le alte erbe
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NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

Ippopotami immersi nel lago e, sulla riva, ibis della specie ardeola.

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Continuando a esplorare la savana, si scopre un leone accovacciato fra l'erba, forse in attesa di fiutare una preda. Più avanti uno struzzo femmina, riconoscibile dal piumaggio grigio. 

 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, un leone accovacciato fra l'erba.
A destra, uno struzzo femmina.

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Come il giorno prima, si fa sosta per consumare il pranzo al sacco in una zona protetta sulla riva di un lago: il picnic site. Sulla riva opposta si vedono ippopotami saliti sulla riva, cosa rara di giorno. Durante la sosta si ha modo di fotografare uno storno dai colori sgargianti (Spreo superbus). 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, sosta al picnic site, ippopotami sulla riva opposta.
A destra, uno storno Spreo superbus.

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Si torna nella savana e s'incontra un rinoceronte nero in cammino, in piena luce. Più avanti un gruppo di leonesse riposa insieme a un cucciolo. 

 

NELLA SAVANA DEL NGORONGORO

A sinistra, rinoceronte nero.
A destra, leonesse con un cucciolo.

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Bordo del cratere, lato sud-ovest.

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Tombe dei Grzimek, padre e figlio.

Conclusa la seconda giornata, si torna verso il bordo sud-ovest del cratere e si può distinguere la strada che sale a tornanti e, sulla sommità il Wildlife Lodge, che ha la posizione più panoramica. Si comincia a salire e, a un certo punto, si sosta davanti a una piramide di pietra che racchiude le tombe del Prof. Bernhard Grzimek e del figlio Michael che hanno dedicato la loro vita allo studio e alla conservazione della natura in Tanzania. Michael morì nel 1959 in un incidente aereo, mentre filmava il documentario "Serengeti shall never die", e fu qui sepolto per primo, il padre, morto a Francoforte nel 1987, volle essere sepolto accanto al figlio. La lapide finisce con la frase: "meglio accendere una candela che maledire l'oscurità". 
Si torna al Wildlife Lodge, dove si pernotta per la terza volta. Il giorno dopo, 16 agosto, si lascia il Lodge per completare la visita della Conservation Area fuori dal cratere Ngorongoro includendo la Olduvai Gorge che è aperta ai visitatori di mattina. A questa visita è dedicato il capitolo successivo. Qui si prosegue con la visita della riserva protetta nel pomeriggio del 16 e la mattina del 17 agosto. Si pernotta al Ndutu Lodge, vicino al confine con il Serengeti. 
Nel pomeriggio del 16, il primo incontro è un'otarda (bustard in inglese), famiglia delle Otididae, si tratta precisamente di un Otis kori, un grosso uccello terricolo, alto da 76 a 100 cm, con il becco corto e il collo lungo, il piumaggio morbido e un ciuffo sulla testa, è diffuso nelle grandi praterie di Kenya e Tanzania. La famiglia è diffusa anche in Europa, Asia e Australia. In Italia esiste una varietà minore, detta gallina prataiola (Tetrax tetrax). 
Più avanti s'incrocia un ghepardo (cheetah in inglese), nome scientifico: Acinonyx jubatus. Il ghepardo è simile ma più grande del leopardo (Panthera pardus), lungo più di 2 m e alto 70-80 cm, contro i 60-70 cm del leopardo, ha la pelliccia con fondo giallo bruno e macchie nere rotonde, mentre il leopardo le ha a forma di rosette. La faccia, più piccola di quella del leopardo, ha due strisce nere dagli occhi fin sotto il mento. Il ghepardo è il più veloce dei felini e raggiunge nello scatto iniziale la velocità di 90 km/h, ma mantiene questo slancio al più per 600 m. Le sue prede preferite sono le gazzelle. 
Sembra che nella zona abbondino i ghepardi e se ne fotografano altri due a distanza ravvicinata: uno sdraiato e il secondo seduto. 

NGORONGORO CONSERVATION AREA

A sinistra, un'otarda Otis kori.
A destra, un ghepardo in cammino.

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NGORONGORO CONSERVATION AREA

Due ghepardi seduti.

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Le ultime foto del 17 agosto sono di una famiglia di leoni, in atteggiamenti affettuosi, e alla fine della giornata si osserva il tramonto dal Ndutu Lodge. 

 

NGORONGORO CONSERVATION AREA

Una famiglia di leoni.

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NGORONGORO CONSERVATION AREA

A sinistra, ancora gli stessi leoni.
A destra, tramonto dal Ndutu Lodge.

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Il giorno dopo, 17 agosto, si fa ancora un giro nelle vicinanze del lago Ndutu e s'incontrano un ghepardo femmina con due cuccioli e, sulla riva del lago, una coppia di struzzi. 

 

NGORONGORO CONSERVATION AREA

A sinistra, un ghepardo femmina con due cuccioli.
A destra, una coppia di struzzi sulla riva del lago.

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