Tanzania - La Olduvai Gorge


La Olduvai Gorge è una ripida gola, lunga circa 48 km, scavata dall'erosione di un piccolo corso d'acqua negli ultimi 500000 anni, che si trova all'interno della Riserva Naturale di Ngorongoro, a nord-ovest della grande caldera. Lungo la ripida parete della gola si sono scoperti sette strati geologici datati fino a due milioni di anni fa. Il primo a scoprire la gola e la presenza di fossili fu il Prof. Wilhelm Kattwinkel, nel 1911. Le ricerche sistematiche furono iniziate nel 1931 da Louis e dalla moglie Mary Leakey che scoprirono, nel 1959, il cranio dell'Australopithecus boisei detto anche Zinjanthropus, da una parola araba che indicava i neri dell'Africa Orientale. Nel 1959, i due ricercatori scoprirono il primo Homo habilis, ritenuto l'autore degli attrezzi di pietra trovati nello stesso luogo, da cui il nome. I fossili erano un cranio parziale, una mandibola e ossa di mani e piedi di diversi individui di 1.75 milioni di anni fa con caratteristiche più vicine all'uomo moderno, per la stazione eretta e una presa precisa mediante pollice e indice contrapposti. Nei decenni successivi, tuttavia, l'Homo habilis è stato escluso dal genere Homo, sia per il suo cervello di 647 cc, piccolo rispetto ai  700 cc dell'Homo e perché furono scoperti attrezzi di pietra di 2,5 milioni di anni fa costruiti dagli autralopitheci. Nel 1978, nella zona di Laetoli, 40 km circa a sud della gola di Olduvai, Mary Laekey scoprì, su un letto di ceneri vulcaniche, orme di ominidi datate 3,6 milioni di anni che camminavano in posizione eretta. In seguito, da questi due siti sono stati trovati molti altri fossili fra cui quelli dell'Homo erectus fermatosi qui 1,2 milioni di anni fa e, fino ad oggi, gli eredi dei Laekey continuano nelle ricerche. Un piccolo museo è stato creato in posizione panoramica sulla Gola ed è aperto ai visitatori di mattina. 

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Mappa dei siti geologici.

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Stratigrafia dei siti.

 

 Alla visita del Museo è dedicata la mattina del 16 agosto, dopo la discesa dal cratere Ngorongoro. Nella sala del Museo si trova la mappa della zona con la posizione dei siti e la stratigrafia di Laetoli. Nella mappa è indicata la posizione della caldera Ngorongoro e di altri coni vulcanici fra cui l'Olmoti, il più a nord, le cui eruzioni intorno ai 2 milioni di anni fa, hanno creato uno strato di lava che interrompe gli strati di fossili. Al disotto di questa interruzione, i fossili proseguono fino a 3,8 milioni di anni, data alla quale appartengono le orme degli ominidi. Gli strati geologici sono indicati come livelli o letti (beds) e sono distinti per la presenza o meno di fossili. Dal livello 1 di Olduvai sono stati estratti i resti dello Zinjanthropus e dell'Homo habilis, quasi contemporanei. 

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Fossili trovati nella Olduvai Gorge.

 

  Il femore del primo indica che non camminava perfettamente eretto, le ossa delle gambe e dei piedi dell'H. habilis, invece, indicano un'andatura sciolta come l'uomo moderno e, dalle ossa delle mani, si riconosce la presenza del pollice opponibile alle altre dita. La capacità cranica era superiore a quella degli australopitheci ed era stato certo l'artefice degli attrezzi di pietra trovati nel luogo, la cui tecnologia è stata detta olduvaiana. 

  Fuori dal museo si ha la visione della gola creata dall'erosione con una parte rocciosa affiorante di colore rosso che è il livello 3, il più recente, e non ha conservato fossili per le condizioni sfavorevoli del clima. Al di sotto si vedono strati più chiari che corrispondono al livello 2, questo prosegue per uno spessore di 20 metri datato fra 1 e 1,5 milioni di anni. Al di sotto, c'è il livello 1 con uno spessore di circa altri 20 metri databile fra 1,6 e 1,8 milioni di anni. Questi sono gli strati cui appartengono i resti fossili dell'Australopithecus boisei e dell'H. habilis. Più in basso vi sono i letti di lava lasciati dall'eruzione del vulcano Olmoti. 
  Accompagnati da uno degli addetti al museo, si scende al luogo dei ritrovamenti, dove è stata lasciata una lapide con la data della prima scoperta. 

OLDUVAI GORGE

A sinistra, vista della valle.
A destra, lapide del ritrovamento dell'Australopithecus boisei.

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  Nel luogo del ritrovamento, si vede la parete di fondo dello scavo, dove si distinguono nettamente i tre livelli. Sul bordo superiore, lo strato rossiccio è quello del livello 3. Sotto, i livelli di roccia stratificati 2 e 1 (quello del ritrovamento). 

ZONA DEGLI SCAVI DELLA OLDUVAI GORGE

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DIGRESSIONE SULL'EVOLUZIONE UMANA

  I ritrovamenti fossili in Tanzania documentano le prime importanti conquiste dell'evoluzione umana da quando, circa 6,5 milioni di anni fa, è avvenuta la separazione dallo scimpanzé, il nostro antenato comune. Da allora l'evoluzione ha seguito un percorso ramificato con la comparsa di forme arcaiche, estinzioni, tentativi falliti e convivenze di specie diverse fino all'affermarsi del bipedismo, della stazione eretta e delle capacità manuali con l'aumento del volume cerebrale. Da queste prime conquiste sono derivate profonde trasformazioni dell'anatomia favorendo comportamenti nuovi e imprevedibili e adattamenti ad ambienti e climi che si modificavano nel frattempo con i periodi glaciali e interglaciali del Pleistocene, da 1,8 milioni di anni fa. Questo ha prodotto lo sviluppo di un'organizzazione sociale complessa e lo stimolo a esplorare sempre nuovi spazi. Il nuovo Homo erectus è nato in Africa, da circa 1,9 milioni di anni, quando ancora esistevano australopitheci di specie diverse. La sua scatola cranica aveva un volume fra 800 e 1000 cc, cresciuta in proporzione al corpo, era alto come un uomo moderno con capacità di comunicazione, carnivoro e probabilmente conosceva il fuoco. Si spostava in piccoli gruppi diffondendosi in Africa, poi improvvisamente avvenne la Prima Migrazione dall'Africa attraverso il Sinai e la penisola Araba. Si ritrovò, datato 1,85 milioni di anni fa, nel Caucaso. Si spostò verso l'Europa e l'Asia e arrivò fino a Giava in Indonesia approfittando dell'abbassamento del livello marino per la glaciazione. L'uomo di Giava è stato scoperto nel 1891 ed è datato 1,8 milioni di anni. La migrazione dell'H. erectus in Europa e Asia avvenne in ondate successive fino a 1,2 milioni di anni fa, determinate da variabili climatiche. L'H. erectus non ha prodotto colonizzazioni stabili in Europa. 
  La Seconda grande Migrazione avvenne circa 780 mila anni fa e l'Homo si diffuse di nuovo in Europa e in Asia, anche questa volta in più ondate. La specie umana era migliorata, aveva una capacità cranica maggiore, circa 1200 cc, conosceva raffinate tecniche di caccia, creò insediamenti con capanne di rami intrecciati e aveva una struttura sociale comunitaria. La nuova specie è conosciuta come Homo heidelbergensis dai primi fossili scoperti nel 1907 vicino a Heidelberg, in Germania, datati 600-500 mila anni. Fossili simili sono diffusi in tutto il Pleistocene medio fino a 135000 anni, trovati in altri siti in Germania, in Grecia, Francia, Spagna, Italia e Inghilterra e naturalmente in Africa, da dove proveniva. In Asia si ritrovano in India, Indonesia e nel nord della Cina convivendo con le specie più antiche sopravvissute di Homo erectus. 
  Le ultime specie dell'evoluzione umana sono il Neanderthal e l'uomo moderno o sapiens. Geneticamente l'Homo neanderthalensis e l'Homo sapiens hanno un comune antenato da cui si sono separati fra 500 e 200 mila anni fa. Da 250000 anni, i Neanderthal sono vissuti in Europa nel periodo glaciale e si sono evoluti adattandosi a questo clima. In diversi periodi si sono incontrati con l'Homo sapiens ed hanno convissuto in Europa e Asia minore. Vi sono prove genetiche di limitati incroci. I Neanderthal si sono estinti dopo 30000 anni fa e non ci sono loro fossili da 28000 anni. I primi fossili che hanno dato origine al nome sono stati trovati nel 1856 nella valle di Neander in Germania. Avevano corporature tozze e muscolose, con braccia e gambe corte, ed erano alti 160 cm, caratteristiche che riducevano la dispersione del calore. Il volume del cervello arrivava a 1600 cc, poco più grande di quello dell'uomo moderno, i loro manufatti erano meno sofisticati; sotterravano i loro morti. Si sono estinti durante l'ultima glaciazione, quella di Würm (70000- 15000 anni fa) che ha avuto il picco 25000 anni fa. 
  I primi ritrovamenti dell'Homo sapiens sono in Etiopia 195000 anni fa, poi si ritrovano nell'Africa meridionale, dove ha originato il gruppo etnico Khoi-San che ha popolato l'Africa. Fra 120 e 100 mila anni fa, la Terza grande Migrazione porta l'H. sapiens nel Sinai e nel Mediterraneo poi, fra 85 e 70 mila anni, si spinse in Asia lungo le coste dell'Oceano Indiano. L'H. sapiens era una specie di corporatura snella, di pelle scura senza peli ("La scimmia nuda" di Desmond Morris), denti più piccoli e scatola cranica più grande. In questo periodo, fra 75 e 70 mila anni, si è verificata l'eruzione del vulcano Toba nell'isola di Sumatra che ha provocato un collasso ecologico e forse una brusca riduzione della popolazione umana in Asia. Tuttavia la migrazione arrivò fino all'Australia e alla Nuova Guinea oltre l'Indonesia, prima di 50000 anni fa, ed è la prova che l'H. sapiens era in grado di attraversare lunghi tratti di mare. Poi dalle coste della Cina gli uomini popolarono la Melanesia. 
  Una seconda ondata migratoria, intorno a 45000 anni fa, popolò l'Europa e la specie aveva raggiunto la sua massima evoluzione caratterizzata dai ritrovamenti in Dordogna, nel 1868, dell'Uomo di Cro-Magnon (il sapiens sapiens). Una terza ondata, di 25000 anni fa, ha portato l'uomo moderno a completare il popolamento del globo arrivando all'estremo nord-est dell'Asia, attraversando a più riprese lo stretto di Bering, da 14 mila anni fa, e diffondendosi nel continente americano fino al suo estremo sud. L'ultima rapida diffusione dell'uomo moderno fu accompagnata da un'estinzione altrettanto rapida della megafauna in tutti i continenti. Dopo circa 8000 generazioni, dal momento della sua prima comparsa in Africa, l'uomo moderno ha raggiunto i sette miliardi di unità, alla fine del 2011, ormai rappresentato da un'unica specie che ha sostituito, per estinzione, tutte le precedenti. 
  Nel suo patrimonio genetico ha conservato tuttavia limitate sequenze di genoma derivate da incroci con i Neanderthal, circa 90000 anni fa, e con una forma più arcaica, identificata nella grotta di Denisova, nei monti Altai della Siberia meridionale, appartenente alla seconda ondata migratoria dell'Homo heidelbergensis, incontratasi con l'Homo sapiens almeno 50000 anni fa. Si sono infine scoperte sequenze arcaiche di genoma in attuali popolazioni africane che fanno pensare a incroci con specie ora estinte, ma esistenti ancora in Africa 35000 anni fa. 
  Ancora più strano è stato il ritrovamento, nel 2003, nelle grotte di Liang Bua dell'isola di Flores, in Indonesia, dello scheletro di una donna di 12000 anni fa, alta poco più di un metro e con una capacità cranica di soli 400 cc, contro i 1350 dell'uomo moderno. Supposto all'inizio un Homo sapiens affetto da patologie, come la microcefalite, è stato poi riconosciuto come evoluzione locale in forme ridotte (nanismo insulare) dell'Homo erectus e denominato Homo floresiensis. Dalle grotte dell'isola sono emersi altri resti che risalgono fino a 95000 anni fa e attrezzi di ietra simili a quelli dell'H. sapiens, la cui presenza si ritrova a livelli superiori. Estintosi alle soglie dell'Olocene, relegato nella piccola isola di Flores, l'Homo floresiensis forse si sarà anche incontrato con l'uomo moderno.


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