Isola di Pasqua (Rapa Nui) - l'Isola di Pasqua



  L'isola di Pasqua, chiamata dagli indigeni Rapa Nui che in polinesiano significa "Isola Grande", è uno dei posti più sperduti del mondo. Si trova in pieno oceano Pacifico, lontana da centri abitati, a 3760 km dalla città cilena di Valparaiso sulla costa occidentale dell'America Meridionale e a 3040 km da Papeete nell'isola di Tahiti; l'isoletta più vicina è Pitcairn, 1900 km a ovest. Le coordinate geografiche dell'isola sono 27° 10' S e 109° 26' O.

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Mappa dell'Isola di Pasqua.
  Il nome di Isola di Pasqua deriva dal fatto di essere stata scoperta il giorno di Pasqua del 1722 (15 aprile) dall'olandese Jacob Roggeveen, mentre era alla ricerca di una terra australe per conto della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali. Rimasta dimenticata, fu riscoperta nel 1770 dallo spagnolo Don Felipe Gonzales, che la chiamò Isola di S. Carlos e ne prese possesso in nome del re di Spagna, poi fu visitata dal Capitano James Cook, nel marzo del 1774, durante la sua seconda spedizione nel Pacifico (1771-1775) e dal francese Jean-Francois Galaup conte di La Pérouse, il 9 aprile del 1786, che assegnò il suo nome a una baia nella costa nord.
  L'isola di Pasqua è di origine vulcanica, di forma triangolare con tre principali crateri spenti ai vertici, larga 24 km e lunga 12 con una superficie di 163,4 kmq; ha coste ripide con scogliere di lava rossastra e pochi approdi, è battuta dai venti, piovosa ma manca di fiumi perché l'acqua piovana è assorbita subito dal suolo poroso e le poche sorgenti di acqua dolce affiorano vicino al mare o si trovano sul fondo dei crateri vulcanici. Secondo i geologi, circa 6 milioni di anni fa, emerse dall'oceano il vulcano Poike, nell'estremo est dell'isola attuale, poi, 1,5 milioni di anni fa, emerse il vulcano Rano Kau nel vertice sud-ovest e infine, 750000 anni fa, ci fu l'esplosione del Rano A Roi sul vertice nord che, con le sue colate laviche, riunì i due isolotti raggiungendo una quota di 500 m, il punto più alto dell'isola.
  L'isola fu popolata certo dai polinesiani che arrivarono, forse in più ondate con le piroghe, provenienti probabilmente dalle Marchesi, i resti umani più antichi, datati con il carbonio 14, sono del 380 d.C.; furono questi i costruttori delle gigantesche statue di pietra detti moai, che hanno reso famosa l'isola. Cook fu il primo a creare questa fama descrivendo le statue in piedi e rovesciate la cui grandiosità contrastava con la miseria degli abitanti. Anche La Pérouse, che qui fece la sua prima tappa verso la Polinesia, ha lasciato una descrizione delle statue e degli indigeni che non erano per nulla intimoriti dagli europei e anzi cercavano di derubarli con destrezza di ciò che veniva loro a portata di mano e c'è un famoso disegno nel suo rapporto che illustra la scena. Gli abitanti furono stimati in numero di 3000 da Roggeveen e di 2000 da La Pérouse ed erano già in crisi, scarseggiava il legno e non avevano barche. Poi vennero le baleniere e altre navi e alcuni abitanti furono rapiti come schiavi. Il disastro avvenne il 12 dicembre 1862, quando una flottiglia di avventurieri approdò nel piccolo porto di Hangaroa e rastrellò 1407 abitanti, circa un terzo della popolazione, deportandoli in Perù per lavorare nelle miniere di guano. Quando poi, per le proteste generali, le autorità spagnole decisero di riportare i superstiti nella loro isola, più di 900 erano morti. Ne furono imbarcati 470, ma sulla nave si diffuse il vaiolo e la dissenteria, molti morirono nel viaggio di ritorno e solo 100 rimisero piede in patria e vi diffusero il vaiolo che fece strage fra gli abitanti rimasti. All'inizio del 1864, quando arrivarono i primi missionari, gli abitanti erano ridotti a poche centinaia e le malattie continuavano a falcidiarli. Questo è il motivo per cui la popolazione ha perso completamente la sua identità e i ricordi dell'antica civiltà, creando il mistero delle grandi statue e rendendo difficile la ricostruzione delle antiche vicende dell'isola.
  L'isola non era stata rivendicata da nessuna nazione fino al 1888, quando un capitano cileno, Policarpo Toro Hurtado, ne prese possesso in nome del governo cileno con il consenso di 12 capi tribù. Il governo cileno però s'interessò poco all'isola, dove furono impiantati degli allevamenti di pecore, queste, in numero di circa 70000, denudarono il territorio, poi furono piantati degli eucalipti che resero il terreno acido e arido. Nel frattempo gli indigeni furono confinati nel villaggio di Hangaroa, dove vivevano in miseria come prigionieri. Nel 1914-15 si ebbe una rivolta subito domata. Nel 1930 gli abitanti erano ancora solo 250. L'isola aveva una cattiva fama per i numerosi naufragi che erano avvenuti sulle sue coste, ma cominciò a diffondersi l'interesse archeologico e molti vennero per raccogliere oggetti e statue per conto di diversi musei. Nel 1934-35 venne una spedizione franco-belga, con l'etnologo Alfred Métraux e l'archeologo Lavachery, che raccolse dalla voce degli ultimi superstiti miti e leggende. I lavori di Metraux furono di riferimento e incentivo per tutti gli studiosi successivi. Nel 1935 il governo cileno dichiarò l'isola di Pasqua museo aperto e protetto.
  Durante la seconda guerra mondiale il governo cileno rafforzò il suo controllo sull'isola affidandolo alla Marina che militarizzò la popolazione sottoponendola a nuove restrizioni e soprusi. Molti cercarono di fuggire dall'isola e molti morirono.

  Nel 1955-56 l'etnologo e navigatore norvegese Thor Heyerdahl, che sosteneva la possibilità di una migrazione di popoli dall'America meridionale alla Polinesia ed era già noto per aver compiuto questo percorso con una zattera di balsa chiamata Kon-Tiki, organizzò una spedizione nell'isola di Pasqua, accompagnato da altri archeologi, e furono compiuti scavi e un'accurata ricognizione dei resti umani e delle statue, rialzandone diverse con metodi primitivi (leve, corde e mucchi di pietre). Dopo questa spedizione, si ebbero le prime datazioni con il carbonio 14 dei più antichi resti umani, spostando indietro di circa 1000 anni l'arrivo dei primi abitatori, che le tradizioni ponevano verso il 1400 d.C..
  I contatti sempre più frequenti con gli europei rendevano gli abitanti più insofferenti alle restrizioni dei militari cileni, ma la situazione economica andò migliorando solo dopo che gli USA installarono nell'isola una stazione d'inseguimento ottico per i satelliti e ci furono più occasioni di lavoro per gli abitanti. Nel 1967 fu aperto l'aeroporto di Mataveri, a sud del villaggio di Hangaroa, e cominciarono i collegamenti regolari con Santiago. L'anno dopo, il collegamento aereo fu esteso a Tahiti. Recentemente la NASA, l'Ente Spaziale Americano, ha finanziato i lavori per una nuova pista dell'aeroporto lunga fino a 3500 m, da usare come possibile atterraggio di emergenza degli Shuttle, in caso di missioni circumpolari.



L'ISOLA DI PASQUA OGGI


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Hangaroa - Porto dei pescatori.
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Hangaroa
Monumento a Hotu Matu'a.
  Oggi l'isola di Pasqua ha circa 2200 abitanti dei quali quasi il 70% è di razza polinesiana, e il resto di origini sudamericane ed europee, l'unico centro abitato è il villaggio di Hangaroa posto davanti a una piccola baia vicina alla punta occidentale dell'isola. Il villaggio è relativamente esteso, con case basse e strade di terra battuta, il porto dei pescatori è l'unico dell'isola che consente l'attracco di navi di modesto tonnellaggio. Ora ci sono dei lavori per rinforzare e allungare il molo perché, durante le frequenti tempeste, la sicurezza dell'approdo è precaria. Una volta ogni sei mesi, arriva una nave dal Cile per il trasporto di rifornimenti di materiali pesanti. I collegamenti normali sono assicurati mediante l'aeroporto Mataveri a sud del villaggio. L'isola è scalo intermedio della linea che collega settimanalmente Santiago con Papeete (Tahiti); il mercoledì da Santiago e il sabato da Papeete. C'è poi una stazione radio per i collegamenti telefonici e telex.
  L'isola è divenuta meta di turisti, in maggioranza provenienti da Tahiti, e vi sono due alberghi, il più grande si chiama proprio Hotel Hangaroa e il secondo Iorama che nel dialetto locale significa "benvenuto". I funzionari dell'amministrazione cilena si avvicendano ogni due anni e vivono nel sobborgo di Mataveri vicino all'aeroporto, dove sono state costruite delle case prefabbricate.

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Museo di Hangaroa.
  La piazza principale di Hangaroa è intitolata a Hotu Matu'a, il leggendario re polinesiano che, secondo una tradizione, venne qua con 6 compagni e due piroghe provenienti dalla grande isola di Marae Renga da dove era fuggito a causa di un cataclisma o, secondo un'altra versione, a seguito di una contesa con il fratello.
  Al centro della piazza sorge una statua moai con il suo nome. Nella zona nord del villaggio di Hangaroa si trova un piccolo museo che raccoglie reperti geologici, archeologici ed etnografici dell'isola. Vicino alla chiesa del villaggio c'è la lapide del primo missionario, un umile prete di Valparaiso arrivato qui nel 1854 per evangelizzare i pochi abitanti rimasti.
  Gli abitanti vivono di pesca, agricoltura e turismo. Vi sono ancora allevamenti di pecore e fattorie sparse nell'isola, dove si coltivano patate dolci, canna da zucchero e diverse varietà di frutta come banane, ananas e noci di cocco; la maggior parte della terra è però incolta. C'è una grande solidarietà fra gli abitanti del luogo e il 15 agosto, durante la festa dell'Assunzione, per tradizione alcune famiglie, e non sono le più ricche, offrono a tutti un pranzo frugale fatto di patate dolci cucinate sotto la cenere accompagnate da arance e banane.

ISOLA DI PASQUA - FESTA DELL'ASSUNZIONE

Pic-nic campestre con distribuzione di un pasto a base di patate e frutta.
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