Perù e Bolivia - La Capitale Lima e i Dintorni


La città di Lima fu fondata da Francisco Pizarro nel 1535 con il nome di Ciutad de los Reyes, per essere la capitale di tutto l'impero spagnolo dell'America del sud e divenne la sede del viceré, designato dal re di Spagna dal 1542. Dal centro coloniale, intorno alla Plaza des Armas con gli edifici coloniali più importanti, la città si è sviluppata prima sulla riva sinistra del fiume Rimac, da cui è derivato il suo nome moderno, poi si è espansa in modo impressionante circondandosi di quartieri moderni fino al mare ed ha oggi più di 7 milioni di abitanti. Annesso alla Grande Lima, è il porto e la zona industriale di Callao, centro del commercio per tutta la nazione fin dalle origini. 

La visita della città inizia dalla Plaza des Armas, dove si trova la Cattedrale sul lato sud-est e, sul lato opposto, l'antico Cabildo, sede del Consiglio Municipale all'epoca dei viceré e oggi sede del Municipio di Lima; sul lato nord-est c'è l'antico palazzo dei viceré, oggi Palazzo del Governo. 

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Cattedrale sulla Plaza des Armas.
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Statua di Francisco Pizarro.

 

La prima Cattedrale fu costruita nel 1555, 20 anni dopo la fondazione della città e fu ingrandita iniziando dal 1585, ma l'attuale edificio è stato ricostruito dopo il violento terremoto del 1746, conservando le forme originarie ispirate alla cattedrale di Siviglia in Spagna. All'interno sono interessanti gli stalli lignei scolpiti del 1600 e, nella prima cappella a destra, si trova la tomba di Francisco Pizarro le cui spoglie mummificate, s'intravedono nella bara di vetro. 
Sulla sinistra della cattedrale c'è la piccola cappella del Sagrario, dove si tenevano i tesori della diocesi e di seguito sorge il palazzo dell'Arcivescovo con una bella facciata barocca ornata di balconi di legno dipinto di gusto coloniale. 
Il palazzo dei viceré, sul lato nord-est, e l'antico Cabildo, sul lato nord-ovest, sono gli altri due importanti palazzi di architettura coloniale che si affacciano sulla piazza. Al centro, un giardino con fontana di bronzo, e all'angolo nord, la statua equestre di Francisco Pizarro. 

PLAZA DES ARMAS

A sinistra, la tomba di Francisco Pizarro all'interno della Cattedrale.
A destra, l'Arcivescovado a sinistra della Cattedrale.
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PLAZA DES ARMAS

A sinistra, il Palazzo del Viceré e i giardini di Plaza des Armas.
A destra, il Cabildo.
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Chiesa di S. Francesco.
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Chiostro di S. Francesco - Azulejos.
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Chiesa della Merced.

 

Un po' a est della piazza, si trova la chiesa di S. Francesco che fu costruita, iniziando dalla seconda metà del 1500, e consacrata nel 1673. Per la sua struttura massiccia ha superato senza gravi danni i violenti terremoti del 1687 e del 1746. Alla chiesa è annesso un convento che in origine era uno dei più grandi edifici religiosi di Lima, con un ampio chiostro e gallerie dalle pareti ricoperte di preziose piastrelle ceramiche (azulejos) del 1600, decorate nello stile in uso a Siviglia. 

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Convento della Merced - Chiostro.

 

Il convento ha anche un museo d'arte religiosa con una raccolta di quadri attribuiti a Zurbaràn e importati dalla Spagna. 
Un'altra chiesa interessante è quella della Merced sulla Jiron de la Union, la strada che esce dalla Plaza de Armas in direzione sud-ovest. Costruita poco dopo la conquista, accolse le spoglie di numerosi conquistadores, ma fu distrutta dal terremoto del 1687 e poi ricostruita a tre navate. Ha una bella facciata e un portale barocco della fine del 1600 e il convento annesso, insieme alla chiesa, sono i più antichi della città. 
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Casa di Geronimo de Aliaga.

 

Davanti c'è la statua del Maresciallo Ramon Castilla che partecipò alla battaglia di Ayacucho, decisiva per la fine del dominio spagnolo. Più tardi, dopo un periodo di anarchia, si fece eleggere Presidente nel 1845 e nel 1855 e a lui si deve lo sviluppo della produzione ed esportazione del guano, estratto dalle isole lungo la costa. 
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Interno della Casa di Geronimo de Aliaga.

 


Nell'area coloniale si possono ancora osservare le abitazioni più antiche che, nonostante i numerosi rifacimenti hanno conservato molte caratteristiche originali. Fra queste, sulla strada a sinistra del Palazzo del Viceré, c'è la casa di Geronimo de Aliaga, costruita al tempo della conquista, e, caso unico, tuttora abitata dai suoi discendenti. L'ingresso monumentale è all'estremità di una rampa di scale che parte dal portone principale dell'edificio, questa disposizione, nel 1500 era un privilegio cui avevano diritto solo i conquistadores e i loro diretti discendenti. 
Un'altra casa caratteristica si vede in Via Conte di Superunda, fra le strade più antiche, con una facciata occupata da bellissimi balconi di legno che erano al tempo una caratteristica di molte case patrizie. 
A nord della Plaza de Armas, scorre il fiume Rimac, il cui nome in lingua quechua significa "il parlatore", per il rumore che fanno le sue acque durante l'estate australe, quando si sciolgono i ghiacciai. All'epoca del viaggio si è in inverno e il letto è quasi asciutto. Di là del fiume si alza una collina detta Cerro di San Cristobal, sul cui fianco si stende uno squallido agglomerato di baracche abitate dai contadini indios e meticci più poveri, attirati dalla città in espansione, e questo è solo uno dei numerosi quartieri di diseredati detti Barriadas, posti sulle colline della periferia di Lima, dove vive quasi un quarto della popolazione.

 

ALTRA ANTICA CASA PATRIZIA E QUARTIERI PERIFERICI

A sinistra, i balconi di legno della casa patrizia in via Conte di Superunda.
A destra, il Cerro di San Cristobal oltre il fiume Rimac.
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Sulla vetta del Cerro si vede una croce che in origine fu eretta da Francisco Pizarro nel 1536 per ringraziamento, dopo l'improvvisa ritirata di un'armata incas, durante la ribellione che minacciava la città. 
A sud del centro si stendono i quartieri più moderni. Proseguendo dalla chiesa della Merced, sulla Jiron de la Union, s'incontra la Plaza San Martin ancora nel cuore storico della città. Al centro si trova la statua equestre del generale argentino José de San Martin che per primo proclamò l'indipendenza del Perù il 28 luglio 1821, entrando a Lima con le sue truppe dopo le vittorie di Chacabuco e Maipù. 
Più a sud si estende la grande città moderna con le sue ampie arterie, come l'Avenue Arequipa e il Paseo de la Republica, che portano ai quartieri residenziali eleganti di Miraflores e San Isidoro fino al mare, a 13 km dal centro coloniale.

 

LA CITTÀ MODERNA

A sinistra, la Plaza San Martin.
A destra, la spiaggia sul Pacifico nel quartiere di Miraflores.
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Più a nord, vicino alla foce del Rimac si trova il porto di Callao, il più grande del Perù, sede dei maggiori cantieri navali del paese. Da Callao, al tempo dei viceré, partivano i galeoni carichi di oro e di argento e, nel 1579, la città fu messa a sacco dal famoso corsaro inglese Drake. Durante la guerra per l'indipendenza, Callao fu l'ultima roccaforte tenuta dagli Spagnoli, che vi rimasero fino al 1826.

 

IL MUSEO NATIONAL DE ANTROPOLOGIA Y ARCHEOLOGIA

 

  Circa 6 km a sud-ovest dal centro coloniale, si trova il più importante museo di Lima con le ricche collezioni di ceramiche e tessuti precolombiani. 
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Stele Raimondi.
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Testa di pietra uomo-giaguaro.

 

La sezione preincaica comincia con la civiltà Chavin, la più antica. Il reperto più importante è la stele Raimondi, una lastra di diorite ornata di rilievi e con un personaggio dai tratti zoomorfi, insieme di un serpente, un falcone e un puma, tre divinità della cultura Chavin. La stele è stata scoperta dal viaggiatore italiano Antonio Raimondi nella seconda metà del 1800 presso una famiglia india che la usava come tavola sul lato non decorato. La stele è alta circa 2 metri e si fa risalire al 600 a.C., ultimo periodo della civiltà Chavin. 

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Sala Paracas - Teschio con trapanazione.

 

Un altro reperto è una testa di pietra, con i tratti misti di un uomo e di un giaguaro, asportata dalla facciata di un tempio. 
Nella sala della civiltà Paracas, i cui maggiori reperti vengono dalla penisola omonima a 260 km a sud di Lima, il reperto più interessante è quello di un teschio, proveniente da una necropoli, sul quale è stata eseguita una trapanazione. L'accrescimento dell'osso dimostra come il paziente fosse sopravvissuto a lungo all'operazione. Questa tecnica sembra che fosse ben nota, usavano la cocaina come anestetizzante e chiudevano la ferita con una lamina d'oro o con cuoio. 
Le ceramiche di Paracas sono molto simili, ma più antiche di quelle della civiltà Nazca geograficamente vicina e sono esposte nella sala a esse dedicata. La ceramica Nazca tuttavia sorprende per la raffinatezza e per la varietà dei colori, fino a 20 diversi, luminosi e brillanti, ed è la più perfetta fra tutte quelle delle civiltà peruviane, sia per tecnica sia per costanza della qualità. Fra gli esemplari si distingue quello che raffigura una balena la cui sagoma è riprodotta in uno dei giganteschi disegni tracciati nella pampa di Nazca e attribuiti a questa civiltà. 
Sotto la testa della balena c'è un'appendice che rappresenta una testa umana: è un trofeo di guerra perché i popoli Nazca erano cacciatori di teste.

 

SALA NAZCA

A sinistra, varietà di ceramiche Nazca.
A destra, ceramica Nazca raffigurante una balena.
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Ancora più affascinante è la sala dei Mochica con le ceramiche provenienti dalle vallate costiere settentrionali del Perù, fra cui la valle del fiume Moche da cui deriva il loro nome. Le ceramiche Mochica forniscono una documentazione completa della vita, del carattere e dei costumi di questo popolo. La varietà di queste ceramiche è impressionante.

 

SALA MOCHICA

A sinistra, varietà di ceramiche Mochica.
A destra, ceramiche Mochica con due uomini barbuti.
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Vi sono rappresentati tutti gli animali e i vegetali conosciuti, molti vasi rappresentano teste di personaggi di tutte le classi con un realismo impressionante, nelle loro occupazioni quotidiane, con le malattie di cui sono afflitti, incluse le mutilazioni, o nelle scene di caccia e di guerra, sempre con grande minuzia di particolari. I vasi più tipici sono quelli a staffa e la maggior parte è realizzata mediante stampi mentre le anse e altri particolari sono aggiunti dopo. Il colore dominante è il marrone. Fra i personaggi rappresentati ce ne sono due con la barba, cosa insolita per i popoli sudamericani che hanno il volto glabro e questoha fatto pensare a contatti sporadici con viaggiatori europei avvenuti prima del 1200, quando tutta la regione cadde sotto il dominio dei Chimu. 

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Sala Inca - Esemplare di quipu.

 

Nella sala dedicata agli Incas vi sono molte riproduzioni di siti incaici, ma la cosa più interessante è un esemplare di kipu o quipu, che significa semplicemente nodo. Si tratta di un ingegnoso surrogato della scrittura, che era sconosciuta alle popolazioni del sud dell'America. 
Il quipu è stato interpretato come un sistema mnemonico per fissare i ricordi di fatti contabili o di avvenimenti. Il quipu è costituito da una funicella trasversale da cui pendono una serie di cordoncini su cui sono praticati dei nodi intervallati. I cordoncini hanno colori diversi che dovevano rappresentare voci diverse e i nodi sembrano rappresentare numeri secondo un sistema decimale. 
L'interpretazione richiedeva sempre un commento verbale da parte di persone addestrate fin da ragazzi. Forse i quipu, iniziati come strumento contabile, si erano evoluti in un sistema per codificare con un sistema tridimensionale anche ricordi storici e miti. 
Il problema è che oggi nessuno li sa leggere. Gli Spagnoli li considerarono oggetti da idolatri e ne bruciarono quanti ne trovarono, i pochi rimasti si trovano nei musei e in collezioni private.

 

 

DINTORNI DI LIMA

 Circa una dozzina di chilometri verso l'interno si trova Paruchuco, una località abitata già in epoca preincaica, poi conquistata dagli Incas nella seconda metà del 1400. Qui è stato restaurato un edificio, usato dagli Incas come centro amministrativo e punto di sosta e rifornimento della rete stradale e infine utilizzato dagli Spagnoli come fortificazione. L'edificio, senza la copertura di legno e paglia, andata perduta, ha una struttura a labirinto con un solo ingresso e la costruzione era tutta in mattoni di argilla e paglia cotti al sole (adobe). 

Ancora altri 15 chilometri verso l'interno, in località Cajamarquilla, s'incontrano le rovine di una vasta città dal nome sconosciuto, forse abbandonata all'arrivo degli Spagnoli. La città, costruita interamente in adobe, è ridotta a un ammasso di rovine. Gli scavi, condotti da archeologi italiani iniziando dal 1962, hanno messo in luce un vero labirinto di strade e piccole case, dove viveva una popolazione di agricoltori e pastori di circa 2-3 mila persone. L'origine deve essere certamente preincaica, probabilmente antecedente all'espansione della civiltà di Tiahuanaco verso la costa, intorno al 1000 a.C..

 

PARACHUCO E CAJAMARQUILLA

A sinistra, ricostruzione di edificio Incas a Parachuco.
A destra, rovine di Cajamarquilla.
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A 29 km a sud di Lima, sulla costa lungo la Panamericana per Ica, si raggiungono le rovine del famoso santuario di Pachacamac nome che, in lingua quechua, significa "colui che sostiene il mondo", una divinità preincaica dei popoli della costa. Dal XIII secolo Pachacamac fece parte di una confederazione indipendente ed era sede del più famoso e venerato oracolo della costa. Tutta la zona fu conquistata dall'Inca Tupac Yupanqui (1471-1493), ma il santuario e la sua divinità furono rispettati dai nuovi dominatori, che vi costruirono solo un nuovo e più grandioso tempio dedicato al Sole, divenuto presto il più importante dell'impero dopo quello di Coricancha a Cuzco. Le sue rovine sono le più monumentali rimaste e vi sono 6 piattaforme sovrapposte a gradoni. Pizarro nel gennaio 1533, mentre teneva prigioniero Atahualpa, per accelerare la raccolta del riscatto, inviò da Cajamarca il fratello Hernando che attraversò montagne e fiumi lungo la strada reale degli Incas, scoprì l'idolo tanto venerato e lo distrusse, ma rimase deluso dell'oro raccolto.

 

PACHACAMAC

A sinistra, Tempio del Sole - Lato est con l'ingresso. 
A destra, Tempio del Sole - Lato ovest di fronte al mare.
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Un po' a nord, non lontano, si trova un altro tempio identificato come quello dedicato alla Luna, che era la divinità principale delle popolazioni della costa prima della conquista incaica, ma dal restauro si riconosce un'architettura tipicamente incaica con le sue porte e nicchie trapezoidali e i blocchi di pietra lavorati. In primo piano sono anche i resti di una fonte. 
Dal tempio del Sole si vede la Panamericana e il mare e, al largo della costa, nella foschia s'intravedono alcune isole: sono le isole del guano, dove per migliaia di anni si sono accumulati gli escrementi degli uccelli, numerosissimi nella zona per la ricchezza di pesce favorita dalla corrente fredda di Humboldt.

 

PACHACAMAC

A sinistra, Il Tempio della Luna.
A destra, vista della Panamericana e delle isole del guano dal Tempio del Sole.
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Dopo aver scoperto che il guano era ricco di azoto (dal 14 al 17%), nel 1840 il governo peruviano iniziò lo sfruttamento intensivo dei giacimenti in regime di monopolio e trasse con la sua esportazione elevati profitti per circa 40 anni. Oggi l'estrazione non è più economica e il guano è stato sostituito dalla farina di pesce. Già prima degli Spagnoli gli Indios usavano il guano come fertilizzante e il suo nome sembra derivi dalla parola quechua guanays che indicava i corvi marini.

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