Zaire - Territorio e storia



  Al tempo del viaggio, durante la dittatura del colonnello Mobutu, la Repubblica Indipendente del Congo, nata alla fine del colonialismo belga, era stata ribattezzata Repubblica dello Zaire, sostituendo tutte le denominazioni che ricordavano il periodo coloniale e chiedendo anche ai cittadini di adottare nomi africani per tornare alle tradizioni locali. La nazione, dall'indipendenza del 1960, aveva attraversato un periodo caotico per le aspirazioni secessionistiche delle ricche regioni minerarie del sud, gli interessi delle multinazionali e gli ammutinamenti dei capi militari. 

  La Repubblica dello Zaire ha mantenuto gli antichi confini del Congo Belga coloniale. Dopo l'Algeria, che la supera di poco, è lo stato più grande dell'Africa, con una superficie di 2345000 kmq, ed ha una popolazione di circa 40 milioni di abitanti. Confina a nord con la Repubblica Centroafricana e con il Sudan, a est con Ruanda, Burundi e Tanzania, a sud-est con lo Zambia, a sud con l'Angola, a ovest è bagnata dall'Atlantico, per un tratto limitato, in corrispondenza dell'estuario del fiume Congo, a nord-ovest confina con la Repubblica del Congo. Il suo territorio è a cavallo dell'equatore, con un terzo del paese a nord e due terzi al sud, e incluso quasi completamente nel bacino del fiume Congo. La zona nord è occupata da grandi foreste equatoriali, a est segue la Rift Valley africana con catene di laghi (Alberto, Edoardo, Kivu, Tanganica e Mweru) e di vulcani, il centro e il sud sono occupati da altipiani e savane e sono ricchi di minerali. Il bacino idrografico del fiume Congo si estende, oltre all'intera nazione, alle regioni settentrionali dell'Angola e dello Zambia e alle nazioni confinanti a nord, come la Repubblica Centroafricana e quella del Congo e l'arco delle grandi foreste pluviali del nord-est. Chiamato Zaire, sotto la dittatura di Mobutu, come la nazione stessa, dopo il Nilo, è il secondo fiume dell'Africa per lunghezza (4700 km) e il secondo del mondo, per portata d'acqua e ampiezza del bacino, dopo il Rio delle Amazzoni. Le sue sorgenti si trovano al confine con lo Zambia e nel primo tratto ha il nome di Lualaba, entra nella depressione congolese e riceve altri fiumi fino alle rapide di Boyoma, che si estendono per 100 km fino alla città di Kisangani, poco a nord dell'equatore. Da questo momento il fiume Congo diventa navigabile e scorre lentamente formando una grande curva, verso sud- ovest. Dopo la città di Mbandaka, riceve il fiume Ubangi da Nord e diventa, per un lungo tratto, il confine con la Repubblica del Congo. I due stati hanno le rispettive capitali, Kinshasa e Brazzaville di fronte, sulle rive opposte del fiume. Dopo Kinshasa, il fiume si restringe, entra in una serie di gole e forma una successione di 32 cateratte con un dislivello totale di circa 275 m. Passate le due piccole città di Boma e Matadi, inizia il grande estuario di 160 km e sbocca nell'Oceano Atlantico, presso la città di Muanda. Le enormi risorse energetiche del fiume Congo, stimate a 40000 MW, sono state sfruttate in minima parte. L'impianto idroelettrico di Inga che doveva sfruttarle, iniziato in due fasi, nel 1968-71 e 1977-81, non è stato mai completato. La prima fase dell'impianto (1975), realizzato dal Gruppo italiano Astaldi, ha fornito 351 MW per gli impianti minerari del Katanga, la seconda fase (1982) ha raggiunto i 1424 MW. La terza fase, con la prospettiva di arrivare fino a 30000 MW, nel 2011 non è ancora iniziata. Un elettrodotto in corrente continua, lungo 1900 km, trasporta gran parte dell'energia prodotta nella regione mineraria dello Shaba (ex Katanga). 
  Le montagne più alte si trovano nella catena del Ruwenzori, al confine con l'Uganda, con il picco più alto di 5119 m. La foresta tropicale nel bacino del Congo è la seconda più grande del mondo, dopo di quella amazzonica, con 1,7 milioni di kmq distribuiti in sei paesi: Camerun, Repubblica Centroafricana, Congo, Zaire, Guinea Equatoriale e Gabon. Contiene il 25% delle riserve forestali mondiali e la deforestazione subita è stata inferiore, in percentuale, a quella dell'America Latina e del sud-est asiatico. Nello Zaire vi sono sette parchi nazionali che, insieme alle zone protette, occupano il 13% dell'intero territorio. I parchi sono gestiti dall'Institut Zaïrois pour la Conservation de la Nature (IZCN) creato nel 1969. Il parco più noto e importante è quello del Virunga di 7900 kmq lungo la frontiera con Ruanda e Uganda, contiguo al Parco Nazionale dei Vulcani del Ruanda. Il Virunga è uno dei più antichi parchi dell'Africa, dal 1925, incluso nel Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1979. Presenta una grande diversità di habitat e alta concentrazione di animali selvatici. Vi si trovano anche gli Okapi, specie rara endemica delle sue foreste pluviali, osservati per la prima volta dall'esploratore Stanley nel 1888 e studiati, nel 1901, da Harry Johnston (Okapia johnstoni). Hanno il corpo simile alla giraffa, il mantello marrone, ma con striature orizzontali bianche sulle cosce, come le zebre. Altri quattro parchi sono: il Salonga, al centro del paese, con 36000 kmq di foreste protette dal 1970; il Garamba, del 1972 con circa 500 kmq al confine con il Sudan, territorio di elefanti e giraffe e ultimo rifugio del rinoceronte bianco; il piccolo parco Maiko, ultimo creato sul fiume omonimo, fra Kisangani e Goma; il Kahuzi-Biega di 6000 kmq, creato nel 1970 e regno dei gorilla. Gli ultimi due si trovano nello Shaba e sono il Parco di Upemba del 1939 con 11730 kmq di savane e laghi e quello di Kundelungu del 1972 con 2400 kmq di savana a 150 km da Lubumbashi, dove si può trovare il ghepardo. 
  Enormi sono le risorse minerarie del paese: comprendono rame, cobalto, diamanti, zinco, oro e ferro. Giacimenti di diamanti si trovano nei territori intorno a Kisangani, dati sempre in concessione a stranieri per lo sfruttamento. 
  La maggioranza della popolazione è di etnia bantu divisa in tribù. Un particolare gruppo etnico è quello dei pigmei, diffusi nella fascia tropico equatoriale dell'Africa. Nello Zaire si trovano nella fascia delle foreste pluviali del nord-est. Come i Boscimani, è una delle poche etnie africane che hanno conservato le abitudini preistoriche dei cacciatori-raccoglitori. 
  La lingua più parlata è il francese, ma molte sono le lingue locali. Durante la dittatura di Mobutu è stata adottata, come lingua ufficiale il lingala; molto diffuso è lo swahili. 

  Le prime popolazioni nelle regioni dell'Africa Centrale sono state i pigmei, respinti poi verso le foreste dalle migrazioni delle popolazioni di linguaggio bantu, provenienti dalla loro regione nativa della Nigeria orientale. Con l'inaridimento del Sahara, i bantu si sono spinti nel bacino del Congo, nel primo millennio prima della nostra era portando le tecniche dell'agricoltura e le tecnologie di estrazione del ferro e diffondendo l'uso di tagliare e bruciare la vegetazione, per aumentare le zone agricole, e il taglio degli alberi per la produzione del ferro. Questo ha provocato nell'area delle foreste pluviali del Congo una rilevante riduzione della vegetazione non riconducibile alle sole variazioni climatiche nello stesso periodo, prima conseguenza del fattore umano nell'Africa centrale. Nel bacino del Congo la tribù che prevalse fu quella dei Bakongo che si affermò fin dal X a.C.. I Bakongo crearono il regno del Congo intorno al XII secolo d.C. e vennero in contatto con gli europei prima ancora dell'arrivo dei Portoghesi. Questi arrivarono sulla costa occidentale nel 1482-83, con l'esploratore Diego Cao, e scoprirono il grande fiume che chiamarono Zaire, deformazione della parola nzadi che significa appunto fiume. Introdussero il cristianesimo, tracciarono una mappa della regione e svilupparono il commercio degli schiavi verso le colonie portoghesi del Brasile. Nel XVI secolo, l'Angola divenne colonia portoghese e i governatori invadevano le regioni meridionali del Regno del Congo per inseguire gli schiavi fuggitivi. Viste vane le proteste, i re del Congo chiesero aiuto all'Olanda che inviò una flotta nel 1624. Per altri due secoli, le dinastie del Congo mantennero la loro indipendenza passando dalla sfera d'influenza dell'Olanda a quella del Portogallo e viceversa. 
  Nella seconda metà del 1800, l'esploratore Henry Morton Stanley, nel corso della sua seconda spedizione in Africa, del 1874-77, ormai famoso per la prima, durante la quale aveva ritrovato il Dott. Livingstone dato per disperso, seguì l'intero corso del fiume Congo fino alla foce. Seguendo il corso del Lualaba, che Livingstone aveva supposto affluente del Nilo, si rese conto che apparteneva al bacino del Congo e ne seguì il corso superando le cateratte vicine all'equatore dove fondò Stanleyville e arrivò fino all'Atlantico. Dopo quest'impresa fu ingaggiato dal Re Leopoldo II del Belgio, che progettava di creare una colonia personale nel bacino del Congo, perché negoziasse con i capi locali delle concessioni. Stanley svolse questa missione nella sua terza spedizione che partì nel 1979 e raggiunse, via mare dal Mediterraneo, la foce dello Zaire, quindi il punto più a valle delle rapide, dove creò una stazione. Dal marzo 1880 al dicembre 1881, portò a termine la costruzione delle strade per superare le rapide, guadagnando l'appellativo di boula-matari (distruttore di rocce). A monte delle rapide creò un'altra stazione cui diede il nome di Léopoldville. In questo periodo fece accordi con i capi locali per ottenere delle concessioni e diede a Leopoldo i documenti che gli permisero di rivendicare, in occasione della Conferenza di Berlino del 1884, i suoi diritti sullo Stato Libero del Congo, come dominio personale e Proprietà della Corona. Leopoldo aveva interesse a sfruttare le grandi risorse di caucciù del Congo e impegnò la popolazione nelle piantagioni. L'amministrazione fu affidata a funzionari belgi con un Governatore e per l'ordine e la sicurezza si utilizzarono truppe mercenarie. Vi furono abusi e atrocità da parte dei mercenari e delle autorità e si levarono proteste e critiche, in Europa e Stati Uniti, per violazione dei diritti umani. Fra il 1890 e il 1898 fu costruita una lunga ferrovia che collegava il Basso Congo, sull'estuario, all'Alto Congo navigabile, separati dalle cateratte. 
  Nel 1908, Leopoldo II rinunziò al dominio personale, dimostratosi impraticabile, e trasferì il potere allo Stato Belga come colonia, che assunse la denominazione di Congo Belga. Affluirono molti coloni dall'Europa e migliorò la situazione della popolazione. Durante la Prima Guerra Mondiale, vi parteciparono truppe congolesi che combatterono in Africa contro la colonia tedesca del Tanganica. Alla fine della guerra, nel 1919, il Belgio ottenne un mandato dalla Società delle Nazioni su Ruanda e Burundi, prima tedesche, e note allora come Ruanda-Urundi, e furono annesse al Congo. I Belgi furono responsabili di aver creato una discriminazione razziale fra le due etnie principali della regione, i Tutsi e gli Hutu. Considerando i primi superiori, benché minoritari, affidarono a loro le maggiori responsabilità accentuando le rivalità e i risentimenti razziali fra le due tribù. Nel decennio 1920, furono costruite nuove vie di comunicazione, in particolare la strada dal Basso Congo al Katanga per facilitare l'esportazione dei minerali. 
  Durante la seconda Guerra Mondiale, il Belgio fu occupato dai Tedeschi, il governo provvisorio si trasferì a Londra e la colonia mantenne i suoi legami con il governo. Gli Americani utilizzarono i ricchi giacimenti di uranio del Katanga per la costruzione delle prime due bombe atomiche. Dopo la guerra, la diffusione dei movimenti indipendentisti forzò il governo belga a concedere i primi diritti politici a una cerchia ristretta, più emancipata, della popolazione nera. Fra questi si distinse Patrice Lumumba, un giornalista che, nel 1958 fondò il Mouvement National Congolais (MNC) e, insieme con altri partiti, organizzò una riunione a Stanleyville. A seguito di una sommossa, Lumumba fu arrestato e subito dopo liberato perché il Belgio aveva deciso l'indipendenza del Congo per il 30 giugno 1960. Nel maggio avvennero le elezioni che diedero la maggioranza al partito di Lumumba e questi fu eletto Primo ministro con Presidente Joseph Kasavubu che era il suo competitore. Nacque così la Repubblica Democratica del Congo. 
  Il Belgio non aveva fatto nulla per preparare il Congo all'indipendenza e la fretta, con cui l'aveva concessa, denotava una completa sottovalutazione dei contrasti interni e degli interessi economici radicati nel paese. Pochi giorni dopo la proclamazione, Moise Tshombe, governatore del Katanga (ora Shaba), la regione mineraria del sud, dichiarò la secessione della provincia sostenuto dalle società minerarie e da truppe mercenarie. Anche l'etnia Luba del Sud Kasai, provincia fra il Katanga e Léopoldville, dichiarò l'indipendenza dello Stato Federale del Sud Kasai. Lumumba, deciso a mantenere l'unità del paese, chiese l'intervento delle Nazioni Unite e l'appoggio della Russia, nel frattempo il Presidente Kasavubu revocò Lumumba ma il Parlamento revocò a sua volta Kasavubu. Questi ebbe l'appoggio del comandante dell'armata congolese, Mobutu che, nel settembre 1960, con un colpo di stato, sospese il parlamento e arrestò Lumumba mettendolo sotto la custodia delle Nazioni Unite. Il vice di Lumumba, Antoine Gizenga, creò un governo provvisorio favorevole a Lumumba nella città di Stanleyville (ora Kisangani) sostenuto dall'Unione Sovietica e da Nasser dell'Egitto. Nella contesa intervenne così la politica della guerra fredda fra USA e URSS. Lumumba diventò un personaggio politicamente scomodo, si alienò l'appoggio dei poteri militari ed economici e fu materialmente abbandonato. Sfuggito agli arresti, cercando di raggiungere Stanleyville, fu catturato e consegnato in Katanga al suo nemico Tshombe che lo fece giustiziare (gennaio 1961). Il movimento secessionista del Katanga era sempre forte, le truppe dell'ONU e i reparti belgi si limitavano a proteggere e rimpatriare gli europei e il governo provvisorio, ora affidato a Kasavubu, era incapace a trovare una soluzione. Nel settembre 1961 il Segretario Generale dell'ONU, Dag Hammarskyöld, decise di negoziare direttamente con Tshombe ma il suo aereo precipitò nella notte fra il 17 e il 18 uccidendolo insieme con altre 15 persone. Le cause del disastro sono rimaste sconosciute. Nel novembre dello stesso anno avvenne la strage dei 13 aviatori italiani del contingente ONU nel piccolo aeroporto di Kindu, sul Lualaba, a ovest di Bukavu; si disse che i responsabili fossero stati reparti congolesi ribelli. Alla fine del 1961 le truppe congolesi posero fine alla secessione del Sud Kasai. 
  Nel 1962, anche il Ruanda-Urundi si divideva in due stati indipendenti: il Ruanda e il Burundi. Nello stesso anno, Gizenga fu deposto e il nuovo Segretario Generale dell'ONU, U Thant, lanciò un attacco decisivo contro il Katanga e pose fine alla secessione nel gennaio 1963. 
  Con il sostegno degli Stati Uniti, il colonnello Mobutu, il 25 novembre del 1965, assunse il potere con un colpo di stato, spodestando Kasavubu. In un anno, con l'aiuto americano, lo consolidò. Tshombe fu mandato in esilio, represse l'opposizione, sfruttò i proventi delle miniere per comprare i suoi nemici e premiare i suoi amici. Creò un regime personale con un partito unico: Mouvement Populaire pour la Revolution (MPR) che controllava tutte le leve del potere. Nel 1966 riabilitò Lumumba come eroe nazionale, dimenticando di aver favorito la sua morte, e chiamò la capitale del Katanga Lubumbashi. Le elezioni del 1970 confermarono Mobutu presidente con maggioranza assoluta. Nel 1971 lanciò la campagna per l'autenticità chiamando il paese Zaire e assegnando lo stesso nome al fiume Congo e alla moneta (le tre Z), cambiò il Katanga in Shaba che in swahili significa rame, Léopoldville in Kinshasa, Stanleyville in Kisangani, chiese ai cittadini di assumere nomi africani, lui stesso si chiamò Mobutu Sese Seko (il Grande guerriero Invincibile) e si proclamò Maresciallo-Presidente. Accumulò una fortuna immensa in gran parte depositata in banche estere. La corruzione divenne la norma nell'amministrazione e l'onestà sinonimo d'incapacità. L'Union Minière creata dai Belgi, per lo sfruttamento delle risorse minerarie, fu nazionalizzata nella Società Nazionale Gecamines da cui veniva la maggior parte dei profitti e della valuta pregiata. 

  Nel 1975, i prezzi del rame crollarono e i debiti dello Zaire salirono. Nel 1977, i guerriglieri dell'Angola entrarono nello Shaba minacciando i centri minerari e terrorizzando le popolazioni. La situazione fu, infine, stabilizzata con l'aiuto militare di Belgio, Marocco e Francia. All'inizio del decennio 1980 i pagamenti del debito assorbirono i proventi di tutte le miniere, l'inflazione esplose e l'economia iniziò un declino catastrofico. Il tasso di cambio, che alle origini era stato fissato a uno Zaire pari a due dollari USA, alla fine degli anni '80 oscillava a 600-750 Zaire per dollaro USA. Con la fine della guerra fredda (1989), l'opposizione interna riprese forza, lo Zaire fu messo sotto amministrazione controllata dal Fondo Monetario Internazionale, Mobutu fu costretto ad accettare un sistema multipartitico e una riforma della costituzione. Di fronte al crescere dell'impopolarità, Mobutu non si sentiva più sicuro. Negli ultimi anni del decennio 1990, aveva fatto trasformare una nave del periodo coloniale in dimora presidenziale, con appartamenti, cabine e sale per più di 300 persone, e la nave era ancorata al largo della capitale. 
  Agli inizi del 1990 (l'anno del viaggio), tuttavia, il paese sembrava relativamente tranquillo, anche se a maggio una protesta studentesca a Lubumbashi era stata repressa violentemente dalle forze governative provocando numerosi morti e la distruzione del campus universitario. 
  L'Africa equatoriale, il Congo Belga in particolare, sono stati il focolaio dell'epidemia HIV/AIDS derivata dal virus d'immunodeficienza delle scimmie (SIV) che si era trasferito negli umani, intorno al 1930, nella varietà HIV-1 geneticamente simile, favorito dall'uso diffuso di cibarsi delle carni di scimpanzé e altre scimmie. L'epidemia è cominciata quando il virus ha raggiunto le grandi città come Kinshasa (allora Léopoldville). Qui si è trovata la maggiore diversità genetica di HIV-1, indice che il virus è rimasto molto a lungo sul posto e questo è stato anche il luogo della prima persona infetta nota: uno sconosciuto bantu il cui sangue era stato prelevato nel 1959 per un'indagine sulla malaria. Nel primo decennio del nuovo secolo, la diffusione dell'AIDS nella Repubblica Democratica del Congo è del 4,5%, (circa 3 milioni di persone infette). 

  Dopo il viaggio, non ho rinunziato a seguire gli avvenimenti che hanno sconvolto ancora una volta il paese nel successivo decennio e fino agli inizi del nuovo secolo, anche se non ho potuto né voluto tornare negli stessi luoghi per constatarne i cambiamenti. 
  Nel 1991 i giornali riferirono a più riprese sulla situazione critica a Kinshasa e sulla fuga dei residenti occidentali. In settembre esplose la rivolta dell'esercito nella capitale che fu sottoposta a violenze e saccheggi. L'opposizione voleva evidentemente deporre il regime di Mobutu, ma questi resisteva sostenuto dalla rete d'interessi internazionali legate alle attività minerarie. Mobutu e la sua corte vivevano a bordo dello yacht presidenziale e la sua guardia speciale di 6000 uomini assicurava protezione. Francia e Belgio inviarono truppe per la protezione degli europei e la situazione finì in uno stallo. 
  Il 6 aprile 1994, l'aereo su cui viaggiavano i due presidenti di etnia Hutu del Ruanda e Burundi, fu abbattuto da un missile terra-aria in fase di atterraggio all'aeroporto di Kigali, capitale del Ruanda. Subito esplose l'odio razziale degli Hutu e la guerra civile, già in corso da tre anni, si trasformò nel genocidio della minoranza Tutsi massacrata a colpi di machete in tutto il paese. In quasi cinquanta giorni, si valutarono più di 500000 morti; fu il genocidio più grave dopo la seconda guerra mondiale. Il fiume Kagera trasportò migliaia di cadaveri al lago Vittoria fino alle spiagge dell'Uganda. Dopo il genocidio, i Tutsi ripresero il sopravvento aiutati dai paesi vicini, Uganda e Burundi, e riorganizzati dal generale Kagame. A questo punto furono gli Hutu a fuggire e si riversarono in Zaire attraversando la frontiera di Goma. I rifugiati Hutu in Zaire furono circa un milione, la maggior parte si raggruppò intorno a Goma e Bukavu a nord e sud del lago di Kivu, molti erano i responsabili del genocidio dei Tutsi, ma in maggioranza erano civili terrorizzati. I primi campi furono costruiti a pochi chilometri del confine, poi i fuggiaschi si sparsero nella regione alla ricerca di acqua, cibo e legna da ardere. Si creò subito una situazione di disastro umanitario, in luglio scoppiò il colera e si ebbero 50000 morti in poche settimane. Le autorità dello Zaire non diedero assistenza e i militari Hutu tenevano i civili in ostaggio nei campi e cercavano armi per tornare in Ruanda. Questo impedì alla Commissione delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) di intervenire con autorità; intervennero gli aiuti delle comunità internazionali e dei volontari. 
  Nell'ottobre del 1996, i Tutsi del Ruanda si allearono con i Banyamulenge del Sud- Kivu, etnia dello stesso ceppo, guidati da Laurent-Désiré Kabila, antico sostenitore di Lumumba, rimasto alla macchia per due decenni nelle giungle dell'est, e iniziarono la rivolta contro il governo di Mobutu, avendo il sostegno dei governi del Ruanda, Burundi e Uganda. 

  Cominciava la Prima Guerra del Congo (1996-97). Nel maggio 1997 Kabila entrava a Kinshasa, mentre Mobutu si rifugiava in Marocco. Kabila, divenuto capo del governo, rinominò il paese Repubblica Democratica del Congo (RDC) con una nuova bandiera, quasi simile a quella adottata nel 1966-71. 
  Kabila non era ancora sicuro del suo potere. La forte presenza delle truppe ruandesi era mal vista dai Congolesi e Kabila reagì chiedendo il loro ritiro e provocando un rovesciamento di alleanze: i Tutsi divenivano gli avversari. Nel 1998, il paese fu diviso dai ribelli Banyamulenge del Sud-Kivu sostenuti dagli eserciti nazionali del Ruanda e Burundi dominati dai Tutsi, che occuparono le regioni nord-orientali della RDC e costituirono il Fronte Patriottico Ruandese (RPF). Anche l'Uganda sosteneva i ribelli del Movimento di Liberazione del Congo (MLC) che agivano al centro e nel nord-est della RDC. Scoppiò la Seconda Guerra del Congo (1998-2003) fra questa alleanza e l'esercito nazionale della RDC di Kabila cui si unirono gli Hutu ruandesi e quelli congolesi spinti dai vecchi odi razziali. L'offensiva dei ribelli mise in serio pericolo Kabila minacciando di accerchiare la capitale. Kabila cercò il sostegno di altri paesi africani e intervennero Namibia, Zimbabwe e Angola. La guerra coinvolse otto nazioni africane e molti gruppi armati irregolari. Fu chiamata la Grande Guerra Africana. Si rischiò lo scontro diretto fra diversi eserciti regolari. In realtà nessuno voleva arrivare agli estremi rischiando uomini e mezzi. Truppe aviotrasportate dello Zimbabwe arrivarono a Kinshasa bloccando la minaccia e, nel gennaio del 1999, si concordò un cessate il fuoco. La guerra proseguì fra le forze ribelli irregolari indisciplinate e non controllate dai loro alleati e continuarono gli scontri in diverse zone strategiche. Il punto nevralgico era la zona di Kisangani con il centro diamantifero, dove i ribelli MLC erano sostenuti dall'Uganda, contro la fazione sostenuta dal Ruanda dalla frontiera di Goma. Nel febbraio 2000, l'ONU intervenne con una forza consistente per controllare il cessate il fuoco. Nel gennaio 2001, Kabila subì un grave attentato da una sua guardia del corpo e dopo due giorni morì. Gli successe il figlio Joseph Kabila sostenuto dal parlamento e dallo Zimbabwe. Infine, in un incontro negli Stati Uniti fra i leader dei paesi coinvolti, fu concordato il ritiro di tutte le truppe straniere che proseguì per molti anni, fino oltre il 2003. Questa guerra continua e diffusa ha portato il caos nel paese, provocando carestie, malattie e milioni di morti, mentre i ribelli e i paesi africani coinvolti saccheggiavano le risorse di diamanti e di legname dell'area orientale. Incalcolabili sono stati i danni subiti dai parchi nazionali invasi e saccheggiati e ora giudicati in pericolo dall'UNESCO. Nel parco Kahuzi-Biega sono stati uccisi il 60% dei gorilla, nel parco Virunga i ribelli hanno fatto strage degli ippopotami per vendere la carne e i denti di avorio. 

 

IL VIAGGIO

  Anche questo viaggio è stato organizzato in modo autonomo, con la sola prenotazione all'albergo Intercontinental di Kinshasa e decidendo poi sul posto i dettagli dell'itinerario. Si prevedeva di visitare Kisangani, Goma e Bukavu sul lago di Kivu, salire verso il nord lungo la frontiera orientale per visitare il Parco Nazionale del Virunga, osservare da vicino, se possibile, i pigmei delle foreste del nord-est, toccare il lago Tanganica e finire nell'estremo sud a Lubumbashi. Le linee aeree locali si sono dimostrate la rete più completa ed efficiente per gli spostamenti che è stata usata quasi esclusivamente. 

  La descrizione del viaggio è anche un diario di com'è stato realizzato, giorno dopo giorno, il programma di massima previsto, scoprendo gli aspetti più interessanti e genuini dell'ambiente naturale e sociale del paese nel pieno della sua crisi economica, prima che fosse devastato dai tragici eventi degli anni successivi, finiti con il crollo definitivo del regime di Mobutu. 




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