Zaire - Parco Virunga: villaggio Vitshumbi e ritorno


 Arrivati al villaggio di Vitshumbi, si assegnano le stanze nel lodge e, fino a sera, si è liberi di girare fra il porto dei pescatori e l'abitato. Gli abitanti sono abituati ai turisti e si può fotografare liberamente. Le barche usate sono delle lunghe piroghe, molte delle quali sono munite di motori fuoribordo. Queste sono usate in particolare per i trasporti e il commercio fino al porto di Ishango, sul versante nord del lago. 

VITSHUMBI - PORTO DEI PESCATORI

Lungo la spiaggia si affollano le lunghe piroghe dei pescatori e gli equipaggi.

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Essiccazione del pesce salato.

 

  La pesca e la salatura del pesce sono le principali attività degli abitanti, il pesce è aperto, tenuto in acqua salata per una giornata e poi steso ad asciugare davanti alle capanne. Per la pesca i possessori delle barche devono pagare un diritto di pesca annuo di circa 20 dollari che al cambio attuale valgono 12000 zaire. La pesca si fa durante la notte con lunghe reti e, nelle migliori condizioni, si possono prendere fino a 2000 pesci con un prezzo unitario di 60 zaire e, una volta salato, il valore raddoppia. L'attività economica permette alle famiglie una certa agiatezza e per la prima volta incontro giovani che frequentano le scuole secondarie locali a indirizzo scientifico. Cercano il contatto con i turisti per mettere alla prova il loro francese e anche un po' d'inglese facendo domande che mostrano interesse al mondo esterno e, nonostante la crisi, sembrano fiduciosi nel loro futuro.  
  Lungo la spiaggia e nel villaggio sostano numerosi marabù che, nelle ore di massima calura, rimangono immobili, come in trance, con le ali spiegate per favorire la traspirazione. I marabù sono gli spazzini del villaggio e si cibano degli scarti del pesce, ma spesso approfittano della disattenzione dei pescatori per razziare anche il pesce messo a seccare. 

VITSHUMBI - VILLAGGIO

A sinistra, i marabù immobili con le ali spiegate per resistere alla calura.
A destra, i marabù alla ricerca di cibo nel villaggio.

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Ippopotamo fuori dall'abitato.

 

  Fuori dal villaggio è facile incontrare gli ippopotami che popolano le rive del lago e che di sera, quando il caldo si riduce, ma normalmente di notte, lasciano l'acqua per brucare l'erba. Non sono pericolosi, ma possono adombrarsi e caricare se si vedono precludere la via verso l'acqua. Anche i pescatori devono guardarsi dagli ippopotami che possono rovesciare le loro barche. 

  Il mattino del giorno dopo, 20 agosto, si lascia il villaggio di Vitshumbi prendendo la via del ritorno verso Goma su una pista più a ovest risalendo il corso del fiume Rwindi sulla sua riva destra. Il Rwindi sbocca nel lago Idi Amin (Edoardo) a ovest del villaggio Vitshumbi, mentre il fiume Rutshuru, che si era seguito nel percorso di andata, ha la sua foce più a est del villaggio. La nuova pista porta il nome dell'attuale presidente della repubblica, Mobutu, e abbraccia una vasta zona della sua valle passando dalla savana spoglia popolata da antilopi e leoni alla fascia alberata che costeggia il fiume. Il fiume è molto incassato, compie una serie di curve e dalla pista, spesso sopraelevata, si può abbracciare un ampio panorama. Le acque sono popolate dai soliti ippopotami e, nella fitta boscaglia intorno vivono babbuini e, sugli alberi, le scimmie colubus bianche e nere. 

FIUME RWINDI DALLA PISTA MOBUTU

Il tortuoso percorso del Rwindi visto dalla pista Mobutu.

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FIUME RWINDI DALLA PISTA MOBUTU

Ancora un altro tratto del Rwindi.

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  Più avanti, in un tratto di savana, si vedono tre leonesse che si spostano con i cuccioli e poi un leone isolato seduto quasi spossato dal caldo. 

PISTA MOBUTU - SAVANA

A sinistra, tre leonesse in movimento con i cuccioli.
A destra, un leone spossato dal caldo.

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PISTA MOBUTU - SAVANA

Due pose dello stesso leone da vicino.

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  Nell'ultimo tratto di savana s'incontrano un'antilope topi e un bufalo. 

 

PISTA MOBUTU - SAVANA

A sinistra, un'antilope topi. 
A destra, un grosso bufalo che fugge.

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Sorgenti calde di May Ya Moto.

 

  Finita la savana, nella strada per Goma inizia la zona vulcanica e, dopo il villaggio di Mabenga, si passa per le sorgenti calde di May Ya Moto, dove l'acqua sgorga molto calda dal terreno. 

  Si esce dal parco e si passa di nuovo vicino al vulcano Karisimbi, quindi al Nyiragongo il vulcano più attivo e pericoloso vicino a Goma che ha un lago di lava permanente all'interno del cratere. La sua ultima eruzione è avvenuta nel 1977 ed è stata particolarmente violenta. Un fiume di lava alto 3 metri si riversò a valle a una velocità di 80 km/ora uccidendo più di 60 persone e arrivando alle porte di Goma, i cui abitanti erano evacuati, rifugiandosi oltre il confine del Rwanda. Dopo questa eruzione il vulcano è arrivato a quota 3470 m. 


AREA DEI VULCANI

A sinistra, il cono del vulcano Karisimbi. 
A destra, il Nyiragongo, vulcano attivo vicino a Goma.

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  Nel tardo pomeriggio, si arriva a Goma ed io ritorno all'Hotel Masques in attesa di organizzare la mia successiva tappa. Ormai mi rimangono due ultime destinazioni, prima di tornare a Kinshasa e quindi in Italia: la città di Kalemie sul lago Tanganica e Lubumbashi, capitale della regione meridionale dello Shaba. Prendo subito contatto con l'agenzia aerea per farmi confermare che sono disponibili i collegamenti aerei per questo itinerario. La risposta è positiva e posso prenotare il volo per Kalemie di domani pomeriggio. 


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