Namibia - Cape Frio e le Rocky Mountains


  Si riparte, poco dopo l'arrivo, dal Sarusas Camp a bordo dei fuoristrada, con le attrezzature per montare un campo provvisorio. Si deve raggiungere Cape Frio, più a nord lungo la costa. Si arriva al mare dopo circa 40 km. Il cielo è grigio, le onde spumeggiano sulle secche e la spiaggia è ricoperta da mucillagini prodotte dalla proliferazione delle microalghe. Lungo il mare e all'interno, non manca la vegetazione costituita in maggioranza da piante grasse che sfruttano l'abbondante umidità notturna che si condensa sul terreno, per questo le piante non hanno in genere radici profonde. L'ambiente è in pratica stazionario tutto l'anno, non si hanno grandi sbalzi di temperatura fra inverno ed estate e crisi stagionali. 

CAPE FRIO - L'AMBIENTE

A sinistra, la spiaggia coperta da mucillagini.
A destra, una pianta grassa endemica.

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  Si può osservare lo strano effetto che il vento produce sulla sabbia sottile dietro ogni ostacolo, sia costituito da un sasso sia da una pianta. Si forma una coda di sabbia ondulata nella direzione del vento che soffia in permanenza verso nord-nord-est. Le dune si spostano di 20 m l'anno e le più piccole sono le più veloci. 
  Vicino alla spiaggia si trova una vertebra di balena, lunga 3 m che non è delle più grandi. Qui le ossa di balena sono molto comuni perché lasciate dai balenieri che hanno frequentato quest'area verso la fine del 1700. Essi erano interessati solo al grasso delle balene e lasciavano le carcasse con la carne sulla spiaggia. Numerosi sono anche i resti di antiche navi naufragate: pennoni e fasciame, che risalgono a 2-300 anni fa. Il legno si è conservato perché qui mancano insetti, batteri e funghi che ne provocano la degradazione. 

 

CAPE FRIO - L'AMBIENTE

A sinistra, effetto del vento sulla sabbia dietro un ostacolo.
A destra, vertebra di balena.

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  Poiché si pernotterà vicino alla spiaggia, gli accompagnatori provvedono al montaggio delle tende e dei servizi mentre la guida ci accompagna in una passeggiata lungo la spiaggia per avvicinare una colonia di foche che vive nei pressi. Cape Frio fu così chiamato dai portoghesi perché qui la corrente fredda del Benguela lambisce la costa abbassando la temperatura media. Le acque sono ricche di pesce e le foche vi hanno formato una colonia permanente. Si avvicinano i gruppi più distanti dalla spiaggia per fotografare alcune foche da vicino. 

CAPE FRIO - COLONIA DI FOCHE

A sinistra, la colonia sulla spiaggia. 
A destra, un gruppo più interno.

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CAPE FRIO - COLONIA DI FOCHE

Due foto ravvicinate delle foche.

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  Si torna al campo per la cena e si dorme nelle tende nei sacchi a pelo. Non ricordo di avere sofferto per l'umidità perché la temperatura era più bassa. 
  Il giorno dopo, 10 agosto, si fa colazione e, mentre si smonta il campo, si dà un ultimo sguardo alla colonia di foche.  

 

CAPE FRIO - COLONIA DI FOCHE

A sinistra, le foche sulla spiaggia scendono in acqua.
A destra, una foto da vicino.

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  Si parte alle 10:00 circa e ci si addentra nella regione del Kaokoland fra il deserto e catene di aspre montagne vulcaniche. Sul fondo si vedono le Agate Mountains, dove c'erano miniere di agata, oggi in abbandono. Il fondo del deserto è scuro per i detriti vulcanici messi a nudo dal vento che ha spazzato la fine sabbia bianca. Più avanti s'incontra il letto di un lago salato asciutto formatosi con le acque del fiume Nadas che muore in questa piana prima di raggiungere il mare. 

KAOKOLAND

A sinistra, deserto del Kaokoland e, in fondo, le Agate Mountains.
A destra, lago salato asciutto.

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  Dopo circa 20 km da Cape Frio s'incontrano strani circoli di pietre, resti di antichi insediamenti di cacciatori-raccoglitori che si fanno risalire a 5000 anni fa. Questo da un'idea di quanto il deserto sia rimasto invariato da tempi remoti. Ancora 30 km, in direzione sud-est, e si raggiunge il letto del Sechomib River e si trovano delle strane piante, le più longeve del deserto, che vivono fino a 2000-2500 anni. Sono le Welwitschia mirabilis o Tumboa bainesii, specie unica endemica della costa fra la Namibia e l'Angola. Appartengono alla classe delle Gymnospermae, ordineGnetales ed hanno coppie di foglie spesse e larghe che crescono dalla base allungandosi sul terreno e seccando all'estremità per tutta la vita della pianta. Si tratta di un vero albero simile alle conifere con un tronco molto corto e largo. Assorbe l'acqua dell'umidità atmosferica dalle foglie stesse. Al centro si formano inflorescenze maschili e femminili, come piccole pigne, e l'impollinazione è operata da un emittero. 

 

KAOKOLAND

A sinistra, circoli di pietre lascati da insediamenti di 5000 anni fa.
A destra, esemplare di Welwitschia mirabilis.

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  Seguendo ancora il letto del Sechomib River si avvicinano le Rocky Mountains, una catena di rilievi montuosi di modesta altezza che si susseguono in catene parallele, interrotte da valli, orientate da nord a sud, e raggiungono il fiume Hoarusib. Si giunge a una piccola oasi con sorgente perenne, alimentata dalla falda sotterranea che ha origine nelle vicine montagne. L'acqua è leggermente salata. Si prosegue poi costeggiando un tratto dei rilievi e ci si ferma a osservare le piante del deserto, aloe e edelweiss.

ROCKY MOUNTAINS

A sinistra, oasi con sorgente perenne. 
A destra, rilievi delle Rocky Mountains.

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ROCKY MOUNTAINS

A sinistra, aloe.
A destra, edelweiss.

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Rocky Mountains Camp.

 

  Si giunge infine al Rocky Mountains Camp, centro attrezzato per i turisti, dove si pernotterà. Qui s'incontrano alcune donne della tribù Herero che indossano il loro tradizionale costume di stile vittoriano adottato nel periodo coloniale, abbellito dal caratteristico copricapo a colori vivaci. 
  Siamo ai confini del parco e fuori si troveranno i villaggi delle etnie Himba e Herero che vivono ormai in pace e protette. 


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