Messico - La Penisola dello Yucatán


Lasciato Palenque e il Chiapas, si entra nella penisola dello Yucatán attraversando lo stato di Campeche la cui capitale è Villahermosa. Il panorama è cambiato radicalmente. Si lascia la ricca vegetazione della selva tropicale del Chiapas e si entra in una regione formata da una piattaforma calcarea ricoperta da una savana con vegetazione alta ma più secca. Non mancano le piogge tropicali, ma il terreno permeabile assorbe l'acqua rapidamente e non vi sono corsi d'acque superficiali. Le acque si raccolgono in sprofondamenti sotterranei, i cenotes, che rappresentavano riserve preziose per gli abitanti e questa penuria incombente di acqua ha condizionato tutti i metodi di agricoltura delle città maya, influenzando l'organizzazione sociale e i riti volti a ingraziarsi il dio della pioggia, Chaac, la cui raffigurazione compare in tutte le decorazioni architettoniche. Periodicamente le città stato maya subirono crisi dovute a ricorrenti periodi di siccità prolungate che potevano provocare l'abbandono dei centri cerimoniali e di potere per la perdita d'influenza delle élite sacerdotali e la dispersione delle popolazioni. La prima profonda crisi si ebbe nel 692 con l'abbandono del centro di Chichén Itzá. Dopo, intorno al 1000, le città stato rinacquero con il nuovo apporto culturale dei Toltechi che introdussero abitudini più guerriere e riti sanguinari. Si formò la lega di Mayapán che unificò tutta la regione, ma dopo la caduta di Mayapán, nel 1441, nuove calamità provocarono il disfacimento della civiltà maya. 
Gli Spagnoli toccarono per la prima volta la terra dello Yucatán nel 1517 con Hernadez de Cordoba proveniente da Cuba e, quando chiesero agli indigeni il nome del luogo, questi risposero con la parola “ci-u-than” che nella loro lingua significava “non capisco”, ma gli Spagnoli, equivocando, chiamarono il luogo Yucatán. Dopo la caduta degli Aztechi, Francisco de Montejo guidò una spedizione alla conquista dello Yucatán nel 1527, ma fu un fallimento per la resistenza delle tribù e le epidemie. La conquista fu compiuta poi dal figlio detto Francisco el Mozo (il Giovane) che, nel 1542, occupò metà della penisola e fondò la città di Mérida, divenuta capitale. Le tribù maya sempre ribelli furono massacrate e finirono in schiavitù a lavorare nelle hacientas. La schiavitù fu formalmente abolita con l'indipendenza dalla Spagna, ma lo sfruttamento degli indigeni continuò nelle hacientas fino alla rivoluzione messicana del 1910, contro Porfirio Diaz. La rivoluzione ha distrutto qui quasi tutte le haciendas; le poche rimaste sono state trasformate in alberghi e musei.

 

LA CAPITALE MÉRIDA (1978 E 2003)

 

Mérida si trova a circa 30 km dal mare, sulla costa settentrionale della penisola, ed ha oggi quasi un milione di abitanti. Lo stile è ancora quello di una città coloniale con struttura a scacchiera e case basse di colore bianco-rosa e per questo è conosciuta come “la città bianca”. La sua economia si sviluppò a metà del 1800, quando divenne la capitale mondiale della produzione dell'hemnequén, la fibra di una varietà di agave, la sisal, detto sostil dai Maya. La città, che ha un importante aeroporto internazionale, vive oggi di agricoltura, commerci e turismo ed ha un vasto artigianato. 
Il centro della città è lo Zócalo o Plaza Mayor, quadrata e ricca di alberi, circondata da antichi edifici. Sul lato est sorge la Cattedrale con due torri, eretta nella seconda metà del 1500 in stile rinascimentale. Sul lato meridionale c'è il Palazzo Montejo, costruito dal fondatore della città e oggi sede di una banca; le decorazioni della facciata sono ancora quelle originali. Sul lato ovest è il Palazzo Municipale, antico, ma con l'aggiunta di una torre d'orologio. 

MÉRIDA - LO ZÓCALO

A sinistra, la piazza alberata e in fondo la Cattedrale.
A destra, la facciata del Palazzo Montejo.
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Il monumento più recente è del 1957, dedicato alla Bandiera con sculture che richiamano la storia della nazione e dei suoi 31 stati. Il mercato è il luogo più affollato, dove si possono osservare le caratteristiche e gli usi della popolazione. Le donne portano ancora il tradizionale vestito maya, lo huipil, una veste di cotone corta, che lascia intravedere l'orlo della sottana bianca più lunga ed è arricchita da una bordura di ricami colorati intorno al collo e sul bordo inferiore. 

MÉRIDA

A sinistra, Monumento alla Bandiera. 
A destra, il Mercato (foto 1978).
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UXMAL (1978 E 2003)

 

A sud di Mérida, dopo 78 km, si trova il sito archeologico di Uxmal, che è stata una delle città più popolose e ricche dello Yucatán, in un'area caratterizzata da uno stile architettonico riccamente decorato noto come stile Puuc, nome che denotava le basse colline a sud di Mérida e che ora designa il barocco maya. Gli edifici hanno la parte inferiore in pietra liscia disadorna, mentre le decorazioni si trovano nella parte superiore, realizzate tutte in rilievo lavorando la pietra. 
La fondazione di Uxmal, il cui nome significa “costruita tre volte”, risale a metà del VII secolo, anche se il sito era abitato dall'800 a.C., ed è rimasta abitata fino al 1200. Le aree cerimoniali e amministrative occupano approssimativamente una superficie di 1000 m (da nord a sud) per 500 m (da est a ovest). La decorazione dei palazzi e dei templi è una delle più ricche e varie con rappresentazioni di divinità, soprattutto le maschere del dio della pioggia Chaac, animali, personaggi e forme geometriche. La popolazione che viveva nei dintorni ha raggiunto, nel periodo più florido, i 20-25000 abitanti ed era dedita all'agricoltura. Tagliando e bruciando la vegetazione, si coltivava mais e fagioli e, poiché non erano disponibili sorgenti naturali di acqua, si raccoglieva quella piovana in pozzi artificiali. Nel X secolo arrivarono popolazioni di cultura tolteca dall'altopiano messicano, mentre a Uxmal regnava la dinastia degli Xiuh, e al culto del dio Chaac si aggiunse quello del Serpente Piumato. 
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Uxmal - Piramide del Mago, lato est.
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Uxmal - Piramide del Mago - lato ovest.

 

Dall'ingresso al sito si giunge prima al tempio principale detto Piramide del Mago a base ellittica, forma inconsueta nelle piramidi maya, alta 35 m e alla sommità un tempio, detto la Casa del Mago, costruito intorno al 1000 sotto la dinastia Xiuh. 
Il nome della piramide deriva da un'antica leggenda secondo la quale era stata costruita da un nano in una sola notte con l'aiuto della madre dotata di poteri magici. 
Sul lato est è la grande scalinata, al centro un'apertura praticata dagli archeologi, che hanno trovato all'interno altre due piramidi costruite in due fasi precedenti, cosa che giustifica il nome del luogo.

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Piramide del Mago - Tempio sotto la Casa del Mago
(foto 1978).

 

Sul lato ovest c'è un'altra gradinata, vista nella foto attraverso l'arco Maya dell'edificio vicino. Da questa scala si sale al tempio sotto la Casa del Mago, nello stile Chenes tipico della regione di Campeche, tutto decorato con le fauci del dio Chaac. 
Dall'alto della Piramide del Mago si possono osservare i due complessi principali del sito: subito a ovest il vasto edificio con una corte centrale, detto Quadrilatero delle Monache, a sud-ovest la Grande Piramide, a destra l'edificio della Colombaia (El Palomar) e davanti la Casa delle Tartarughe, e infine a sinistra, su una piattaforma rialzata, il Palazzo del Governatore. 
Queste immagini sono state riprese durante il primo viaggio del 1978 e i restauri recenti hanno molto cambiato l'aspetto del paesaggio. Ora è vietata la salita alla Piramide del Mago. 
Il nome di Quadrilatero delle Monache fu dato dagli Spagnoli per la diffusa decorazione a quadrangoli sulle pareti, che ricorda le gelosie dei conventi, anche se qui i quadrangoli non sono forati ma solo in rilievo, motivo tipico dello stile Puuc.

VISTA DALL'ALTO DELLA PIRAMIDE DEL MAGO

A sinistra, il Quadrilatero delle Monache verso ovest (foto 1978).
A destra, verso sud-ovest, il complesso costituito dalla grande Piramide al centro, il muro della Colombaia (Palomar) a destra, il Palazzo del Governatore a sinistra e il Tempio delle Tartarughe davanti (foto 1978).
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Attraversando il grande arco Maya che fronteggia la vista ovest della Piramide del Mago, ci si affaccia sulla grande corte centrale del Quadrilatero. Si possono ammirare le elaborate decorazioni dello stile Puuc della facciata ovest e quelli della facciata est con il motivo cellulare a quadrangoli e, sovrapposti, i serpenti stilizzati del periodo maya-tolteco.

 

QUADRILATERO DELLE MONACHE

A sinistra, il grande cortile e la fronte ovest.
A destra, la fronte ovest e in parte quella nord.
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QUADRILATERO DELLE MONACHE - EDIFICIO OVEST

Particolari delle decorazioni della facciata ovest. 
A sinistra, maschere del dio Chaac e serpenti intrecciati.
A destra, raffigurazione dell'uomo Maya sotto un baldacchino.
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QUADRILATERO DELLE MONACHE - EDIFICIO EST

A sinistra, la facciata est (foto 1978). A destra, la decorazione con i serpenti stilizzati dei
Toltechi sopra un fondo a quadrangoli, come una gelosia.
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Si esce dal Quadrilatero delle Monache da un'altra porta maya e si attraversa il campo del Gioco della Palla, restaurato di recente, dove si può osservare l'anello di pietra attraverso cui doveva passare la palla. Ne sono stati trovati tre e portano incisa una data che corrisponde al 649 d.C.. 

 

EDIFICIO DEL GIOCO DELLA PALLA

A sinistra, il campo da gioco che si attraversa uscendo dal Quadrilatero delle Monache.
A destra, particolare di uno degli anelli di pietra.
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Si raggiunge poi la Grande Piramide sud con la scala monumentale rivolta a nord e il tempio superiore decorato con le maschere di Chaac. Dall'alto si può vedere, lontano ben distinta, la Piramide del Mago. 

 

LA GRANDE PIRAMIDE

A sinistra la fronte nord della Grande Piramide con la scalinata principale.
A destra, vista della Piramide del Mago dall'alto della Grande Piramide.
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Muro nord della Colombaia.

 

Sempre dall'alto della Grande Piramide, a sinistra (ovest) in basso, si vede un muro a creste detto la Colombaia (Palomar) per la sua struttura a nicchie. 
A destra della grande Piramide, su una vasta piattaforma rialzata alta 12 m, sorge un edificio lungo 122 m e preceduto da una gradinata, detto il Palazzo del Governatore, che era probabilmente il centro amministrativo della città. La facciata è orientata verso il sorgere del pianeta Venere, davanti si trova un altare con un giaguaro di pietra a due teste. Il palazzo è considerato il capolavoro dell'architettura Puuc ed è costituito da tre corpi separati da due aperture con volte maya a mensola. 
Mentre la parte inferiore è semplice e spoglia, il cornicione superiore è fittamente decorato con tutti i simboli della cultura maya e ci sono 260 maschere del dio Chaac, pari al numero dei giorni del calendario sacro maya. 
Dietro il palazzo del Governatore e rivolto a nord, si trova il Tempio delle Tartarughe, così chiamato per la presenza sul cornicione superiore di tartarughe stilizzate di pietra. 
Sotto c'è un fregio decorato con colonnine accostate e cornici a spioventi. 

PALAZZO DEL GOVERNATORE

A sinistra, il Palazzo sul fondo, davanti l'altare con il giaguaro di pietra.
A destra, particolare del giaguaro di pietra a due teste.
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PALAZZO DEL GOVERNATORE E TEMPIO DELLE TARTARUGHE

A sinistra, scalinata e fregio del Palazzo del Governatore.
A destra, il vicino Tempio delle Tartarughe.
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KABAH (SOLO 1978)

Circa 20 km a sud-est di Uxmal, si trova il sito di un'altra città maya dell'area Puuc, Kabah, collegata da una strada rialzata (saché) che parte dal palazzo del Governatore di Uxmal. L'edificio più caratteristico è il Codz-Poop (stuoia arrotolata) o delle Maschere, posto su un'elevata piattaforma. La facciata, lunga 46 m, è ornata in modo ininterrotto da circa 300 maschere stilizzate del dio Chaac con i grandi occhi rotondi e i nasi ricurvi in aggetto, come una proboscide. Un po' più lontano è il Tempio delle colonne con due edifici sovrapposti: quello inferiore è un santuario (teocalli) molto rovinato, del quale è stato portato alla luce un ingresso. Quello superiore, più recente, ha una serie di finestre due delle quali con una colonna centrale, e sopra un fregio con colonnine accostate. Sopra i due edifici, vi sono i resti di un muro a celle. 

GLI EDIFICI DI KABAH

A sinistra, il Palazzo Codz-Pop con le maschere del dio Chaac sulla facciata.
A destra, il Santuario formato da due edifici sovrapposti.
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KABAH - SANTUARIO - PARTICOLRI DEI DUE EDIFICI SOVRAPPOSTI

A sinistra, ingresso nell'Edificio inferiore.
A destra, finestra dell'Edificio superiore.
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AREA ARCHEOLOGICA DI DZIBILCHALTUN (SOLO 1978)

 

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Dzibilchaltun - Cenote.

 

Circa 15 km a nord di Mérida, non lontano dal mare, si incontrano i resti di un'antica città maya che rimonta al 600 a.C., contemporanea delle più antiche città maya del Guatemala e abitata fino alla conquista spagnola del 1546. Si tratta di Dzibilchaltun il cui nome significa “Luogo, dove ci sono scritte sulle pietre”. Le sue rovine sono disseminate in un vasto parco naturale, la zona abitata copriva circa 17 kmq e nel suo massimo sviluppo doveva contare circa 40000 abitanti. 
Al centro della zona archeologica si trova un cenote (pozzo naturale) la cui acqua affiora in superficie ed è particolarmente limpida. Il cenote era luogo sacro e nel fondo sono state trovate molte offerte e anche ossa umane. 
Il monumento più importante del luogo è il Tempio delle Sette Bambole, nome che deriva dal ritrovamento di sette figurine di terracotta di fattura grossolana. Il tempio, restaurato, sorge su un basamento con quattro gradinate sui quattro punti cardinali e doveva essere usato come osservatorio. L'architettura è quella maya ancora primitiva di 3000 anni fa. Sopra l'architrave della porta principale c'è la maschera stilizzata del dio Chaac di forma arcaica e sulla facciata si trovano due piccole finestre, caso unico negli edifici maya. 

DZIBILCHALTUN - TEMPIO DELLE BAMBOLE

A sinistra, vista del Tempio.
A destra, particolare della maschera del dio Chaac sopra la porta del Tempio.
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CHICHÉN ITZÁ (1978 E 2003)

 

Da Mérida un'autostrada attraversa da ovest a est la parte settentrionale della penisola dello Yucatán per finire a Cancún nello stato di Quintana Roo. A 120 km da Mérida si passa per il sito archeologico di Chichén Itzá, uno dei più grandi e meglio conservati della penisola. Il nome del sito può essere tradotto come “sulla bocca (chi) del pozzo (chen) degli Itzá” perché qui si trova il più famoso cenote dello Yucatán e gli Itzá furono le tribù, provenienti dalla zona del Petén in Guatemala, che nel V secolo fondarono per primi la città e la rifondarono alla fine del X secolo introducendo i culti e lo stile del Toltechi. L'area cerimoniale occupava circa 15.5 kmq su un terreno di piccole colline, ma i monumenti più importanti si trovano oggi in un'area di 3 x 2 km e il resto è coperto da alta vegetazione. Le prime costruzioni sono del periodo classico, dal 600 alla fine del 900 d.C., dopo viene il periodo Maya-Tolteco con la fusione delle due culture. Di quest'ultimo periodo è il culto e la rappresentazione del serpente piumato, il Quetzalcoatl dei Toltechi, che qui prende il nome di Kukulkan. Intorno al centro religioso vivevano fino a 50-100000 abitanti, il sito fu poi abbandonato verso il 1250. 
Chichén Itzá fu riscoperta nel 1800 e i primi furono Stephens e Catherwood, nella loro seconda spedizione in terra maya del 1841-42, dopo aver scoperto Mont Albán e Palenque, poi arrivarono archeologi e studiosi, i lavori di restauro iniziarono nel 1923 per 18 anni per opera dell'Istituto di Antropologia messicano e del Carnegie Institution di Washington, una seconda campagna si ebbe nel 1960-61. Il sito è ora molto frequentato dal turismo internazionale e, nel 1979, fu attraversato dall'autostrada proveniente da Mérida. 

Dall'ingresso, sul lato occidentale del sito, si arriva al piazzale, dove sorge la grande piramide dedicata a Kukulkan, detta anche El Castillo dagli Spagnoli che la usarono come fortezza, piazzando sulla sommità delle artiglierie per tenere a bada le popolazioni ribelli. La piramide ha una base perfettamente quadrata con 55,5 m di lato, è alta 30 m a 9 ripiani con un tempio alla sommità ed ha quattro gradinate di 91 gradini sui quattro lati, orientati secondo i punti cardinali. Il totale dei gradini, aggiungendo quello dell'ultima piattaforma, è 365, il numero dei giorni dell'anno maya. La scalinata principale è quella del lato nord e le balaustre ai suoi lati formano il corpo di due serpenti le cui teste con le fauci spalancate si trovano ai piedi dalla scala. 

CHICHÉN ITZÁ - LA PIRAMIDE DI KUKULKAN

A sinistra, la Piramide sul lato ovest.
A destra, le teste di serpenti ai piedi della gradinata nord.
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Tempio sulla Piramide di Kukulkan
(foto 1978).
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Giaguaro di pietra nella piramide interna.

 

Uno strano effetto di luci avviene due volte l'anno sulla scala nord, in occasione degli equinozi di primavera e di autunno, all'alba e al tramonto. La luce del sole che sfiora i due bordi a gradoni della piramide colpisce le balaustre e crea un serpente luminoso ondulante che scende o sale la scala e lo spettacolo richiama un gran numero di persone. 
Sulla sommità, la facciata nord del tempio ha due colonne che rappresentano il corpo di due serpenti con una testa alla base e una coda sul capitello, come quella dei crotali. 
La piramide nella forma attuale fu costruita dai Maya-Toltechi intorno all'anno 1000, ma la costruzione ricoprì una precedente struttura più piccola scoperta all'interno dagli archeologi. Da una porta, ai piedi della scala nord, si possono salire i 61 gradini che portano al precedente santuario, dove c'è un giaguaro di pietra verniciato in rosso e con incrostazioni di giada. La nuova piramide fu costruita certamente alla fine del ciclo di 52 anni del calendario maya secondo le usanze religiose comuni alle civiltà mesoamericane. 
Dall'alto del Castillo si può avere una visione complessiva del secondo più importante edificio della città: il Tempio dei Guerrieri con il gruppo delle Mille Colonne. Il Tempio è costituito da una piramide quadrata a quattro gradoni con una base di 40 m. Una gradinata sulla fronte porta alla sommità, dove si trova il santuario diviso all'interno da schiere di pilastri e all'ingresso una grande statua di Chac-Mool, il sacerdote offerente come quelli trovati a Tula. 

TEMPIO DEI GUERRIERI

A sinistra, il Tempio dei Guerrieri visto dall'alto della Piramide di Kukulkan (foto 1978).
A destra, la statua del Chac-Mool sulla sommità (foto 1978).
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Colonne come serpenti rampanti
(foto 1978).
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Pilastri scolpiti (foto 1978).

 

Le pareti esterne sono decorate da maschere del dio della pioggia e da teste di serpente. All'ingresso, le prime due colonne hanno la forma di serpenti rampanti con le fauci spalancate in basso e le code ripiegate in alto. Colonne e pilastri scolpiti erano l'elemento portante del tetto di legno che ricopriva il tempio. Il tetto come elemento architettonico era sconosciuto ai Maya e fu introdotto dai Toltechi che lo avevano usato a Tula. Naturalmente la copertura di legno si era deteriorata ed era crollata già prima dell'arrivo degli Spagnoli. 
Ai piedi e sul lato destro del Tempio dei Guerrieri si trova il complesso di portici e ambienti che formavano il luogo di riunione dei guerrieri Itzá ed è rimasta una selva di colonne che costituisce il gruppo detto delle Mille Colonne. 

Sul lato nord-ovest della piramide di Kukulkan si stende il gigantesco campo del Gioco della Palla che misura 170 x 50 m con i muri laterali verticali alti 8 m e due anelli di pietra posti a 7,5 m di altezza. A Chichén Itzá esistono 9 campi per il gioco della palla, ma questo è il più grande fra tutti quelli del Mesoamerica. Da un estremo all'altro del campo si può sperimentare l'effetto di echi multipli. 

CAMPO DEL GIOCO DELLA PALLA

A sinistra, la vasta spianata del campo da gioco.
A destra, anello di pietra sulla parete di sinistra.
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Ai piedi dei muri verticali c'è uno zoccolo inclinato decorato con scene scolpite che rappresentano i giocatori nelle loro vesti sfarzose nell'atto del sacrificio rituale di uno dei capitani delle due squadre, forse il vincitore, che era decapitato con un coltello di ossidiana. Furono i Toltechi a introdurre, con i loro costumi guerrieri, questi riti crudeli presso i Maya che, anche se usavano sacrifici umani, non erano stati mai così sanguinari. 

CAMPO DEL GIOCO DELLA PALLA - DECORAZIONI SULLO ZOCCOLO

A sinistra, scena della decapitazione di uno dei capitani con il sangue che sprizza a forma di
serpenti e di fiori e frutti in senso augurale (foto 1978).
A destra, estremità dello zoccolo con testa di serpente in aggetto (foto 1978).
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  Sopra le due mura si trovano delle terrazze praticabili mediante scale che dovevano servire agli spettatori. Addossato all'esterno del muro orientale, c'è il Tempio dei Giaguari a forma di torre con un santuario porticato alla base, ornato di rilievi, e un giaguaro di pietra come un altare. 

COMPLESSO DEL GIOCO DELLA PALLA - TEMPIO DEI GIAGUARI

A sinistra, il Tempio dei Giaguari a forma di torre (foto 1978).
A destra, il giaguaro di pietra ai piedi del tempio.
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Distaccata a est, c'è una piattaforma detta Tzompantli o Cimitero dei crani che porta scolpiti sulle pareti un numero impressionante di crani a rappresentare quelli dei capitani sacrificati a seguito del rito della palla. 
Rimanendo ancora sul lato nord del piazzale del Castillo, c'è un'altra piattaforma, dove si trovano i simboli del pianeta Venere e la raffigurazione di una figura umana con gli attributi di tre animali: il giaguaro dei Maya, il serpente dei Toltechi e l'aquila che sarà poi il simbolo degli Aztechi. Da qui, riverberato dalla piramide di Kukulkan, si può ascoltare un eco il cui suono, dicono, sia quello dell'uccello sacro quetzal. 

PIAZZALE NORD DELLA PIRAMIDE DI KUKULKAN

A sinistra, il Tzompantli, il cimitero dei sacrifici che porta scolpiti i crani dei sacrificati.
A destra, la raffigurazione simbolica dell'uomo sulla piattaforma di Venere.
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Cenote dei sacrifici.

 

Fra il Tempio dei Guerrieri e la piattaforma di Venere, parte una strada rialzata che conduce, dopo circa 500 m, a un pozzo naturale, detto il Cenote dei Sacrifici, area sacra al dio della pioggia Chaac. Il pozzo ha un diametro di 60 m e, a 12 m di profondità, si trova il livello dell'acqua. Secondo la tradizione, per ingraziare il dio si sacrificava, annegandola, una donna vergine riccamente addobbata. Nel 1904 fu dragato il pozzo e furono trovati gioielli e ossa umane di donne ma anche di uomini e bambini databili dal VII secolo fino all'arrivo degli Spagnoli. 

Il Cenote dei Sacrifici è il più a nord fra i siti dell'area archeologica, ma altri importanti monumenti si trovano nell'area a sud della piramide di Kukulkan e rimontano al periodo classico.  
Dal Tempio dei Guerrieri si segue un sentiero fra la fitta vegetazione e s'incontra una capanna maya restaurata come esempio delle costruzioni tradizionali degli abitanti, che non hanno subito grandi cambiamenti negli ultimi 2000 anni. Ha una pianta ellittica con le pareti fatte di tronchi e vimini ricoperte di fango seccato al sole e poggia su un basamento di pietra. Il tetto è acuto fatto con un'armatura di tronchi sottili e ricoperto con foglie di palma in più strati che assicurano la pendenza e una completa impermeabilizzazione. L'interno è diviso generalmente in due parti da un muro, una adibita a cucina e l'altra per dormire.  
Proseguendo, il primo monumento che s'incontra è la Piramide del Gran Sacerdote, detta anche Ossario. Ha una piattaforma alta 10 m con quattro gradinate sui quattro lati. Sotto la piramide, in una cavità naturale, sono state rinvenute sette tombe con scheletri e offerte funerarie. La tomba principale è fatta risalire al 514 d.C. ed è attribuita al fondatore della città. 

AREA SUD DI CHICHÉN ITZÁ

A sinistra, una tradizionale capanna maya.
A destra, la Piramide del Gran Sacerdote.
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Caracol o Osservatorio Astronomico.
L'edificio più importante della zona sud è l'Osservatorio Astronomico detto Caracol, che significa chiocciola per la forma di una scala interna che porta al piano superiore. Si tratta di uno dei rari edifici a pianta circolare del mondo Maya e questa struttura, che è la parte più antica, giace su una doppia piattaforma, la prima rettangolare di 67 x 52 e la seconda quadrata che è l'ingrandimento di precedenti piattaforme circolari più piccole. Si sale da una scalinata sul lato ovest. La torre, dalle mura spesse, ha 11 m di diametro e quattro porte di accesso. All'interno c'è un doppio corridoio anulare e una colonna centrale intorno alla quale è disposta la scala a chiocciola che porta al piano superiore in una piccola stanza. Qui si trovano delle aperture orientate per l'osservazione del sole e della luna ma tutta la parte superiore della torre è molto rovinata. L'esterno della torre porta su una cornice circolare le maschere del dio Chaac. 
A sud dell'osservatorio si trovano altri edifici. Il più grande è la Casa delle Monache, così chiamato dagli Spagnoli per il gran numero di stanze che facevano pensare a un convento, rimonta al periodo classico ed è la sovrapposizione di stili diversi: il Chenes e il Puuc, ma è molto rovinato. In posizione isolata e molto più piccolo ma più godibile, è la cosiddetta Chiesa che risale anche questa al periodo classico, in stile Puuc con fregi a mosaico di pietra e una decorazione formata da una serie di maschere del dio Chaac. L'interno ha una sola stanza rettangolare con volta a mensola. 

EDIFICI A SUD DEL CARACOL

A sinistra, la Casa delle Monache (foto 1978).
A destra, la cosiddetta Chiesa in stile Puuc (foto 1978).
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CANCÚN (SOLO 2003)

Il viaggio finisce a Cancún, 178 km a est di Chichén Itzá, dopo aver lasciato lo stato dello Yucatán e essere entrati nello stato di Quintana Roo. Anche qui siamo in terra maya e si trovano rovine di città maya, ma qui si mette da parte l'interesse archeologico per quello più turistico e rilassante. 
Cancún, prima luogo sconosciuto e abitato da pochi pescatori e raccoglitori di caucciù, è diventato negli anni novanta la località balneare più frequentata del Messico sostituendo Acapulco sulla costa pacifica, dove il clima è più variabile e l'affollamento era divenuto insostenibile. Cancún e tutta la costa orientale dello Yucatán, che costituisce la Riviera Maya lunga più di 120 km, hanno le spiagge con sabbia corallina e la barriera corallina si stende, a essa parallela, con i suoi ricchi fondali. Servita da un grande aeroporto internazionale, Cancún è diventata un polo di attrazione per le vacanze balneari offrendo una considerevole ricettività alberghiera tutta concentrata lungo un cordone di terra di 20 km e largo meno di 400 m, fra il mare e una laguna interna il cui nome è Nichupté. 

CANCÚN

A sinistra, il Continental Plaza Hotel tra il mare e la laguna.
A destra, la laguna di Nichupté.
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FINE MESSICO

 

 




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