Ucraina e Danubio - Ucraina: la Terra e la Storia



L’Ucraina è situata nell’Europa orientale e confina a nord con la Bielorussia e la Russia, a est ancora con la Russia, a sud con il Mar d’Azov e il Mar Nero e a ovest con Bulgaria, Moldavia, Ungheria, Repubblica Slovacca e Polonia. Si estende per 2000 km, da ovest a est, per 1000 km da nord a sud ed ha una superficie totale di 603700 kmq (circa il doppio dell’Italia); dopo la Russia, è lo stato più grande d’Europa. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la popolazione è scesa sotto i 50 milioni di abitanti, per l’emigrazione, la mortalità e il calo demografico; quasi il 70% vive in aree urbane. Circa il 75% sono di etnia ucraina, e 20% russi, il resto sono minoranze provenienti dai paesi confinanti e 260000 tatari di origine mongola. La lingua ufficiale è l’ucraino, di ceppo slavo orientale, scritto in una versione particolare dell’alfabeto cirillico, ma molti parlano il russo e il bielorusso. La religione più diffusa è la cristiana ortodossa, che fa capo al patriarcato di Mosca e di Kiev. Il grado di alfabetizzazione della popolazione è molto elevato, ci sono sette università e le più antiche sono quelle di Leopoli (1784), Kiev (1834) e Odessa (1865). Il territorio è costituito in prevalenza da pianure, steppe e praterie, le uniche montagne si trovano a ovest, nell’ultimo tratto dei Carpazi, e nella penisola di Crimea. Il fiume più lungo è il Dniepr di 2200 km che nasce in Russia, attraversa la Bielorussia e scorre per 980 km da nord a sud in Ucraina, fino alla sua foce nel Mar Nero. Con una serie di dighe è stata creata una via d’acqua navigabile per i trasporti e sono stati realizzati grandi bacini d’acqua dolce e centrali idroelettriche. Un altro fiume è il Dniestr, a occidente, che scorre in parte in Moldavia e sbocca nel Mar Nero a sud di Odessa. Altri due fiumi sboccano nel Mar d’Azov. Tutto il territorio intorno al bacino inferiore del Dniepr è una fertile pianura di terra nera ricca di humus che è stata a lungo il granaio d’Europa e dell’URSS. Il patrimonio naturale copre il 3,9% del territorio e comprende foreste di querce, aceri, tigli e frassini, specie lungo i fiumi, popolate da una ricca fauna, lupi, volpi, gazzelle e orsi bruni, questi nella zona dei Carpazi. Vi sono, inoltre, vaste zone paludose, paradiso del birdwatching e, la più ricca fra queste, è la Riserva della Biosfera nel Delta del Danubio, al confine con la Romania. Un’altra riserva è Askaniya Nova creata, a nord della Crimea nel XIX secolo, come parco faunistico di circa 2300 ettari, popolata da cervi, antilopi, bufali, cavalli selvatici e altri animali esotici importati. Un’altra Riserva Naturale si trova in Crimea. 

Il sottosuolo dell’Ucraina è ricco di minerali soprattutto manganese, ferro e carboni fossili. Quasi esaurite sono invece le riserve di petrolio e gas naturali. 

La storia dell’Ucraina è alle origini della storia russa ed è stato il primo stato slavo a formarsi. Popolazioni di ceppo linguistico slavo esistevano dalla fine del secondo millennio a.C. fra l’Ucraina settentrionale e la Bielorussia meridionale. Nel VII secolo a.C., l’Ucraina fu invasa dagli Sciti che venivano dall’Asia centrale, i Greci colonizzarono le coste del Mar Nero e vi trasferirono la loro cultura. Nel III secolo, i Sarmati spazzarono l’impero scita e dopo arrivarono Goti, Unni e Avari. Intanto le popolazioni slave si espandevano verso nord, in Russia, e verso ovest, in Polonia e Cecoslovacchia, e infine nel meridione, Serbia, Croazia e Bulgaria. La creazione dei primi centri commerciali e delle prime città stato fu però merito dei vichinghi, detti variaghi o rus dagli slavi, provenienti dalla Scandinavia e dal Baltico che, seguendo le vie fluviali, crearono nel IX secolo insediamenti in punti strategici, a Novgorod, Smolensk e fino a Kiev in Ucraina dove fu creato uno stato Rus’ unificato che si affermò per la sua posizione strategica fra Novgorod e Bisanzio, mentre Mosca era ancora un piccolo villaggio a nord-est della Rus’. Il IX secolo fu anche il tempo della diffusione del cristianesimo fra gli slavi per opera di due monaci di Tessalonica, Cirillo e Metodio, che introdussero anche l’alfabeto cirillico, veicolo che permise in seguito la diffusione delle lingue slave. Nel 978, a Kiev fu eletto il re variago Vladimiro. Questi, avendo aiutato l’imperatore bizantino Basilio II in una rivolta interna, ebbe in moglie la figlia Anna e, per farsi accettare dalla corte bizantina, prese il battesimo nel 989 e impose il cristianesimo ortodosso nel suo regno, consolidando così i rapporti con Bisanzio. Il suo regno raggiunse la massima estensione, dal Danubio al Baltico e fino al Volga. I traffici sul Dniepr assicurarono la prosperità del paese. Dopo la morte di Vladimiro detto il Grande, nel 1015, seguì l’ultimo grande sovrano della Rus’, Yaroslav il Saggio, ma dopo la sua morte, nel 1054, l’impero si disgregò in tanti principati fra cui la Galizia e la Volinia. Il declino di Kiev spinse i popoli Rus verso nord-est fino all’invasione mongola del 1240, quando Kiev fu saccheggiata dai Mongoli, dopo 3 secoli dalla sua ascesa. Il centro del potere dei Variaghi o Rus si spostò a Novgorod che entrò a far parte della lega Anseatica. I Mongoli guidati da Batu Khan, nipote di Gengis Khan, arrivarono fino in Polonia e Ungheria, crearono il khanato dell’Orda d’Oro con capitale a Saray nell’alto corso del Volga, che controllava l’immenso impero, ma mantennero i principi locali esigendo solo tributi e sottomissione. Fra i principati si distinse quello di Novgorod con Alexander Nevskij che sconfisse gli Svedesi sulla Neva, nel 1240, e i Cavalieri Teutonici, due anni dopo, e fu santificato dalla chiesa ortodossa. Cominciò anche l’ascesa dei principi di Mosca che per primi poterono vantare nel 1380 un’importante vittoria a Kulikovo sui discendenti dei mongoli, detti tatari. In Crimea si formò un khanato di Tatari che, quando l’Orda d’Oro era ormai in decadenza nel XV secolo, divenne nel 1475 uno stato satellite dell’impero ottomano. Da qui i Tatari continuarono a molestare con razzie i territori dell’Ucraina. I principati di Galizia e Volinia, che si trovavano sul lato occidentale e settentrionale ed erano più distanti dall’influenza mongola, subirono il predominio di Polacchi e Lituani, ma mantennero una loro identità nazionale. Le steppe, centro meridionale del paese, che separavano la zona nord dominata dai polacchi-lituani e dai Tatari della Crimea, furono occupate da comunità autonome, ex servi della gleba e profughi di religione ortodossa, che si diedero un’organizzazione militare e furono detti kosaky, parola turca che significava fuorilegge o persone libere, ed erano comandati da un capo eletto democraticamente, detto atamano. Il gruppo più importante si concentrò sotto le rapide del basso Dniepr nell’isola di Khortytsya, a Zaporozhye, che divenne la patria dei cosacchi ucraini. Kiev fu capitale della Volinia nel 1264, poi passò sotto la Lituania nel 1362, quindi della Polonia nel 1569. Nel 1648 i Cosacchi ucraini, con l’aiuto dei Tatari sconfissero i Polacchi e occuparono Kiev facendone la capitale di uno stato cosacco-ucraino. Proseguendo la guerra e abbandonati dai Tatari, i Cosacchi fecero un’alleanza militare con la Russia, ormai unificata dai Romanov, ma questa finì con l’accordarsi con la Polonia per la spartizione dell’Ucraina, assegnando alla Polonia i territori a ovest del Dniepr e alla Russia Kiev e l’Ucraina settentrionale, a est del fiume (1667). All’inizio del 1700, sperando ancora di unificare i territori polacchi e russi, i Cosacchi fecero un’alleanza con la Svezia contro la Russia di Pietro il Grande, ma furono sconfitti a Poltava nel 1709. L’Ucraina era ormai destinata a cadere nell’orbita russa, che aspirava a uno sbocco sul Mar Nero allora dominato dai Turchi con le numerose fortezze costruite lungo le coste. Nel 1772 Prussia, Austria e Russia decisero di cancellare la Polonia come nazione e si spartirono i territori. L’Ucraina occidentale passò quasi tutta alla Russia, esclusa la Galizia con Lviv che andò all’Austria. Nel frattempo Caterina II di Russia, la Grande, entrata in guerra con la Turchia (1768-1774), conquistò la foce del Dniepr e l’accesso al Mar Nero. Nel 1783 conquistò la Crimea e infine le coste del Mar Nero fino al Dniester. Iniziò la campagna di colonizzazione e russificazione dei nuovi territori e Caterina nominò governatore Grygory Potemkin, suo favorito, per introdurre coloni, fondare nuove città lungo il Dniepr e, sul Mar Nero, Sebastopoli e Odessa. Sebastopoli divenne il porto militare e Odessa quello commerciale. Con lo zar Nicola II proseguì la politica aggressiva della Russia contro la Turchia avanzando la richiesta di protettorato su tutti i cristiani ortodossi nel territorio turco. La guerra scoppiò con l’attacco e la distruzione di tutta la flotta turca nella rada di Sinope, il 30 novembre 1853, ma subito le flotte francesi e inglesi entrano nel Mar Nero per contrastare le mire russe. Fallirono i tentativi di trovare un accordo e l'alleanza di Turchia, Francia, Inghilterra e Austria investì la piazzaforte di Sebastopoli. Il Piemonte si aggiunse all'alleanza per garantire la sua neutralità con l’Austria sul fronte italiano. L’assedio durò 345 giorni e la piazzaforte cadde l’8 settembre 1855. La città fu completamente distrutta e il porto reso inagibile, perché i Russi vi avevano affondato le navi. Ambedue le parti persero ciascuna circa 250000 uomini e molti morirono per il colera, le ferite e le infezioni dovute alle cattive condizioni degli ospedali. La pace fu firmata nel 1856 al Congresso di Parigi che garantì l’indipendenza e l’integrità dell’Impero Ottomano, chiuse gli stretti dei Dardanelli alle navi da guerra e limitò gli armamenti nel Mar Nero a Turchi e Russi. Una conseguenza indiretta della guerra fu la rottura della Santa Alleanza fra Austria e Russia a tutto vantaggio di Napoleone III. Le autorità zariste proseguirono nella russificazione dell’Ucraina e, nel 1876, misero al bando la lingua ucraina; da questo momento, nacque il movimento nazionalista ucraino. 

Dopo la prima guerra mondiale e il crollo del regime zarista, l’Ucraina poté sperimentare un periodo d'indipendenza e, nel 1918, a Kiev fu proclamata la prima Repubblica Popolare Ucraina (RPU), o Nazionale Ucraina (RNU), ma scoppiò subito la guerra civile fra i soviet ucraini bolscevichi, polacchi e nazionalisti ucraini, mentre bande di Cosacchi facevano scorrerie nel territorio. Anche a Lviv fu proclamata una Repubblica Nazionale dell’Ucraina Occidentale (RNUO), ma l’anno seguente fu cancellata dalle truppe polacche. Dopo il Trattato di Versailles del 1919 e il successivo trattato di Riga del 1921, Polonia, Romania e Cecoslovacchia si divisero l’Ucraina occidentale, mentre i sovietici occuparono il resto del territorio che divenne una delle repubbliche socialiste della nuova URSS, la seconda in grandezza dopo la Russia. Salito al potere Stalin nel 1927, fu avviato un piano di collettivizzazione socialista con lo scopo di cancellare ogni aspirazione nazionalista residua. Negli anni 1932-33 avvenne la grande carestia e da tre a cinque milioni di persone morirono di fame in Ucraina, per una deliberata volontà politica, perché i magazzini erano pieni di viveri. Nel periodo delle grandi purghe del 1937-39 vi furono esecuzioni e deportazioni in massa nei gulag della Siberia. 

Dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, nel settembre 1939 le truppe sovietiche invasero la Polonia orientale e l’Ucraina polacca, ma nel 1941 la controffensiva tedesca, insieme agli alleati romeni, occupò gran parte del territorio ucraino per più di due anni. Due milioni di ucraini fecero parte dell’Armata Rossa, ma vi furono i nazionalisti che appoggiarono i Tedeschi e quelli che combatterono entrambi sognando l’indipendenza. Odessa fu centro di molte azioni partigiane. Nel 1943 l’URSS riconquistò i territori perduti e Stalin deportò in Siberia milioni di ucraini e tutti i tatari della Crimea con l’accusa di tradimento e collaborazionismo. Nel 1944 iniziò la ritirata dei Tedeschi su tutti i fronti e, nel 1945, Stalin s'incontrò con Churchill e Roosevelt a Yalta per la famosa Conferenza, dove si stabilirono le zone d'influenza in Europa e nel mondo dopo la guerra. 

Superato il periodo di guerriglia del decennio 1950, suscitato dagli indipendentisti ucraini nella regione dei Carpazi, l’Ucraina ebbe un grande ruolo nell’economia sovietica del dopoguerra. La ricostruzione e lo sviluppo dell’industria pesante sono stati portati avanti sfruttando le miniere di carbone e di ferro della zona orientale. Fu costruita la grande centrale idroelettrica di Dniproges, a monte di Zaporozhye, e furono costruite industrie per la fabbricazione di armi e missili in aree interdette e segrete. Dall’Ucraina venne buona parte della nomenclatura sovietica. Nikita Krushev, al potere nel 1953-64, vi visse a lungo e si considerava suo cittadino; Leonid Breznev, ingegnere metallurgico, era ucraino e fu al potere nel 1964-82. 

Il potenziamento dell’attività agricola e industriale non ha avuto riguardi per l’ambiente e, come altre parti dell’URSS, l’Ucraina ne ha risentito. L’inquinamento nelle zone industriali ha raggiunto livelli di allarme, le acque erano inquinate e quella potabile scarseggiava. Una delle più gravi catastrofi ambientali è stata quella della centrale nucleare di Chornobyl vicina alla frontiera con la Bielorussia. Il mattino del 26 aprile 1986, esplose il reattore Numero 4 della Centrale dopo un test di sicurezza sbagliato, uccidendo 2 tecnici ed esponendo alle radiazioni 28 altri lavoratori e i vigili del fuoco intervenuti. Il reattore bruciò per 10 giorni emettendo 400 volte la radioattività della bomba di Hiroshima. Nelle settimane seguenti le piogge radioattive si propagarono verso nord-ovest in Bielorussia, Polonia e il Baltico fino in Svezia, che fu la prima a dare l’allarme al mondo, ancora tenuto all’oscuro. Sul luogo era scattata un’operazione segreta e le autorità avevano inviato centinaia di migliaia di soldati, scienziati e ingegneri, per soffocare il fuoco nel nucleo del reattore, raccogliere i rifiuti radioattivi nei dintorni e per costruire un sarcofago di cemento e acciaio sul reattore distrutto. Le zone vicine furono evacuate, ma solo due anni dopo le notizie furono declassificate. Il disastro fece esplodere i sentimenti nazionalisti e indipendentisti. In Ucraina iniziarono le marce di protesta che ebbero il loro centro a Kiev. Nel 1989 iniziò la disintegrazione del sistema sovietico e il 24 agosto del 1991 il Parlamento di Kiev votò l’indipendenza della nazione. La separazione era complicata dalla presenza di armamenti nucleari in Ucraina e della flotta del Mar Nero a Sebastopoli. Il problema del porto fu risolto nel 1999 offrendolo in concessione alla Russia fino la 2017. Intanto il paese subì un’acuta crisi economica con inflazione astronomica. Nel 1994 fu eletto presidente Leonid Kuchma un riformatore filorusso, rieletto nel 1999, e iniziò la risalita economica, ma la speculazione e la corruzione fecero crescere il malcontento. 
La lotta per la successione alle elezioni presidenziali del 2004 fu fra il favorito Viktor Janukovyc, favorevole alla Russia e Viktor Juscenko filoeuropeo. Quest’ultimo, sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento da diossina, e nonostante fosse stato sconfitto al ballottaggio, suscitò una violenta protesta dell’opposizione che scese in piazza a Kiev con i vestiti arancione, il loro colore simbolo. La Corte Suprema a dicembre invalidò le elezioni e indisse le nuove, il 26 dello stesso mese. Juscenko vinse a maggioranza e giurò a gennaio 2005. L’Ucraina si avvicinò all’Europa e alla NATO, ma rimase la polarizzazione fra filo russo e filo occidentale. A dicembre 2005 la società russa Gazprom aumentò la tariffa del gas naturale dai metanodotti che attraversavano il paese, passando, da quella di favore di 50 dollari, a 230 dollari e ne nacque una lunga contestazione. Alle elezioni parlamentari del marzo 2006 uscì, primo ministro, Janukovyc che cercò di ridurre per via parlamentare i poteri presidenziali. Il presidente sciolse il parlamento e le nuove elezioni di settembre furono vinte dal partito della coalizione arancione di Julija Timosenko che divenne primo ministro. 
L’adesione all’Unione Europea (U.E.) è stata dichiarata come obiettivo da raggiungere per il prossimo futuro, fissando la data del 2017. La situazione si è rovesciata alle successive elezioni presidenziali del gennaio 2010, ripetute in febbraio per il ballottaggio fra il leader dell'oppositore Janukovyc che ottenne il 49% e la Timosenko che ebbe il 46%, ma accusò l'avversario di frode. Janukovyc fu confermato e nominò primo ministro Nikolay Azarov. 
Nel novembre 2010 la Corte di giustizia accusò Julija Timosenko e altri membri del precedente governo di abuso di ufficio e distrazione di fondi. Il processo andò avanti con procedure discutibili e, nell'agosto 2011, la Timosenko fu arrestata e poi condannata a 7 anni di reclusione e a risarcire 188 milioni di dollari. Gli accordi di associazione con l'U.E. hanno ora scarse prospettive di successo. 
Negli anni successivi al viaggio fino a tutto il 2015, rivolgimenti politici con riflessi internazionali hanno portato l'Ucraina in una situazione endemica di guerra civile. Janukovych aveva proseguito nella sua politica filo-russa prolungando a 25 anni la concessione delle basi navali russe. Alla fine del 2013 scoppiarono a Kiev manifestazioni di piazza che sostenevano l'idea dell'integrazione con l'Europa (Euromaiadan). Queste provocarono numerosi morti e feriti per la reazione con la polizia. Il 22 febbraio 2014 Janukovich, accusato di omicidi di massa, fuggì da Kiev e il nuovo governo di Yatsenyuk fu eletto dal parlamento il 27 febbraio riconosciuto da Unione Europea e Stati Uniti, ma non dalla Russia. Con il nuovo governo, Julija Timosenko fu liberata dalla prigionia e partecipò alle elezioni presidenziali del 25 maggio, dove prevalse Petro Porosenko, un economista dell'università di Kiev, sostenitore della protesta Euromaiadan. La Timosenko abbandonò la vita politica e si ricoverò in Germania per una malattia vertebrale, per i maltrattamenti sofferti in carcere, che la costringeva alla sedia a rotelle. Crebbe, nel frattempo, l'opposizione interna in Crimea e nelle regioni orientali e meridionali, con maggioranze di etnia russa e, fra il 26 e il 27 febbraio, le forze filorusse e gruppi armati senza insegne, in realtà militari russi, presero il controllo della penisola. Il 17 marzo, dopo un referendum, la Crimea si dichiarò indipendente e chiese di aderire alla Russia. Il parlamento ucraino dichiarò il referendum incostituzionale e le Nazioni Unite, il 27 marzo, lo dichiararono non valido. L'annessione della Crimea creò uno stallo internazionale e una crisi di fiducia nei confronti della Russia da parte dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. Un'altra conseguenza fu la secessione dall'Ucraina di tre regioni orientali (Donbass), che ha prodotto una guerra civile endemica sostenuta dalla Russia. Un grave incidente di questa guerra, avvenuto il 17 luglio 2014, fu l'abbattimento di un aereo della Malaysia Airlines 17 con un missile terra-aria, in possesso dei separatisti, sopra la zona di guerra. Morirono 283 passeggeri e 15 membri dell'equipaggio. Conseguenza immediata fu l'interdizione dell'intero spazio aereo dell'Ucraina ai voli delle compagnie straniere che lo sorvolavano. 
Un cessate il fuoco si è ottenuto con il protocollo di Minsk, firmato fra le parti il 5 settembre 2014, nella capitale della Bielorussia dopo lunghi colloqui e con la partecipazione dell'Organizzazione di Sicurezza e Cooperazione Europea (OCSE) e dell'Ambasciatore russo. Col proseguire dei colloqui, nelle due settimane seguenti, si stabilì il ritiro delle armi pesanti e di tutti i mercenari stranieri, una linea di demarcazione fra le parti e la promessa del governo ucraino di uno statuto speciale per le regioni del Donbass. 
Alla fine del 2015, l'insorgere del nuovo terrorismo internazionale, che ha il suo baricentro nel Califfato dello Stato Islamico (IS) in Siria e Iraq, ha fatto riavvicinare Russia, Stati Uniti e paesi dell'Unione Europea per fare fronte comune contro l'espansione dell'IS.

 


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