Ucraina e Danubio - Il Danubio nella Geografia e nella Storia



Il Danubio è il più lungo fiume dell’Unione Europea che nasce in Germania nella Foresta Nera e, dopo un percorso di 2850 km, sbocca con un vasto delta nel Mar Nero. I Greci lo chiamavano Istros e i Romani Danubius, dal nome di un dio dei fiumi. La radice del suo nome è forse celtica, ha il significato di scorrere, e si trova nei nomi di molti altri fiumi europei come il Dniepr e il Don. Il suo corso è oggi completamente navigabile per grandi navi da Ratisbona fino al Mar Nero, regolato da numerose dighe che, mediante chiuse, permettono di superare i dislivelli delle rapide che interrompevano la navigazione. Mediante un canale artificiale che collega il Danubio, prima di Ratisbona, con il fiume Main e il Reno, anche il traffico delle chiatte è esteso dal Mar del Nord fino al Mar Nero. Il Danubio subisce molte brusche variazioni di direzione, ma quella prevalente è sempre verso est. Fra il sud dell’Ungheria e la Croazia diventa un fiume di pianura e le sue acque inondano, da un anno all’altro, vaste distese creando un’area di riserve naturali estesa oggi senza confini in cinque nazioni, Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria e Serbia, costituendo la più grande biosfera protetta europea lungo il suo corso. I suoi tributari, come Drava, il Tibisco e la Sava, coprono una superficie di 800000 ettari. Prima di Belgrado, il Danubio riceve il Tibisco sulla riva sinistra e raggiunge la sua massima portata e la larghezza di un chilometro. Dopo la confluenza con la Nera, sempre sulla riva sinistra, il Danubio si trova al confine con la Romania e deve aprirsi il passo fra i monti Carpazi meridionali e i Balcani. Vicino alla città rumena di Orsova, l’acqua precipitava in una gola larga 150 m e profonda 50 scavata dalle acque in milioni di anni fra due alte pareti di roccia. Il primo tentativo per regolare il flusso dell’acqua fu fatto nel 1890 distruggendo con la dinamite alcuni speroni di roccia, ma la velocità dell’acqua era sempre elevata e le navi dovevano essere trainate. La soluzione completa si ebbe con il progetto rumeno-jugoslavo del 1964-72 e la costruzione di due dighe, con le chiuse, e di due centrali idroelettriche servite da canali artificiali. Dopo le due chiuse, dette le Porte di Ferro, disposte a distanza di circa 80 km alle estremità della gola, il Danubio scorre ormai lentamente su un ampio letto con pendenza ridotta al minimo, trovandosi a 5 metri sul livello del mare e ancora a circa 850 km dalla foce, lungo il confine fra Bulgaria e Romania. Il fiume si divide spesso in più rami che poi si ricongiungono fra molte isole e laghi lasciati dalle inondazioni. A 300 km circa dalla foce, piega verso nord, tutto in territorio rumeno, e prosegue fino al confine con l’Ucraina, dove piega a est e inizia il delta diviso in tre rami. Quest’ultimo tratto, insieme al ramo superiore del delta (il Chilia), costituiscono il confine naturale con l’Ucraina completamente navigabile. Gli altri due rami (il Sulina e S. Giorgio), con i quattro quinti dell’area del Delta, appartengono alla Romania. Tutto il Delta è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità e riserva della biosfera. 

Il Danubio è stato sempre un confine naturale fra popoli e nazioni diverse e anche una via commerciale e di comunicazione fin dal neolitico (dal 6000 a.C.) lungo il quale si sono propagate le nuove idee e quindi la civiltà. Ognuna delle nazioni, che gravitano sul Danubio, vanta, alle proprie origini, antiche popolazioni. I Traci furono i primi popoli a occupare la moderna Bulgaria e nel 1000 a.C. erano diffusi dal Danubio all’Egeo e assorbirono la civiltà greca fino a cadere sotto il dominio dei Macedoni nel IV secolo. Le tribù celtiche si stabilirono nelle valli dell’alto corso del Danubio nel VI secolo a.C. e poi nel medio corso fino alla Sava e costruirono una fortezza nel luogo dell’attuale Belgrado. Essendo sempre divisi in tribù, non costruirono mai un regno e finirono dominati sotto la pressione delle tribù germaniche e dei Romani. A nord del basso corso del Danubio, nell’attuale Romania, nel I secolo a.C., si formò un regno autonomo dei Daci. Nel 27 a.C., con l’imperatore Augusto, i romani avevano conquistato l’intera valle del Danubio e creato una linea di fortificazioni (il Limes), che li separava da Celti, Pannoni e Illiri, e la flotta romana controllava le acque del fiume. Lungo le rive del Danubio si svilupparono le città romane di Castra Regina (Regensburg), Vindobona (Vienna), Aquincum (Budapest), Sigidunum (Belgrado), e Sexanta Prista (Buse). L’Austria attuale era inclusa nei territori romani del Norico e della Pannonia che dal tempo di Augusto fecero parte dell’impero romano. La Dacia, oltre il Danubio, fu conquistata, nel 106 d.C., dall’imperatore Traiano che ottenne così il controllo dell’intero basso corso del Danubio. Con Adriano (117-138), si pose fine all’espansionismo per consolidare l’impero e fortificare i confini. Nel III secolo, i Goti, scesi dal nord del Mar Nero, forzarono il Danubio, invadendo la Pannonia, e gli imperatori da Gallieno ad Aureliano (270-275), allora comandante della cavalleria, furono impegnati nel respingerli fino alla vittoria di Naissus (Nis in Serbia) nel 269. La Dacia fu abbandonata, molti barbari furono accolti nell’impero come immigrati e aiutarono a difendere i confini. Il periodo del basso impero, fra il III e IV secolo fu quello della maggiore crisi dell’impero; i Goti attraversarono il Danubio, i Franchi, il Reno, mentre i Sassanidi, che sostituivano i Parti, premevano a est. Diocleziano (284-305) riorganizzò l’esercito e così furono respinti Goti, Franchi e Sassanidi. Dopo Costantino (325-327), i Visigoti attraversarono il Danubio e l’imperatore Valente fu sconfitto e ucciso ad Adrianopoli nel 378. Nel 395, con la morte di Teodosio e la divisione dell’impero, quello d’Occidente fu il più debole. I Visigoti invasero l’Italia e saccheggiarono Roma nel 410. Gli Unni arrivarono sulla Marna, ma furono sconfitti a Campi Catalaunici nel 451, poi Attila invase la pianura Padana, ma morì nel 453 e il suo popolo si dissolse. Roma fu saccheggiata dai Vandali nel 455 e l’Impero Romano d’Occidente crollò con la deposizione dell’ultimo imperatore Romolo Augustolo (476). 
Dal V al VII secolo, il Danubio nell’area balcanica fu il passaggio obbligato di tutte le invasioni dal nord in Europa, fra queste le migrazioni slave. In Pannonia e Dalmazia arrivarono i Croati, forse provenienti dall'attuale Polonia meridionale. In Bulgaria gli slavi si mescolarono ai Traci. Dal 667, i Bulgari, tribù turco-altaiche, conquistarono Mesia e Tracia, crearono il primo regno Bulgaro (681-1018), si fusero con gli slavi e i Traci persero la loro identità. I re bulgari ebbero il titolo di Caesar dall'imperatore di Bisanzio, trasformato poi in Zar. Nell’anno 865, lo zar Boris I si convertì al cristianesimo e la chiesa nazionale ortodossa riconobbe il Patriarca di Costantinopoli. Dopo l’anno 863, per opera di due monaci slavi, Cirillo e Metodio di Salonica (Tessalonica), fu creato l’alfabeto cirillico e la lingua slava scritta. Alla fine del secolo VIII, Carlo Magno arrivò in Pannonia, dove distrusse il regno gli Avari che costituivano una costante minaccia. Si formarono due ducati: a nord-est la Croazia pannonica e, lungo la costa adriatica, la Croazia dalmata e furono evangelizzate. Nel IX secolo, le tribù slave dei Serbi Bianchi avevano creato la nazione serba, che comprendeva la regione della Bosnia-Erzegovina, a sud-est della Croazia pannonica e dalmata ed erano state convertite al cristianesimo dai missionari Cirillo e Metodio. L’unità nazionale fu rafforzata dalla minaccia della vicina Bulgaria. I sovrani serbi si appoggiarono all’impero bizantino e, nel XII secolo, si convertirono alla fede ortodossa. Nel 1166 iniziò la dinastia dei Nemanidi che costituì un potente stato indipendente e raggiunse l’apogeo nel XIV secolo con lo zar Stefano Dusan. Le dimensioni della Serbia raddoppiarono, incluse la Grecia, tranne il Peloponneso, e dominò la Bulgaria. Nell’anno 896, in Ungheria dalle regioni del Volga e degli Urali, guidati dal loro capo Arpad, arrivarono gli Ungari, un popolo di lingua ugrofinnica, formato da sette tribù, la maggiore delle quali era dei Magiari, che si unirono ad altre tre tribù locali di origine turca e conquistarono il bacino dei Carpazi nel medio corso del Danubio. Nacque così la Nazione ungherese delle dieci tribù (on-ugor in turco), da cui derivò il nome di Ungheria. Nell’anno 1000 fu incoronato il primo re d’Ungheria Stefano I che convertì il popolo al cristianesimo. A est, il territorio della moderna Romania, dopo Attila, fu occupato da Serbi, Croati e Bulgari e infine dagli Ungheresi che occuparono la Transilvania fra i secoli XI e XII. 
L’Austria, germanizzata da Longobardi, Ostrogoti e Franchi, dal X al XIII secolo fu dominata dalla dinastia Babenberg. Nel 1278, Rodolfo d’Asburgo stabilì il dominio della sua dinastia che rimase fino al 1918. La valle del Danubio si trovava nel percorso dei pellegrini che andavano in Terra Santa e fu attraversata dalle Crociate. Nel 1096, la prima crociata, guidata da Goffredo di Buglione, seguì la via di terra da Worms, Ratisbona, Vienna e l’Ungheria, convergendo a Costantinopoli e, passando per l’Asia Minore, dove fu conquistata Edessa e Antiochia. La crociata finì con la conquista di Gerusalemme (1099). Dopo la perdita di Edessa, nel 1141, partì la seconda crociata (1144-1148) che finì per i contrasti fra crociati. Dopo l’occupazione di Gerusalemme da parte del sultano Saladino (1187), partì la terza crociata (1187-1192) di Federico Barbarossa che seguì il percorso terrestre lungo la valle del Danubio, ma morì in Cilicia guadando un fiume. La crociata proseguì con Riccardo Cuor di Leone, via mare, e conquistò solo l’isola di Cipro. Le altre crociate, fino alla settima nel 1270, ebbero sempre meno efficacia. Nel 1242 i Mongoli arrivarono fino ai confini dell’Ungheria. Dopo l’invasione mongola, i piccoli principati locali di Transilvania, Moldavia e Valacchia, con a capo un voivoda, acquistarono maggiore indipendenza. Nel XIV secolo il pericolo venne dal sorgere della potenza dei Turchi ottomani che iniziarono la conquista dei Balcani. Nel 1389, nella battaglia di Kosovo Lolje serbi e bosniaci subirono una sanguinosa disfatta. Quattro anni dopo gli ottomani conquistarono la Bulgaria. Nel 1396 il sultano Bayezid sconfisse gli Ungheresi, alleati dei Francesi, nella battaglia di Nicopoli. L’avanzata degli ottomani fu interrotta per 50 anni dall’arrivo di Tamerlano ma riprese con Maometto II. Dopo la conquista di Costantinopoli (1453), furono occupate Grecia e Albania, la Bosnia fu conquistata nel 1463, l’armata croata distrutta nel 1493. Gli Ottomani invasero i Balcani e, dopo le sconfitte di Serbi e Ungheresi, tutti dovettero pagare un tributo. Nel 1456, salì al trono di Valacchia Vlad III l’Impalatore, chiamato così perché usava questo supplizio su nemici e avversari e divenne famoso come Conte Dracula. Odiava i Turchi perché da giovane era stato alla corte del sultano come ostaggio e poi liberato come alleato. Appoggiò gli Ungheresi e il re Mattia Corvino (1458-1490) contro i Turchi poi, nel 1462, fece impalare i messi del sultano Maometto II, attraversò il Danubio e saccheggiò i territori ottomani, attaccò il campo del sultano cercando di ucciderlo, ma fallì e si rifugiò fra i suoi monti; infine fu fatto imprigionare da Mattia Corvino. La sua fine è ignota e rimase la leggenda. 
Nel XVI secolo l’avanzata degli ottomani proseguì verso est con Solimano il Magnifico e gli Ungheresi subirono un’altra disfatta a Mohacs nel 1526, dove morì il re Luigi II e si estinse la dinastia ungherese degli Jagelloni. La corona d’Ungheria passò agli Asburgo, Ungheria e Croazia furono occupate in gran parte dagli ottomani e Solimano mosse verso Vienna per colpire il Sacro Romano Impero. Fu iniziato l’assedio ma levato all’inizio dell’inverno. Un trattato fra Austria e Impero Ottomano fu stipulato nel 1562. Sotto il regno di Solimano il Magnifico, l’Impero Ottomano raggiunse il suo apogeo. Tutto il basso e medio corso del Danubio, dal Mar Nero fino oltre Budapest apparteneva agli ottomani e solo una piccola fascia dell’Ungheria costituiva uno stato cuscinetto degli Asburgo a poca distanza da Vienna. Solimano morì nel 1566 durante un assedio in Ungheria e fu sepolto a Istanbul. Dopo la sconfitta di Kosovo Lolje, molti serbi migrarono verso nord, nella Voivodina che allora apparteneva all’Ungheria, accolti per la difesa dei confini, ma mai integratisi. Anche l’Austria accolse serbi e croati che fuggivano dai turchi e si formarono minoranze di etnie diverse. Con la guerra austro-turca del 1683-99 cominciò la rivincita delle potenze europee. Nel 1683, il sultano Maometto IV fece un secondo tentativo di occupare Vienna. Il visir Kara Mustafà, con 180000 uomini, fu mandato ad assediare la città. Decisivo fu l’arrivo del re di Polonia Giovanni Sobieski che prese alle spalle i Turchi, sbaragliandoli. Iniziò dopo la controffensiva degli Asburgo che ripresero Ungheria, Transilvania e Croazia. Caduto in disgrazia, Mustafà ebbe in dono dal sultano un laccio di seta con cui si fece strangolare. Il trattato di Carlovitz del 1699 confermò il nuovo assetto, ma la Bosnia-Erzegovina rimase alla Turchia. La prima rivolta serba fu quella del 1804 che continuò fino al 1813. Nel 1815, Milos Obrenovic, capo della seconda rivolta serba, sconfisse l’armata turca e fu riconosciuto principe di Serbia. Dal 1821 al 1829 scoppiò la rivolta della Grecia risolta con l’intervento delle potenze europee che, a Navarrino, distrussero la flotta turco-egiziana (1827). Seguì il trattato di Costantinopoli che confermava l’indipendenza della Grecia. Nel 1867, l’Imperatore Francesco Giuseppe creò la duplice monarchia dell’Impero Austro-Ungarico. Nel 1877 scoppiò la Crisi dei Balcani a seguito delle rivolte contro i Turchi in Bosnia-Erzegovina (1875) e in Bulgaria (1876), seguita da una feroce repressione. Nel dicembre 1876, in una conferenza tenuta a Costantinopoli si chiesero riforme all’Impero ottomano. Nel 1877-78 la Russia attaccò la Turchia e  si fermò davanti a Costantinopoli per l’intervento della flotta britannica. Nel 1878 fu firmata la pace di Santo Stefano e si ottenne dalla Turchia la piena indipendenza di Montenegro, Serbia e Romania e l’autonomia della Bulgaria con protettorato russo. Questa diventava lo stato più grande dei Balcani, comprendendo la Macedonia e i confini sul Mar Nero e Mare Egeo. La nuova nazione serba aspirava all’unificazione di tutti i serbi, inclusa la Bosnia-Erzegovina, amministrata dall’Austria e tributaria della Turchia, e proponeva una monarchia parlamentare fra serbi, croati e sloveni. 
L’irredentismo serbo all’interno dell’Impero Austro-Ungarico portò all’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914 con l’assassinio dell’Arciduca ereditario Francesco Ferdinando d’Austria. Scoppiò la Prima guerra mondiale che provocò la prima rivoluzione dell’assetto politico mondiale del XX secolo. Limitandoci al nuovo assetto delle nazioni danubiane, dopo il crollo dell’Impero Austro-Ungarico, l’Ungheria e la Cecoslovacchia divennero stati indipendenti e fu creato il nuovo regno dei Serbi, Croati e Sloveni con a capo il principe serbo Aleksander Karadordevic. Questi, nel 1929, fondò il Regno di Jugoslavia assumendo il nome di Alessandro I. Fu creata una commissione internazionale che controllava il traffico del Danubio da Ulm in Germania fino al Mar Nero, ma fallì la creazione di un’unione economica fra le nazioni danubiane. In Germania fu creata una repubblica parlamentare e, il 19 gennaio 1919 fu eletta l’Assemblea Nazionale che si riunì a Weimar e la nuova costituzione stabilì un regime semi presidenziale. L’impegno delle riparazioni di guerra provocò un’inflazione crescente e il marco crollò. Questo diede forza ai movimenti di estrema destra guidati da Adolf Hitler con il Partito Nazionalsocialista. Dopo le elezioni del 1923 fu eletto presidente Paul von Hindenburg e, alle elezioni del Reichstag, nel luglio 1932, Hitler ottenne la maggioranza relativa. Sostenuto da due partiti di destra fu nominato cancelliere (gennaio 1933). Un mese dopo, l’incendio del Reichstag a Berlino diede a Hitler il pretesto per ottenere dal presidente il decreto di emergenza previsto dalla costituzione, che sospendeva per quattro anni i diritti fondamentali. Dopo la morte di Hindenburg nel 1934, Hitler trasferì tutti i poteri alla sua carica nominandosi Fürer della Germania Nazista. Fu l’inizio del Terzo Reich. 
Nel 1938 Hitler, a seguito di un plebiscito, occupò l’Austria annettendola (Anschluss), in base al principio di autodeterminazione dei popoli. Con la stessa motivazione, la Germania ottenne l’annessione di territori etnicamente tedeschi ai confini con Boemia, Moravia, Slesia e Cecoslovacchia. La questione di Danzica fu infine il pretesto per l’invasione della Polonia, nel settembre 1939, e l’inizio della seconda guerra mondiale. Il Danubio fu occupato dalle forze navali tedesche per raggiungere il Mar Nero. I paesi balcanici, Romania e Bulgaria e l’Ungheria, appoggiarono la Germania di Hitler, la Turchia, come la Spagna e la Svezia, rimasero neutrali. Dopo la conquista della Jugoslavia e della Grecia, la Germania attaccò la Russia nel giugno 1941, ma l’avanzata si fermò a Mosca. Nel giugno del 1942 i Tedeschi avanzarono nel Caucaso e occuparono Stalingrado, ma furono intrappolati dal contrattacco sovietico e finì la guerra-lampo. Stalingrado capitolò nel gennaio 1943. A ottobre l’armata rossa sfondò sul Dniepr, nel gennaio 1944, giunse al confine orientale polacco, in agosto occupò la Romania, in settembre entrò in Ungheria. In ottobre i partigiani di Tito entrarono a Belgrado insieme all’Armata Rossa. Dopo il suicidio di Hitler e la caduta di Berlino, nel maggio 1945, la Germania si arrese. L’Europa fu divisa nelle due zone d’influenza, URSS e le potenze occidentali, secondo gli accordi di Yalta del 1945. La Germania fu divisa secondo la linea Oder-Neisse, l’Austria fu resa neutrale. La nuova Repubblica Federale di Jugoslavia divisa in sei stati, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia e Montenegro, aderiva al blocco sovietico, con Tito primo ministro. Appoggiarono il blocco sovietico i paesi balcanici, Romania, Bulgaria e l’Ungheria con la maggior parte del corso del Danubio. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, i paesi del medio e basso corso del Danubio sono transitati a un regime democratico. La Cecoslovacchia si è divisa in repubblica Ceca e Slovacca. In Jugoslavia, dove Tito era morto già nel 1980, il crollo del comunismo fece esplodere i contrasti fra le nazionalità che proclamarono l’indipendenza. La guerra civile durò dal 1991 al 1996 e si formarono gli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina divisa in due entità: una Federazione Croato-Musulmana e una Repubblica di Bosnia-Erzegovina. Nel 1998 la Serbia attaccò i ribelli del Kosovo, provincia autonoma di maggioranza albanese, con una dura repressione, anche da parte di forze paramilitari di estremisti serbi, questo provocò l’intervento della NATO che bombardò anche Belgrado. 




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