Ucraina e Danubio - Da Novi Sad a Belgrado


Alle 18:30 di martedì 18 settembre, tornati alla nave, la Vivaldi lascia Mohacs e, dopo meno di 15 km finisce il Danubio ungherese a 1425 km dalla foce. La riva sinistra appartiene alla Serbia mentre la riva destra rimarrà croata fin dopo la città di Ilok a 1299 dalla foce. Si attraversa ora una delle zone più belle della grande area protetta fluviale europea, alla confluenza della Drava con il Danubio, fra Ungheria, Serbia e Croazia, dove senza argini le acque dilagano durante le ondate di piena creando una grande foresta allagata. Piste ciclabili e navigazione fluviale ne fanno un centro di ecoturismo. Durante la notte si passa per Vukovar, grande porto sulla riva destra croata del Danubio a 1333 km dalla foce. Coinvolta nelle guerre jugoslave 1991-95, fu assediata dall’armata serba, distrutta dai bombardamenti e occupata da milizie paramilitari che commisero massacri mirati alla pulizia etnica. Fu restituita alla Croazia nel 1998 completando l’indipendenza di questa nazione. 
Subito dopo Vukovar, il Danubio, che aveva attraversato tutta l'Ungheria scendendo a sud, in Serbia piega verso est dirigendosi verso le montagne dei Carpazi. 

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Novi Sad - Riva destra Luogo dell’approdo.
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Novi Sad - Riva sinistra, Fortezza di Petrovaradin.

 

Il mattino di mercoledì 19 settembre, alle 8:00, la Vivaldi è ferma all’approdo di Novi Sad, sulla riva sinistra, a 1255 km dalla foce. Sulla riva destra, opposta alla città, si vede la fortezza di Petrovaradin del XIII secolo, conquistata da Solimano il Magnifico e poi liberata dai Turchi dal principe Eugenio di Savoia. Usata poi come caserma e prigione, vi fu tenuto il futuro maresciallo Tito. Novi Sad (Nuovi Giardini) è capitale della Voivodina, granaio dell'ex-Jugoslavia; il luogo era abitato fin dall’età della pietra e poi dai Celti e dai Romani fino ai Bizantini. Nel 1999, durante l’ultima guerra del Kosovo, la città è stata bombardata dalla NATO e i suoi tre ponti distrutti. La ricostruzione è finita nel 2005. La Serbia non è ancora in zona euro e usa il dinaro (un euro = 114 dinari). 

Alle 9:30, si lascia la nave per la visita, a bordo dei pullman, ma prima della città moderna si attraversa il Danubio sul vicino ponte per raggiungere la città di Sremski Karlovci, posta a circa 8 km da Novi Sad, centro politico e culturale serbo. Fondata nel 1694 dagli ortodossi serbi, divenne importante, nel XVII e XVIII secolo, per la presenza di un Patriarca e un’università di studi classici e linguistici. 
La città divenne poi famosa nella storia per il Trattato di Karlowitz del 1699 fra Austria, Turchia, Polonia e Venezia, che pose fine alla guerra contro i Turchi, dopo il secondo assedio di Vienna, e ridiede all’Austria la supremazia sui Balcani. Al centro della città si trovano la Cattedrale, la sede del Patriarca, l’Università con la Biblioteca e il Municipio.

 
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Sremski Karlovci – Cattedrale.
Sremski Karlovci – Sede del Patriarca.
Sremski Karlovci – Università degli studi classici e linguistici.

Lasciata Sremski Karlovci, si torna a Novi Sad per una passeggiata al centro storico. Si percorre tutta la Strada Principale all’inizio della quale è il palazzo patriarcale di stile bizantino, davanti c’è la statua di Jobath Jobanovich, uomo politico serbo (1833-1904) che lottò per l’indipendenza della Voivodina. La strada è tutta zona pedonale e gli edifici sono stati restaurati nello stile originale dopo l’ultima Guerra del Kosovo e i bombardamenti della NATO. Alla fine della strada si apre la Gran Piazza su cui affaccia la Cattedrale cattolica, con l’alto campanile e un orologio sopra il portale; di fronte, sul lato opposto della piazza, sorge il Municipio. 

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Novi Sad - La strada principale.

Novi Sad - Palazzo Patriarcale di stile bizantino.

Novi Sad - Statua di Jobath Jobanovich (1833-1904).


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Novi Sad - La strada principale (ultimo tratto) - Si vede
la guglia della Cattedrale cattolica.
Novi Sad - Gran Piazza - Municipio.
Novi Sad - Gran Piazza - Cattedrale cattolica.

Alle 12:30, si torna alla nave che subito parte alla volta di Belgrado. Si passa vicino a Sremski Karlovci, dopo, il Danubio attraversa una parte del parco nazionale e si nota la ricca vegetazione che copre le rive e l’abbondanza di uccelli. In questo tratto, prima di Belgrado, c’è la confluenza del Tibisco (Tisza in ungherese e Tisa in serbo) che, proveniente da nord, dalle montagne dell’Ucraina occidentale, e dopo essere passato in Ungheria e in Serbia, si unisce al Danubio sulla riva destra, a 1214 km dalla foce. 

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Il Danubio attraversa il Parco Nazionale.
Parco Nazionale del Danubio - Gabbiani sopra una chiatta.
Parco Nazionale del Danubio - Un gabbiano in volo.

Alle 18:00 si giunge a Belgrado e si approda sulla riva destra a 1170 km dalla foce. 

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Belgrado - Si avvicina l'approdo sulla riva destra.
Belgrado - Approdo sulla riva destra.
Belgrado - Una chiatta sulla riva sinistra.

  Dopo cena, alle 20:30 si scende a Belgrado per assistere a uno spettacolo di folclore serbo con musiche e danze.
 
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Belgrado - Spettacolo di danze e musiche serbe.
Belgrado - Spettacolo di danze e musiche serbe.
Belgrado - Spettacolo di danze e musiche serbe.

Si torna alla nave alle 23:00. Cena e pernottamento. 

Il mattino di giovedì 20 settembre è nuvoloso e piove. Alle ore 9:00 si lascia la nave per la visita della città di Belgrado, capitale della Serbia. La città si trova sulla confluenza del fiume Sava, dove sorge la fortezza di Kalemegdam, sulla sponda destra di ambedue i fiumi, nel luogo delle prime fortificazioni, prima celtiche e poi romane del I secolo. Fu ricostruita tante volte, fino all’ultima da parte degli austriaci che ne fecero una delle più possenti d’Europa. Oggi è museo militare e, intorno, c’è un parco di divertimenti. Anche la città di Belgrado fu distrutta e ricostruita tante volte e poco è rimasto dell’antico. Il nucleo della città storica si trova sulla riva destra dei due fiumi, nel 1800 si estese a sud e a est e, dopo la seconda guerra mondiale, anche sulla riva sinistra del Danubio. Nel 1999, i bombardamenti NATO hanno distrutto tutti i ponti, poi ricostruiti. Oggi la città ha oltre 2 milioni di abitanti.  

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Belgrado - Palazzo Vecchio, sede dell’Assemblea Cittadina.
Belgrado - Piazza Nikola Pasic - Parlamento.

 

La visita del centro cittadino è resa difficile dalla pioggia, le foto sono riprese dall’interno del pullman con i vetri bagnati. La maggior parte degli edifici è nello stile serbo barocco e neoclassico e i più antichi risalgono alla prima metà del 1800. Il Palazzo Vecchio, sede dell’Assemblea Cittadina, è stato costruito nel 1802-04 in stile neoclassico. Il Parlamento, anche questo neoclassico, si trova al centro di Belgrado nella piazza dedicata a Nikola Pasic, uomo politico che fu a capo della Serbia fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Si attraversano i quartieri residenziali e la zona delle ambasciate. 
 
Si sale infine sulla sommità dell’altopiano che domina la città, dove si trova la Cattedrale dedicata a San Sava di Serbia (1174-1235), fratello del primo re di Serbia, Stefano Prvovensani. Da giovane si era ritirato nel monastero di Monte Athos, dove prese il nome di Sava, il fondatore del monachesimo palestinese. Nel 1219 fu consacrato arcivescovo di Serbia dall’imperatore Teodoro I e divenne il fondatore della chiesa autocefala serba che si distaccò da quella bulgara. In seguito si riavvicinò alla chiesa romana e ottenne dal papa Onorio III l’approvazione per l’incoronazione del fratello Stefano a primo re di Serbia. Venerato dai Serbi, è festeggiato il 14 gennaio, giorno della sua morte.  
 
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Belgrado - Cattedrale di San Sava sull’altopiano che domina la città.

La Cattedrale è uno degli edifici più imponenti di Belgrado. La costruzione fu iniziata nel 1895, dopo la definitiva liberazione dai Turchi, nel luogo, dove questi avevano bruciato le ossa del santo per cancellare l’oggetto della devozione popolare. I progetti e la costruzione del tempio furono rallentati e bloccati nel corso delle guerre, da quella con la Bulgaria del 1912, a quella del 1915-18, poi quella del 1940-45 e infine dal governo jugoslavo. I lavori furono ripresi nel 1984 e il tempio consacrato nel 2000, ancora non ultimato; i lavori continuano per la decorazione degli interni. Il tempio è a pianta centrale con una cupola, sorretta da pennacchi, che è stata costruita a terra e poi sollevata nella sua posizione. L’interno è a croce greca con quattro absidi a semicupola. La struttura è lunga 91 m, larga 81 e la sua altezza, fino alla sommità della croce, è di 79 m. Oggi è la più grande chiesa ortodossa del mondo. L’esterno è in marmo travertino, cupole e semicupole sono rivestite di rame, i pavimenti sono di marmo e le decorazioni a mosaico. 

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Belgrado - Fortezza di Kalemegdan.

 

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Lasciando Belgrado - La Fortezza di Kalemegdan vista dal Danubio.

Prima di tornare alla nave si passa in vista della fortezza di Kalemegdan che si può fotografare. Alle 13:30 la Vivaldi lascia l’approdo di Belgrado e riprende la navigazione verso la gola dei Carpazi. Si passa vicino allo sbocco della Sava e si possono fotografare ancora una volta i bastioni della fortezza di Kalemegdan. Nel pomeriggio, alle 17:50, si passa per Smederevo, città serba sulla riva destra, che fu anche capitale per brevi periodi e vi fu costruita una fortezza nel 1430 della quale sono rimaste le rovine, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Dopo Smederevo c’è lo sbocco della Velika Morava sulla riva sinistra; alle 19:00 si giunge alla confluenza della Nera, sulla riva destra al km 1077 dalla foce, a quasi 100 km da Belgrado. Qui passa il confine con la Romania e c’è il cambiamento di fuso orario (si aggiunge un’ora) per Romania e Bulgaria. Dalla confluenza con la Nera e per tutto il passaggio della gola dai Carpazi ai Balcani, il Danubio è il confine comune fra Serbia, sulla riva destra, e Romania, sulla riva sinistra.


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