Ultimi Viaggi - Galilea - Da Meghiddo a Nazareth



La mattina di venerdì 30 aprile si lascia Akko, si scende a sud-est di Haifa e si entra nell'altopiano della Galilea per raggiungere, dopo circa 30 km, il sito archeologico di Megiddo incluso in un Parco Nazionale. 
La fama di Megiddo deriva dall’Apocalisse di S. Giovanni che lo indicò come il luogo dove avverrà l’ultima battaglia della Terra fra le forze del bene e quelle del male. L’antichità del luogo è attestata dagli scavi degli archeologi che hanno scoperto 17 livelli diversi di un tempio che sorgeva in questo posto dalla fine del quarto millennio a.C., dall'inizio del periodo dei canaaniti, e durato per 2000 anni, fino all’inizio dell’età del Ferro. Nel luogo si trovava anche un’importante sorgente d’acqua e nell’insediamento fu costruito un palazzo reale. Nel 1468 a.C. il luogo fu occupato dall’esercito egiziano del faraone Tutmosi III e per un secolo rimase roccaforte egiziana. Fu conquistato, forse, da David e sotto Salomone fu chiamato la Città dei Carri per la presenza di stalle che dovevano contenere migliaia di cavalli. In seguito Megiddo, per la sua posizione strategica che controllava un passo montano, sulla strada che collegava l’Egitto all’Assiria, rimase un crocevia commerciale fino a tutto il periodo romano, lungo la cosiddetta Via Maris. La città, su una collina (Tel), fu improvvisamente abbandonata nel IV secolo d.C. per motivi sconosciuti. Nel 2005 anche Meghiddo è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
 
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Sito archeologico di Megiddo. Mura e porta della città.

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Sito archeologico di Megiddo. Porta della città vista dall'interno.

Le mura che circondano la collina hanno subito molti rifacimenti nel corso dei secoli, vi sono pietre nere basaltiche del Golan e pietre bianche della Galilea. La porta principale si sviluppa con un corridoio difeso da camere laterali dove si nascondevano i difensori. 
Gli scavi hanno tagliato profondamente la collina e si sono trovati i resti di un palazzo, dove si distinguono un ingresso a portico e una sala cerimoniale. Nel luogo degli scavi, a ricordo della Città dei Carri di Salomone e delle sue stalle, c'è una biga con due cavalli stilizzati in ferro. 

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Collina di Megiddo. I profondi scavi hanno tagliato la collina (Tel).
Collina di Megiddo. Scavi del Palazzo Reale.
Collina di Megiddo. Biga e cavalli simbolici di ferro.

Vicino si è trovato un silos del secolo VIII a.C. per la conservazione del grano con una capacità di 450 mc; i resti trovati fra le pietre testimoniano la sua funzione. Il ritrovamento più importante è stato quello dell’impianto idrico della città che risale al IX secolo a.C. e che si è ben conservato. Si tratta di un pozzo artificiale profondo 30 m che oggi è stato reso accessibile con una scala metallica. Sul fondo, un cunicolo lungo 70 m raggiungeva la sorgente che si trovava fuori dalla cinta muraria della città, ma non era accessibile al nemico. Oggi il livello dell’acqua si è abbassato e il cunicolo è all’asciutto; prima l’acqua arrivava al fondo del pozzo. I turisti oggi scendono la scala metallica fino al fondo (183 gradini), percorrono il cunicolo fino alla sorgente, dove si osserva il livello della falda ed escono dal parco archeologico, mediante una seconda scala di 80 gradini (circa 13 m). 

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Collina di Megiddo. - Silos per il grano visto dall'alto.
Collina di Megiddo - Impianto idrico con pozzo di 30 m e scala moderna.
Collina di Megiddo - Cunicolo sotterraneo di 70 m dal pozzo alla sorgente.

 

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Sito di Tzipori (Sepphoris) - Ingresso.

 

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Sito di Tzipori (Sepphoris) - Panorama.

Usciti dal parco di Megiddo il pullman ci porta in un altro sito archeologico della Galilea: Tzipori (o Zippori e Sepphoris per i Romani), 22 km circa a nord-est e 6 km da Nazareth. La città fu fondata dagli asmonei, la dinastia di Giuda Maccabeo, nel II secolo a.C., e nel 63 fu conquistata da Pompeo. Per i religiosi ebrei, a Tzipori fu trascritta la Mishnah alla fine del II secolo d.C., la più antica legge orale del popolo ebraico alla base del Talmud, che raccoglie le regole degli ebrei ortodossi. Città ellenistica, capitale della Galilea romana sotto Erode, poi bizantina, araba e crociata, il suo sito archeologico si estende su una vasta area ed è di grande interesse. Ogni anno gli archeologi trovano nuove testimonianze della sua lunga storia. 
Il ritrovamento più interessante è una villa romana del II secolo d.C., dove si trova, al centro del triclinio, un mosaico bizantino con scene della vita del dio Dioniso, accompagnate da iscrizioni in greco che identificano le figure e i riti compiuti in suo onore. In un riquadro c’è il ritratto di una fanciulla che per la sua bellezza è stata denominata “La Monna Lisa della Galilea”. 


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Sito di Tzipori (Sepphoris).
Mosaico bizantino nel triclinio di una villa romana.
Sito di Tzipori (Sepphoris) – La “Monna Lisa della Galilea”, particolare del mosaico.
Sito di Tzipori (Sepphoris) – Riproduzione del ritratto “Monna Lisa della Galilea”.
 
Nella parte più bassa, al confine della città, si è trovata una sinagoga del V o inizio VI secolo d.C. che è stata restaurata. Vi sono iscrizioni dedicatorie dei donatori. Fra i soggetti sono segni zodiacali e una menorah. Un dipinto su una parete ricostruisce l’aspetto originario della sinagoga. 

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Sito di Tzipori (Sepphoris).
Sinagoga – Mosaico con segni zodiacali.
Sito di Tzipori (Sepphoris) – Sinagoga – Mosaico raffigurante la menorah.
Sito di Tzipori (Sepphoris) – Dipinto su parete che ricostruisce l’aspetto della sinagoga.

 

NAZARETH

Nel pomeriggio si raggiunge Nazareth, il primo dei luoghi che ricordano la vita di Gesù, dove passò la sua infanzia e la sua giovinezza. Qui la chiesa principale è stata sempre dedicata all’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria (secondo il Vangelo di Luca e Matteo). La prima fu una chiesa bizantina del V secolo sorta nel luogo che, per la tradizione, era la casa di Maria, dove sarebbe apparso l'Arcangelo Gabriele. I crociati avevano fatto di Nazareth la capitale della Galilea e costruirono due chiese, una all’Annunciazione e l’altra all’Arcangelo Gabriele che sono state distrutte quando i crociati lasciarono la Terrasanta. Secondo una tradizione, confermata da alcuni documenti, la casa della Madonna, fu trasportata dai crociati via mare dal 1291 al 1294 a Loreto, nelle Marche, e qui è sorto il Santuario della Santa Casa (si disse poi che la casa fosse stata trasportata dagli angeli). Nel XVII secolo i francescani ottennero la concessione delle rovine dell’antica Basilica dell’Annunciazione e ritornarono in Terrasanta. Nel 1730 fu costruita una nuova chiesa che rimase fino alla costruzione dell’ultima, voluta da Paolo VI e Giovanni XXIII e consacrata nel 1969. Il progetto fu affidato all’architetto Giovanni Murzio che ideò una struttura in pilastri e travi in cemento armato, criticata da molti perché ritenuta troppo moderna, e la divise in una basilica superiore e una inferiore (o sotterranea). 

La facciata a capanna è in pietra bianca e rosa con influenze arabe. La basilica superiore, con struttura in cemento armato, ha una copertura a cupola e, sotto di essa, una balaustra poligonale apre la vista sulla basilica sotterranea (inferiore), nel luogo del rinvenimento della casa di Maria, per creare una continuità fra le due. L'inferiore racchiude anche l’abside della chiesa bizantina del V secolo nella Grotta dell'Annunciazione. Sopra l'abside c'è il simbolo dell'Annunciazione. Dietro l'abside è stato conservato il muro, con splendidi mosaici bizantini restaurati, della chiesa costruita dai crociati nel XII secolo. 

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Nazareth – Basilica dell’Annunciazione
Facciata esterna a capanna.
Basilica dell’Annunciazione – Chiesa superiore con una struttura in cemento armato.
Basilica dell’Annunciazione – Chiesa superiore: la balaustra sotto la cupola apre su quella inferiore.

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Nazareth – Basilica dell’Annunciazione.
Chiesa superiore – La cupola.
Basilica dell’Annunciazione – Chiesa sotterranea con la grotta dell'Annunciazione.
Basilica dell’Annunciazione – Chiesa sotterranea – Abside della chiesa bizantina dell’Annunciazione.
 
Completata la visita a Cana, alle ore 17:00 circa, a bordo del pullman, si prende la strada per Tiberiade, sulle rive del lago omonimo, scendendo a circa 200 m sotto il livello del mare. Alle 17:30 circa si scende all'Hotel Leonardo, dove si rimarrà due notti. 

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