Ultimi Viaggi - Da Monte Tabor a Gerusalemme



Nella giornata del 2 maggio, lasciata al mattino Tiberiade, si compie l'intero percorso dal Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione di Gesù, fino a Gerusalemme, dove si ha la prima visione della città. Il percorso include la sosta al Parco Nazionale di Beit She’an, altro luogo storico ricordato anche dalla Bibbia, città romana, bizantina e poi araba, distrutta da un terremoto e abbandonata. Si prosegue lungo il corso del Giordano, vicino al confine con la Giordania, a più di 200 m sotto il livello del mare; infine, piegando a ovest si sale di quota attraverso il deserto della Giudea fino a Gerusalemme.  

DA MONTE TABOR A BET SH’EAN

Provenienti da Tiberiade, si scende a sud-ovest nella fertile Valle di Jezreel della Bassa Galilea, dove la vetta arrotondata del Monte Tabor si solleva di 600 m sopra la pianura. Il monte domina la vallata e si trova lungo un corridoio strategico che portava alla Siria e a Damasco. 

Nel 66 d.C., durante la prima guerra giudaica, i ribelli della Galilea si erano trincerati a Monte Tabor al comando di Yoseph Ben Matityahu (Giuseppe figlio di Matteo) della nobiltà sacerdotale, imparentato agli Asmonei, la dinastia di Giuda Maccabeo, e governatore della Galilea. Questi, quando venne il momento di arrendersi, considerando immorale suicidarsi, come fecero molti altri, si consegnò al comandante romano, Tito Flavio Vespasiano. Entrò nelle sue grazie, fu liberato e prese il nome di Flavio Giuseppe che divenne lo storico filo-romano delle guerre giudaiche. Da lui proviene la maggior parte delle informazioni che abbiamo sulla Giudea del I secolo. 
Per i Cristiani il Monte è un luogo sacro perché è quello della Trasfigurazione di Gesù (secondo i Vangeli di Matteo, Marco e Luca), dove fu visto dai suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, avvolto da una luce, parlare con i profeti Mosè ed Elia, mentre una voce lo chiamava Figlio Prediletto. Questo è un momento importante nella vita di Gesù, quando per la prima volta è rivelato ai suoi discepoli come Figlio di Dio e comunica loro il suo destino di morte e resurrezione. 
Sulla vetta del monte, oggi sorgono due grandi chiese, una francescana e una greco-ortodossa, le ultime di una lunga tradizione che ricorda l’evento della Trasfigurazione. Nel 1099, quando i monaci benedettini, al seguito dei crociati, arrivarono sul monte, esisteva già una chiesa bizantina. Nel 1113, i Turchi distrussero la chiesa e massacrarono i monaci. I monaci tornarono e ricostruirono chiesa e monastero ma, dopo la battaglia di Hattin del 1187, furono scacciati e i musulmani eressero una fortezza. Ci fu un altro breve ritorno dei cristiani nel XIII secolo, e furono scacciati definitivamente dal sultano mamelucco Baybars nel 1263. L’attuale complesso francescano con la Basilica fu costruito nel 1924 all’interno dell’antica fortezza musulmana, le cui mura circondano tutta la sommità del monte con 12 torri. 
I pullman turistici si fermano ai piedi del monte. La strada che sale alla vetta è ripida con una successione di 16 tornanti e si percorre con appositi pullmini. Arrivati in cima, si attraversa la Porta del Vento e si entra nel recinto della fortezza. L’area è divisa in due parti uguali, a sinistra, lato nord, è l’area greco-ortodossa con i resti del monastero bizantino, in quella destra, lato sud, si trovano il monastero e l’ospizio dei francescani e, in fondo, la Basilica della Trasfigurazione. La facciata ha due torri che sorgono sopra due cappelle preesistenti, dedicate a Mosè ed Elia. La Basilica è a tre navate ed ha una cripta sotto l’abside con l’altare, quello rinvenuto negli scavi sotto la chiesa crociata. 
Vicino alla basilica si trovano resti delle chiese bizantine e crociate, e due targhe: una dei francescani del 30 ottobre 1944 e un’altra che ricorda la venuta del papa Paolo VI, pellegrino nel 1964. 

 

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Monte Tabor - Basilica francescana della
Trasfigurazione. Esterno.
Monte Tabor - Basilica francescana della
Trasfigurazione. Interno della basilica
a tre navate.
Monte Tabor - Basilica francescana della
Trasfigurazione. Livello inferiore con
l'altare trovato nella cripta.

Lasciato il Monte Tabor, si scende a sud fino al Parco Nazionale archeologico di Beit She’an lungo la strada panoramica, che oggi collega Tiberiade a Gerusalemme. Beit She’an si trovava lungo una strada commerciale molto trafficata ed è stata abitata da 5000 anni. Gli archeologi hanno trovato almeno 18 città sovrapposte. I testi egiziani la nominano come una loro roccaforte del XIX secolo a.C. che controllava la regione. La Bibbia la ricorda come il luogo, dove furono esposti i corpi di Saul e dei suoi figli, sconfitti dai Filistei, che dopo fu conquistato da David. Fu distrutta dagli Assiri nel 732 e lasciata in rovina per secoli. Nel periodo greco-romano la città fu chiamata Scythopolis ed ebbe il suo massimo sviluppo con i Romani e poi con i Bizantini. Nel settimo secolo fu presa dagli Omayyadi e, nel secolo VIII d.C., fu distrutta da un violento terremoto, abbandonata e poi occupata da un modesto insediamento arabo. Durante il dominio ottomano il centro abitato si è spostato nella nuova città di Beit She’an. 
Entrando nel sito dal lato sud, in un punto panoramico, si vede a nord una collina brulla che è area cimiteriale sacra. Scendendo, il primo monumento che s’incontra è il Teatro romano, usato per i combattimenti dei gladiatori, che poteva contenere 7000 spettatori e aveva 12 file di posti e un muro posteriore alto 21 m. Questo è il teatro meglio conservato in Israele. Costruito nel II secolo d.C., dietro la scena, aveva il muro che lo schermava dai rumori della città, poi crollato per i terremoti. 

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Beit She’an – Parco archeologico - La collina
è luogo cimiteriale, sotto, basilica e strada
colonnata.
Beit She’an – Teatro romano costruito alla
fine del II secolo d.C. per 7000 spettatori.
Beit She’an – Cavea e scena.

Oltre il Teatro, una grande strada lastricata e colonnata portava al centro urbano. Nel quarto secolo, questa strada era diventata una delle più eleganti della città, quando era governatore Palladius, menzionato in un’iscrizione del mosaico pavimentale. All’inizio della strada, sul lato sinistro, vi sono le terme bizantine, con il calidarium e una palestra. A metà della strada, fu aggiunta una piazza semicircolare, come un ninfeo, che serviva come centro commerciale e culturale. Altre rovine si trovano, sul lato orientale e gruppi di colonne rovesciate dal terremoto testimoniano la sua violenza. 

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Beit She’an - Terme bizantine – Calidarium.
Beit She’an - Colonne rovesciate dal terremoto
nel secolo VIII d.C..
Beit She’an - Arco e colonna.

 

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Parco naturale Rapide del Giordano.
Parco naturale Rapide del Giordano.

Dopo il pranzo, alle 14:00 circa, si lascia Beit She’an e si accostano a est le rapide del Giordano nelle vicinanze del primo punto di transito della frontiera con la Giordania. Vi è un piccolo parco naturale, dove il livello delle acque è regolato da un sistema di soglie. Essendo domenica il parco è molto frequentato. 
Si fa una sosta di circa 20 minuti e si riparte. Da questo punto il Giordano sarà il confine naturale fra i due paesi fino al Mar Morto. C’è una fascia di terra di nessuno con una barriera elettronica automatica costruita dagli israeliani, che permette di rivelare e localizzare le eventuali infiltrazioni di guerriglieri. La strada si trova ancora a più di 200 m sotto il livello del mare perché ci si avvicina al Mar Morto. Dopo circa 40 minuti si arriva nei pressi del secondo valico di frontiera con la Giordania (per Betania). Da questo punto vi sono circa 30 minuti di auto per Amman e altrettanti per Gerusalemme. Da qui, la strada si allontana dal corso del Giordano e comincia a salire verso l’interno avvicinandosi a Gerusalemme che si trova 750 m sopra il livello del mare. Si attraversa il deserto della Giudea e si vedono accampamenti di beduini nomadi. 


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Confine giordano - Terra di nessuno con barriera
elettronica.
Confine giordano - Secondo valico per Amman.
Gerusalemme - Periferia.
 
Si entra in città attraversando il tunnel sotto il monte Scopus, sopra il quale si trova l’Università Ebraica, e si esce al monte degli Ulivi, dove si può cogliere la prima visione della città. 
Il Monte degli Ulivi fu attraversato da Gesù durante il suo ingresso trionfale a Gerusalemme la Domenica delle Palme; sotto c’è la valle del Cetron, un antico fiume, e nel pendio si trova l’antico cimitero ebraico. Sulla destra s'intravedono le cupole a cipolla dorate della chiesa di Maria Maddalena e la cupola a forma di lacrima del Dominus Flevit, dove Gesù pianse vedendo la città e prevedendo la sua distruzione (episodio ricordato da Luca). 
Spostando lo sguardo a destra, si vedono le mura di Solimano e si distingue nettamente la Spianata delle Moschee dove, al tempo dei Romani, si trovava il Secondo Tempio degli ebrei. Sulla Spianata oggi si trova la Cupola della Roccia ricoperta d’oro, costruita dal successore del califfo Omar e, sul lato sinistro, la moschea di al-Aqsa. In fondo, la Città Vecchia e la Città Nuova. 

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Dal Monte degli Ulivi - Prima vista della città.
Dal Monte degli Ulivi - Spianata delle Moschee
con la Cupola della Roccia.
Dal Monte degli Ulivi - Cupola della Roccia,
la città vecchia e la nuova.
 
Scendendo in pullman dal Monte degli Ulivi, si passa vicino alla Basilica dei Getsemani o delle Nazioni, perché costruita con il contributo di molte nazioni cristiane, in stile classico, è detta anche dell'Agonia. Dopo, si vede la chiesa russa di Maria Maddalena con le cupole a cipolla dorate, si gira quindi intorno alla Città Vecchia, lungo la Valle della Geenna, un altro antico fiume, dove si vedono grotte con sepolture. 

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Gerusalemme – Basilica delle Nazioni
o Dell’Agonia.
Gerusalemme – Chiesa russa di Maria
Maddalena.
Gerusalemme – Valle della Geenna e moschea
ottomana.
 
Il pullman entra poi nella Città Nuova e si ferma all'Hotel Prima Royale, dove si sosterà nelle ultime quattro notti.

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