Ultimi Viaggi - La Nuova Gerusalemme e la Cisgiordania



  Fino a questo momento si è visto quasi nulla della Città Nuova, dove si torna ogni sera solo per pernottare. La giornata del 4 maggio, 7° giorno del viaggio, è dedicata, nella mattinata, ai due musei più interessanti nei sobborghi della Città Nuova: il Museo dell'Olocausto, luogo del ricordo, e il Museo di Israele che raccoglie tutti i ricordi storici e culturali di Israele. 
  Nel pomeriggio si attraversa la frontiera con la Cisgiordania per visitare Betlemme e la Basilica della Natività.
 

MUSEO STORICO DELL'OLOCAUSTO E DELL'EROISMO

  Il Museo è detto Yad Vashem, il cui significato, “un posto, un nome”, è la promessa di Isaia per l’al di là a tutti gli ebrei, ed è il luogo dei ricordi, per non dimenticare. Ingresso gratuito, non si può fotografare. 

  Inaugurato nel marzo 2005 alla presenza dei leader politici di 40 nazioni e del segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, si trova nei sobborghi di Gerusalemme sulla Collina del Ricordo, in un parco di 18 ettari, e comprende un Centro visitatori, il Museo e monumenti sparsi. Si entra lungo il Viale dei Giusti, dove sono i nomi di chi, non ebreo, ha salvato almeno un ebreo, fra cui Oscar Schindler e il re Cristiano X di Danimarca. L’edificio del museo è lungo 180 m e di forma trapezoidale, dove si crea un’atmosfera opprimente in 10 sale sotterranee che raccolgono una documentazione completa della Shoah, termine diventato sinonimo dell’Olocausto degli ebrei nella seconda guerra mondiale. Shoah, in lingua ebraica significa catastrofe, ma è entrato nell’uso per il titolo di un documentario sulle vicende degli ebrei nell’ultima guerra. 
  La visita comincia documentando il numero di vittime ebree nelle varie nazioni europee: 6 milioni di morti, di cui 3 nella sola Polonia. Seguono i documenti fotografici dei campi di sterminio e del ghetto di Varsavia, un carro bestiame originale per il trasporto degli ebrei, una cupola tappezzata delle foto di gente comune, tutte morti nei campi di sterminio, la Sala dei Nomi con gli scritti dei parenti delle vittime. Si termina, come per una liberazione, davanti a una vetrata con la vista della campagna. 
  Vicino al Centro Visitatori c’è il Memorial del Bambini, dedicato al milione e mezzo di bambini morti nell’Olocausto ed è un monumento sotterraneo al buio, dove si fa un suggestivo percorso seguendo le pareti, fra specchi che riflettono una fiamma, mentre voci registrate leggono i nomi dei bambini morti. Il Memorial è stato costruito con la donazione di una coppia di americani, Abraham e Odita Spiegel, che avevano perso il loro unico figlio. 
  Nel Parco, fra le tante statue c’è quella di Janusz Korczak, insegnante e scrittore polacco che studiò medicina e divenne pediatra. Era a capo dell’orfanotrofio ebraico nel ghetto di Varsavia e fu deportato con tutti i suoi bambini nel campo di Treblinka, dove morirono.
 

IL MUSEO D’ISRAELE

  Questo museo fu fondato nel 1965 come Museo Nazionale e comprende una collezione di arte moderna, collezioni etnografiche, una sezione dedicata all’archeologia e una dedicata al Santuario del Libro che, oltre ad antichi documenti biblici, ha una sezione, dove sono conservati i Rotoli del Mar Morto rimasti in Israele. Sono 800 in tutto, scritti in ebraico e parte in aramaico, ritrovati nelle grotte vicino al Mar Morto, nel 1947 all’interno di giare. I manoscritti su pergamena sono stati scritti da una comunità ebraica del deserto giudaico che si chiamavano “Figli dell’oscurità e della luce” nella seconda metà del II secolo a.C.. La setta seguiva un’ideologia separatista con attese messianiche e probabilmente si unì ai ribelli di Bar Kochba nel 68 d.C. e sparì con la repressione romana. 

  L’edificio, dove sono conservati i rotoli, è rotondo ed ha una forma che riproduce il coperchio delle giare. 
  Accanto al Santuario del Libro, all’esterno si trova un grande plastico, in scala 1:50, che riproduce la Gerusalemme del 66 d.C., prima della distruzione del Secondo Tempio. Sull'angolo nord della spianata del Tempio, si vede la Fortezza Antonia, oggi sparita, che ha preso il nome da Marco Antonio, ed era sede della guarnigione romana e del procuratore della Giudea. In uno di questi locali fu giudicato Gesù, dove ora si trova la prima Stazione della Via Crucis. 

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Plastico della città romana del 66 a.C.
Vista sud-orientale.
Plastico della città romana del 66 a.C.
Vista orientale con il Secondo Tempio.
Plastico della città romana del 66 a.C.
Vista nord-orientale con la Fortezza Antonia.

 

LA CISGIORDANIA E BETLEMME

  La Cisgiordania, sottratta alla Giordania con la Guerra dei sei Giorni del 1967, si estende per circa 5800 kmq ed è abitata da una maggioranza di Palestinesi. La sua autonomia è stata garantita dagli accordi di Oslo del 1993. 
  Betlemme si trova circa 10 km a sud di Gerusalemme e a 770 m s.l.m., è considerata dalla tradizione il luogo di nascita di Gesù (secondo Luca e Matteo). Dopo la seconda guerra giudaica, Adriano espulse gli ebrei e fece costruire un tempio dedicato ad Adone nel luogo della natività. Quando Elena, madre di Costantino, venne in Palestina, fece distruggere il tempio ed erigere una chiesa nel 326. Una seconda chiesa fu ricostruita da Giustiniano nel VI secolo, dopo un incendio. Fu risparmiata dall’invasione persiana dei sasanidi del 614, perché, si dice, un mosaico rappresentava i Magi in vesti persiane. Fu rispettata dai primi califfi, che occuparono la Palestina dal VII all’inizio del secolo XI, distrutta dal califfo fatimide Hakim nel 1009, ma poi ricostruita, quando ripresero i rapporti con i bizantini.
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Basilica della Natività - Mura esterne del XII secolo. Basilica della Natività
Porta dell’Umiltà.

 

  Nel 1099, arrivati i crociati, la basilica fu ricostruita e fortificata e il clero ortodosso sostituito da quello latino. L’ingresso fu ridotto a una piccola porta per ragioni di sicurezza, per impedire l’ingresso agli uomini a cavallo, e fu detto Porta dell’Umiltà. Nel 1100 vi fu incoronato Baldovino I, re di Gerusalemme. Nel 1187, sconfitti i crociati, il Saladino prese Betlemme, la chiesa fu rispettata, ma iniziarono i contrasti fra clero ortodosso e latino che continuarono durante il dominio ottomano. La città di Betlemme divenne intanto una delle più popolose intorno a Gerusalemme. Dopo il mandato britannico dal 1920 al 1948, nella prima guerra arabo- israeliana, Betlemme fu occupata dalla Giordania e l’afflusso dei rifugiati cambiò i rapporti della popolazione che da maggioranza cristiana divenne musulmana. Occupata con tutta la Cisgiordania dagli Israeliani nella guerra dei sei giorni del 1967, la maggioranza palestinese della Cisgiordania ebbe sempre un atteggiamento intransigente e partecipò alle manifestazioni anti israeliane e ad azioni terroristiche. Con gli Accordi di Oslo del 1993 fra Governo Israeliano e l’OLP, si raggiunse un accordo per l’autogoverno della Cisgiordania. Betlemme e il suo territorio furono assegnati al controllo dell’Autorità Palestinese. Tuttavia, durante la seconda intifada, nel 2002, come risposta a un’invasione israeliana, un gruppo della resistenza palestinese e 50 guerriglieri armati si rifugiarono all’interno della Basilica della Natività e resistettero per 39 giorni. Per il luogo, il fatto ebbe grande rilievo internazionale. 
  All’interno, la Basilica è a cinque navate con grandi colonne di travertino rosso e bianco delle cave locali e alcune risalgono alla prima chiesa del IV secolo. Nella navata centrale, alcune aree del pavimento sono state aperte per vedere parte dei mosaici bizantini nel livello corrispondente alla basilica del IV secolo. La Basilica è ora proprietà dei greco-ortodossi. Vicino all’abside due scale scendono nella cripta che è il luogo della Grotta della Natività e dove si trova, secondo la tradizione, il luogo preciso della nascita di Gesù contrassegnato da una stella d’argento a 14 punte che rappresentano le 14 generazioni trascorse dalla nascita di re David, infatti, Giuseppe era della stirpe di David. Questo luogo fu donato ai Francesi nel 1717. Accanto si trova il Santuario della Mangiatoia, dove Gesù fu esposto ai pastori. Questo appartiene ai greco-ortodossi. 

 

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Basilica della Natività
Altare.
Grotta della Natività
Luogo della nascita di Gesù.
Grotta della Natività
Luogo della Mangiatoia.
 
  Separata dalla Basilica, sulla sinistra, si trova la Chiesa Francescana di Santa Caterina, costruita nel 1881. Ogni 24 dicembre, in questa chiesa si svolge la messa di mezzanotte che è trasmessa in mondovisione. Anche da questa si accede alle grotte della Natività e della Mangiatoia. Un altro altare nelle grotte è quello dell’annunzio dell’angelo a Giuseppe per rifugiarsi in Egitto e sfuggire all’editto di Erode. Un’altra cappella è dedicata ai bambini uccisi da Erode. 
  Sempre sotto la chiesa di Santa Caterina si trovano il cenotafio di San Girolamo con un altare e la cella di San Girolamo, Dottore della Chiesa, dove ha tradotto e trascritto la Vulgata dall’aramaico. 

 

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Chiesa di Santa Caterina affianco alla Basilica,
dove l'angelo avverte S. Giuseppe di fuggire in Egitto.
Grotte sotto Santa Caterina
Cappella dei bambini uccisi da Erode.
Grotte sotto Santa Caterina
Cella dove San Girolamo ha tradotto la Vulgata.

 

  Risalendo e uscendo dalla chiesa di Santa Caterina, si attraversa il chiostro medievale al centro del quale c’è una colonna sormontata dalla statua di San Girolamo. 
  Dopo una breve passeggiata, si riprende il pullman e si riattraversa la frontiera per tornare a Gerusalemme.

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