Ultimi Viaggi - Il Mar Morto: Qumran, Masada e l'Oasi di Ein Gedi



  Il 5 maggio, penultimo giorno del viaggio, è tutto dedicato alla visita dei luoghi più importanti del Mar Morto, la maggiore depressione del mondo, più di 400 m sotto il livello del mare, lunga circa 65 km e con una larghezza massima di 18 km. Il suo bacino si divide in due parti, il settentrionale, circa 2/3 della lunghezza, è il più profondo, fino a 400 m, quello meridionale, che inizia in corrispondenza alla penisola di Lashon (lingua), che si protende dal lato giordano, ha una profondità media di circa 6 m con una massima concentrazione salina vicina alla saturazione. L’utilizzo sempre crescente delle acque del Giordano, il maggiore immissario, alterando l’equilibrio fra immissione ed evaporazione, provoca il progressivo abbassamento del livello e la sua superficie tende a ridursi. Il confine con la Giordania passa a metà della sua larghezza. 
  Per la sua salinità, il Mar Morto è diventato uno stabilimento termale naturale per numerosi effetti benefici: sui nervi, per l’alto contenuto di bromo; sulla pelle e le vie respiratorie, per il magnesio; sulle funzioni ghiandolari, per lo iodio. L’aria è anche più secca e la pressione più alta. Questo aumenta il contenuto di ossigeno rispetto al livello del mare. Non ci sono pesci e la vita è ridotta a un certo numero di batteri, ma le rive non sono aride perché vi confluiscono fiumi minori (wadi) e sorgenti di acque dolci provenienti dai monti vicini e vi sono numerose fertili oasi frequentati da uccelli e dove vivono rettili, anfibi e mammiferi. 
  Sulla riva occidentale del Mar Morto vi sono due località importanti che meritano una visita. A nord c’è il Parco Nazionale di Qumran, dove sono stati scoperti i Rotoli del Mar Morto e dove gli archeologi hanno portato alla luce l’insediamento di una setta degli esseni, ritenuti gli autori dei rotoli. A sud, dove finisce la sezione settentrionale più profonda del Mare, sorge la Rocca di Masada, fortezza e palazzo di Erode il Grande che divenne poi ultimo baluardo di resistenza contro i Romani per la setta degli zeloti. Questi preferirono il suicidio alla schiavitù e sono diventati un simbolo del nuovo stato d’Israele. 
  Nel pomeriggio, finita la visita di questi due luoghi e tornando verso nord, si fa sosta all’oasi di Ein Gedi. 
  A sera, prima di essere riportati in albergo a Gerusalemme, si assiste a uno spettacolo folcloristico israeliano e arabo.

 

QUMRAN

  Da Gerusalemme a Qumran, si passa vicino a Gerico appena visibile in lontananza, considerata la città più antica del mondo. Con gli accordi di Oslo ora appartiene ai Palestinesi. Si trova già a 260 m sotto il livello del mare, e da qui si continua a scendere fino al Parco Nazionale di Qumran. L’area comprende un terrazzamento fra rilievi di rocce e grotte del deserto giudaico. Da questa, con una ripida scarpata si scende verso il Mar Morto. 

 
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Parco di Qumran - Museo.
Giare di terracotta che contenevano i Rotoli.

 

  Su questo terrazzo si trovano i resti di un monastero occupato, fra il II e il I secolo a.C., da una comunità di religiosi ebrei. All’ingresso del Parco c’è un piccolo museo, dove si possono vedere le famose giare e leggere la storia del ritrovamento dei Rotoli. Nel 1947, un ragazzo beduino, che cercava una capra, entrò in una grotta e scoprì delle giare con rotoli di pelli alcuni dei quali erano avvolti da una stoffa. I beduini della tribù, volendone ricavare un guadagno, li offrirono a un mercante di Betlemme. Questi, vedendo delle scritte consultò un archeologo che comprese l’importanza della scoperta. Onde evitare che i beduini tagliassero i rotoli per aumentarne il numero e guadagnare di più, l’archeologo contrattò un prezzo a peso e, finita la guerra del 1948, il governo israeliano fu convinto a investire per il recupero. La ricerca fu estesa a tutte le grotte della zona trovando materiale su papiro, pergamena e rame. In totale i documenti scoperti sono circa 900, trovati in 11 grotte nel raggio di alcuni chilometri e ora sono conservati in maggioranza a Gerusalemme e parte ad Amman, Parigi e Stati Uniti. I manoscritti sono in ebraico, aramaico e greco, datano fra il 150 e il 70 a.C. e sono attribuiti a una comunità giudaica vissuta in questa zona e appartenente al più ampio gruppo degli esseni. 
  La comunità si chiamava “figli della luce” contrapposta ai “figli delle tenebre”, che era in pratica tutto il mondo esterno, e praticava rigide regole di purificazione con i bagni rituali, fino a tre volte il giorno. I membri lasciavano tutte le loro proprietà alla comunità, infatti, sono stati trovati recipienti con 560 monete d'argento che dovevano essere il tesoro comune affidato all'amministratore della setta. Lavoravano la terra e raccoglievano datteri e frutta secca. I noccioli dei datteri di 2000 anni fa sono stati seminati ed hanno anche germogliato. 

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Parco di Qumran - Scavi – Panoramica dell’area.
Parco di Qumran - Scavi
Discesa alle grotte dei bagni rituali.
Parco di Qumran - Scavi - La prima grotta, dove è avvenuta la scoperta dei Rotoli.

 

MASADA

  Da Qumran a Masada si segue la strada litoranea leggermente arretrata rispetto alla riva. Lungo il percorso s’incontrano numerose piantagioni di palme da dattero, della specie che si trova in Iraq, alimentate dalle acque piovane che filtrano dai rilievi vicini. L’acqua piovana può provocare instabilità nel terreno vicino alle rive perché, con il tempo, scioglie gli strati di sale, lasciati in profondità dal mare che si è ritirato e, a questo punto, il terreno frana formando delle voragini che sono invase dalle acque salate. In qualche caso questi collassi hanno distrutto dei palmeti. 

  Si supera l’oasi di Ein Gev, che sarà l’ultima tappa della giornata, e si giunge in prossimità della Rocca di Masada, un’enorme roccia isolata, alta 400 m sopra il livello del Mar Morto e con la sommità pianeggiante di circa 6 kmq, che era stata fortificata dal 103 a.C. prima dell’arrivo dei Romani. 

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Da Qumran a Masada – Palmeti di datteri.
Da Qumran a Masada – Piccoli laghi di acqua salata lungo la riva formati per collasso.
La Rocca di Masada (a destra della vallata).
 
  Erode il Grande ne fece la sua roccaforte circondandone la sommità con una cinta di mura alte 5 metri e una quarantina di torri, da usarsi come rifugio in caso di rivolte, e vi fece costruire due lussuosi palazzi. Il principale, sul lato nord, era disposto su tre livelli ed era dotato di terme e grandi cisterne per la raccolta dell’acqua. Si arrivava alla sommità lungo un sentiero ripido e a tornanti, detto il cammino del serpente. Questo sentiero è usato oggi dai turisti sportivi, ma è stata costruita una funivia che raggiunge la cima in 3 minuti. 
  Dopo la morte di Erode la fortezza fu controllata dai Romani con una scarsa guarnigione e, durante la rivolta ebraica del 66, la setta degli zeloti conquistò la fortezza e vi si rifugiò con donne e bambini, in tutto 967 persone. Caduta Gerusalemme, Masada rimase l’ultimo focolaio di resistenza. I Romani assediarono la fortezza con la X Legio Fretensis e altri 7000 uomini, in maggioranza schiavi ebrei. Crearono otto campi trincerati intorno alla rocca, la circondarono con un vallo e iniziarono le operazioni per l’assalto finale. Sappiamo i dettagli dell’assedio e della conquista dalla cronaca dello storico ebreo Giuseppe Flavio. I Romani fecero costruire dagli schiavi una grande rampa con terra e pietre, per raggiungere le mura della fortezza e montare una torre d’assedio. Da questa, con catapulte e un ariete attaccarono le mura. Flavio ricostruì ciò che avvenne nella fortezza. Poiché ormai la situazione era diventata insostenibile, il capo zelota, Eleazar Ben Yair, parlò ai difensori per convincerli a un suicidio di massa ed evitare la schiavitù. Cominciarono a distruggere con il fuoco ogni avere per non lasciarli nelle mani dei Romani, quindi, divisi per gruppi, furono estratti a sorte gli uomini che uccisero donne e bambini, poi si uccisero fra loro. 
  Nel IV e V secolo, Masada fu occupata da una comunità di monaci, poi abbandonata e dimenticata. Fu riscoperta nel 1842, ma solo dopo il 1963 furono iniziati gli studi e i restauri. 

  Si sale alla fortezza con la funivia osservando il panorama dall’alto e il sentiero del serpente che raggiunge la vetta. In basso si vede il perimetro di uno degli 8 campi romani costruiti intorno alla rocca durante l’assedio. Dall’alto si ha una visione del Mar Morto e si distingue la penisola di Lashon (la lingua) che lo divide in due parti. 

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Masada – Dalla funivia per la Rocca.
L’ultimo tratto del Sentiero del Serpente.

Rocca di Masada – Dall'alto verso la stazione. Recinto di uno dei campi romani per l'assedio.

Rocca di Masada – Vista dall’alto.
Il Mar Morto e la Lingua.

 
  L’entrata al palazzo di Erode si trova a nord est, vicino al punto di arrivo della funivia. Le stanze erano riccamente decorate come si vede da alcuni resti di pareti dipinte. Si passava per il sistema di sicurezza presidiato. Un plastico mostra la disposizione del palazzo; a est i magazzini con le derrate alimentari, la parte centrale è occupata dalle terme private di Erode. La residenza privata era divisa in tre terrazze sulle pendici settentrionali della rocca; quella superiore, con le stanze private del re, è una terrazza semicircolare, quella intermedia è una sala circolare per i banchetti circondata da colonne, ma rimangono solo le fondazioni. La terrazza inferiore era pure usata per banchetti e ricevimenti. 
  Sulla spianata della rocca, circondata dalle mura, si trovano le rovine di molti altri edifici, fra cui il secondo palazzo di Erode, quello Occidentale, e gran parte del palazzo è stato distrutto dai terremoti. 

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Rocca di Masada – Palazzo del nord.
Pianta del Palazzo di Erode.

Rocca di Masada – Palazzo del nord.
Palazzo di Erode al livello inferiore.

Masada - Spianata della rocca e palazzi distrutti dai terremoti.

 
  Sono state ricostruite in parte le Terme con il calidarium e recuperati dei mosaici pavimentali. Vicino all’area delle terme, gli zeloti hanno costruito i bagni rituali secondo i loro precetti. Un altro modello mostra, oltre al palazzo con le tre terrazze, il sistema di approvvigionamento idrico creato da Erode con un percorso di canali che portavano l’acqua da una sorgente vicina a un complesso di cisterne. Uscendo dal palazzo, ma rimanendo lungo le mura della fortezza, si raggiungono due punti di osservazione. Dal primo si vedono le terrazze del palazzo e parte del sentiero del serpente, sul lato, dove si trovava il percorso idrico. 

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Rocca di Masada Palazzo del nord
Ricostruzione delle Terme private.

Rocca di Masada – Altro modello della residenza di Erode al livello inferiore.

Rocca di Masada – Il Sentiero del Serpente al livello della residenza inferiore di Erode.

 
  Dal secondo punto di osservazione si vede la rampa di terra costruita dai Romani per poi sferrare l’attacco finale e c'è una ricostruzione della torre di assedio costruita sulla rampa per entrare nella rocca. 

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Rocca di Masada – Vista dalle mura ovest
Rampa costruita dai Romani per la torre di assedio.
Rocca di Masada – Ricostruzione della torre di assedio romana.
Discesa dalla rocca di Masada con la funivia - Vista dalla stazione di salita.

 

  Alle ore 13:00 circa si scende con la funivia e si riparte per l’ultima sosta all’Oasi di Ein Gedi. 

L’OASI DI EIN GEDI

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Spiaggia Ein Gedi - Bagnanti che galleggiano.
Spiaggia Ein Gedi - Bagnante che galleggia.

 

  Quest’oasi è una delle più belle del Mar Morto con una riserva naturale all’interno attraversata dal Wadi David e, a sud, uno stabilimento balneare, bagni termali, ristorante e negozi. Si trascorre il pomeriggio sulla spiaggia dello stabilimento balneare. Si possono riprendere i bagnanti che galleggiano in modo innaturale per l’elevata densità dell’acqua.

LO SPETTACOLO DEI TZABARIM MECHOLA

  La sera del 5 maggio, di ritorno dal Mar Morto, in un teatro della nuova Gerusalemme, si assiste a uno spettacolo del folclore israeliano e arabo organizzato da un gruppo di giovani nati a Gerusalemme che hanno voluto portare sulla scena canti e danze popolari influenzate, sia dalle tradizioni degli ebrei di tutto il mondo, sia da quelle arabe e druse. Il nome di Tzabarim viene da Tzabar che, in ebraico, è il nome del frutto del cactus, rozzo all’esterno e dolce all’interno, conosciuto come sabra, lo stesso con cui sono chiamati gli ebrei nati in Israele. 
  Alcune foto colgono le immagini dello spettacolo. 

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Complesso Tzabarim
Palcosceno del teatro e orchestra.
Complesso Tzabarim – Hora Gerusalemme, danza moderna.
Complesso Tzabarim – Danza dei pescatori.

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Complesso Tzabarim – La Debka, danza araba.
Complesso Tzabarim – Danza araba orientale.
Complesso Tzabarim – Hora Israele: danza nazionale.

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