Ultimi Viaggi - Cuba: Territorio e Storia



 

La Repubblica di Cuba è uno stato indipendente situato nel Mar delle Antille, appena sotto il tropico del Cancro costituito da un’isola maggiore, che è la più grande delle Antille, e da più di 4000 isole e isolette satelliti che la circondano, la più grande delle quali è l’Isla de la Juventud a sud-ovest. Occupa una superficie di circa 111000 kmq (circa un terzo dell’Italia) ed ha una popolazione di circa 11 milioni di abitanti. L’isola principale si allunga per 1200 km da ovest a est ed ha una larghezza variabile fra 32 e 145 km, si trova fra il Golfo del Messico e l’Atlantico, a sud della Florida (USA), da cui dista solo 180 km, e a sud-ovest delle Bahamas. Bagnata a sud dal Mar delle Antille, si avvicina a ovest alla penisola dello Yucatan (Messico), a sud ha la Giamaica e a est Haiti con la Repubblica Dominicana. L’isola, per tre quarti pianeggiante, ha tre sistemi montuosi (sierre): la Sierra del Rosario, a ovest, che non supera i 700 m, la Sierra dell’Escambray, al centro, che supera i 1140 m e la Sierra Maestra, a sud-est, che è la più importante e raggiunge i 1974 m con il Pico Tarquinio, il punto più alto dell’isola. 

Il clima tropicale ha solo due stagioni, secco d’inverno, da novembre ad aprile, e umido da maggio a ottobre. La vegetazione è esuberante, il suolo fertile, è ricca di piante endemiche ed ha una grande varietà di ecosistemi, dalle foreste tropicali sulle pendici delle sierre, ricche di legni pregiati come il mogano e il cedro cubano, alle zone paludose dove vivono specie protette di coccodrilli, alle foreste di mangrovie e alle barriere coralline lungo le coste. Le coltivazioni più diffuse sono quelle della canna da zucchero e del tabacco per i prodotti di esportazione, zucchero e rum (ron per i cubani) e quelle per il consumo interno, come riso, fagioli, frutti tropicali, caffè. Altre risorse alimentari provengono dall’allevamento del bestiame e dalla pesca. Le maggiori risorse minerarie sono il nichel e il cobalto, minerali di ferro, rame e manganese.
Dalle ricerche archeologiche, i più antichi manufatti umani in pietra levigata rimontano a 10000 anni fa e i primi insediamenti di tribù di cacciatori raccoglitori si stabilirono nell’isola intorno a 8000 anni a.C., poi vennero diverse ondate migratorie che vivevano di agricoltura e pesca. Al tempo dello sbarco dei primi europei nella zona orientale erano diffusi gruppi di arrivo più recente, nel 700 e 800 d.C., fra cui i Taino, che coltivavano mais e yucca e vivevano in capanne dai tetti di paglia.
Cuba fu toccata per la prima volta da Cristoforo Colombo durante il suo primo viaggio (1492) dopo aver toccato terra alle Bahamas, dove prese a bordo guide indigene che gli avevano parlato di una grande isola chiamata Cuba a sud-ovest. Colombo toccò Cuba il 24 ottobre 1492 e si discute ancora se il luogo dell’approdo sia stato Silla di Gilbara nella provincia di Holguin o vicino a Baracoa, la città più orientale. Comunque Colombo non si fermò molto a Cuba ma proseguì per Haiti che poi chiamò Hispaniola, prima di tornare in Spagna. Tornò nell’isola nel secondo viaggio (1494), passò nello stretto fra Haiti e Cuba, scoprì la Giamaica e costeggiò la costa meridionale di Cuba e, da allora, non tornò più nell’isola. Nel terzo viaggio (1498) scese più a sud a 10° di latitudine e toccò le coste del continente sud-americano vicino alle foci dell’Orinoco e, dalle acque dolci vicino alla costa, comprese di trovarsi vicino a un grande fiume e quindi a un continente. Nel quarto viaggio (1502), che fu l’ultimo, Colombo toccò le coste dell’Honduras e scese fino a Panama senza trovare un passaggio. Il ritorno alla Giamaica fu disastroso con le navi non più in grado di proseguire e tornò in Spagna con una nave di soccorso il 7 novembre 1504. Morì a Valladolid il 26 maggio 1506 convinto di essere arrivato vicino alle Indie, ma senza aver trovato le fonti delle grandi ricchezze in spezie e oro che tutti cercavano. La delusione era grande perché nel 1499 Vasco de Gama era tornato a Lisbona dall’India con un carico di spezie. Intanto i viaggi di Amerigo Vespucci (1499-1500 e 1501-1502) confermavano l’esistenza di una massa continentale meridionale, un Mundus novus, che, per trovarsi in buona parte a est della linea di divisione stabilita dal trattato di Tordesillas (1494), sarebbe stato assegnato al Portogallo.
La circumnavigazione di Cuba fu compiuta per la prima volta da Sebastiano de Ocambo nel 1508 che così stabilì che si trattava di un’isola. La colonizzazione fu opera di Diego Velasquez che arrivò nell’isola nel 1511 con 300 uomini insieme a Hernan Cortés che poi avrebbe preparato la spedizione in Messico. All’estremo est fu fondata per prima la città di Baracoa (1511) e seguirono altre sette città: Bayamo (1513), Sancti Spiritus (1514), Trinidad (1514), San Cristobal de Santiago de Cuba (1514), Puerto Principe (Camagüey) (1515) e La Habana (l’Avana) (1519), sfruttando baie naturali per la costruzione dei porti.
L’isola era allora occupata da circa 100000 indigeni, in maggioranza Taino e i conquistadores li misero al lavoro nelle encomiendas, lotti di terreno agricolo, dove dovevano lavorare in condizioni di schiavitù con il pretesto della conversione al cattolicesimo. Il lavoro forzato, cui non erano abituati, stremava gli indigeni che si ribellarono sotto la guida di Hatuey, un capo tribù fuggito dalla vicina Hispaniola, ma gli Spagnoli sedarono la rivolta e il capo fu bruciato vivo e, nel ricordo dei cubani, divenne il primo combattente contro il colonialismo. Benché le encomiendas fossero state poi abolite nel 1542, i massacri e le malattie importate dall’Europa, come vaiolo, morbillo e tubercolosi, contro i quali gli indigeni non avevano resistenze immunitarie, in breve li decimarono e, dopo un secolo, erano in sostanza scomparsi. Cuba era povera di oro e i pochi filoni si esaurirono presto, ma aveva una posizione strategica come collegamento fra la Spagna e le nuove colonie americane, inoltre il suo terreno fertile la rese preziosa per la produzione della canna da zucchero e del tabacco le cui piantagioni si diffusero nell’isola provocando la deforestazione. L’allevamento del bestiame si sviluppò per fornire la carne secca alle esigenze dei marinai e ne derivò una fiorente industria di pellami da esportazione. La necessità di manodopera provocò l’importazione di schiavi dall’Africa che sostituirono gli indigeni e divennero presto la maggioranza degli abitanti dell’isola.
Nella prima metà del 1500 si avverò il sogno di ricchezza e potenza della Spagna con la conquista delle colonie americane del Messico e del Perù. Dal 1519 al 1521 Hernan Cortés, partendo da Cuba, distrusse e saccheggiò l’impero azteco di Montezuma e Francisco Pizarro, partendo da Panama, dal 1532 al 1533, conquistò l’impero degli Incas sulle Ande peruviane. Da questo momento un fiume di oro e di ricchezze cominciò a transitare dai porti di Cuba: L’Avana e Santiago de Cuba che, secondo le regole monopolistiche della Corona di Spagna, erano le sole a essere abilitate al commercio con la madrepatria. Per le alte tasse di esportazione e il regime monopolistico delle importazioni, si sviluppò anche l’economia parallela del contrabbando e dei commerci illegali di schiavi, zucchero e pellami e altri prodotti, favorita dalla corruzione. Tutto favorì l’arricchimento dei coloni e le città portuali accumularono ricchezze. Iniziarono anche le scorrerie di pirati e corsari favorite dallo stato di guerra permanente fra le nazioni europee di Spagna, Francia, Inghilterra e Olanda, durante tutti i secoli XVI e XVII. Nonostante il continuo sviluppo delle fortificazioni dei porti, pirati e corsari attaccarono e saccheggiarono di frequente molte città. Puerto Principe e L’Avana furono saccheggiate nel 1555 dal francese Jacques de Sores, nel 1662 il pirata Henry Morgan sbarcò a Puerto Principe e penetrò 70 km all’interno fino al nuovo abitato di Camagüey saccheggiando e bruciando. Alla fine del 1600 le potenze coloniali si accordarono contro la pirateria, ma continuarono i contrasti per la supremazia coloniale. Nel 1762, durante la guerra dei sette anni e i conflitti coloniali, un’armata inglese attaccò la fortezza del Morro all’Avana e occupò l’isola per circa un anno. Gli inglesi liberalizzarono i commerci, ma poi restituirono l’isola alla Spagna in cambio della Florida. Questa parentesi segnò una svolta radicale. Cuba era ormai circondata da colonie inglesi, francesi e olandesi mentre quelle spagnole erano lontane sulla terraferma, Cuba divenne un centro di produzione agricolo, centrato sulle coltivazioni di zucchero e tabacco e l'industria dei pellami, crebbe la domanda di schiavi e, nel 1700, ne arrivarono più di mezzo milione. Nel 1791, la rivolta degli schiavi a Santo Domingo, colonia francese, cancellò l’industria dello zucchero dell’isola e i suoi coloni si trasferirono a Cuba che divenne il maggiore produttore mondiale in un momento in cui i prezzi salivano. I creoli, bianchi nati in America, divennero la borghesia dominante. Cuba, nella prima metà del 1800, rimase con Puerto Rico l’unico possedimento spagnolo nel Nuovo Mondo, dopo che tutte le altre colonie continentali americane avevano acquistato l’indipendenza dalla Spagna. A metà 1800, il 43% della popolazione di Cuba era costituito da schiavi neri, altri si erano riscattati e avevano raggiunto un buon livello economico, e la maggioranza degli abitanti era nata a Cuba. I funzionari governativi spagnoli detenevano rigidamente il potere con un regime fiscale oppressivo. L’insofferenza contro il governo spagnolo si espresse con numerose ribellioni durante tutto il 1800 fino a sfociare nella richiesta d’indipendenza a seguito della crisi economica, causata dal crollo del prezzo dello zucchero nel 1857, per la concorrenza della barbabietola europea.
Il 10 ottobre 1868, Carlos Manuel de Céspedes, proprietario di una piantagione di canna da zucchero (La Damajagua), con il Proclama di Yara (Grito de Yara), liberò i suoi schiavi e iniziò la rivolta contro la Spagna. La rivolta fu la Prima guerra d’Indipendenza e, per la sua durata, fu detta Guerra dei dieci anni. L’esercito rivoluzionario era formato da bianchi e neri, malamente armati, e furono detti “mambisi” in omaggio a Juan Mambi che aveva combattuto a Santo Domingo. Di fronte avevano 100000 soldati spagnoli che avevano rinforzato la guarnigione. I rivoltosi conquistarono la città di Bayamo, dove nacque il loro inno nazionale. Iniziarono gli scontri con l’esercito spagnolo e i contadini cubani caricavano con il machete, il loro attrezzo da lavoro che sostituiva la spada. La sollevazione si diffuse in tre province e fra i combattenti si distinsero: Ignacio Agramonte, noto come el Mayor General, il dominicano Maximo Gomez, Antonio Maceo, un mulatto detto il “titano de bronzo” per la sua mole, e Guillermo Moncada, un negro che da semplice soldato divenne Maggiore Generale. Agramonte morì nel maggio 1873 e Gomez assunse il comando della cavalleria nella provincia di Camagüey e divenne Capitano Generale dell’Armata cubana, Antonio Maceo, unitosi ai rivoluzionari con il padre e i fratelli, divenne tenente colonnello in sei mesi. Quando, dopo dieci anni di lotta, l’azione dei rivoluzionari perse vigore e cominciarono le divisioni fra i capi, il Comandante spagnolo, Arseni Martinez de Campos, offrì la pace con amnistia e riforme politiche. Il 15 marzo 1978, iniziarono i colloqui per la pace. Maceo si oppose perché la pace offerta non avrebbe raggiunto nessuno degli obiettivi della rivoluzione, fra cui l’abolizione della schiavitù e l’indipendenza dalla Spagna. Con la sua Protesta di Baraguà, si rifiutò di sottoscrivere il Patto di Zanjon, che poneva fine alla guerra, e andò in esilio.
La Guerra dei Dieci anni costò 250000 morti e grandi distruzioni, ma rafforzò lo spirito nazionale dei Cubani. Il controllo militare della Spagna sull’isola fu rafforzato, ma la schiavitù fu definitivamente abolita nel 1886 e nella società cubana entrò a far parte una massa di operai impoveriti, destinati ai lavori più umili, che impresse alle aspirazioni d’indipendenza un carattere più popolare. Nell’economia cubana si rafforzò l’influenza degli Stati Uniti che importavano lo zucchero cubano e avevano investito nell’industria saccarifera. L’industria americana partecipò alla costruzione delle linee ferroviarie cubane fornendo le rotaie e l’esperienza, inoltre la penetrazione economica degli Stati Uniti si basava sulla dottrina Monroe dell’America agli Americani e avversava il colonialismo spagnolo.
Alla fine della prima Guerra d’Indipendenza una nuova personalità era entrata fra i rivoluzionari cubani: José Marti, poeta, giornalista e letterato, nato all’Avana nel 1853 da padre spagnolo e madre originaria delle Canarie. Coinvolto nelle manifestazioni antigovernative, già a 16 anni fu mandato in esilio in Spagna, dove si laureò in legge nel 1874. Nel 1878, con l’amnistia tornò a Cuba, ma l’anno dopo fu costretto di nuovo all’esilio, andò a New York e lavorò per gli esiliati cubani e come corrispondente di giornali dell’America Latina. Fondò il Partito Rivoluzionario Cubano e cominciò a preparare la Seconda Guerra d’Indipendenza. Nel 1895, José Marti s’incontrò clandestinamente a Cuba con Antonio Maceo e Maximo Gomez e diede iniziò all’insurrezione. Pochi giorni dopo, il 19 maggio, José Marti fu ucciso al suo primo scontro con le truppe spagnole e per la sua fine fu considerato l’eroe nazionale cubano. Gomez e Maceo, che fu nominato Luogotenente Generale (secondo solo a Gomez), a capo di due colonne di mambise, attraversarono ’isola per 1300 chilometri, per la prima volta dalla zona di Santiago de Cuba fino all’estremità occidentale, scontrandosi con le forze spagnole nelle province di l’Avana e Pinar del Rio. L’appoggio delle popolazioni agli insorti, nelle loro azioni di guerriglia, provocò una reazione eccessiva da parte del generale spagnolo Weyler che fece rastrellare 200000 abitanti delle campagne raccogliendoli in aree urbane fortificate, dove in buona parte morirono per denutrizione. Il 6 dicembre 1896, nei pressi dell’Avana, Maceo fu intercettato da una colonna spagnola e nel conflitto fu ucciso insieme al figlio di Maximo Gomez, Francisco. Gomez continuò la sua guerriglia rifiutando ogni soluzione diversa dalla totale indipendenza e la Spagna, di fronte alle reazioni dell’opinione pubblica, richiamò il generale Weyler.
Nel 1898, il Presidente McKinley degli Stati Uniti, a protezione dei cittadini americani, inviò all’Avana il cacciatorpediniere Maine che esplose misteriosamente il 15 febbraio provocando la morte di 260 marinai. Si parlò di un sabotaggio degli spagnoli. Il Congresso USA approvò una risoluzione che intimava alla Spagna il ritiro dei militari da Cuba e, al rifiuto di Madrid, il 24 aprile si arrivò alla dichiarazione di guerra e al riconoscimento dell’indipendenza cubana.
Il fronte bellico si estese a tutte le colonie spagnole sia in America, dove oltre a Cuba rimaneva Puerto Rico, che nel Pacifico, dove erano spagnole le attuali Marianne e le Filippine. Il 1° di luglio le forze americane sbarcarono a Santiago de Cuba e gli Spagnoli ebbero la prima disfatta nella collina di San Juan con la famosa carica dei Rough Riders, un reggimento di volontari, comandato dal futuro presidente Theodore Roosevelt, il 3 luglio la flotta americana distruggeva quella spagnola nella rada di Santiago. Contemporaneamente era occupato Puerto Rico e, il 1° maggio, davanti a Manila la squadra americana sconfiggeva la flotta spagnola.
Con il Trattato di Parigi del 10 dicembre 1898, la Spagna dovette abbandonare Cuba, cedere agli Stati Uniti la sovranità su Puerto Rico e le attuali Marianne e concedere agli USA le Filippine per venti milioni di dollari.
Al trattato di Parigi non parteciparono i capi della rivolta cubana e la sovranità passò dalla Spagna agli Stati Uniti. Il generale Maximo Gomez dichiarò che il governo di transizione era stato imposto con la forza ed era illegittimo e incompatibile con i principi per cui il popolo cubano si era battuto e aveva sacrificato vite e ricchezze. Il 1° gennaio 1899, il generale americano John R. Brooke assunse il controllo dell’Avana dal comandante spagnolo e fu alzata la bandiera degli Stati Uniti. Dopo 3 anni di guerra totale Cuba era in rovina; gli eserciti di Spagna e Cuba avevano distrutto ogni cosa con il ferro e con il fuoco. Nel dicembre 1999 il generale Brooke fu sostituito dal generale Wood, ma le cose non migliorarono, il governo militare provvisorio rifiutò di fornire prestiti agli agricoltori e ai proprietari terrieri per aiutarli a ricostruire le proprietà danneggiate e gli imprenditori americani ebbero mano libera di impadronirsi dell’economia dell’isola. Gli annessionisti americani spingevano per l’annessione dell’isola, sostenendo che la maggioranza del popolo cubano era favorevole e respingendo l’Emendamento Teller, previsto nella dichiarazione di guerra alla Spagna, che lo vietava. Le elezioni tenute il 16 giugno 1900 a Cuba furono una sconfitta per gli annessionisti e il Partito Nazionale di Cuba, sostenuto dai ceti rivoluzionari, ebbe la maggioranza in quasi tutte le città. L’occupazione militare di Cuba durò fino al maggio 1902 e, in questo frattempo, fu redatta la nuova costituzione cubana dove, il 2 marzo 1901, fu incorporato l’Emendamento Platt che introdusse una serie di condizioni trasformando l’indipendenza cubana in un “sogno incompiuto”. Si consentiva, infatti, l’intervento militare degli Stati Uniti per preservare l’indipendenza di Cuba o il “mantenimento di un governo adeguato per la tutela della vita, libertà e proprietà”. La nuova repubblica era obbligata ad accettare l’Emendamento Platt. Il 20 maggio 1902 Tomas Estrada Palma prestò giuramento come primo presidente della nuova Repubblica. Nel 1903, un Trattato concesse agli Stati Uniti anche l’uso della Baia di Guantánamo per 100 anni e questo è rimasto un punto dolente per i Cubani, fino ad oggi.
Nei primi decenni del 1900, su Cuba si sono succeduti governi semidemocratici e populisti sempre sotto il controllo degli Stati Uniti. Nel 1925, assunse la carica di presidente il generale Gerardo Machado y Morales, la corruzione dilagò e le proteste popolari furono represse. La crisi del 1929 fece crollare l’economia cubana basata sull’industria della canna da zucchero, scoppiò uno sciopero generale, Machado perse l’appoggio degli Americani, lasciò il potere e andò all’estero nell’agosto del 1933. Nel settembre un golpe militare, detto la “rivoluzione dei sergenti” portò al potere il sergente Fulgencio Batista che dal 1934, si fece nominare prima colonnello e poi generale e, appoggiato degli Stati Uniti, divenne il dominatore della politica cubana conservando, di fatto, il potere fino al 1952, quando si presentò alle elezioni ma, sicuro di perdere, s’impadronì del potere con un colpo di stato facendosi riconoscere dagli Stati Uniti. Con lui, le industrie americane ebbero mano libera garantendo il suo arricchimento personale e Cuba fu invasa dalla malavita dell’antiproibizionismo americano. La lotta al regime di Batista fu guidata da Fidel Castro Ruz, un giovane avvocato di 25 anni, iscritto al Partito del Popolo Cubano che organizzò un’azione armata con 150 uomini, attaccando la caserma Moncada di Santiago de Cuba, il 26 luglio del 1953. L’attacco fu però un fallimento, alcuni furono uccisi, tutti gli altri arrestati con Fidel Castro e il fratello Raul, interrogati e torturati. Il trattamento inumano cui furono sottoposti, che costò la vita a 59 dei partecipanti produsse una reazione nell’opinione pubblica e il processo che seguì, in cui Fidel Castro, essendo avvocato, si difese da solo con la sua famosa frase, “la historia me absolverà”, ebbe risonanza nella stampa. Fidel fu condannato a 15 anni di carcere ma, nel 1955, un’amnistia di Batista lo liberò con tutti i prigionieri politici, inclusi gli assalitori della Moncada. Castro andò in esilio in Messico, dove fondò il “Movimento del 26 luglio” per rovesciare il regime di Batista. In Messico conobbe Ernesto Guevara, uno studente medico argentino che aderì al suo movimento e fu detto il Che (compagno o amico, in argentino). Insieme a 81 seguaci, partì il 25 novembre 1956 alla volta di Cuba sul battello Granma (Grande Madre) di 12 m quasi senza acqua e viveri. Lo sbarco avvenne sette giorni dopo alle ore 6:00 del mattino del 2 dicembre sulla spiaggia de Las Coloradas vicino a Cabo Cruz. Batista, che sapeva dell’impresa e faceva sorvegliare dal cielo e dal mare le coste, li intercettò rapidamente dopo lo sbarco. Otto furono uccisi nel primo scontro, i rimanenti si dispersero in piccoli gruppi e si rifugiarono nella Sierra Maestra, ma solo in 12 sopravvissero. Si propagò la notizia che Castro era morto, ma un giornalista americano fece un’intervista a Fidel e la pubblicò dimostrando che era vivo. Dopo un mese i guerriglieri sulla sierra diventarono 800, per la solidarietà dei campesinos, e iniziarono una guerra di logoramento nelle città e nelle campagne che durò due anni. L’anno decisivo fu il 1958. I ribelli furono detti barbudos perché tutti si fecero crescere la barba. Nel luglio 1958, le forze di Batista, che avevano lanciato una grande offensiva, detta Verano (estate), si concentrarono a La Plata, un piccolo villaggio sul mare, a sud della Sierra Maestra, per muovere verso la montagna. Le forze di Castro le accerchiarono e le bloccarono, anche se numericamente inferiori, e le costrinsero a una resa senza condizioni. Poco dopo, lo scontro si spostò a nord nelle prossimità del lago Las Mercedes ma Ernesto Guevara bloccò il ricongiungimento del nemico con una divisione di 1500 uomini, che avrebbe provocato una disfatta, e Castro, approfittando di una tregua concessagli dal nemico, si sganciò facendo fallire l’operazione Verano e demoralizzando le forze di Batista. Da questo momento i rivoluzionari lanciarono la loro offensiva nelle regioni più popolate aprendo quattro fronti nelle province orientali e due verso occidente, queste ultime al comando di Camilo Cienfuegos e Che Guevara. Cienfuegos aveva come obiettivo la conquista della città di Yaguajay nella provincia di Sancti Spiritus, dove era in condizioni di superiorità rispetto ai difensori, grazie ai numerosi volontari. Dopo una serie di attacchi infruttuosi, Cienfuegos adottò una tattica di logoramento finché, esaurite le munizioni, la guarnigione si arrese. Dal 29 dicembre 1958 a 1° gennaio 1959 si svolse la battaglia decisiva di Santa Clara. Che Guevara, rafforzato da numerosi volontari, si diresse verso la città, dove le truppe governative erano in forza presso l’università e la stazione. Qui stava per arrivare un treno carico di armi e munizioni inviato da Batista. Il treno fu fatto deragliare staccando tratti di binari con i bulldozer e quindi catturato con tutte le armi e molti soldati passarono con i castristi. La città finì con il cadere nei giorni successivi. Il 1° gennaio 1959, Fulgencio Batista conosciuta la disfatta, appena festeggiato l’anno nuovo, lasciò l’Avana e Cuba per la repubblica Dominicana. Il giorno successivo Guevara e Cienfuegos entravano all’Avana e l’8 gennaio Fidel Castro vi aveva il suo trionfo.
All’Avana si creò subito un governo provvisorio espressione dei poteri economici controllati dagli Stati Uniti, ma fu subito chiaro che ormai Castro controllava l’esercito e aveva l’appoggio della popolazione. Il 17 maggio 1959, Castro promulgò la riforma agraria che limitava l’estensione della proprietà privata e distribuiva la terra ai contadini. Nel mese di luglio assunse il potere sostituendo il governo provvisorio. Fu creato un tribunale speciale retto da Che Guevara e si fecero migliaia di processi alle persone compromesse con la dittatura di Batista e a membri della polizia e dell’esercito accusati di crimini di guerra. Ci furono molte condanne a morte e a lunghe detenzioni. Si creò un clima di terrore e molti professionisti e proprietari lasciarono Cuba. Alle restrizioni economiche imposte dagli Stati Uniti, Cuba rispose allacciando rapporti commerciali e militari con l’Unione Sovietica, che aveva subito riconosciuto il governo castrista. Nell’agosto 1960, il governo cubano iniziò la nazionalizzazione delle proprietà straniere, che in maggioranza appartenevano agli Stati Uniti e, nel gennaio 1961, gli USA ruppero le relazioni diplomatiche con Cuba. L’amministrazione Eisenhower era preoccupata per il processo di sovietizzazione del regime cubano e, nel 1960, la CIA (Central Intelligence Agency) preparò un piano segreto per rovesciarlo. Il piano fu approvato dalla nuova Amministrazione Kennedy nel febbraio 1961 e divenne operativo in aprile. Il piano prevedeva azioni di sabotaggio preventivo di gruppi anticastristi, già attivi nella sierra di Escambray al centro dell’isola, e bombardamenti con aerei camuffati come cubani per distruggere gli aerei militari sulle piste, seguito da uno sbarco nella zona paludosa di Matanzas con una forza di 1500 fuorusciti, addestrati e finanziati dalla CIA in una base segreta del Guatemala. Lo sbarco doveva creare una base fortificata e tenerla, almeno per una settimana, per permettere l’atterraggio di un governo provvisorio che sarebbe stato riconosciuto dagli Stati Uniti. Il piano non rimase a lungo segreto; i servizi segreti cubani furono avvertiti dal KGB ed ebbero tempo per prepararsi; l’esercito aveva allertato 20000 uomini con artiglieria e carri armati e l’aeronautica aveva occultato gli aerei da combattimento rendendo inefficaci i bombardamenti del 15 aprile. Il 16 aprile Castro dichiarò il carattere socialista della sua rivoluzione. Il 17 aprile iniziò lo sbarco nella Baia dei Porci (Bahia de Cochinos), ma le coste erano sorvegliate e fu dato l’allarme. Si alzarono i bombardieri cubani che attaccarono con i razzi le navi di appoggio con munizioni e rifornimenti, affondandole o danneggiandole e lasciando gli attaccanti senza carburanti e senza cibo e acqua. Già il giorno dopo fu chiaro che lo sbarco era fallito, gli attaccanti circondati e la ritirata impossibile. Solo pochi fuggirono con un sommergibile e vi furono 1189 prigionieri. Il presidente Kennedy si assunse la responsabilità del fallimento e, il 7 febbraio 1962, impose un embargo totale a Cuba. Dopo lunghe trattative, il 23 dicembre 1962, i prigionieri furono rilasciati in cambio di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e farmaci.
Castro aveva rafforzato il suo prestigio, ma temeva sempre un’invasione da parte degli Stati Uniti e strinse sempre più i suoi legami con l’Unione Sovietica. Il 14 ottobre 1962, un aereo spia U-2 scoprì che a Cuba si stavano installando rampe di lancio per missili nucleari strategici e Kennedy proclamò che un attacco di missili provenienti da Cuba sarebbe stato considerato come proveniente dall’Unione Sovietica e, poiché navi da carico sovietiche erano in rotta per Cuba, ordinò una quarantena navale per l’isola. Si stava per arrivare alla guerra nucleare e iniziò un’intensa attività diplomatica. Il 27 ottobre si raggiunse il compromesso; Kennedy accettò la proposta di Krushev di ritirare i missili da Cuba dietro garanzia degli USA di non invadere né appoggiare l’invasione di Cuba. Le navi sovietiche tornarono indietro, i missili furono rimossi da Cuba e Kennedy accettò di rimuovere alcuni issili Jupiter in Turchia. Il 20 novembre fu tolta la quarantena su Cuba.
Nel frattempo Castro, il Lider maximo, si dedicava alla sua rivoluzione socialista. Il primo problema era di far ripartire l’economia e ricostruire una struttura sociale depauperata di tutte le figure professionali fuggite all’estero al trionfo della rivoluzione. All’inizio l’Unione Sovietica acquistò la produzione di zucchero e fornì aiuti finanziari e assistenza tecnica per sviluppare l’industria e questo legò l’economia dell’isola a quella dell’URSS e del blocco comunista. Si abbandonò la monocultura per ottenere l’autosufficienza alimentare e scambiare lo zucchero con altri beni di prima necessità. Bisognava creare la nuova struttura scolastica per combattere l’analfabetismo, specie nelle campagne dove, prima del 1959, non esistevano scuole. Nel 1961 fu stabilita la scuola primaria obbligatoria per tutti e furono mandati insegnanti in tutti i centri abitati. Dal 1968 partirono i corsi superiori e dal 1980 le scuole speciali orientate alle attitudini fino a quelle artistiche. I conservatori furono creati alla fine del 1900, l’inglese divenne obbligatorio fino all’università. L’analfabetismo si è ridotto al 3%. La sanità è stata un altro obiettivo prioritario, cominciando dalla prevenzione, e in tutti i centri abitati furono create strutture sanitarie e ospedaliere. La crisi economica, sempre incombente per la penuria di materie prime e di tecnologie, costringeva a un’economia di guerra, che deprimeva la domanda interna, e a controllare la valuta pregiata indispensabile alle importazioni. La circolazione monetaria fu regolata con la doppia moneta: un Peso cubano, destinato all’economia interna, e un Peso convertibile con le valute pregiate, agganciato al dollaro, per tutte le transazioni con l’estero. Si creò così una classe privilegiata che aveva contatti con l’estero e che aveva accesso, anche illegalmente, alle valute estere e alla moneta convertibile e la gente comune pagata con il peso cubano spendibile solo nei negozi statali con prodotti da sussistenza.
Castro mantenne la sua intransigenza ideologica fino al decennio 1970, quando il blocco sovietico aveva già adottato la politica di coesistenza con gli USA e cercò di esportare la sua rivoluzione in vari paesi dell’Africa e dell’America Latina, addestrando guerriglieri di questi paesi e appoggiando movimenti insurrezionali con volontari cubani. Nel 1975, un corpo di volontari fu inviato in aiuto del Fronte Popolare di Liberazione dell'Angola (MPLA) per respingere le truppe sudafricane. L'operazione durò fino al 1988, quando i sudafricani si ritirarono anche dalla Namibia e questa ottenne l'indipendenza. Nel 1965, Che Guevara si dimise da tutte le cariche pubbliche e partì per l’allora Congo Belga per sostenere i movimenti favorevoli a Patrice Lumumba. Le lotte intestine fra le varie fazioni congolesi resero inefficace ogni suo intervento. Dopo un soggiorno nella Repubblica Democratica tedesca, tornò a Cuba per preparare una sua spedizione in Bolivia, dove si trasferì con i suoi volontari in un campo di addestramento all’inizio del 1967. Ferito, fu catturato l’8 ottobre dalle forze boliviane che lo avevano circondato e il giorno dopo ucciso. Castro, saputo della sua morte, proclamò tre giorni di lutto nazionale. Nel 1997, i suoi resti furono portati a Cuba e tumulati nel suo Mausoleo a Santa Clara, dove era avvenuta la battaglia decisiva della rivoluzione cubana.
Nel 1996, fu promulgata una nuova costituzione e creati nuovi organismi elettivi. Nel 1977, il presidente americano Carter attenuò l’embargo e le restrizioni sui viaggi. Nel 1980, Castro permise a più di 120000 persone, fra scontenti, prigionieri e definiti antisociali, di lasciare Cuba e salpare per la Florida, accolti dagli Stati Uniti, e i rapporti peggiorarono ancora. Il crollo del regime comunista nell’URSS e nel blocco comunista, provocò un nuovo crollo dell’economia cubana e iniziò un nuovo corso con una limitata liberalizzazione dell’economia interna e l’apertura al turismo internazionale, fonte di valuta pregiata. Nel 1992 fu apportata una nuova modifica alla costituzione: regolamentato il lavoro autonomo, ridotta l’assistenza statale. L’economia si appoggiò ai paesi dell’America Latina, specie al Venezuela per il petrolio e alla Cina. Un indice dei migliorati rapporti con l’esterno, furono la visita a Cuba di Giovanni Paolo II nel 1998 e quella dell’ex presidente Carter nel 2002. Nel 2006 Fidel Castro fu operato d’urgenza e lasciò tutte le cariche di governo al fratello Raul Castro, conservando solo la carica di Segretario del Partito Comunista Cubano. Raul è rimasto anche dopo la guarigione di Fidel e il regime non ha subito apparenti traumi.
Lo sviluppo è rimasto limitato da vincoli rigidi, ma nel paese mancano le sacche di miseria che affliggono paesi molto più ricchi e sviluppati. Il sentimento nazionale si è radicato in tutti gli strati della popolazione dopo la loro lunga lotta di liberazione contro il dominio spagnolo e con il riscatto dalla dittatura batista e la figura di Fidel Castro è rimasta sempre popolare e fondamentale elemento di coesione interna. Le discriminazioni esistono fra le élite del potere del partito unico, che non hanno vincoli e limitazioni avendo accesso alla valuta pregiata, e i normali cittadini e tutti attendono e temono una transizione che tarda a venire. A Miami, nella vicina Florida vive ancora la folta comunità degli oppositori fuggiti negli anni sessanta e ottanta, anche questi ormai di nuova generazione, che hanno fortemente sostenuto fino ad ora l'embargo americano, e aspirano a essere protagonisti della transizione. Il loro ritorno, esaurita la spinta ideologica del castrismo, sarebbe però visto dai nazionalisti cubani come un nuovo tentativo di ingerenza degli Stati Uniti, ricordando il "sogno incompiuto" della rivoluzione di Céspedes e José Marti, dopo la fine della guerra ispano-americana.

NOTA SUCCESSIVA: il 17 dicembre 2014, inaspettatamente ma dopo lunghe trattative diplomatiche segrete, è finita la crisi durata 53 anni fra Stati Uniti e Repubblica di Cuba con due dichiarazioni alla TV in contemporanea dei rispettivi Presidenti, Barack Obama e Raul Castro, che ristabiliscono le relazioni diplomatiche. Le prime azioni concrete sono state la liberazione di detenuti, lo scambio di prigionieri e la cancellazione di parte delle sanzioni. La normalizzazione è stata così avviata.




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