Ultimi Viaggi - Mongolia: Territorio e Storia




La Mongolia è una Repubblica democratica indipendente nata nel 1990, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. La Costituzione del 15.01.1992 ha instaurato un regime parlamentare con Presidente della Repubblica eletto a suffragio diretto per 4 anni insieme al Parlamento. La Mongolia confina a nord con la Russia e negli altri tre lati con la Cina e non ha sbocchi al mare. Il territorio è costituito da altipiani di steppe con altitudine media di 1580 m e catene montuose a nord e a ovest, fra cui i Monti Hangay, al centro-nord, e la catena dell’Altai Mongolo, che scende da nord-ovest a sud. Il sud è occupato dalla distesa desertica del Gobi. Il clima ha forti escursioni termiche: in inverno -10, -20 °C, abbondanti nevicate e terreno gelato, in estate da 14 °C a 30 °C e piogge frequenti.  
Amministrativamente la Mongolia è divisa in 21 province (aimag) e una città, la capitale Ulaanbaatar, copre una superficie di 1,564 milioni di kmq (circa cinque volte l’Italia) ed ha una popolazione di 2,6 milioni di abitanti, la metà della quale si trova nella capitale. Questo da un’idea della forte urbanizzazione esplosa nel periodo sovietico. Scarsi sono i terreni adatti all’agricoltura, prevalenti nel nord, molti abitanti sono occupati nell’allevamento del bestiame, bovini, ovini, caprini, cavalli e cammelli, praticato in forme seminomadi. Altre risorse sono il legname delle foreste, che ricoprono parte della Mongolia settentrionale, e i minerali, come carbone, rame, molibdeno e tungsteno. Le industrie sono concentrate intorno alle città. La natura è il patrimonio più importante della Mongolia e il 13,8% del territorio è area protetta divisa in quattro categorie: le Riserve naturali per salvaguardare specie rare di animali e piante o siti archeologici, Monumenti storici e naturali per siti particolari, i Parchi nazionali destinati all’ecoturismo, le Riserve integrali nei luoghi che, per la loro fragilità e importanza, sono vietati agli insediamenti umani. I fantastici paesaggi della steppa e del deserto, il fascino dell’autentica cultura della vita nomade, gli antichi monasteri lamaisti, restaurati dopo l’oscuramento del periodo sovietico, e il contrasto con la prepotente invasione della civiltà moderna nelle città e nei villaggi hanno cominciato ad attrarre il turismo, che non può lasciare delusi, se si accettano e apprezzano le diversità.  

L’antichità geologica della Mongolia è documentata dalle rocce granitiche del Paleozoico e Mesozoico e dai depositi di carbone. Del Cretaceo superiore sono i ritrovamenti di dinosauri scoperti nel 1922 nel deserto di Gobi e i depositi marini nel Gobi seguiti da quelli alluvionali e fluviali, dopo il sollevamento dell’altopiano. 
La preistoria è documentata da pitture rupestri del paleolitico e insediamenti umani del neolitico di agricoltori e pescatori, poi ancora dai reperti dall’età del rame, del bronzo e del ferro, fino al X secolo. 
L’Asia centrale e la Mongolia sono state da sempre la culla di tribù nomadi guerriere che periodicamente sono migrate verso est e verso ovest. A parte un possibile legame dei più antichi Mongoli con gli Sciti descritti da Erodoto e confermato nel 2006 dalla scoperta del corpo mummificato di un guerriero scita di 2500 anni fa nelle montagne degli Altai, più note erano le tribù Xiongnu che fecero incursioni in Cina e portarono alla costruzione della Grande Muraglia, estesa dal deserto del Gobi al mare dalla dinastia cinese Qin nel 209 a.C.. La loro minaccia proseguì ancora per lungo tempo. Gli Xiongnu furono conosciuti in occidente come Unni e, a metà del IV secolo d.C., si rovesciarono nella regione a nord del Caspio abitata dagli Alani e li trascinarono con loro, spinsero i Visigoti oltre il Danubio in territorio romano e, all’inizio del V secolo, s’insediarono in Pannonia fino al Danubio, alle Alpi e al Reno. I loro re, entrati in contatto con l’impero bizantino d’Oriente, con la loro minaccia ottennero tributi e riscatti. Attila, divenne unico re nel 445 e il suo regno comprendeva l’intera Germania, il bacino del Danubio e fino oltre il Don. Invase la Gallia ma fu fermato ai Campi Catalaunici, sulla Marna, da Ezio, comandante dell’esercito d’Occidente e, dopo una sanguinosa battaglia, si ritirò verso l’Italia sulla pianura Padana e morì nel 453. L’impero degli Unni si dissolse e le tribù si dispersero. Attila divenne una figura leggendaria ed entrò nella saga dei Nibelunghi. Altre tribù dominarono poi in Mongolia. Nel VI secolo, il potere passò a una confederazione di tribù di lingua turca, gli uiguri, che crearono una società più urbanizzata basata sull’agricoltura e il commercio e lasciarono monumenti e iscrizioni in alfabeto turco (il Gokturk). Ebbero il loro apogeo agli inizi del secolo VIII. Nell’anno 840, un altro popolo di lingua turca, i kirghisi, rovesciò il potere degli uiguri e si tornò a un periodo di divisioni interne, infine nel 960, la dinastia cinese Song del Nord dominò la Mongolia, fino agli inizi del XIII secolo.  
 
Nel 1162 nacque Temujin, figlio di un capo mongolo, Yesugai, in lotta contro le tribù dei tatari. A solo 9 anni il padre fu avvelenato e Temujin crebbe nella sua tribù con la volontà di vendetta. Grazie al matrimonio con la figlia di un potente capo, riuscì a unificare le altre tribù nomadi. Alla fine del XII secolo, la Mongolia ebbe un periodo climatico favorevole con abbondanza di acqua e pasture, che accrebbero la disponibilità di animali per i trasporti e la guerra e, nel 1206, quando Temujin fu nominato Gengis Khan (Sovrano Universale), creò l’impero Mongolo, trasformando i suoi nomadi in una potente macchina bellica per la conquista del mondo. Le armate mongole, formate da una cavalleria con armature pesanti e una leggera, con arco e giavellotto, in unità da 10, 100, 1000, 10000 soldati, che compivano manovre complesse in perfetta coordinazione, usando bandiere di diversi colori, si dimostrarono imbattibili sul campo. Gli ufficiali erano scelti esclusivamente secondo un criterio meritocratico. Feroce con i nemici e magnanimo con gli alleati, la fama di Gengis Khan lo precedeva e atterriva i nemici. Nel 1211 iniziò con la campagna contro la Cina aggirando la Grande muraglia e perfezionò le tecniche d’assedio contro le città fortificate. Entro il 1234, conquistò la Cina, si alleò poi con le tribù turche degli uiguri dello Xinjiang e nel 1221 occupò Bukhara e Samarcanda, poi la Georgia e il Caucaso. Nel 1223, sconfisse gli eserciti russi di Kiev, e arrivò infine in Europa, fino in Polonia e ai confini con l'Ungheria. Nel 1227 morì e fu sepolto insieme a un immenso tesoro, in una località tenuta segreta e mai scoperta. Il suo impero gli sopravvisse però per altri 200 anni. Nel 1229 secondo il suo volere, fu eletto Gran Khan dei Mongoli il suo terzogenito, Ogodei, che riprese l’espansione dell’impero con il generale Subotai, già braccio destro del padre. Nel 1231 fu annessa la Corea. Subotai vinse ancora numerose battaglie e conquistò Bulgaria e Ungheria distruggendo Pest (1241). Nel 1235, Ogodei iniziò la costruzione in Mongolia della nuova capitale Karakorum, già ideata da Gengis Khan. Morto Ogodei nel 1241, gli successe il primogenito Guyuk e, nel 1251, Mongke, primogenito del figlio minore di Gengis Khan. Nel 1252 i Mongoli invasero la Persia, nel 1256 l’attuale Vietnam e l’anno dopo conquistarono Bagdad. Nel 1259 morì Mongke e, nel 1260, il figlio Kubilai fu eletto Gran Khan e fondò in Cina la dinastia Yuan. La capitale dell’impero mongolo fu spostata a Pechino, detta Khanbalik (Città del Gran Khan), i Mongoli diventarono sedentari.  
Nel 1274, Kubilai mandò la flotta per invadere il Giappone, con un'armata di 900 navi e 40000 uomini partita dalla Corea, ma dopo lo sbarco, una violenta tempesta distrusse 200 navi uccidendo 13000 soldati e l’armata tornò in Corea. Nel 1275, il mercante veneziano Marco Polo incontrò Kubilai Khan e racconterà la sua esperienza nel Milione. Le ultime conquiste dei Mongoli furono la Birmania (1277) e la Cina del sud, dove c’era ancora una dinastia Song (1279). Nel 1294, morì Kubilai Khan e da questo momento iniziò la decadenza dell’impero Mongolo ormai diviso in quattro khanati: il più importante quello di Mongolia, Cina e Corea, dopo, quello dell'Orda d'Oro che governava la Russia, quello della Persia e del Medio Oriente e quello dall'Asia Centrale. In Europa molti paesi erano ancora tributari dell’Impero Mongolo, ma tendevano a riacquistare la loro sovranità, i khanati erano governati da capi tribù gelosi della loro indipendenza e l’impero mongolo rimase schiacciato fra le due grandi potenze della Russia e della Cina. La dinastia Yuan crollò per una rivolta contadina in Cina che, nel 1368, scacciò i mongoli da Pechino e instaurò la nuova dinastia Ming. L’ultimo imperatore Yuan morì in Mongolia nel 1370. Nel 1380 le tribù della Manciuria distrussero la capitale Karakorum. In Mongolia dominarono le tribù occidentali. All’inizio del 1500, Dayan Khan delle tribù orientali, diretto discendente di Gengis Khan, ristabilì la dinastia in Mongolia. Il nipote Altan Khan, nel 1577, ristabilì il buddhismo lamaista tibetano, praticato al tempo di Kubilai Khan, conferendo il titolo di Dalai Lama al capo della scuola dei Berretti Gialli e fondò il Monastero di Erdene Zuu presso l’antica capitale Karakorum. Nel 1635 nacque Zanabazar, il più grande degli artisti mongoli. Figlio di un discendente di Gengis Khan, fu inviato a 14 anni in Tibet per l’istruzione e riconosciuto dal Dalai Lama come incarnazione del più importante discepolo di Buddha. Tornato in patria, diventò la massima autorità religiosa come Buddha vivente (Bogd Khan) e si dedicò alla letteratura, alla linguistica e alla scultura, dove raggiunse il suo apice. Morì nel 1724 e fu detto il Michelangelo delle steppe.  
All’inizio del XVII secolo, gli antichi jurken, domati al tempo di Gengis Khan, tribù mongole che abitavano la Manciuria, nel nord-est della Cina, avevano fatto risorgere l’antica dinastia Qing dopo la caduta degli Yuan e, con il nome di manchu, si avvantaggiarono per le divisioni interne delle altre tribù mongole. Legdan Khan, ultimo discendente diretto di Gengis Khan che si opponeva al loro predominio, fu ucciso nel 1634. Nel 1636 si impadronirono della Mongolia Interna, nel 1644 intervennero in Cina per domare la rivolta contro i Ming e vi instaurarono la loro dinastia Qing che doveva durare fino alla rivoluzione cinese del 1911. Anche tutta la Mongolia cadde sotto il loro dominio dispotico e vessatorio e da qui nacque l’odio dei Mongoli verso i Cinesi, divenuti sinonimo di Manchu.  
Il XX secolo iniziò con la fuga del 13° Dalai Lama da Lhasa nel 1904 e il suo arrivo a Urga, l’attuale Ulaanbaatar. L’anno dopo, il 23 luglio, un violento terremoto di 8,7 della scala Richter nelle regioni settentrionali della Mongolia lasciò una cicatrice nel terreno di 400 km, larga 10 m e profonda 60. Nel 1906 iniziarono i moti di ribellione contro gli occupanti manchu e nel 1910 il governatore fu costretto a fuggire da Urga. L’anno dopo, il 28 dicembre, la Mongolia dichiarò la sua indipendenza instaurando una monarchia sotto Bogd Khan, ottavo Buddha vivente, con cinque ministri. Nel 1915 Russi e Cinesi firmarono un trattato in cui si stabilì la divisione fra Mongolia Interna, che passava alla Cina, e la Mongolia Esterna, che rimaneva autonoma, ma sotto l’influenza di Mosca e Pechino. Nel 1916, il governo cinese non riconobbe più l’autonomia della Mongolia e invase il paese. Scoppiata la rivoluzione bolscevica, nel 1917, i delegati del Partito Mongolo del Popolo chiesero invano l’appoggio dei sovietici e la Cina invase di nuovo il paese nel 1919. Nei due anni successivi la Cina fu in piena guerra civile e i rivoluzionari mongoli, guidati dal generale Sukhbaatar, detto l’Eroe Rosso (Ulaan Baatar), ottennero da Lenin l’appoggio delle truppe sovietiche ed entrarono a Urga nel luglio 1921. Nacque il Governo Popolare della Mongolia che ebbe ancora a capo Bogd Khan ma senza poteri effettivi. Il 26 novembre 1924 s'instaurò la repubblica Popolare della Mongolia. Poco dopo morì Bogd Khan, si convocò il Parlamento e Urga fu ribattezzata Ulaanbaatar in omaggio a Sukhbaatar che era già morto nel 1923. Nel 1924 morì Lenin e, fino all’ascesa di Stalin, il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (PRPM) si affermò in modo indipendente, ma dal 1928 iniziarono le epurazioni, i leader del partito furono eliminati e il potere concentrato nelle mani di Choibalsan, un monaco mancato già a fianco di Sukhbaatar nel 1921, divenuto fedelissimo di Stalin. Seguendo il modello sovietico, terre, animali e proprietà furono confiscati e distribuiti ai pastori nomadi riuniti in cooperative, bandendo ogni impresa privata. A seguito della carestia, scoppiarono tumulti nelle città rapidamente repressi. Settecento monasteri furono chiusi e distrutti e tutte le loro ricchezze finirono a Mosca. Entro il 1937 furono giustiziate e scomparvero 27000 persone fra cui 17000 monaci, e ci furono 57000 arrestati su una popolazione di 700000.  
 
Nel 1939 scoppiò la crisi internazionale. Il Giappone, nel 1931, aveva già invaso la Manciuria facendone un protettorato, che ebbe il nome di Manchu-Kuo, con a capo l’imperatore Pu Yi, pronipote dell’ultima imperatrice cinese Ci Xi. Alleato di Hitler, il Giappone invase l’Asia e minacciò la Mongolia attraverso la Manciuria. L’Unione Sovietica mandò le sue truppe al confine orientale della Mongolia e arrestò l’invasione. La guerra rafforzò il legame fra mongoli e sovietici. Una divisione corazzata mongola partecipò alla seconda guerra mondiale e sul fronte giapponese morirono 237 mongoli. In questo periodo Choibalsan fu eletto primo ministro, fu adottato l’alfabeto cirillico sostituendo la scrittura uigura e, nel 1942, fu fondata la prima università mongola. Docenti vennero dall’Unione Sovietica, 50000 giovani mongoli studiarono nelle università sovietiche e la lingua russa divenne quella principale. Finito il conflitto mondiale nel 1945, in un plebiscito promosso dall’ONU, la maggioranza dei mongoli votò a favore dell’indipendenza, ma fu respinta la richiesta d'ingresso all’ONU per l’opposizione di Stati Uniti e Cina. La bandiera mongola fu adottata nel 1949 ed ha tre bande colorate, quelle esterne rosse (vittoria) e la centrale blu (patriottismo), sulla banda dal lato dell’asta c’è il simbolo dorato del soyombo (libertà) che risale al XIV secolo ideato, secondo la tradizione, da Zanabazar. La Manciuria sparì inglobata in tre provincie della nuova Cina nella Regione del Nord-Est, confinanti con la Mongolia Interna.
 
Nel 1952, morì Choibalsan e nel 1953 Stalin. Nel 1956 si completò il collegamento ferroviario che attraversò la Mongolia e la collegò da una parte con la transiberiana e dall’altra a Pechino. La società in Mongolia subì un profondo rinnovamento, iniziò l’industrializzazione e si diffuse l’alfabetizzazione anche nelle regioni più remote, le popolazioni diventarono più stanziali e sorsero molti villaggi e nuove città, la capitale raggiunse i 100000 abitanti. Un nuovo terribile terremoto colpì la regione del Gobi-Altai nel 1957. Nel 1961 la Mongolia fu ammessa all’ONU e poi entrò nel Comecom, l’organizzazione economica dei paesi comunisti. Nel 1967 si acuì il dissidio fra Cina e Unione Sovietica e truppe cinesi minacciarono la Mongolia. L’Armata Rossa entrò in Mongolia e la minaccia si ritirò. I Mongoli riscoprirono le radici dell’antica cultura e della tradizione alla base della loro identità nazionale e molti ritornarono ai riti del buddhismo lamaista. Nel 1979 il Dalai Lama visitò la Mongolia accolto da moltissimi fedeli. Nel 1981 il primo cosmonauta mongolo, Jugderidyn Gurragcha, andò nello spazio con Soyuz 39 e Salyut 6.  
Nel 1989, crollò il regime sovietico e il partito unico e i quadri del PRPM diedero le dimissioni. Nell’estate 1990 si tennero le prime elezioni democratiche e il primo presidente durò fino al 1997. Nel gennaio 1992, con la prima costituzione, nacque la Repubblica Popolare di Mongolia ed è ancora il PRPM a detenere la maggioranza. La perdita degli aiuti di stato e dell’Unione Sovietica provocò il tracollo economico, la produzione calò e salì l’inflazione. La Mongolia ottenne dei consistenti aiuti da parte delle organizzazioni mondiali. Nelle elezioni del 1996 vinsero i partiti di opposizione, ma il nuovo governo si dimostrò corrotto e incapace e rimase irrisolto l’assassinio di un leader del partito democratico. Nelle elezioni del 2000 ritornò al potere il PRPM. Faticosamente, la Mongolia ha trovato la sua strada accettando la modernità e mantenendo inalterata la sua identità in termini di stili di vita e tradizioni.  

Per completezza si allega una mappa della nazione divisa in regioni adottando le denominazioni occidentali (in inglese), riportate sempre tra parentesi nelle descrizioni, accanto a quelle locali in lingua mongola. Si nota che, nella mappa, il deserto del Gobi è chiamato Govi, perché nel cirillico la b si trasforma in v. 
 
Mappa della Mongolia.

 


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