Ultimi Viaggi - L’Arkhangai e le Sorgenti Termali



 

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L'Arkhangai è una regione di pascoli e foreste. Arkangai - Uno yak, bovino dal pelo lungo.

Il mattino del 9 luglio, lasciata Kharkhorin, si torna verso nord rientrando nell’Arkhangai, dove finisce la strada asfaltata e si riprendono le piste sterrate. Si faranno solo 150 km. L’Arkhangai (North Hangay), nell’interno, offre un paesaggio di steppa verde ricca di pascoli e foreste di conifere fra i monti della catena Khangai. La zona è vulcanica con numerose sorgenti termali. Nei pascoli si vedono per la prima volta gli yak, bovini dal pelo lungo, uno dei più grandi, alto 2-2,2 m e lungo da 3 a 3,4 m. Originari del Tibet, vivono fino a grandi altitudini, fra i 3000 e i 5500 m. Sono stati addomesticati da migliaia di anni e usati per il loro latte, le fibre del pelo, la carne e come animali da trasporto; solo il maschio ha le corna. 

Alle 11:30 il cielo è coperto e pioviggina, si giunge in un campo attrezzato, il Duut Resort, con le gher e un edificio per la ricezione e i servizi. Qui si rimarrà la notte. Vicino sono le sorgenti calde di Tsagaam Soum che forniscono agli abitanti del luogo acqua calda a 33 °C ed hanno anche proprietà curative. Nel campo vi sono anche piscine alimentate con queste acque. 

 
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Arkhangai - Fonti di Tsagaan Soum. Campo
attrezzato Duut Resort.
Fonti di Tsagaan Soum. Campo attrezzato
Duut Resort - Le gher.
Fonti di Tsagaan Soum. Campo attrezzato
Duut Resort - Le gher.

 

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Fonti Tsagaam Soum. Sorgente di acqua calda
Una vasca.
Fonti Tsagaam Soum. Emissione di acqua
e vapore.

Dopo il pranzo si va a visitare il luogo dove sgorga l’acqua delle sorgenti trasportata agli utenti con tubazioni coibentate. Il luogo delle sorgenti si trova a circa un chilometro. Piove e il terreno è scivoloso, c’è una fossa, circondata da un muro di cemento, dal quale escono vapore e un rivolo di acqua calda, ma le tubazioni sono sotterranee. Si torna alle gher ad asciugarsi, all’interno è stata accesa la stufa a legna.  

Alle 17:00, il cielo è sereno ed è tornato il sole. Si esce con le macchine per visitare un accampamento di pastori. Si scende dalla zona alberata, sulle colline, ai pascoli. Il luogo abitato dai pastori è costituito da un gruppo di gher con diversi recinti per le bestie e qualche edificio di legno; sembra una sistemazione semipermanente. 

 
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Arkhangai - Fonti Tsagaam Soum
Pascoli.
Fonti Tsagaam Soum. Insediamento di
pastori nomadi.
Fonti Tsagaam Soum. Capanne di pastori
nomadi e cavalli.
 
Si è accolti all’interno di una gher da una famiglia di pastori con tre bambini, si assaggia la loro bevanda di latte fermentato (airag), come una birra, e del formaggio essiccato. Nella tenda si tiene appesa anche la carne da poco macellata. Fuori si assiste alla mungitura dello yak, mentre un altro allatta il suo piccolo. Fuori dai recinti si trovano molti cavalli e yak. Le bestie sono la sola ricchezza delle famiglie e la loro fonte di reddito. 
 
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Fonti Tsagaam Soum - Interno della gher.
La madre con tre figli.
Fonti Tsagaam Soum - Interno della gher.
Carne di capra appesa.
Fonti Tsagaam Soum - Un yak allatta
e mungitura di un altro.

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Fonti Tsagaam Soum - Yak maschio.
Fonti Tsagaam Soum - Un bue.

La vita si fa dura d’inverno, quando le temperature scendono a -20, -30 °C, i pascoli sono gelati e gli animali trovano poco per alimentarsi. Dal 1999 al 2002, per quattro inverni consecutivi, si sono avute le temperature più basse raggiungendo anche i -50 °C. L’Arkhangai è stata una delle regioni più colpite e i pastori hanno perso da un quarto a metà dei capi di bestiame. Anche il 2010 è stato un inverno molto rigido e queste crisi periodiche sono indicate dai mongoli con il termine zud (equivalente al permafrost), riferito al terreno indurito dal gelo che impedisce alle bestie di brucare l’erba. 

A sera si torna al campo per la cena e alla televisione si assiste alle gare di lotta mongola del festival. 

 

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