Ultimi Viaggi - Dalla Valle dell’Orkhon al Dundgobi



  Il giorno 10 luglio, si lascia Duut Resort alle ore 7:00 del mattino perché ci attende il lungo trasferimento verso l’aimag di Dundgobi (Middle Govi) che letteralmente significa “il centro del Gobi”, vera anticamera del deserto e si dovranno percorrere circa 300 km. Si attraversa l’aimag di Alkhangai in direzione est salendo a un punto panoramico più alto e poi, scendendo a sud, si passa il confine con l’Uvurkhangai (South Hangay) entrando nella valle del fiume Orkhon, dove le piogge hanno lasciato molti tratti allagati che si passano a guado. 
 
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Uvurkhangai - Foreste e pascoli.
Uvurkhangai - Tratti allagati.
Uvurkhangai - Yak femmina.

  Durante la marcia, l’auto N. 1 che precede rompe un ammortizzatore e deve essere cambiato. L’operazione richiede solo 20 minuti e gli autisti dimostrano la loro perizia. Alle 9:30 si riparte e si arriva al fiume Orkhon che si attraversa su un ponte di legno, passando sulla sua riva destra. Si fa sosta e si riprendono una piccola mandria di yak sulla riva e i due lati del fiume dal ponte. 
  Da questo momento si segue la riva destra risalendo il corso per raggiungere le ben note cascate. Il fiume qui è molto largo e facilmente straripa durante la stagione delle piogge fino a tutto agosto e le strade sono spesso allagate e impraticabili. Dopo agosto, invece, il fiume è in secca per tutto l’inverno e le cascate sono deludenti. 
 
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Uvurkhangai - Il fiume Orkhon.
Uvurkhangai - Ponte sull'Orkhon.
Uvurkhangai - Mandria di yak sulla riva dell'Orkhon.

 

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Il corso del fiume Orkhon è molto largo.
Questa è la stagione delle piene.
Mandria al pascolo.

  Si lasciano le macchine e si raggiunge la cascata a piedi. Il salto è di una ventina di metri e le rive sono coperte di alberi. Per un tratto dopo le cascate, il fiume scorre dentro una gola profonda 22 m prodotta in milioni di anni, arretrando con l’erosione. 
 
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Cascata dell'Orkhon a distanza.
Il salto da vicino.
Il fondo del salto.

  Segue la sosta pranzo che, come il solito, è al sacco e si riprende il percorso alle 13:30. Alle 14:00 circa si sosta al villaggio Batulgi, uno dei tanti costruiti durante il periodo sovietico per favorire la collettivizzazione, che ora mostra segni di decadenza, dopo la caduta del regime sovietico, ma è pur sempre un luogo privilegiato per le comunicazioni e gli scambi anche per la civiltà nomade. Si vede poca gente per strada, i negozi sono degli empori con i prodotti di uso comune, vi si trovano anche gelati confezionati tenuti nel frigo. C’è un moderno distributore di benzina e gasolio, uno dei pochi e certo noto e frequentato. 
 
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Villaggio Batulgi - Abitato.
Villaggio Batulgi - Due bambine.
Villaggio Batulgi - Moderno distributore di benzina e gasolio.

  Si prosegue attraversando vallate e pianure spesso interrotte da zone inondate dalle piogge dei giorni precedenti e la marcia è rallentata. Alle 15:45 la macchina N. 3 fora una gomma che si deve cambiare. L’operazione dura meno di 20 minuti ma, la necessità di ripararla, comporta di fare una sosta imprevista nel capoluogo della regione, Arvaikheer. Alle 16:00 circa si riparte e durante il tragitto, verso sud-est, oltre l’orizzonte si osserva un addensarsi di nubi come nella formazione di un temporale; dopo un’ora, all’orizzonte compare un arcobaleno. Le nuvole si disperdono e torna il sereno nella nostra direzione. Alle 18:50 si raggiunge Arvaikheer, dove si trova il gommista che non può mancare in tutti i centri abitati e si è pronti a ripartire alle 19:30; nel frattempo le macchine hanno fatto anche benzina. 
 
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Zona inondata dalle piogge.
Tempo bello ma all'orizzonte si addensano nuvole.
Arcobaleno dopo il temporale.

  Ci sono ancora 90 km per la nostra destinazione, che si trova oltre il confine con l’aimag Dundgobi (Middle Govi), o Gobi Centrale. Si attraversa una steppa pianeggiante, ma le piste sono tortuose e la velocità media è bassa. Dopo il tramonto si fa sera e le macchine procedono con i fari accesi. 
  Si arriva al campo attrezzato Secret of Ongi alle 22:30. La serata è calda perché qui ormai soffia il vento del Gobi. Dopo cena, si passa la notte nelle gher. 
 

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