Ultimi Viaggi - Il Deserto del Gobi



 

MONASTERO A SUD DI ONGYIN.

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Monastero sud di Ongyin - Rovine.
Monastero nord di Ongyin
Rovine e ricostruzioni.

Il giorno 11 luglio, si lascia Secret of Ongi, nel Gobi Centrale (Dundgobi o Middle Govi) alle 8:00 per visitare il vicino monastero di Ongyin, in una piccola area montagnosa all’estremo ovest del Dundgobi attraversato dalla valle del fiume Ongi. Il complesso aveva due monasteri, uno a nord e uno a sud della valle e ambedue furono distrutti dai sovietici e uccisi 800 monaci. Il complesso era stato costruito nel 1760 per commemorare la prima visita del Dalai Lama in Mongolia. Riaperto nel 1990 da 13 monaci, fu visitato dal Dalai Lama due anni dopo. Oggi vi sono diversi edifici e un nuovo tempio dal tetto verde finito nel 2004. Accanto al tempio c’è una gher che raccoglie reperti raccolti nel sito. Nel tempio si trovano due giovani monaci, nuove leve del monastero. 

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Monastero nord di Ongyin - Il Nuovo Tempio.
Monastero nord di Ongyin. In una gher,
accanto al Nuovo Tempio Simboli di pietra.
Monastero nord di Ongyin.
Interno del Nuovo Tempio Due giovani monaci.

 

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Dundgobi - Si scende verso sud – Cammelli.
Dundgobi - La steppa.

Alle 9:30 si riparte lungo una pista sabbiosa. Il panorama è ormai cambiato, l’aimag Dundgobi (Gobi Centrale o Middle Govi) è l’anticamera del deserto, 74700 kmq di superficie e 51000 abitanti con 1,5 milioni di capi di bestiame, sabbie rossicce, terra di cammelli che s’incontrano numerosi, ma non è un vero deserto, la steppa ha piccoli ciuffi di erbe che sono sufficienti per nutrire capre e cammelli, vi sono piccoli corsi d’acqua, come l’Ongi più di frequente asciutti, e piccoli laghi. Si passa vicino a rilievi di origine vulcanica e si attraversa un tratto di steppa di arbusti, alti oltre il metro, una varietà di timo. Durante la traversata, la macchina N. 1 buca una ruota che è rapidamente cambiata, ma bisognerà attendere per la riparazione perché i centri abitati sono lontani. 

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Dundgobi - La steppa.
Dundgobi - Steppa di arbusti.
Dundgobi - Steppa di arbusti.

Dopo le 13:00, si attraversa il confine con l’aimag Umnugobi (Gobi del Sud o South Govi), la regione più grande e la meno popolata nell’estremo sud che confina con la Cina. Ha una superficie di 165,4 mila kmq, una popolazione di soli 47000 abitanti e 900000 capi di bestiame, le capre forniscono il miglior cashmere della Mongolia e quindi del mondo. I rigidi inverni della Mongolia hanno fatto sviluppare alle capre una fibra più resistente e più lunga di quelle che vivono in altri paesi. In Mongolia la fibra raggiunge la lunghezza di 43 mm contro i 35 mm di quella cinese che rimane il primo produttore del mondo con un 67% contro il 22% della Mongolia. Qui si trova anche il sito paleontologico più importante dell’Asia centrale, dove nel 1922 la spedizione, guidata da Roy Chapman Andrew del Museum of Natural History di New York, scoprì i primi scheletri di dinosauri e le loro uova dimostrando che questi sauri erano ovipari. 
 
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Umnugobi - Campo Tartaruga - Edificio di accoglienza.
Umnugobi - Campo Tartaruga.
Edificio a forma di elefante.

Alle 13:30 circa, si fa sosta per il pranzo in un campo attrezzato per turisti detto Campo Tartaruga, perché l’edificio principale ha la forma di una tartaruga. Vi sono anche un altro edificio a forma di elefante, una raccolta di tronchi fossilizzati e un piccolo museo che conserva parte dello scheletro di un vero dinosauro del Gobi e lo scheletro di un cammello sistemato in modo da simulare un dinosauro. 
Il campo non è lontano dal sito paleontologico noto come le Rocce di Bayanzag dette anche le Rupi Fiammeggianti, perché al tramonto il colore delle rocce si accende come in un incendio.  

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Umnugobi - Campo Tartaruga – Tronchi fossilizzati.
Umnugobi - Campo Tartaruga
Ossa di dinosauro del Gobi.
Umnugobi - Campo Tartaruga
Scheletro di un cammello che simula un dinosauro.

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Valle di Bayanzag - Rocce da sedimenti alluvionali.
Valle di Bayanzag - Rocce scoperte dall'erosione.

Dopo il pranzo, alle 14:00 circa, si punta in direzione delle rupi che sorgono dalla steppa. Le rocce sono depositi marini formati da spessi strati di argilla alternati a calcare bianco perché qui nel Cretaceo, 135 milioni di anni fa, c’era un mare. Il sollevamento dell’altopiano nel Paleocene ha scoperto le rocce che poi sono state isolate dall’erosione. Gli strati più profondi appartenevano al Giurassico-Cretaceo, il tempo dei dinosauri da 190 a 65 milioni di anni fa, e qui sono state trovate le loro ossa.

Si entra fra gli anfratti delle rocce osservando le sagome modellate dall’erosione, poi si prosegue. Si sale poi su un rilievo che domina il panorama delle Bayanzag per osservarle ancora una volta. 

 

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Valle di Bayanzag - Strati del Giurassico-Cretaceo.
Valle di Bayanzag - Si sale su un rilievo.
Valle di Bayanzag
Panorama delle rocce di Bayanzag dal rilievo.

 

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Pozzo nel deserto.
Un pastore estrae acqua dal pozzo per le sue capre.

 

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Le dune Khongoryn els di colore ocra
con lo sfondo scuro dei monti Altai.

Alle 17:00, la steppa si popola di pastori di capre e pecore vicino a un pozzo con acqua poco profonda. Il pastore versa l’acqua del pozzo in una vasca, dove le bestie si abbeverano. 

Si procede ora verso ovest, dove tramonta il sole e, dopo un’ora, si può osservare all’orizzonte una lunga striscia di dune chiare di colore ocra che si allunga per 150 km, ma è larga solo una decina di chilometri con lo sfondo scuro di una catena di monti, che sono un ramo dei monti Altai. Le dune sono le Khongoryn els dette anche le “dune che cantano”, perché il vento della steppa che le investe crea a volte dei suoni modulati. Le dune si sono formate per uno strano gioco dei venti, che hanno concentrato le sabbie più sottili in questa fascia della steppa. Si arriva al tramonto sotto le dune e si rimane a osservarle e alcuni provano a salirle. Un gruppo di cammellieri ritorna ai propri accampamenti. Si osserva il sole che tramonta dietro le dune. 
Il nostro gruppo raggiunge il campo attrezzato di Hongor per passarvi la notte.
 
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Cammellieri che tornano ai propri accampamenti.
Tramonto del sole dietro le dune.



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