Ultimi Viaggi - Ultimo Giorno a Ulaanbataar (Ulan Bator)



  Il 18 luglio è il penultimo giorno di permanenza in Mongolia e si completerà la visita della città, iniziata il 6 luglio, giorno dell’arrivo. Si esce alle 9:30, accompagnati dalla nostra guida ufficiale a bordo di un pullmino e s’inizia con la visita dei principali musei della città

 

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Museo di Belle Arti di Zanabazar – Facciata.

 

  Il primo è il Museo delle Belle Arti Zanabazar che si trova 500 m a ovest della piazza principale, Sukhbaatar, fondato nel 1966 e ristrutturato nel 2006 in occasione degli 800 anni dell’impero mongolo; è dedicato al più grande artista mongolo, Zanabazar (1635-1724), detto il Michelangelo delle steppe. Le prime sale del museo sono dedicate all’arte antica con le sculture in roccia del neolitico e riproduzioni moderne dei petroglifi, figure di animali stilizzati dipinti dai nomadi preistorici, usando ocra rossa o marrone, o scolpite nella roccia con attrezzi taglienti. Con il tempo le incisioni sulle rocce e le steli sono diventate più raffinate e le steli hanno assunto forme umane come quelle del periodo turco. Oltre ai corredi tombali vi sono oggetti di arte popolare con materiali diversi e ornamenti. La Sala moderna ha composizioni e dipinti recenti ispirati a tradizioni religiose dello sciamanismo e del buddhismo.

 

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Museo di Belle Arti - Un petroglifo (riproduzione).
Museo di Belle Arti - Statua di pietra (Baba) del periodo
turco (VI-VII secolo).
Museo di Belle Arti - Sala moderna.

 

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Museo di Belle Arti - Alfabeto mongolo creato da Zanabazar.

 

Si entra infine nelle sale dedicate a Zanabazar dove sono raccolte le opere dell’artista. Le più importanti sono le sculture che hanno creato lo stile della scuola di Zanabazar scolpite su fusioni cave di ottone senza saldature. Zanabazar è stato anche l’inventore del primo alfabeto mongolo per trascrivere i testi tibetani e sanscriti e, secondo la tradizione, ha ideato il simbolo della Mongolia, il soyombo, l’ideogramma riportato oggi sulla bandiera nazionale. Il soyombo è una successione di simboli. In alto una fiamma (rinascita) seguita dal sole e un quarto di luna (madre e padre del popolo). Nel corpo principale del simbolo, fra due rettangoli verticali (mura di una fortezza), si seguono dall’alto un triangolo (morte ai nemici) e un rettangolo orizzontale (rettitudine), poi il simbolo della cultura orientale (yin-yang), le due forze opposte che si alternano (solidarietà), e per chiudere, ancora un rettangolo orizzontale e un triangolo. Altre sale raccolgono gli oggetti rituali. I costumi e le maschere Tsam per le danze rituali, fra queste, quella del vecchio uomo bianco Tserendug, i thanka, arazzi sacri dipinti su stoffa con cui si adornano i templi, e i mandala, cerchi che rappresentano in forma bidimensionale il paradiso di Buddha. 

 

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Museo di Belle Arti
Il soyombo ideogramma della Mongolia.
Museo di Belle Arti
Maschera Tsam del vecchio Tserendug.
Museo di Belle Arti
Mandala: simbolo del paradiso di Buddha.

 

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Museo Nazionale della Storia Mongola - Facciata.

 

  Il secondo è il Museo Nazionale della Storia Mongola, vicino al Palazzo del Parlamento che, in tre piani, raccoglie tutti i reperti della storia mongola. Al primo piano, sono i reperti più antichi come le steli del periodo unno e uiguro, al secondo, la collezione dei costumi delle etnie mongole e, al terzo, la genealogia e le conquiste dell’impero mongolo di Gengis Khan, la raccolta delle armature e delle bardature dei cavalli, gli strumenti musicali e una gher completa. C’è poi la sezione dedicata al periodo socialista, dal 1221 al 1990, e le foto del primo cosmonauta mongolo, Jugderidyn Gurragcha 

 

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Museo Nazionale della Mongolia - Scheletro di Tarbosaurus.
Museo Nazionale della Mongolia - Scheletro di Tarbosaurus.

 

  Il terzo è il Museo di Storia Naturale, posto un poco più a nord del precedente. Si paga per fotografare, ma in certe sale è vietato lo stesso. Ha la sua maggiore attrazione nelle sale dei dinosauri. Il più grande è il Tarbosaurus, 5 m di altezza e 12 m di lunghezza e dal peso di 5 tonnellate, divoratore di carogne, copia asiatica del Tirannosaurus Rex. Ci sono poi i famosi dinosauri che lottano: un Velociraptor e un Protoceratops avvinghiati in un combattimento mortale e sepolti vivi sotto una frana, 80 milioni di anni fa. Furono trovati da una spedizione polacca e mongola nel 1971 e sono considerati tesoro nazionale. Un altro ritrovamento speciale è quello di un Oviraptor vicino alle sue uova, sepolto forse da una tempesta di sabbia. Il Gobi era allora una terra diversa con acquitrini, paludi e fiumi, zone sabbiose e oasi. Vi sono poi tartarughe fossili, dal tardo Giurassico al Pliocene (da 100 a 5 milioni di anni fa). La maggiore diversità della fauna si è avuta dal tardo Cretaceo al tardo Paleocene (da 80 a 40 milioni di anni fa). Si riportano, infine, le foto di una testa di cervo, un avvoltoio e di gazzelle della Mongolia avvistate, ma non fotografate durante il viaggio. 

 

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Museo di Storia Naturale – Testa di cervo.
Museo di Storia Naturale – Un avvoltoio.
Museo di Storia Naturale – Gazzelle delle Mongolia.

 

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Monumento Zaisan – Il monumento sulla sommità della collina.
Monumento Zaisan – Carro armato ai piedi della collina.

 

    Dopo il pranzo in un ristorante, nel pomeriggio si va a visitare, a sud della città, oltre il fiume Selbe, un monumento sulla collina di Zaisan da cui si ha anche il migliore panorama della Capitale. Il monumento fu fatto costruire dai sovietici nel 1960 per commemorare i morti mongoli delle ultime guerre. Alla base della collina è stato posto un carro armato autentico della brigata corazzata mongola che, nella seconda guerra mondiale, ha partecipato alle operazioni, prima contro i Giapponesi e poi in Europa contro i nazisti, entrando a Berlino. Si sale al monumento con una lunga scala e sulla sommità ci sono una stele con la statua del soldato mongolo e una piattaforma con un dipinto che rievoca i protagonisti della vittoria. Dall’alto e da un terrazzo intermedio si vede ai piedi tutta la città con il fiume Selbe che la circonda da ovest a est. Ai piedi della collina, verso ovest si trova il Buddha Park con la statua dorata del Buddha Sakyamuni (quello storico), alta 16 m. 

 

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Monumento Zaisan
Stele con la statua del soldato mongolo.
Monumento Zaisan
Dipinti intorno alla piattaforma sulla sommità.
Dal terrazzo intermedio vista del Buddha Park:
Il Buddha Sakyamuni.

 

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Monumento Zaisan, terrazzo intermedio
Panorama della città, lato ovest.
Monumento Zaisan, terrazzo intermedio
Panorama della città che si trova a nord.
Monumento Zaisan, terrazzo intermedio
Panorama della città, lato est.

 

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Palazzo d’Inverno di Bogd Khan - Ingresso monumentale.
Palazzo d’Inverno di Bogd Khan - Guardiani protettori sull'ingresso.

 

  L’ultima visita si fa al Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, l’ultimo re di Mongolia che assunse il potere nel 1872 e, nel 1911, fu messo a capo del movimento d'indipendenza della Mongolia contro i Manchu.  Proclamato Bogd Khan, ottavo Buddha vivente, fu eletto capo del Governo Popolare della Mongolia ma senza poteri effettivi. Morì nel 1924 ma poco prima era stata già proclamata la Repubblica Popolare di Mongolia. Il palazzo si trova qualche chilometro a sud del centro, oltre il fiume Selbe, è diventato museo nel 1961 e ristrutturato nel 2007. L’ala antica, dopo un ingresso monumentale con i soliti Guardiani protettori, è una serie di padiglioni nel verde. Vi sono molti ricami in seta artisticamente simili a pitture tradizionali che rappresentano scene religiose, ritratti e divinità del mondo buddhista. C’è anche una statua del Buddha Sakyamuni di ottone dorato, fine 1800, in stile tibetano. Il palazzo, dove è vissuto l’ultimo re si trova però sulla destra ed è un edificio bianco a due piani, dove sono stati raccolti tutti i doni offerti dalle autorità straniere, gioielli, vesti e mobili d’epoca e i troni del re e della regina.  

  Il poco tempo rimasto è poi dedicato agli acquisti di cashmere e prodotti artigianali, fino alle 18:00, quando inizia uno spettacolo al Teatro dell’Opera e del Balletto per il quale la guida aveva acquistati i biglietti.
 
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Teatro dell’Opera – Spettacolo - Palcoscenico.
Teatro dell’Opera - Orchestra e quattro cantanti di khöömii.

 

  Si tratta di uno spettacolo destinato ai turisti che offre un ampio assortimento di musica, canti e danze tradizionali e moderne. L’orchestra usa strumenti tipicamente mongoli e presenta fra l’altro un assolo di corno, si ascolta il caratteristico canto khöömii, canto armonico o di gola, una tecnica vocale che produce suoni coinvolgendo laringe, stomaco e palato, capace di emettere due tonalità, una gutturale e profonda e l’altra più eterea come un fischio, canto ispirato ai suoni della natura. Fra i balli ci sono quelli tradizionali delle maschere tsam e numerose coreografie. Non manca l’esibizione di una contorsionista. 

 

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Teatro dell’Opera – Spettacolo - L'Orchestra da sola.
Teatro dell’Opera – Spettacolo - Diversi strumenti musicali.
Teatro dell’Opera – Spettacolo - Balli di maschere.

 

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Teatro dell’Opera – Spettacolo - Una contorsionista.
Teatro dell’Opera – Spettacolo - Una contorsionista.
Teatro dell’Opera – Spettacolo - Balli corali.

 

  Lo spettacolo finisce alle 19:30 e si torna in albergo per la cena. 

  Il giorno dopo, 19 luglio, è quello della partenza. Si lascia l’albergo per l’aeroporto alle ore 5:00, si saluta e ringrazia la guida che ci ha seguito e si prende il primo volo per Mosca alle ore 7:25 con arrivo alle 9:50 ora locale (-2 ore di fuso). Segue una lunga attesa fino alle 19:40 per l’imbarco sul volo per Roma. Nonostante le 10 ore effettive di volo e le attese, per il gioco dei fusi orari (-6 ore in totale), si arriva lo stesso giorno alle 21:40. Il viaggio è durato 15 giorni con una permanenza effettiva in Mongolia di 13 giorni.

 

FINE VIAGGIO IN MONGOLIA


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