Africa Subsahariana - Introduzione


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L'Africa Subsahariana è l'area del continente africano a sud del Sahara che corrisponde geograficamente alle zone occupate dalle savane e dalle foreste tropicali fino a quelle temperate del Sud Africa. Questo è il cuore profondo dell'Africa che è stata la culla dell'umanità, da dove sono migrati i primi uomini per popolare tutti i continenti della terra. 
Dopo la preistoria, mentre Europa, Asia e l'Africa mediterranea, guidavano il progresso e la civiltà, l'Africa a sud del Sahara restava al margine della storia nonostante lo sviluppo di imperi e regni vasti e importanti, come il Mali, il Ghana e il Congo, e vaste aree dell'interno sono rimaste sconosciute fino alla metà del XIX secolo. Le strade commerciali hanno tuttavia attraversato il cuore dell'Africa consentendo lo scambio delle culture. La tratta degli schiavi iniziata dagli Arabi dal X secolo e quella delle potenze europee verso le colonie americane, dal XVI secolo, ha contribuito alla decadenza dei regni e imperi africani autoctoni preparando la fase coloniale.

La seconda metà del XIX secolo è stata per L'Africa il periodo delle ultime esplorazioni e delle conquiste coloniali europee che la confinarono ad un ruolo secondario economico e politico e come fonte di risorse agricole e materie prime. Quando, nel decennio 1960, le nazioni africane conquistarono l'indipendenza, l'instabilità dei regimi, la corruzione e l'incapacità delle èlite e i condizionamenti esterni ne hanno frenato lo sviluppo e, fino ad oggi, l'Africa subsahariana è rimasta l'unica regione del mondo, dove ancora prevalgono la fame e la povertà.

Il periodo africano dei miei viaggi è iniziato con il Madagascar, nel 1987, è proseguito senza interruzioni fino al 1991 e, anche se è stato preceduto da una visita in Sudafrica nel 1975, nel nuovo millennio, è ripreso con altre due visite in Sud Africa e Zambia. L'Africa ha avuto per me sempre un fascino particolare come il continente che ha conservato il più grande patrimonio di fauna selvaggia della terra. Ricordo l'impressione riportata dalla visione del film documentario "Africa addio" di Gualtiero Jacopetti (1966) che, con le sue scene di caccia indiscriminata degli animali nella savana, faceva presagire una fine imminente per quel mondo magico. Fortunatamente questo non è ancora successo e la conservazione del patrimonio di parchi nazionali e di riserve è stata sostenuta dal crescente impegno dei governi e delle popolazioni locali contro la piaga della caccia di frodo, e con la presa di coscienza che la preservazione dell'ambiente si traduce in un ritorno economico per gli stessi abitanti anche perché favorisce lo sviluppo del turismo.

Dalla descrizione di otto viaggi in otto nazioni dell'Africa subsahariana è emerso un quadro del patrimonio naturale e dell'evoluzione politica delle popolazioni negli ultimi decenni, dopo la fine del colonialismo. Apprezzabile è stato l'impegno sull'ambiente. Il progresso civile ed economico, invece, è stato modesto se paragonato a quello in altri continenti, con luci e ombre. In una situazione drammatica si trova la Repubblica Democratica del Congo, lo Zaire al tempo del viaggio, precipitata in una tragica guerra civile insieme agli stati vicini. Ammirevole è stato, invece, il Sudafrica che, con le sue sole forze, si è riscattato dalla schiavitù dell'Apartheid con la creazione di una nazione multietnica. 

 
 
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