Estremo Oriente - Introduzione

  Fra i viaggi in Estremo Oriente, sono stati particolarmente interessanti quelli in Cambogia e Papua Nuova Guinea. Il primo per la riscoperta archeologica dei resti, ricoperti dalla giungla, del potente impero Khmer che aveva occupato la regione molti secoli prima che arrivassero Thailandesi e Vietnamiti ed era diventato, dal IX al XIV secolo, nel sud-est asiatico, un centro culturale induista e buddhista. Il secondo per le tradizioni e i costumi dei clan guerrieri autoctoni che abitano gli altipiani centrali, rimasti a lungo isolati, dopo le ondate migratorie dall’Asia, e scoperti per la prima volta dagli europei, che ritenevano la regione disabitata, in una spedizione nel 1933. Dopo la seconda guerra mondiale, gli abitanti degli altipiani, in pochi decenni passarono dall’età della pietra a quella moderna. Oggi i clan organizzano ogni anno un festival, dove partecipano con i loro costumi e decorazioni del corpo e del volto che hanno raggiunto vere forme d’arte.

  La Cambogia è stata a lungo interdetta al turismo per tutta la durata della guerra del Vietnam e della guerriglia dei Khmer rossi di Pol Pot che avevano assunto il potere e istaurato un governo radicale d’ispirazione maoista, provocando in tre anni tre milioni di morti. Questo governo fu rovesciato poi dai Vietnamiti e, solo dopo il ritiro di questi e la morte di Pol Pot, con la pacificazione del 1998, si è riaperto il turismo. Il viaggio in Cambogia è stato organizzato da Roma dal 21 al 29/01/1999, per complessivi 9 giorni di cui due di viaggio, partendo dalla capitale Phnom Penh e poi fermandosi nella cittadina di Siem Reap punto di partenza per la visita della zona archeologica. L’itinerario è stato concordato con un’agenzia turistica locale che ha fornito auto con autista e guida ed ha impegnato cinque giornate. La capitale Phnom Penh, oltre agli edifici ricostruiti nello stile tradizionale, documenta nei musei e nei luoghi di sterminio i massacri dei Khmer rossi il cui ricordo è ancora bruciante. Dopo la sosta a Siem Reap per organizzare le visite, nella prima giornata s’inizia dalla seconda capitale, Roluos, del regno Khmer, quando si cominciò a costruire con materiali duraturi, pietra arenaria e mattoni, i templi del IX secolo di rito hinduista. Poi la capitale fu spostata sulla collina Bakheng, il punto più alto della grande pianura di Angkor. Nella seconda giornata, si prosegue nella nuova capitale di Koh Ker del 944 con nuovi grandi templi dedicati a Shiva, a torre centrale, cortili recintati e decorazioni di stucco che crearono lo stile Pre Rup. Del X secolo è il Banteay Srei, un vero gioiello, e i templi più tardi arrivano al secolo XI. Nella terza giornata si visita il sito di Angkor Wat del XII secolo, il periodo classico dell’arte Khmer, dopo l’unificazione della Cambogia e la sua massima espansione. La città rappresenta la cosmologia Hindu con i cinque picchi del Monte Meru, la casa degli dei, e tre livelli di terrazze. La visita occupa tutta la giornata. Nella quarta e quinta giornata, si visita il luogo di Angkor Thom, la città fortificata dell’ultimo grande re dell’impero Khmer nel XII secolo, in una cinta fortificata di 10 kmq con cinque grandi porte. I re si erano convertiti al buddhismo Mahayana e la città è piena di grandi teste di Buddha nel tempio del Bayon, dove vivono i monaci. Vi sono altri templi, come il Baphuon e una grande piazza con la Terrazza degli Elefanti per le cerimonie ufficiali. Fuori da Angkor Thom, vi sono altri templi costruiti dallo stesso re, fra cui Preah Khan e Ta Prohm quest’ultimo trovato invaso dalla giungla, avvolto dalle radici degli alberi, e lasciato in questo stato.

  Papua Nuova Guinea, dai tempi della sua indipendenza, nel 1975, è stata sempre aperta al turismo. Il viaggio è avvenuto nell’agosto del 1993 organizzato da un’agenzia di Roma che ha incluso la visita della capitale Port Moresby, sulla costa meridionale dello stato, e una breve visita alla maggiore delle isole dell’arcipelago Bismarck. Qui si trova la città di Rabaul, in un’area ricca di coni vulcanici attivi, con i suoi ricordi della seconda guerra mondiale, quando fu occupata dai Giapponesi che la tennero fino alla fine della guerra. Dopo si torna a Papua sugli altipiani, a Mount Hagen, per assistere al Festival delle tribù di due giorni (21 e 22 agosto), in un’arena fuori città. Dopo il Festival, l’itinerario prevedeva una sosta nell’area di Tari, 300 km a sud-ovest di Mount Hagen, dove risiede il clan degli Huli, il gruppo etnico più numeroso degli altipiani, disperso in migliaia di tribù. Qui si possono osservare nei costumi tradizionali e nella loro vita quotidiana. Dagli altipiani si passa infine alla costa nord-ovest, lungo una grande pianura alluvionale, dove scorre il fiume Sepik che ha le sue sorgenti sulle montagne dell’Irian Jaya, la metà indonesiana dell’isola di Papua. Sul Sepik si compie una crociera su un battello attrezzato ad albergo turistico e si parte dalla foce dell’affluente Karawari risalendo il Sepik e gli affluenti, e fermandosi nei villaggi, dove si trovano i centri cerimoniali dedicati al culto degli antenati e alle tradizioni culturali e artistiche. Si è sviluppato un ricco artigianato di maschere intagliate nel legno che rappresentano gli spiriti degli antenati, oggetto di un fiorente commercio con i turisti.

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