Antichi Popoli Americani - Introduzione

 Messico, Perù e Bolivia e l’Isola di Pasqua sono stati tre destinazioni che hanno permesso di scoprire antiche popolazioni autoctone di alcuni moderni stati americani.

Nel Messico i conquistatori spagnoli hanno incontrato nel suo pieno sviluppo la civiltà Azteca che in 200 anni aveva creato un grande impero esteso fino al Guatemala. La capitale lasciò stupiti gli Spagnoli per la sua grandezza per le strade larghe e diritte, i canali, i ponti, gli acquedotti, gli edifici e il traffico, da paragonare alle più grandi città spagnole del tempo. In seguito, con la ricerca archeologica e dalle relationes dei conquistatori conservate nella Biblioteca Reale di Madrid, si scoprirono altre popolazioni e civiltà mesoamericane, alcune sparite, come gli Olmechi, i Toltechi e gli Zapotechi e altre in decadenza, come i Maya, con l’abbandono delle città. Erano culture che avevano raggiunto conoscenze astronomiche e matematiche avanzate con un calendario solare preciso e una  scrittura ideografica raffinata. Dall’agricoltura indigena sono state importate in Europa: il mais, il fagiolo e la zucca, l'avogado, la patata dolce, il pomodoro e il cacao e, fra gli animali domestici, il tacchino. La cultura indigena si è tramandata nei discendenti con i costumi, l’artigianato e i riti religiosi che si sono fusi nel sincretismo con quelli della religione cattolica portata dagli Spagnoli. Il viaggio in Messico ha documentato il meglio di tutte queste culture con le descrizioni e le foto.

Poco più di un secolo dopo, gli Spagnoli, guidati da Francisco Pizarro, conquistarono l’impero degli Incas in Perù che si stendeva per 3000 km in lunghezza e 650 km in larghezza, dalla costa occidentale dell’America meridionale fino agli altipiani. Dalla valle di Cuzco, dove avevano fondato la capitale all’inizio del XIII secolo, gli Incas si erano espansi dal 1400, in meno di 80 anni, sottomettendo popoli diversi, assimilando le loro culture millenarie in un’unica struttura sociale e cancellando il ricordo del passato. La conquista spagnola fu rapida perché l’imperatore Atahualpa fu prima sequestrato e poco dopo giustiziato con l’accusa di complotto, nonostante fosse stato approntato un ingente riscatto in oro. Ne derivò la disgregazione della società, ma in breve iniziarono le rivolte. Gli Incas comandati ora dal nuovo Inca, Manco, dimostrarono coraggio e organizzazione imparando presto a usare i cavalli e le armi strappati agli spagnoli e dimostrandosi culturalmente superiori agli Aztechi. Tuttavia, gli Spagnoli, raccolti tutti i rinforzi affluiti, occuparono, uno dopo l’altro, tutti i territori dell’impero.

Gli Incas, come gli Aztechi, non furono però le uniche civiltà precolombiane che fiorirono nell'America Meridionale. La rapidità con cui avvenne la conquista provocò il collasso della cultura locale e del legame con il passato. Solo dopo l’indipendenza del 1821 e con l’interesse per l’archeologia si riscoprirono gli storici della conquista, testimoni diretti attendibili, con le cronache di Pedro Cieza de Leon, soldato di Pizarro, i Comentarios Reales dell'Inca Garcilao de la Vega, figlio di padre europeo e madre inca, e gli archivi della corte spagnola. Si apprese che altri popoli fin da 1000 anni prima della nostra epoca avevano preceduto gli Incas, noti ora con i nomi di Chavin, Tiahuanaco, Chimu, Mochica, Paracas, Nazca. Durante il viaggio s’incontreranno le loro tracce nei musei e nei luoghi visitati. Raggiunto il lago Titicaca, il più alto del mondo, si passa la frontiera con la Bolivia, dove si trovano i resti della civiltà di Tiahuanaco, luogo di origine degli Incas.

  Il terzo viaggio è all’Isola di Pasqua, piccola isola sperduta nell’oceano a quasi 4000 km dalle coste cilene, che deve il suo nome all’essere stata scoperta nel giorno di Pasqua del 1722. Non era stata rivendicata ancora da nessuna nazione fino al 1888, quando ne prese possesso un capitano cileno in nome del suo governo. La presenza di grandi statue di pietra, i moai, lungo le sue coste, suscitò il mistero sulle origini e il crollo della civiltà nell’isola. Siamo di fronte a una storia di deforestazione progressiva fino all’estinzione di tutte le specie arboree, materia prima per le canoe necessarie alla pesca e alla navigazione, per il riscaldamento e per le funi e il trasporto dei moai. In origine l’isola era ricca di varie specie di palme che cominciarono a essere abbattute subito dopo l’arrivo dei primi colonizzatori polinesiani, intorno al 400 della nostra era. Sembra che le palme si siano esaurite intorno al 1500 e da allora non fecero più parte della dieta degli isolani. Alla fine del 1600, il collasso dell’economia suscitò le guerre fra le tribù e l’abbattimento dei moai con il rifiuto del culto degli antenati cui erano dedicati. Sorsero nuove credenze religiose per creare un legame sociale, ma si diffuse l’antropofagia nelle feste delle comunità riprendendo un costume atavico dei popoli polinesiani. Poi arrivarono i Cileni e gli archeologi.

  Il collasso di questa civiltà potrebbe essere un monito per l’umanità intera che si avvia all’esaurimento di tutte le risorse non rinnovabili della Terra.

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